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2 giu 2008

Alibaba.com


OneEnergyDream è un blog che vuole raccontare la società con le sue stesse parole, vuole raccogliere le informazioni in modo che ciascuno di noi capisca.
Capisca che tutto ciò che bisogna sapere per realizzare i nostri Sogni è là fuori, e tutte le risorse per riuscire nell'intento, sono dentro di noi.

Quindi diamoci da fare, ogni giorno, in ogni attività, anche la più piccola ed insignificante (almeno apparentemente).

Ma per sottolineare le parole eccone un esempio decisivo!
Buona lettura!

Ma Yun (Jack Ma) - Alibaba.com -


Cominciamo con un aneddoto di quello che è considerato il padre cinese di internet:
Ma comincia costruendo siti web per le compagnie cinesi con l'aiuto degli amici americani; e ricordando questo periodo della sua vita, ecco come commenta la tecnologia del tempo:
"Il giorno che ci connettemmo al web invitai gli amici e le persone della TV nella mia casa e su una connessione veramente lenta aspettammo 3 ore e mezza per caricare mezza pagina .... Bevemmo, guardammo la TV e giocammo a carte, aspettando.
Ma fui così fiero, perchè dimostrai che internet esisteva!

A 9.960 km di distanza da Santa Barbara vive Ma Yun, detto anche Jack Ma. Su di lui la travolgente avanzata dei prodotti cinesi tra i consumatori occidentali ha un effetto particolare. Seduto davanti al suo computer a Hangzhou, città costiera vicina a Shanghai, Ma Yun sta incassando 100.000 dollari di profitto netto ogni giorno, domeniche incluse. Aveva 34 anni nel 1999 quando inventò Alibaba.com, un sito che oggi fa tremare Ebay, Yahoo, Amazon: è il luogo virtuale dove sette milioni di importatori da duecento paesi del mondo "incontrano" quotidianamente due milioni di imprese cinesi e fanno affari con loro, per un modesto pedaggio di 5.000 dollari a testa all'anno. Su Alibaba.com un commerciante italiano o spagnolo può confrontare e mettere in competizione fra loro tutti i produttori di lavastoviglie "made in China", o di pentolame, o di jeans, poi selezionare il suo preferito e concludere l'acquisto senza bisogno di affrontare costose trasferte intercontinentali.

C'é persino un flusso di imprese occidentáli che delocalizzano intere produzioni in Cina attraverso Alibaba. Per questo a 40 anni appena compiuti il fondatore di Alibaba è forse il comunista più ricco del mondo (Ma Yun preferirebbe non essere definito comunista, né ricco). Lo chiamano il "padre di Internet in Cina", e non è poco per una nazione dove il numero di navigatori online -134 milioni - sta per superare quello degli Stati Uniti. TonyBlair lo va a trovare quando è in visita ufficiale a Shanghai. La tv di Stato di Pechino Cctv, inaugurando un nuovo tipo di culto della personalità (deiricchi), lo ha incoronato "celebrità economica dell'anno". Il World Economic Forum di Davos lo segnala come uno dei leader mondiali del futuro. E' il primo imprenditore cinese a cui la rivista americana Forbes ha dedicato la copertina. A sei anni dalla sua creazione Alibaba ha duemila dipendenti, età media 26 anni, filiali nella Silicon Valley, Londra, Tokyo e America latina. Nel suo azionariato sono entrati i colossi della finanza intemazionale Goldman Sachs, Fidelity, Softbank, nel consiglio d'amministrazione siede l'ex direttore generale del Wto, Peter Sutherland. Una rivincita per questo "brutto anatroccolo" che si è fatto dal nulla, e con un curriculum più scadente perfino dello studente fuoricorso Bill Gates. In un Paese che idolatra il merito scolastico Ma Yun si porta addosso la macchia infamante di tre bocciature all'esame di accesso all'università: con la conseguenza di dover ripiegare sul magistero, facoltà di serie B che forma solo insegnanti.

Senza aiuti dallo Stato



"Non ho avuto aiuti dalla famiglia né dal governo - dice Ma Yun - i miei genitori sono semianalfabeti, mio padre è andato in pensione con un salario di 250 yuan (25 euro) al mese come ogni operaio ai tempi di Mao. Ero un pessimo studente, fuorché in inglese. Avevo 13 anni quando la Cina si è aperta al mondo e a Hangzhou sono arrivati i primi turisti stranieri. Andavo a offrirmi gratis come guida turistica pur di praticare l'inglese". È mentre fa l'insegnante di lingua all'università - primo stipendio 11 euro al mese - che la sua vita ha una svolta. "Come in un film di Hollywood" dice lui, e non esagera (Ma Yun non esagera mai). Nel '95 una jointventure tra un'impresa cinese e una americana che ha l'appalto per costruire l'autostrada Hangzhou-Fujan lo ingaggia come interprete e lo manda in missione negli Stati Uniti. I soci cinesi e americani litigano e succede l'inverosimile: l'interprete Ma viene rapito, tenuto sotto sequestro, minacciato con una pistola. Liberato fortunosamente, rimane senza bagagli e può rientrare in Cina solo dopo aver vinto 600 dollari a un casinò di Las Vegas. Prima di tornare a casa visita un amico a Seattle che lo introduce al nuovo fenomeno di Internet, ancora sconosciuto in Cina ("avevo perfino paura di sfiorare la tastiera del suo computer, pensavo: chissà cosa costa, se lo rompo sono rovinato"). È lì che Ma ha la sua illuminazione: "Chiedo al mio amico di fare una ricerca su Internet alla voce birra e trovo solo marche americane o tedesche. Ho pensato che dovevo usare Internet per aiutare le imprese cinesi a farsi conoscere nel mondo. Mi sono dimesso dall'università, ho invitato 25 amici a casa mia e ho annunciato che avrei creato una dot.com. All'inizio molti mi hanno scambiato per un imbroglione. Non ho mai capito nulla di informatica, né di management. Però ho capito qualcosa prima degli altri". Partito con 50.000 dollari di capitale - i risparmi personali dei suoi 25 amici - oggi Alibaba ha tre siti per il commercio elettronico. In Cina ha sbaragliato Ebay. Con un tasso di crescita del 100 per cento all'anno, secondo ogni probabilità in tre anni sarà il numero uno mondiale del commercio elettronico.

