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25 nov 2010

Sir Mix-A-Lot e le sue auto sportive e di lusso


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I rapper americani amano le auto sportive e di lusso e anche Sir Mix-A-Lot non fa eccezione. Il cantante e produttore di Seattle, fondatore della casa discografica Nastynix, ha fatto il suo debutto artistico nel 1988 con Swass. Qualche anno dopo, con il singolo “Baby Got Back” ha raggiunto le vette della classifica a stelle e strisce, vincendo un Grammy Award.

Dal suo garage sono passate molte vetture speciali, alcune delle quali firmate Ferrari eLamborghini. Non sono mancate le Porsche, le Mercedes e le Corvette, spesso sottoposte a trattamenti poco eleganti. L’ultimo suo video musicale, battezzato “Carz”, è dedicato alla passione motoristica, che scorre nei fotogrammi mediante l’uso di diverse supercar.

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10 nov 2010

Cotto e Mangiato

ricette cotto e mangiatoCotto E mangiato è la rubrica di Studio Aperto condotta da Benedetta Parodi che ogni giorno al termine del tg propone in modo simpatico una nuova ricetta mostrando come realizzarla in modo semplice e veloce, e ormai è diventato per me un appuntamento fisso e non perdo una puntata del programma.

Ma visto che potrebbe succedere di perdersi una puntata di cotto e mangiato o aver bisogno di ritrovare gli ingredienti e approfondire le ricette proposte durante la trasmissione di Italia 1 vi propongo di seguito i link del sito ufficiale di Studio Aperto dove è possibile trovare tutte le ricette e i video andati in onda, naturalmente gratis:

Link Ricette: Tutte le Ricette di Cotto e Mangiato

Link Video: Tutti i video di Cotto e Mangiato

E voi che ne pensate della rubrica e delle ricette di Cotto e Mangiato?

MALTEMPO: NAPOLITANO A VICENZA INCONTRERA' 2500 VOLONTARI


(ASCA) - Vicenza, 10 nov - Domani il Presidente della RepubblicaGiorgio Napolitano sara' a Vicenza dove e' stato invitato dal sindaco Achille Variati a seguito dell'alluvione che ha colpito la citta'. E' previsto il suo arrivo in piazza Matteotti, alle 16.15, per portare un saluto ai 2568 volontari che hanno collaborato per pulire la citta' dal fango. Poi raggiungera' palazzo Trissino dove incontrera' i sindaci dei comuni colpiti dall'alluvione o interessati da frane.

''Nei giorni scorsi ho contattato personalmente il Presidente della Repubblica al quale ho descritto la situazione sia della citta' di Vicenza - spiega il sindaco Achille Variati -, che anche di quei Comuni che hanno subito danni a causa dell'alluvione. Ho ricordato, inoltre, che hanno collaborato alle operazioni di pulizia e riordino della citta', non solo le istituzioni (vigili del fuoco, forze di polizia ed esercito), ma anche i volontari organizzati dalla protezione civile. Un supporto indispensabile e' stato offerto dagli oltre 2500 volontari 'non organizzati' che hanno risposto al nostro appello e senza i quali non saremo riusciti a consegnare un citta' completamente pulita. E' proprio questa consistente partecipazione che ha colpito il Presidente suscitando in lui interesse ed entusiasmo tanto da associare l'esperienza vicentina a quella degli angeli del fango dell'alluvione di Firenze del '66: in effetti, fatte le debite proporzioni, il meccanismo e' stato lo stesso. A questo punto e' nata subito l'idea che il Presidente, invitato da me per venire a Vicenza a parlare con gli amministratori locali, potesse incontrare anche i volontari che tanto si sono spesi per la citta'.

Dal mio punto di vista - prosegue il sindaco - e' significativo che il Presidente, prima di incontrare i rappresentanti delle istituzioni, si fermi ad ascoltare le voci di un paio di volontari in piazza Matteotti, vicino a quella tenda che ha rappresentato un punto di riferimento in tutto il meccanismo organizzativo per gestire l'emergenza alluvione in citta' e non solo. Ed e' significativo anche che, al di la' di qualsiasi protocollo, in piazza Matteotti saranno solo i volontari a parlare con il Presidente, non quindi le autorita', che comunque saranno presenti: il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, il presidente della Provincia di Vicenza Attilio Schneck e il prefetto di Vicenza Melchiorre Fallica. Sono sicuro che il Presidente della Repubblica rivolgera' un pensiero personale a questa generazione di vicentini e non solo, una vera e propria speranza che emerge dalla brutta vicenda che ha coinvolto la nostra terra''.

