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5 gen 2020

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31 dic 2019

Tendenza del 2020 Phygital








Leggete qui e buon anno! Il 2020 sarà come lo hai sempre voluto e sognato.Immaginalo e lo avrai già fatto!

Niente laurea per lavorare in Tesla: le caratteristiche necessarie per il fondatore



1 dicembre 2019 - Non è necessariamente vero che per lavorare in una società della Silicon Valley si debba per forza avere una laurea. Molte delle aziende della “Baia”, infatti, valutano anche altre caratteristiche e abilità professionali, che potrebbero portare all’assunzione di un dipendente con un semplice diploma di scuola superiore.
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La conferma arriva da Elon Musk, fondatore (tra le tante aziende create) di PayPal, SpaceX e Tesla. L’istrionico imprenditore di origine australiana, ha infatti assicurato a un suo follower su Twitter che non sia affatto necessario avere una laurea per poter lavorare in Tesla. Le caratteristiche che l’azienda leader nel settore delle auto elettriche cerca nei candidati sono ben altre. Certo, per ammissione dello stesso Musk avere una laurea in una delle migliori università al mondo può aiutare, ma non è affatto fondamentale.

Come dichiarato anche in altre interviste in passato, infatti, il non avere una laurea non è un fattore di esclusione automatica. Musk ha portato i casi dei vari Bill Gates e Steve Jobs a supporto della sua tesi: nonostante i fondatori di Microsoft ed Apple abbiano preferito abbandonare gli studi anzitempo, è di fatto impossibile non considerarli due dei più grandi imprenditori del nostro tempo. Quindi, se una persona dimostra di avere capacità e caratteristiche fuori dal comune, ha tutte le carte in regola per essere assunto in Tesla. Anche senza laurea.



Il fondatore della casa automobilistica ha infatti chiarito che, nel corso dei colloqui molto spazio viene dedicato alla sua esperienza professionale, ai problemi più complessi che si è trovato ad affrontare e come li ha risolti. In questo modo, ha spiegato Musk, è possibile scoprire quali siano le capacità di problem solving del candidato, quali le sue capacità migliori e se è “solito” prendere i meriti dei suoi colleghi. Solo così si può capire se chi si ha di fronte abbia capacità eccezionali: “Se qualcuno ha compiuto diversi traguardi eccezionali, è probabile che continuerà nel futuro” ha detto Musk in un’intervista di qualche tempo fa.

Per la cronaca, comunque, Musk si è laureato in economia e in fisica presso la University of Pennsylvania e, nel corso della sua carriera, ha ricevuto due lauree honoris causa in design e ingegneria aerospaziale. Insomma, in quanto a titoli non è secondo a nessuno.

Bezos & Co, così il «club dei 500» è diventato più ricco del 25%

Bezos & Co, così il «club dei 500» è diventato più ricco del 25% Bezos & Co, così il «club dei 500» in un anno è più ricco del 25%
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Processato dai media di tutto il mondo per gli errori e le violazioni della privacy di Facebook, costretto a scusarsi davanti al Congresso per le interferenze politiche e nei processi elettorali transitate dalle sue reti sociali: stando ai titoli dei giornali e ai servizi televisivi, per Mark Zuckerberg il 2019 è stato un anno orribile. Orribile? Forse, ma non dal punto di vista finanziario: il suo patrimonio personale è cresciuto di 27,4 miliardi di dollari consentendogli di raggiungere, con 79,4 miliardi, il quinto posto nella classifica di Bloomberg dei 500 super-ricchi del Pianeta.
Mentre ovunque nel mondo si discute di come correggere le disuguaglianze estreme di reddito che stanno minando la coesione sociale in diversi Paesi, anche nel 2019 i miliardari sono riusciti ad incrementare, e di parecchio, i loro patrimoni, cresciuti complessivamente di 1.200 miliardi di dollari fino a raggiungere un valore di 5.900 miliardi: un incremento del 25% in un solo anno.
Pochissimi gli «sconfitti»: solo 52 miliardari su 500 hanno visto calare il loro patrimonio. Tra questi il loro capofila, Jeff Bezos, il cui patrimonio si è ridotto di 8,75 miliardi ma solo perché ha divorziato dalla moglie McKenzie Bezos. Anche senza i 37,5 miliardi ceduti alla sua ex, il fondatore di Amazon rimane al comando con un patrimonio di 116 miliardi, incalzato, a quota 113, dal fondatore di Microsoft, Bill Gates che l’anno scorso, mentre si dedicava a tempo pieno alla filantropia, ha guadagnato 23,3 miliardi. L’incremento maggiore l’ha registrato il terzo membro dell’esclusivo team dei «top 100»: i miliardari con un patrimonio che supera i 100 miliardi. Si tratta del francese Bernard Arnault che nel 2019 ha guadagnato 37,7 miliardi arrivando a quota 106: unico non americano in vetta.
Il primo degli italiani, al 27esimo posto, è Giovanni Ferrero il cui patrimonio nel 2019 è aumentato di quasi un terzo (più 9,83 miliardi di dollari fino a raggiungere quota 32,2). Ferrero supera anche grandi industriali della tecnologia come Michael Dell che «vale» 30,8 miliardi. Un po’ più indietro Leonardo Del Vecchio a 25,9 miliardi (+5,43%), mentre Silvio Berlusconi è precipitato al 201esimo posto con un patrimonio di 8,4 miliardi, comunque cresciuto di un miliardo è mezzo: non male come consolazione finanziaria di un anno di dolori politici. Si consola delle delusioni calcistiche per il suo esordio come padrone della Fiorentina anche Rocco Commisso: quest’anno il suo patrimonio è quasi raddoppiato (7,11 miliardi, + 3,16%).
E i nuovi business? Quelli che, secondo il Bloomberg Billionaire Index, hanno consentito di creare nuovi miliardari sono un po’ anomali: sfasciacarrozze, accattivanti motivetti musicali e cosmetici di nicchia. Willis Johnson ha messo insieme un patrimonio di quasi due miliardi partendo dall’Oklahoma per costruire una rete di autodemolizioni, la Copart Inc, mentre Kylie Jenner è diventata la miliardaria più giovane creando la Kylie Cosmetics che ha poi parzialmente venduto.
Infine la famiglia coreana che ha fatto fortuna con Baby Shark, un motivetto diventato successo planetario: popolarissimo negli Usa — dove è, ormai, l’inno intonato dai fan dei campioni del baseball, i Washington Nationals — ma anche in altre parti del mondo (visto quasi 4 miliardi di volte su YouTube).
Quanto agli sconfitti, non solo sono pochi, ma, in genere, atterrano col paracadute. Il patrimonio dell’editore Rupert Murdoch, ad esempio, si è ridotto di ben 10 miliardi (gli è rimasta la miseria di 7,85 miliardi), ma ciò è dipeso solo dal fatto che ha ripartito tra i suoi sei figli i proventi della vendita delle attività cinematografiche e di entertainment tv della Fox alla Walt Disney. Il più disastrato? Adam Neumann, il fondatore di WeWork, costretto ad abbandonare la sua azienda il cui valore (teorico) è precipitato da 47 a 8 miliardi. Ma, grazie al salvataggio di SoftBank, anche Adam mantiene il suo status di miliardario.