La voglia di non apparire

Di quotarsi in Borsa Ma Yun non ha fretta. La Borsa chiede pubblicità. Nella mappa del nuovo potere cinese Ma Yun, se potesse, vorrebbe essere invisibile. "Sono un buon amico del mio governo- dice - ma non ho mai fatto affari con loro. Io ho scelto di avere come clienti le piccole imprese. La fama mi preoccupa, anche per questo rimango a Hangzhou, lontano dal potere di Pechino. Ho visto troppa gente salire in cielo e poi precipitare". Il fondatore di Alibaba mescola un linguaggio manageriale americano e una morale confuciana. Niente Ferrari in garage. Niente flirt con le top model nelle discoteche di moda a Shanghai. "Ho moglie, un figlio di 13 anni, tre cani, i weekend li passo a casa con gli amici a giocare a carte e bere tè. Non vado nei locali di karaoke perché ho paura di essere riconosciuto".


fonte

19 mar 2008

Il paradosso del permesso



"I compiti importanti solitamente vanno assegnati a coloro che dimostrano la loro capacità di crescere oltre i limiti delle persone meno grandi." (Ralph Waldo Emerson)



Il paradosso del permesso è una delle grandi contraddizioni nel mondo di business. "Non puoi ottenere la posizione senza l'esperienza, e non puoi ottenere l'esperienza senza la posizione.". Molte persone hanno fiducia nelle loro abilità se viene data loro la possibilità di agire. La parte difficile sta nell'ottenere il permesso di mostrare tali abilità e di acquisire delle nuove esperienze. Questo è il paradosso del permesso.

Forse vorresti diventare un CEO, entrare nel mondo dei dirigenti, o semplicemente avere un maggior impatto all'interno della tua società, ma a meno che tu non abbia il permesso di affrontare le sfide di un ruolo più grande, non raggiungerai i tuoi obiettivi. Come fai ad ottenere il permesso di agire per ottenere un grande impatto?

Il paradosso del permesso può costituire un forte ostacolo da superare ed è spesso una profezia autoalimentata. I manager di successo, a differenza di un grande numero di loro colleghi, raramente trovano difficoltà nel guadagnare accesso alle opportunità più significative delle loro carriere. Sanno bene che il segreto è di trovare un modo di ottenere le esperienze di cui hanno bisogno per andare avanti e fare progressi.

(fonte: manager.it)

4 feb 2008

Tutti capi...niente arrosto!



La storiella della corsa di canoe su parecchi punti («tutti capitani» nessun lavoratore ) sembra riflettere i mali di alcune organizzazioni italiane, ma non tiene conto che proprio grazie alla disciplina, allo studio e al lavoro sodo, numerosi imprenditori italiani hanno portato in giro per il mondo il marchio del made in Italy.


C'era una volta, nel tredicesimo secolo, un giovane creativo, poco più di un ragazzo, che aprì una sfida con l'ignoto. Era di Venezia e voleva vedere il mondo e in particolare il Cipango, come allora si chiamava il Giappone. Non aveva dietro di se nessun potere organizzato, nessuna incertezza, nessuna conoscenza o metodologia stabilizzata, nessun Stato, come avranno i grandi navigatori portoghesi Diaz e Vasco da Gama. Aveva spirito creativo, coraggio, audacia, spirito individuale. E vinse aprendo la via verso l'Oriente e stabilendo contatti preziosi tra civiltà diverse. Marco Polo divenne persino per tre anni governatore di una grande provincia cinese su nomina dell'imperatore Kublai Khan. Questa opera fu il prodotto dell'individualismo creativo, fu il prodotto di italiani, non di uno Stato italiano. Due secoli dopo un uomo sulla quarantina, un emigrante italiano che portò con se sulla nave il libro di Marco Polo, voleva anch'egli raggiungere il Cipango, ma pensò che fosse raggiungibile via mare in direzione opposta a quella nella quale si era incamminato Marco Polo («Buscar el levante por el ponente»). Era solo, straniero, povero, con pochissimi mezzi e appoggi da parte di una donna, una regina che sfidò il parere contrario dei suoi dotti. «Colombo non era, è vero, né dotto né profondamente versato nella cosmografia ma possedeva qualcosa che va oltre il raggio della scienza. Le soluzioni a certi problemi non vengono date dalla scienza, ma dalla fede e dall'audacia degli uomini» (Prezzolini).
Fra Marco Polo e Cristoforo Colombo esiste una precisa relazione storica. Li unisce la creatività individuale, la passione, il coraggio, la visione, la perseveranza, l'audacia.
Contrapponendo questi grandi contributi alla civiltà umana, frutto della creatività piuttosto che della disciplina, della eterodossia, dell'indisciplina, dell'audacia individuale di italiani, coraggiosi e visionari, alla garbata e gustosa favola della corsa di canoe, non intendo in alcun modo sminuire o rifiutare il suo contenuto didattico. Essa pone in luce alcuni difetti nazionali sui quali è giusto riflettere, anche sullo stimolo dell'ironia della favola e cercare di correggersi. Già Sombart (rifacendosi attraverso Burckhardt al Novellino), ricordava di una città italiana del 1500 vittima della sindrome «Todos caballeros»: «La località un tempo, quando vi vivevano soltanto muratori e tessitori, era stata tradizionalmente ricca; ora che vi si vedevano soltanto speroni, staffe e cinture dorate invece di teloni e di attrezzi da muratore, e ora che ciascuno cercava di diventare dottore "utriusque iuris" o in medicina, notaio, ufficiale o cavaliere era subentrata invece la più nera miseria». Male antico dunque quello di «Todos caballeros» che si unisce al male di mancanza di disciplina e di spirito di team.
Non vi è dubbio che la storia delle canoe si applichi perfettamente al parlamento italiano, al governo italiano, e a numerosi altri ambienti italiani come le Regioni Campania e Sicilia. Ma senza disciplina organizzativa intelligente e consapevole non si organizzano le, probabilmente, migliori Olimpiadi invernali come ha fatto Torino; non si vincono i campionati mondiali di calcio, pur partendo svantaggiatissimi; non si salva la Fiat che tutti, italiani e stranieri, dichiaravano persa; non si crea con Unicredit una delle migliori e più solide banche europee; non si affermano nel mondo stili di vita dalla ristorazione alla moda ai mobili rappresentati da aziende e marchi di grande qualità come Armani, Benetton, Zegna, Versace, Dolce & Gabbana, Bulgari, Artemide, Snaidero e tanti altri; non si alimenta così a lungo un mito di eleganza ed insieme di scienza, di spirito sportivo, di management, come la Ferrari.
Piuttosto c'è da domandarsi se in questa fase storica è proprio la disciplina la dote più richiesta per il management, quella che dobbiamo principalmente coltivare. Io non credo. Abbiamo davanti a noi mondi nuovi da scoprire sia sul fronte produttivo, che culturale, che sociale. Al management compete un ruolo essenziale in questa ricerca. Ma il management di cui abbiamo bisogno è un management di creativi, di coraggiosi, di eterodossi.
Questa è una verità schiacciante. Il mondo nuovo non lo costruiranno le formiche obbedienti, ma i nuovi viaggiatori, i nuovi esploratori, i nuovi capitani coraggiosi, i nuovi Marco Polo e Cristoforo Colombo. I generali tedeschi, ottimi tecnici e professionisti preparatissimi, persero nell'ultima guerra mondiale tutte le battaglie decisive perché erano troppo disciplinati, obbedienti e servili agli ordini deliranti che ricevevano. E nei campi di concentramento nazisti dominavano l'ordine, l'efficienza e la disciplina.
Eppure, Sun-Tzu, il più grande stratega militare e, con una lettura evolutiva, aziendale di tutti i tempi già 2.500 anni fa aveva scolpito nella pietra le parole che sono il fondamento della professionalità e della responsabilità individuale: «In guerra il generale riceve il comando dal sovrano… Ma (una volta ricevuto l'incarico) ci sono strade che non devono essere seguite, città che non devono essere assediate, posizioni che non devono essere attaccate, ordini del sovrano che non devono essere seguiti… Se il generale è sicuro che il combattimento si tramuterà in vittoria, allora deve dare battaglia, anche se il sovrano la vieta; se il generale pensa che il combattimento non porterà alla vittoria allora non deve combattere anche contro l'ordine del sovrano».
Se io faccio una critica al management italiano attuale non faccio quella trasmessa dalla favola ma piuttosto quella di essere troppo obbediente, quasi servile alla volontà della proprietà, diluendo così il proprio ruolo, la propria professionalità, la propria responsabilità.
Per questo Fondazione Istud si appresta a lanciare il Premio Sun-Tzu nell'ambito del quale non verrà premiato il manager più «bravo» o di maggior «successo» o di maggior «visibilità» ma il manager che, con la sua opera, abbia dato prova di autonomia, coerenza, professionalità e responsabilità, onorando così la sua professione e il ruolo della stessa nella società.