Meno ore, bonus e assunzioni locali ecco la scuola "modello Lega"


Il Carroccio ha illustrato - nell'istituto della moglie di Bossi - la sua ricetta per l'istruzione. Riduzione di un anno e solo 20 ore a settimana obbligatorie, "dote" da spendere in pubblica o privata, tutti i poteri scolastici alle regioniMeno ore di lezione, buono scuola e assunzione a livello locale degli insegnanti. Ecco l'istruzione pubblica vista dai leghisti. Nel corso di un convegno organizzato dalla scuola Bosina di Varese (fondata dalla moglie di Umberto Bossi) il Carroccio ha illustrato la ricetta per "risanare la scuola", inquadrando i diversi rimedi proposti "nella realtà scolastica europea che non solo le giustifica, ma le rende totalmente appetibili e di sicuro effetto". Il rilancio passa attraverso 17 punti, di cui 5 strategici e 12 che si possono realizzare "da subito".


Quella del Carroccio appare subito una scuola decisamente "light". Tra i punti strategici, illustrati dal quotidiano leghista qualche giorno fa, spicca la drastica riduzione del "curricolo obbligatorio sia annuale che totale". Dagli attuali 13 anni (5 di scuola primaria, 3 di scuola media e altri 5 di scuola secondaria di secondo grado) si dovrebbe passare a 12 anni. E in più l'orario scolastico dovrebbe essere suddiviso in due parti: obbligatorio e aggiuntivo. La parte obbligatoria non dovrebbe superare le 20 ore settimanali: 4 al giorno, per 5 giorni a settimana. E' una specie di mix tra la riforma Moratti (che prevedeva una quota oraria settimanale del curricolo obbligatoria e una facoltativa) e la riforma Berlinguer con la riduzione di un anno del percorso scolastico. Secondo Sergio Bianchini, dell'Associazione "Per una scuola nostra: regionale e federale", in Italia si trascura "la triste condizione dell'alunno schiacciato da quadri orari giganteschi molto più pesanti di quelli medi europei e con un anno di scuola in più per ottenere il diploma".

Una condizione che Marco Reguzzoni, deputato leghista alla Camera, definisce una "fregatura", che appare ingiustificata anche a fronte di risultati nella preparazione assolutamente e noriamente scadenti. Tra gli altri punti qualificanti della proposta leghista c'è l'attuazione del federalismo scolastico, attraverso la piena attuazione del titolo V della Costituzione "con passaggio alla Regione di tutto il potere organizzativo sulla scuola". Ma anche la piena attuazione della parità scolastica, attraverso "l'uguaglianza dei finanziamenti sia al settore pubblico che al parificato, tramite dote alunno (bonus scuola)".

E ancora. L'assunzione del personale viene prevista a livello "locale": a livello di distretto, o di istituto o di consorzio di scuole". Mentre la direzione amministrativa delle scuole dovrebbe essere distrettuale. Anche la dirigenza cambierebbe pelle con l'introduzione della direzione didattica di plesso. Tra le misure da realizzare "subito" c'è quella del docente a tempo pieno, del lancio di questionari annuali che alunni e genitori compilerebbero per dare un giudizio sulla qualità del servizio offerto dalle singole scuole. E ancora: è previsto che le scuole rimangano aperte fino alle 18,30, che i compiti in classe si effettuino al di fuori della classe, per evitare che gli alunni copino, e pause di 15 minuti dopo ogni ora di lezione.

Giallo di Bruino, i soldi per i killer prestati dai suoceri della vittima

Furono i genitori di Giacomo Bellorio, marito di Marina Petriti, a dare i 2500 euro per pagarei complici dell'ex amante dell'uomo. "Non sapevamo per cosa le servissero, per noi era una cosa normale"


Maria Teresa Crivellare, accusata dell'omicidio di Marina Petriti, scomparsa nel febbraio scorso da Bruino (Torino), avrebbe assoldato i due complici con i 2.500 euro che aveva ottenuto in prestito dai genitori dell'ex amante, Giacomo Bellorio, marito della vittima. Sarebbe questa una delle tessere che compone il puzzle di quello che per magistrati e carabinieri è sicuramente un delitto, anche se non è mai stato ritrovato il corpo della donna, né ci sono state ammissioni di colpa. Il particolare del prestito è riportato dall'ordinanza del gip di Pinerolo Marco Battiglia.

Gli arrestati

I genitori di Bellorio non sapevano a che cosa sarebbero serviti i soldi: "Quel giorno che non ricordo neanche quale fosse - dichiara Ermelinda Maiulo, suocera di Marina Patriti - Antonella (così si faceva chiamare Maria Teresa Crivellari, ndr) si è presentata a casa nostra dicendo che avrebbe dovuto incassare a breve degli assegni da un amministratore di condominio per la sua impresa di pulizie. Siccome la conoscevamo da tempo come collega di nostro figlio al mercato le abbiamo prestato quella cifra, 2.500 euro. Per noi era una cosa normale".

A confermare la circostanza è la figlia di Marina Petriti, Tatiana Bellorio. "Quando mio padre ha lasciato quella donna - ha raccontato - lei si è subito attaccata ai miei nonni mostrandosi gentile e frequentando casa loro. Ha anche mostrato loro una foto di mia madre insieme a un altro uomo davanti casa per fare credere che fosse lei a tradire mio padre. Anche la circostanza del prestito, di cui ero già a conoscenza, non mi ha sorpresa".