27 dic 2019

Architetture ICT - Information Age


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Vuole comprare una Ferrari, gli ridono in faccia in concessionaria

uole comprare una Ferrari, gli ridono in faccia in concessionaria, pensando fosse uno scherzo
Vuole comprare Ferrari gli ridono in faccia
Vuole comprare una Ferrari gli ridono in faccia (Foto: Getty)
E’ proprio vero che gli abiti non fanno il monaco. La storia che vogliamo raccontarvi è proprio perfetta per giustificare questo antico detto, smentendo molti luoghi comuni in materia.
Un povero contadino della zona di Grosseto, Andrea Vettori, aveva da sempre il sogno di potersi permettere una “Rossa” di Maranello. Il signore cinquantenne, di umili origini, non ha mai avuto molti soldi a disposizione, e non ha mai posseduto una macchina tutta per sè. Proprio per questo motivo non era mai riuscito a prendersi la patente, guidando sono un’Ape50 per i suoi spostamenti lavorativi in campagna.
Però nella vita mai dire mai, e da un giorno all’altro si può anche diventare ricchi grazie ad esempio ad un’importante eredità. Un facoltoso zio di nome Giuseppe, gli ha lasciato una montagna di soldi da poter gestire per il resto della sua esistenza, potendo togliersi finalmente qualche sfizio, senza l’ansia di non aver i fondi per vivere.

Vuole comprare una Ferrari ma alla concessionaria gli ridono in faccia

Vuole comprare una Ferrari ma gli ridono in faccia
Vuole comprare una Ferrari ma in concessionaria gli ridono in faccia (Foto: RadioGlobo)
Il signor Andrea Vettori ha deciso quindi di recarsi subito in concessionaria a Prato, dove vendono auto di lusso, per togliersi lo sfizio di acquistare una Ferrari, grazie ai soldi ereditati dallo zio. Appena entrato, però, i responsabili del negozio hanno pensato ad uno scherzo, alla sua richiesta di vedere i modelli disponibili. La mise sfoggiata non era di certo paragonabili agli abituali clienti dell’autosalone, è hanno portato i venditori a scoppiare in una fragorosa risata. Molto più seri sono diventati invece, al momento di vedere l’assegno che era pronto a staccare il cinquantasettenne di umili origini. Davanti ai soldi l’atteggiamento è completamente cambiato, e l’acquisto della Ferrari F430 si è concluso in un battito di ciglia.
L’unico piccolo problema è che il signore toscano non ha ancora potuto prendere la patente per poter guidare il suo nuovo bolide, ma a breve provvederà anche a questo, realizzando finalmente il proprio sogno. Da piccolo infatti, da grande appassionato di Formula 1, aspirava a diventare un pilota per poter impugnare proprio una vettura del Cavallino Rampante.