* Presidente Fondazione Istud

ilsole24ore

31 gen 2008

L'innovazione è degli under 25


Gates: «L'innovazione è degli under 25», l'ha detto a parigi, parlando agli studenti della Sorbona.
Il fondatore di Microsoft: «Ci vuole un po' d'incoscienza». «Ma bisogna puntare sull'istruzione»



PARIGI – «È un buon momento per essere studenti». Parola di Bill Gates. Così ieri, di ritorno da Davos, il presidente di casa Microsoft (prossimo a lasciare la carica) si è rivolto all'audience che ha assistito al
Bill Gates durante la sua conferenza alla Sorbona, a Parigi (Afp)
discorso tenuto all'Università Sorbona di Parigi – in occasione del lancio del concorso ImagineCup 2008, rivolto a oltre 100 mila studenti di diverse nazionalità – dicendosi pronto ad affidare il futuro della tecnologia nelle mani dei giovani.

IL FUTURO È DEI GIOVANI – Una visione ottimistica, quella di Gates, convinto che l'innovazione non potrà che venire dalle menti della nuova generazione, in particolare da chi ha meno di 25 anni. Questo perché quando si diventa «grandi» si perde l'incoscienza tipica dei giovani, quel coraggio di osare che spesso porta a risultati e a successi inattesi. Per certi versi, quindi, papà Gates considera il troppo sapere degli adulti come un limite, un freno che di fronte alla possibilità di sperimentare spinge a dire «non possiamo farlo!», laddove invece un ragazzino si lancerebbe senza pensarci su troppo. Largo ai giovani, quindi.

COLLABORAZIONE – Come riferisce l'Internationa Herald Tribune, la visita parigina del fondatore della software house è stata anche l'occasione per annunciare un accordo grazie al quale la capitale francese potrà avvalersi del supporto finanziario di Microsoft per appoggiare la nascita di 40 start-up. A chi gli ha domandato perché l'innovazione tecnologia sia così lenta in Francia, Gates ha risposto dicendo che non si tratta di mancanza di innovazione, ma di educazione, su cui invece gli Stati Uniti investono parecchio. E questo spiega perché i principali distretti tecnologici americani sono sorti proprio nelle aree geografiche in cui sono situate le Università: formazione e idee vanno supportate e stimolate.
Alessandra Carboni

corriere

28 gen 2008

Benevolent Leadership


Ad un primo sguardo, il successo nella carriera sembrerebbe dipendere dalla performance personale e dalla capacità di superare gli altri intorno a te. Sono in tanti a credere che questo sia il modo di ottenere una promozione e la maggior parte delle persone vede l'arrampicarsi sulla scala gerarchica dell'azienda come un viaggio pericoloso: più in alto si sale, più cattivo e pericoloso diventa l'ambiente.

Non è necessariamente così. Fortunatamente, i fatti dimostrano che gli individui di maggior successo che popolano i "piani più alti della scala" sono spesso coloro che riescono ad attirare i miglior talenti e riescono ad ispirarli per raggiungere dei livelli eccezionali di performance. Nell'esaminare le esperienze di centinaia di manager "top performer", è risultato chiaramente quanto essi beneficiassero del talento e delle performance dei loro colleghi, dei loro subordinati e dei loro superiori.

Nel loro sondaggio Citrin e Smith hanno chiesto alle persone di descrivere un manager di particolare successo di loro conoscenza. Hanno scoperto che i manager di straordinario successo non vengono quasi mai percepiti come troppo egocentrici. I risultati dimostravano il contrario. Quasi il 90% viene descritto come "interessato alla carriera dei loro subordinati tanto quanto o ancora di più della propria carriera."

Solamente il 4% viene descritto come più interessato alla propria carriera. Il manager aggressivo rappresenta meno di uno su 20 top managers individuati. Le ricerche mostrano chiaramente quanto un approccio alla leadership basato sul successo degli altri sia veramente uno elemento significativo fra i manager di successo. Questo elemento è stato definito Benevolent Leadership, ossia una leadership improntata all'attenzione ed alla positività verso chi ci sta intorno.

E' facile capire quando il capo è un benevolent leader. Le informazioni e l'autorevolezza vengono trasmesse liberamente. La lealtà è fortemente sentita. Le persone si sentono libere di mettere in discussione l'autorità. La creatività è sovrana. Ciascun membro del team si sente ugualmente responsabile verso gli altri come nei confronti del leader. Con un benevolent leader, l'ambiente di lavoro si trasforma per il meglio.

"Il miglior leader possibile è colui il quale non ci si accorge quasi che esista. E' l'insegnante che riesce a trasmettere senza prendere alcun merito e, siccome il merito non viene preso, gli viene riconosciuto." ( Lao Tzu, 6 Secolo a.c.)



I benevolent leaders possono avere vari stili interpersonali: alcuni sono umili e modesti, altri sono carismatici ed altri ancora sono molto esigenti. Ma senza tenere conto dello stile, tutti quanti creano un ambiente di comunicazione aperta, di lealtà e di sicurezza, delegando sia i compiti minori che quelli critici. Inoltre, dimostrano come il successo del team conduca direttamente a benefici per ogni membro della squadra.

Questo fatto di per sé non è insolito. Quasi tutti abbiamo lavorato con dei team eccezionali in qualche momento della nostra carriera. Potremmo aver ricevuto un riconoscimento per aver lavorato con un capo veramente straordinario, o per una elevata performance da parte dei nostri subordinati. Ciò che è insolito per i professionisti di maggior successo, comunque, è la coerenza di questo fenomeno. Quasi sempre sembrano essere circondati da altri top performers.

Forse la cosa più importante è che quando l'attenzione del leader si focalizza sul successo dei membri del team, la conseguenza naturale è costituita da forti risultati, da un'ottima performance organizzativa da una grande lealtà da parte dello staff. Il benevolent leader massimizza la performance attraverso la facilitazione, eliminando ostacoli per i subordinati e comandando con autorità, anche se talvolta sembra essere soltanto uno del gruppo.

Nell'ambiente scettico degli affari di oggi, in cui è emersa una crisi dopo un'altra, l'approccio verso una Benevolent Leadership è più importante e più appropriato che mai. Le persone desiderano lavorare in un ambiente in cui le ambiziose aspirazioni verso il successo siano chiaramente definite e condivise fra tutti ed in cui il comportamento del gruppo sia governato da un forte insieme di etica e di valori di base.

Abbiamo tutti visto con orrore e shock la recente parata di managers colpevoli di fraudolenze e condotta errata che ha portato soldi nelle tasche di alcuni CEOs, e lasciato l'eredità dell'immagine aziendale rovinata ai poveri impiegati. Gli impiegati si sono fidati dei loro business leaders per la sana gestione delle loro società e la forza dei loro investimenti. Purtroppo, in molti casi, questo elemento fondamentale di fiducia è stato tradito.

Alla fine, è la capacità di creare un ambiente in cui i subordinati, i colleghi, e persino i tuoi superiori vogliono lavorare - un posto in cui si senta possibile massimizzare il proprio successo personale - che aumenta le probabilità per un manager di ottenere il massimo successo personale nella carriera.


da Manager.it

16 gen 2008

Thinking blogger Award


Sono sempre felice di conoscere iniziative utili e carine, quindi condivido volentieri con voi questa: Thinking Blogger aword.
Consiste nel promuovere i cinque blog che preferisci, con le relative motivazioni, tutto al fine di "far girare" e far conoscere le idee, le sensazioni, e tutto quello che per noi ha senso che venga detto o quanto meno venga letto.
Ed ecco le regole che si devono seguire:
1.Bisogna partecipare se si è stati nominati.
2. Bisogna lasciare un link al post originario inglese.
3. Bisogna inserire nel post il logo del Thinking blog award, tipo questo:
4. Bisogna indicare i 5 blog che hanno la "capacità di farti pensare".

Devo dire di trovarmi in difficoltà all'idea di nominare "solo" 5 blog, comunque lo faccio sottolineando che purtroppo non c'è abbastanza tempo per leggere tutti i blog che meritano, pertanto:

1. alfonsoguggetta.net: un blog che traccia un ponte tra i giovani e i più maturi, capace di andare oltre le differenze e di far capire come le idee siano più forti di qualsiasi imposizione.
La grinta e le ottime analisi dell'autore sono uno spunto e
una spinta per tutti.
2.El CIUCO RUBRO: Per le riflessioni che non meritano parole o non ne hanno, le immagini sono
impagabili
3.HyPERTRADER: un blog che si occupa della finanza ma con una immancabile capacità di divulgazione e comprensione; perchè "sapere" permette di decidere e poter scegliere quel che fare. E' un'illuminazione nel mare dei blog tecnicistici e tecnocratici
4.Sara Taricani: Chiarezza, stile e personalità, che dire di più di un blog che va a parlare di ciò che succede nella vita del mondo e in quella privata dell'autore, con un inesauribile fonte di sensazioni.
5. Tipi d'Amare: ultimo blog che ho avuto il piacere di leggere. Dire che è ipnotico non rende l'idea. Le storie assolutamente private si fondono nell'esperienza di tutti, ti danno da riflettere, ma soprattutto ti riportano alla mente ricordi e allo stesso tempo ti sembra quasi di risentire gli odori e i rumori della vita vissuta nella realtà, dalla scuola al lavoro passando per gli innumerevoli pomeriggi di ozio dell'adolescenza.

Ma non è ancora il momento di chiudere, come mio solito traccerò il filo conduttore che unisce e fortifica ciascuna di questa scelta, fondendoli fino a renderli una cosa sola.
La razionalità del blog di Fuggetta e Hypertrader è mitigata dalla "saggezza di Sara taricani" che alterna sacro e profano al fine di descrivere le esperienze. Ma le vicende politiche mi hanno via via lasciato molto sgomento, tanto che el ciuco con le sue immagini esprime meglio quello che pensiamo tutti. A questo punto tralasciare le vicende "terrene" o "materiali", come soldi lavoro o preoccupazioni per il futuro ci riporta ad una sfera più personale, dove il blog "tipi d'amare" si impone per capacità di ammaliare e danzare sulle parole.
Questo è il mio modo di vedere le cose, come al solito, ma se Sognassi un mondo vorrei
che contenesse tutte queste cose....

10 gen 2008

Quanto pensi di valere?


Ecco uno di quelli che chiamerei "Un bell'articolo!".
La tematica è a me cara, e il modo di raccontarla è decisamente gradevole. Che desideriamo di più?
Buona lettura, non posso aggiungere altro:

"
Per molti, la risposta a questa domanda può sembrare una questione di pura matematica. Prendi la tua retribuzione annua lorda, aggiungi i tuoi benefits, e voilà, ecco la risposta. Un momento. L'equazione per calcolare il tuo valore reale nel tempo è più complessa di quanto possa inizialmente sembrare. Non è solo il risultato del tuo compenso annuale più i benefits.

Devi prendere in considerazione la tua età, le tendenze demografiche, la domanda di posizioni professionali simili alla tua ed il capitale intellettuale (nel mercato di oggi, il valore della conoscenza specializzata è altissimo).

Mentre la maggior parte dei lavoratori non si rende conto del proprio valore sul mercato, i risultati delle nostre ricerche suggeriscono che il manager eccellente sia istintivamente a conoscenza delle forze che sostengono il suo valore e che egli focalizzi le sue energie e le sue azioni per massimizzare quel valore.

Il tuo valore sul mercato è molto flessibile e cambia ad ogni fase della tua carriera ed in ogni responsabilità che ricopri. E quindi non c'è una singola risposta alla domanda, "Quanto valgo?". In ogni caso, una volta che comprendi cosa influisce sul tuo valore, avrai la chiave per aumentare tale valore.

Il tuo valore reale sul mercato è determinato dalla combinazione del tuo valore potenziale e dalla tua esperienza. In qualsiasi momento della tua carriera, il tuo valore può essere considerato come la combinazione di questi 2 elementi. Anche se ti trovi a considerare una posizione simile ad una che hai già ricoperto, è importante identificare e discutere il potenziale di crescita insito nel nuovo ruolo. Quindi il valore potenziale e quello dell'esperienza sono distinti, ma anche chiaramente collegati l'uno all'altro.

"Io credo che la maggior parte delle sofferenze dell'umanità sia il risultato della incapacità di comprendere il reale valore delle cose" (Benjamin Franklin)

Se un bambino vuole continuare a dondolarsi, l'energia potenziale deve essere trasformata in "momentum", cosicché di seguito si produca più energia potenziale. Il percorso della tua carriera è simile: devi convertire il tuo valore potenziale in esperienze preziose, che insieme possano essere trasformate in un rinnovato potenziale.

Dovrai decidere quale dei 2 sia più importante nella tua carriera. In realtà, una carriera di successo quasi sempre si compone di entrambi questi elementi. Compiere un percorso professionale in una sola azienda può contenere la tua crescita in termini retributivi, ma avrai più probabilità di essere promosso all'interno della azienda che attraverso un passaggio ad un'altra società.

Avere la scelta tra diventare dirigente o aumentare la gamma delle tue responsabilità è fondamentale per un avanzamento costante di carriera. Capire quando sia nel tuo interesse una cosa nel breve termine, come per esempio candidarsi ad una potenziale posizione all'interno della tua società che ti metta al posto giusto in un'ottica di più lungo periodo per una promozione basata sull'esperienza, è una caratteristica chiave dei dirigenti di successo.
da Manager.it

"

8 gen 2008

E' da buttare?


Questi giorni sono caratterizzati dall'enorme emergenza a Napoli, per la serie di vicende legate allo smaltimento dei rifiuti.
Come al solito evito di entrare in merito alla discussione, perchè non farei altro che dire cose fritte e rifritte.
Al contrario, vorrei discutere di ciò che sta dietro a tutto, la possibilità/capacità di decidere e far rispettare le decisioni.
Per cominciare vi faccio questa domanda:
Il garantismo è ostacolo della giustizia?
E' il titolo di un post di secoli fà.
La risposta è ovviamente si ed ecco perchè
difendere la libertà senza condizioni è equivalente a limitare la libertà di ciascuno.
Infatti,
si decide qualcosa, ma si sancisce il diritto a bloccare ogni iniziativa (giusta o sbagliata che sia) con il diritto di manifestare (anche violentemente) contro la stessa. Si permette che per garantire la tutela di qualche individuo, si leda il diritto di una città a vivere sani e in condizioni igieniche tollerabili.
Capite bene di cosa parlo. Si inserisce in una discussione molto ampia.
Bisogna esercitare un potere forte, che sappia/voglia e possa far rispettare la propria decisione, la cui autorità sia stata ovviamente scelta democraticamente.
Basta con la libertà ad ogni costo, ossia anarchia, bisogna imporre le decisioni di chi è stato scelto per rappresentarci, ad ogni costo, anche ledendo i diritti o le libertà di alcuni cittadini.
Questo secondo me, è l'unico modo di risollevarci dal caos in cui l'esasperazione della libertà ci ha portato, ci è chiesto solo un piccolo sacrificio che si rivela alla lunga il male sicuramente minore!

31 dic 2007

The fabulous life of....


Siamo così arrivati, post dopo post, al nuovo anno. Non sono il tipo di bilanci e per dire tutta la verità non ne ho mai fatti, soprattutto il 31 dicembre.
Quello che invece sono solito fare è sognare e impostare il futuro, puntando al massimo e soprattutto non ponendomi limiti di alcun tipo.
L'importante è seguire due semplici regole:
1. fare quello che si vuole
2. non farsi condizionare da nulla e nessuno.
Del resto nulla è impossibile e ... siamo qui per dimostrarlo!
Quindi l'unico consiglio che voglio dare a chiunque legga è:
niente è impossibile, ma bisogna impegnarsi, sacrificarsi, avere un atteggiamento positivo e dedito alla sfida.
Sfida come gioco, come piacere di provarsi e di provare quello che il mondo e la gente può tirar fuori.
E soprattutto, non Avere Paura.
Non serve a nulla. E' solo un sacco di pietre che ci portiamo dietro e che compensano i nostri sogni fino a farli sparire... così come è sparita la nostra convinzione che babbo natale esista....
Ma nella Befana ancora tutti ci crediamo... quindi non è detta l'ultima parola!.
Happy New Year!


Ora lancio una serie di post, che parte oggi proprio a tracciare un legame tra il vecchio anno e il nuovo e andrà perdendosi nei meandri e nelle vicende del 2008:
The fabulous life of...
Lo faccio perchè tante volte non siamo capaci di sognare, non sappiamo cosa desiderare...e ora vi do qualche suggerimento!
Inoltre sentendo i vari sondaggi di fine anno ho sentito che molti italiani per il nuovo annno sognano tagli alle tasse, o tassi più bassi dei mutui.....che cosa???????????
Tutto qui? non sapete sognare null'altro?
Se devo sognare, spingiamoci in qualcosa di più importante, come pagare la casa in contanti e prendere un attico a Piazza di Spagna in pieno centro a Roma....solo per fare un esempio. Non poniamioci limiti almeno nei sogni!!!
La faccio corta, ma come pensiamo di andare avanti se non sappiamo nemmeno chiudere gli occhi e sognare?

Buon divertimento e soprattutto Buon Anno!

20 dic 2007

Lavorare è come giocare a carte?


Vi riporto un interessante articolo tra il serio e il faceto, ma racchiude parte di quello che penso anche io al riguardo:
"

Se non tutti sono capaci di giocare,… non tutti sanno lavorare
E' simpatico pensare al lavoro come una metafora del gioco: al lavoro bisogna giocare. Rischia sempre se vuoi imparare, incrementare le competenze, migliorare i rapporti sociali.

Le regole del gioco sono davvero molto semplici ma richiedono particolari accorgimenti.
Partiamo dall'inizio.
Quando si comincia una partita a carte, la cosa più importante è il ruolo che il giocatore dà al tavolo da gioco.
Lo standing può creare la differenza tra il perdere ed il vincere una partita. Meglio abituarsi ad essere flessibili nel modo d'essere, di apparire… non de-strutturando la propria natura ma rinnovandola di volta in volta in base alle situazioni.
Le difficoltà poi nascono durante il gioco…
Chi gioca bene è capace di modificare il suo ruolo proprio in base alle diverse combinazioni che si verificano durante la partita.
E ricorda che gli avversari infatti prestano la massima attenzione ad ogni mossa e possono essere destabilizzati proprio da comportamenti contrastanti.
Quindi provate ad essere flessibili!
E la partita può durare poco o tanto, ma ciò non conta…. Quello che ci deve far riflettere è che giocare a carte vuol dire mettere anche in conto di poter perdere.
Ed è quindi necessario quanto indispensabile avere sempre e comunque il giusto approccio nel lavoro.
Nel lavoro si può perdere, anzi, si può perdere il lavoro!
Ma a parte questo "gioco di parole" va da capirsi come ricominciare una nuova partita e vincerla nuovamente.
Le persone con esperienza professionale "pesante" devono crearsi infatti, nel caso in cui mettano in conto di perdere una partita, alternative di riuscita professionale sfidando qualsiasi giocatore che si presenta al tavolo da gioco e vuole vincere assolutamente.

E il valore della vincita è sempre proporzionale alla probabilità di realizzare una ben precisa combinazione di eventi.
Vincere una partita a carte vuol dire vincere un premio, non necessariamente denaro…..è qualcosa di più prezioso. La stima, la riconoscenza, il consenso… Premi che prima o poi non saranno più sufficienti.

Quindi se pensi di conoscere il gioco e i giocatori, se sai quanto vuoi puntare e quanto sei disposto a perdere (ma anche quanto vuoi vincere), potrai affrontare le sfide professionali, con la consapevolezza che, se vincerai, lavorerai divertendoti e crescendo… ma con la stessa convinzione che, se perderai, avrai vinto ugualmente perché sarai pronto ad affrontare una nuova partita con più carica di prima!
E con qualche trucco in più…. Forse proprio quello che ha usato il tuo avversario per batterti!
Buon lavoro a tutti…………..e buona partita!

(Stefania Luzzini)
da Manager.it


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12 dic 2007

La straordinaria storia di Og Mandino



Sarebbe diventato uno scrittore, anzi, un grande scrittore!
Così diceva la madre al piccolo Og Mandino sin da quando era piccolo, e quella era stata l'idea che li aveva accompagnati lungo quei meravigliosi anni passati insieme.

Anche la scuola che Og avrebbe frequentato dopo le superiori rispecchiava il sogno dei due: avevano scelto l'Università del Missouri, quella che vantava la migliore scuola di giornalismo del paese, così che la carriera di scrittore di Og avrebbe potuto avere un buon avvio.
Era il 1940 e sei settimane dopo aver preso il diploma la madre di Og morì improvvisamente mentre era in cucina intenta a preparare il pranzo.

Quell'evento tragico segnò il futuro di Og, ponendo fine al suo sogno di frequentare l'Università e diventare un grande scrittore.
Fu così che triste e amareggiato si arruolò nell'Aeronautica Militare Americana: l'anno successivo si ritrovò ai comandi di un bombardiere compiendo svariate missioni sui cieli della Germania.

Durante il servizio militare era riuscito a risparmiare circa mille dollari, così decise di riprovare ad avverare il sogno (suo e di sua madre) in realtà mai completamente svanito: quello di diventare scrittore.

Affittò un appartamento e comprò una macchina da scrivere: avrebbe redatto articoli, brevi racconti e persino poesie per poi proporli agli svariati editori...fallì miseramente.
Non riuscì a vendere niente, neanche un articolo come riempitivo ed in breve tempo i soldi finirono.

A quel punto tornò nel paese di origine, nel New England, dove trovò un posto come venditore di polizze assicurative sulla vita e dove sposò quella che sarebbe stata la donna della sua vita.

I dieci anni successivi sarebbero stati un vero inferno: la famiglia Mandino cadde in una grossa crisi economica, si ritrovò con i debiti fino al collo e col passare del tempo continuava ad affondare.
Ad un certo punto della sua vita Og cominciò a fare ciò che molti fanno per sfuggire alla realtà: qualsiasi ora fosse, terminato l'ultimo contatto per la vendita, tornando a casa si fermava al bar per bere un bicchierino che presto diventarono due, poi quattro, poi sei...
Fu così che la moglie lasciò quel miserabile ubriacone in cui si era trasformato il marito, e fu così che Og si mise a bere sempre di più finendo per perdere il lavoro e la casa.

Con pochi vestiti buttati nel bagagliaio della sua vecchia Ford si mise a viaggiare per il paese accettando qualsiasi piccolo lavoro che gli permettesse di comprare un altra bottiglia di vino a buon mercato.

Poi, una mattina fredda e buia di inizio inverno, per poco non mise fine alla sua vita trovandosi davanti alla vetrina di un pegno che esponeva una piccola rivoltella con attaccata una targhettina che riportava il prezzo: 29 dollari.
Og racconta di avere messo le mani in tasca e di aver estratto tre banconote stropicciate da 10 dollari l'una: “ quella rivoltella è la risposta a tutti i miei problemi...così non dovrò più affrontare quel miserabile fallito che mi guarda dallo specchio...”.

Dice di non ricordare cosa successe dopo, ma di non avere più comprato quella rivoltella. Dice di non avere sentito voci o angeli cantare, ma di essersi voltato lentamente ed avere camminato a fatica sotto la pioggia gelida e sferzante fino a quando non si ritrovò sui gradini di una biblioteca pubblica ed entrò.

Cominciò a vagare lentamente fra le corsie di scaffali pieni di libri fino a quando si ritrovò in quella sezione speciale: in quegli scaffali vi erano riposti i libri che insegnano come avere successo e come mantenerlo.
Cominciò a leggere Norman Vincent Peale, Napoleon Hill, Russell Conwell e molti altri, e da quel momento la sua vita cominciò a cambiare.
Da quel giorno si ritrovò a passare sempre meno tempo al bar e sempre più tempo nelle biblioteche comunali alla ricerca di alcune risposte.
Ma poteva un fannullone trentacinquenne con la sola istruzione liceale combinare ancora qualcosa nella vita?
O forse era troppo tardi?

Tra i vari autori che lesse c'era W. Clement Stone, un libro che si chiamava Success Through a Positive Attitude: le parole di quell'uomo lo ispirarono tanto che desiderò lavorare per lui.
W. Clement Stone era tra le altre cose anche il fondatore di un'Agenzia di Assicurazioni: Og trovò il coraggio di contattare una succursale di quell'Assicurazione e riuscì a farsi assumere.
Nello stesso periodo ritrovò Bette, la donna della sua vita.

Nel giro di un anno, grazie al suo impegno, si guadagnò la posizione di direttore alle vendite.
Assumeva giovani inesperti e insegnava loro a guadagnare cinque volte tanto le loro attuali entrate e presto il volume delle vendite di quella succursale attirò l'interesse a livello nazionale all'interno della società.
Aveva imparato ed applicava al meglio la filosofia di comportamento mentale positivo di Stone.

Dopo circa un anno passato a creare materiale motivazionale per venditori, si presentò ad Og Mandino un'altra grande possibilità: il direttore della rivista Success Unlimited (Successo Illimitato) fondata dallo stesso W. Clement Stone, andò in pensione ed Og decise coraggiosamente di fare domanda per quel posto anche se, come afferma egli stesso, a quell'epoca “non fosse in grado di distinguere fra una bozza e un foglio di carta qualsiasi”.
Il posto gli fu assegnato!

Og Mandino organizzava gli spazi, coordinava i redattori degli articoli ed egli stesso scriveva dei pezzi da pubblicare.
Un giorno venne contattato da una casa editrice: “i suoi articoli sono speciali signor Og, se un giorno decidesse di scrivere un libro saremo lieti di poterlo esaminare...”

...Un anno dopo Og Mandino scrisse Il più grande venditore del mondo: 5000 copie della prima edizione esaurite in pochissimo tempo senza pubblicità con il solo passaparola e così ristampa dopo ristampa fino a raggiungere le 300.000 copie vendute!

Oggi Og Mandino è uno scrittore di successo, ha scritto moltissimi libri da Il più grande venditore del mondo a Il più grande miracolo del mondo, da Segreti per il Successo e la Felicità a Un modo migliore di Vivere.
La scelta, Il più grande segreto del mondo, La stella di Acabar , Il dodicesimo Angelo , Il più grande Successo del mondo e ancora Il dono dell'incantatore e Missione successo.

Attualmente i suoi libri sono stati tradotti in 30 lingue ed hanno venduto più di 30 MILIONI DI COPIE in tutto il mondo.

Oggi Og Mandino è uno scrittore di successo, era stato un ubriacone fallito,
oggi Og vive con orgoglio la sua vita, un giorno di tanti anni prima stava per togliersela.
Og con il suo esempio ci ha insegnato che nella vita non bisogna mai smettere di sperare, di sognare: ha raggiunto il successo a 45 anni, non è mai troppo tardi, è questo che vuole insegnarci la storia di Og,
NON È MAI TROPPO TARDI!

Questa è la storia di Og Mandino, la straordinaria storia di Og Mandino.
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fonte
"Io non mi preoccupo
di mantenere la qualità della mia vita
perchè ogni giorno lavoro per migliorarla.
Mi sforzo continuamente di imparare
e di fare nuove e importanti distinzioni
sul modo di aggiungere valore alla mia vita
e a quella degli altri.
Questo mi dà la sicurezza di poter sempre imparare
di potermi sempre sviluppare
e crescere."

6 dic 2007

"Se non ti aspetti l’inaspettabile non lo raggiungerai mai"
(Eraclito)

Appena fuori dalla scuola mille paure


Ormai è chiaro a tutti: la paura non serve a nulla!

IL mercato tenta di fregare i giovani ogni giorno, facendo leva sulla loro proverbiale paura del futuro e della sopravvivenza.
Già mi sembra di sentirli che dicono:
"bene non volete il lavoro flessibile, bè allora tenetevi un lavoro sicuro, senza prospettive e mal pagato....ah aha ha ah!"
Un'abile manovra per diminuire i salari (del tempo indeterminato), che ha avuto come side-effect quello di diminuire la produttività e l'efficienza delle aziende stesse. Con il risultato di non avere un futuro certo.
Un bel paradosso, per cercare la sicurezza di OGGI ci siamo preclusi la sicurezza del futuro.

Infatti il mercato (con i suoi interlocutori privilegiati, i sindacati) hanno portato avanti una ben mirata campagna di demonizzazione del lavoro flessibile (con le dovute forme), portando insicurezza sulle proprie capacità. Si discute ovunque su lavoro e giovani e si dice sempre che il giovane deve avere un lavoro "sicuro".
Io invece vi dico:

Bisogna dare ai giovani la SICUREZZA di SAPER lavorare!


Ho velocemente accennato a quelle che sono le mie idee, aspetto le vostre ora. Intanto vi dico da dove nasce questa riflessione:

(repubblica)

...
A raccogliere le impressioni e le speranze dei ragazzi italiani freschi di maturità è un lavoro del consorzio interuniversitario Almalaurea e dell'associazione Almadiploma: 55 gli istituti scolastici interessati in tutta Italia e 6.786 i diplomati, tutti nel 2007. "Il nostro progetto, cui aderiscono 122 scuole superiori, - come spiega Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea - è diffondere nelle scuole la cultura della valutazione, per aiutare i ragazzi nella scelta del percorso dopo l'esame di Stato e per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro con una banca dati online. C'è una legge del governo infatti che prevede, entro gennaio 2008, specifici percorsi di orientamento scolastico e noi crediamo di poter affrontare questa esigenza e dare delle risposte efficaci al riguardo".
...
Il lavoro: marketing e posto fisso. E se il mercato del lavoro tende a chiedere flessibilità, e i giovani vengono sollecitati a diventare "imprenditori di se stessi", i diplomati sembrano non gradire granché l'invito e la tendenza. I ragazzi cercano stabilità del lavoro, acquisizione di professionalità e indicano il contratto a tempo indeterminato come modello di riferimento, più di qualsiasi altra tipologia contrattuale. Con la speranza di lavorare magari per un'area aziendale di marketing, comunicazione, pubbliche relazioni, area vendite e area organizzazione, pianificazione: i settori preferiti. In tal caso, a sorpresa, non importa la maturità liceale o quella tecnico-professionale. Non fa niente se la professione non è coerente con gli studi e con i propri interessi culturali. C'è flessibilità, ma per i diplomati italiani vale solo in questo caso. Per trovare un lavoro, qualunque.

7 ott 2007

GIOVANI AVANTI



Continuo con il precedente post, perchè l'argomento non solo merita, ma è l'origine di ogni singola parola di questo blog e delle nostre singole vite.
Infatti in un paese sano ci deve essere un ricambio generazionale decisivo e costante, ci deve essere un continuo rinnovarsi delle fonti e delle energie al comando, che provengono da nuovi pensieri e da nuove menti.

Dobbiamo cercare di acquisire il Know how da chi ci ha preceduti ed andare velocemente ad affiancarli e sostituirli nei ruoli decisionali, perchè questo giova all'economia e al paese.

Chiunque sia giovane e lavori in questo paese sa come sia difficile che si affidino responsabilità ad un trentenne, questo per una serie di errati motivi, su cui primeggia la solita tiritela....sei troppo giovane, hai poca esperienza, un uomo maturo (vecchio) da più fiducia......

Si ma noi abbiamo:
ENERGIA A NON FINIRE,
PASSIONE
MOTIVAZIONE
IDEE
e (come mi sottolineavano in un news group)
ATTENTI PERCHE' I GIOVANI HANNO PIU' ANNI.....DA VIVERE!




L'idea di rimanere collegati ad una classe dirigente vecchia, senza portare un ricambio e soprattutto senza predisporre un cambio a breve, non affidando e soprattutto non facendo crescere i talenti del futuro, è una direzione che denota miopia culturale e MANGERIALE.

Tutti i dirigenti sanno (o dovrebbero sapere) che la crescita delle persone che lavorano nel suo team, è causa necessaria alla sua stessa crescita e a quella della società.
Quindi niente più paura:
ANDIAMO A PRENDERE QUELLO CHE DEVE ESSERE NOSTRO.
E cominciamo ora, non chiediamo aiuto, non chiediamo perchè, non ci lamentiamo, rimaniamo in trincea e combattiamo finché pianteremo la bandiera sulla nostra terra!
...ricordandoci però quale è la giusta strada e non compiendo gli errori di altri!
GIOVANI AVANTI!

5 ott 2007

Giovani!


Tutto ha origine dalla dichiarazione:

La Provocazione del MINISTRO.
Il Pdci: «infelice epiteto»

«Mandiamo i bamboccioni fuori di casa»
Padoa Schioppa: con la Finanziaria misure che consentiranno ai giovani di affrancarsi dai genitori

Tralascio le solite riflessioni circa l'ignoranza e la demenza (senile) di una persona che si è lasciata sfuggire una frase infelice, e anche riguardo al fatto che con le poche decine di euro, che ha promesso, non paghiamo nemmeno lo zerbino dell'appartamento, dirigiamoci direttamente al cuore del problema.

Ma abbiamo bisogno di essere aiutati, della sovvenzione alla sovvenzione, altrimenti da soli non sappiamo fare nulla?

Io mi vergogno un pò di essere giovane in mezzo a milioni di "finti" giovani.
Che non sanno decidere, non sanno pensare, non sanno capire, non sanno guadagnare, non sanno....vivere.
Si drogano, sprecano il tempo e peggio di tutti .... si lamentano.
Sono pecore che cercano il pastore, il grillo della situazione, cercano di rimanere alle dipendenze di una classe dirigente che non deve più comandarli.
E' ora che i giovani ( che poi hanno 30 anni!!!) trovino il loro ruolo,
ma non chiedendo, PRENDENDOLO.


GIOVANI ANDIAMO A PRENDERCI QUELLO CHE CI SPETTA!


(continua...)

25 set 2007

Il web e la RIVOLUZIONE


Vi riporto un commento che ho lasciato sul blog di Grillo: "
Io non sono d'accordo con questo modo di gestire le cose e le idee. Vivo con internet e il web, ma non credo che esasperare il conflitto "generazionale", faccia bene all'Italia e al popolo. Per prima cosa, il popolo di internet non esiste, esiste solo il POPOLO ITALIANO. Creare questo dualismo crea una doppia personalità nei "PC dipendenti" che fa male prima di tutto a loro stessi. Non credo che il web sia democrazia, ma anarchia e falsità. Ma credo nelle RIVOLUZIONI, nel CAMBIAMENTO e bisogna cambiare. Insieme cambieremo, ma mettiamoci al fianco dei vecchi politici e affiancandoli, facciamo capire loro perché devono andarsene e perché sono inadeguati in questo nuovo mondo e questa nuova era. Purtroppo devo a malincuore dire, che anche Grillo è vecchio, non afferra il senso vero della rivoluzione di cui, lui malgrado, si è fatto portavoce. Va bene strilla per noi, ma quello che dobbiamo dire va oltre le parolacce e le manifestazioni di piazza, è un eco della nuova ERA che noi stiamo costruendo e che riporterà tutti noi sulla cresta dell'onda, non solo economica mo MORALE ED ETICA. Grazie, del resto questo è il mio sogno:
One ENergy Dream
"

Vorrei ora spiegare qualcosa in più. Tutto questo nasce dal blog di Mastella: entrando ho capito quanto reale, profondo e spaventoso sia il gap generazionale e "mentale" tra il mondo vero e i politici. In particolare, mi sono vergognato ed ho provato pena per Mastella che sta tentando di inserirsi in un mondo che non può capire e da cui pertanto è escluso. Si lamenta e viene attaccato così cade nella trappola del vittimismo. Quindi nel brano riportato incito alla Rivoluzione, ma pacifica.
Spingiamo fuori chi non capisce questa realtà, ma facciamolo con dolce fermezza, del resto non è colpa loro....sono solo fuori dalla realtà.
Ma lottiamo sempre, ovunque e chiunque perché questa è la linea giusta, e non irrigidiamoci in un dualismo web/politica che non ha ragione di essere,
siamo ITALIANI e questo basta e avanza.
Forza, dunque.
Il cambiamento è cominciato!
Ora FACCIAMO LA STORIA e noi ci saremo sui libri dei nostri nipoti!
ONE ENERGY DREAM

7 set 2007

Blog ed Informazione



Quasi un mesetto fa, mi sono fermato ed ho scritto il post intitolato "La nostra strada" (archivio).
Esso serviva a chiarire come le informazioni che riporto ogni giorno, o quasi, sul blog hanno un duplice scopo.
Informarsi e Formarsi.
Infatti sapere quello che accade è necessario, ma non sufficiente a determinare la nostra capacità di saper scegliere. Inoltre scegliere le informazioni è parte del processo dell'uomo di apprendere e questo agisce in maniera molto diretta sulle nostre personalità e sul nostro modo di fare.
Stiamo cercando di tornare ad avere dei pensieri costruttivi e indipendenti dalle sovrastrutture che i media ci inculcano, per portare cambiamenti o anche e soprattutto miglioramenti per tutti quelli che non sono la causa della situazione attuale, ma sono coloro che ne portano il peso tutti i giorni.
Quindi Informatevi e FOrmatevi, ma fatelo consapevolmente.
One Energy Dream è stato creato anche per questo, per creare una rete di persone che la vedono in modi simili, e anche se non condividono i mezzi, di certo condividono il fine!