Restano molte zone d'ombra nella ricostruzione della scomparsa, e a quanto dicono gli investigatori, l'assassinio di Marina. I tre arrestati hanno trascorso in isolamento la loro prima notte nel carcere delle Vallette a Torino. I due uomini saranno sentiti nelle prossime ore, mentre il turno Maria Teresa Crivellari sarà lunedì pomeriggio. "Il fatto - ha dichiarato Giampaolo Mussano, legale della donna - non è così sicuro come riportato dagli organi di informazione. Ci sono parecchie zone d'ombra da andare illuminare ed è questo il lavoro che faremo. La mia cliente è duramente provata dall'esperienza della prima notte di reclusione ma è serena. Se ammette le proprie responsabilità? Preferisco non rispondere".

Sempre secondo l'ordinanza del gip, a incastrare i tre è stato l'uso dei telefoni cellulari: sono risultati tutti presenti il giorno della scomparsa nella zona del campo sportivo di Villarbasse, dove poi era stata ritrovata l'auto di Marina Patriti.

USA: BUSH, VOLLI CHENEY NONOSTANTE LA FIGLIA LESBICA


George W Bush: volli Cheney come vice alle presidenziali 2000 anche se mi disse che sua figlia era lesbica. E' questa un'altra delle rivelazioni che appaiono nel libro di memorie dell'ex presidente 'Decision Points'. In un'intervista Tv trasmessa su NBC Bush ha spiegato che Cheney volle testare il suo grado di tolleranza ed anche eventuali critiche del partito repubblicano. 'Se per te questo e' un problema, io non sono il tuo uomo' disse Dick Cheney al futuro inquilino della Casa Bianca, visitando il suo ranch in Texas per avere l'investitura da vicepresidente. Bush gli sorrise e rispose che l'orientamento sessuale della figlia Mary non gli interessava in alcun modo. Non e' la prima volta che la tematica gay emerge nella dialettica interna dei repubblicani durante le presidenziali. Ronald Reagan non volle Jack Kemp come suo vice nella campagna elettorale del 1980: secondo alcune voci era omosessuale Bia


La mediazione leghista scopre la debolezza del premier e di Fini

Dopo la bocciatura del governo si parla sempre più di voto anticipato

I l fatto che la mediazione fra il premier e Gianfranco Fini sia stata assunta da Umberto Bossi è paradossale e insieme inevitabile. Paradossale, perché il presidente della Camera aveva deciso di picconare il governo per contrastare lo strapotere dell'«asse del Nord». Invece si trova costretto a riconoscere al capo della Lega una centralità che contraddice la sua strategia. Ma il colloquio di domani è anche inevitabile, perché entrambi, e il premier con loro, debbono dimostrare all'elettorato che non vogliono il voto; e perché la Lega ha in mano il destino di Berlusconi.

Dunque, prima di prendere atto che la legislatura sta finendo vogliono credere allo «spiraglio» evocato da Bossi: sebbene ieri sia stato rimpicciolito dal voto del Fli con l'opposizione, che ha battuto per tre volte il governo sul trattato Italia-Libia in tema di immigrazione clandestina. Fli e opposizioni tentano di accelerare una crisi virtualmente già aperta. La loro speranza è di sfrattare il Cavaliere senza arrivare alle elezioni. La minaccia del Fli di far dimettere la sua delegazione se Berlusconi non getta la spugna si concretizzerà entro qualche giorno.

È vero che si tratta di un «ministro senza portafoglio» e di alcuni sottosegretari. Ma le procedure parlamentari fanno ritenere che il tentativo di minimizzare l'uscita del Fli possa essere frustrato. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è stato chiaro. Ha ammonito che prima va approvata la Legge finanziaria, per mettere l'Italia al riparo da tentativi speculativi della finanza internazionale. Ma gli scarti parlamentari dei finiani inducono a parlare soprattutto degli scenari del «dopo». C'è chi accarezza l'idea di un governo che porti alle elezioni anticipate, non presieduto da Berlusconi; chi spera in un esecutivo in grado di raccogliere una maggioranza senza Lega e Pdl, per cambiare sistema elettorale; e chi è convinto che si andrà al voto con questo premier e con questa legge.

Se regge l'asse fra Berlusconi e Bossi, l'ultima prospettiva è la più verosimile. Il ruolo di paciere che il capo dei lumbard si è ritagliato non la contraddice: semmai aggiunge variabili che sembrano diversivi tattici. Ma il tempo sta diventando un fattore chiave. I cultori di storia parlamentare ricordano che da molti anni, ormai, non si apre una crisi con la Finanziaria da approvare. Eppure, mentre Berlusconi e Bossi visitano fra le contestazioni il Veneto allagato, e poi il premier va dai terremotati dell'Aquila, cresce la sensazione di un governo, e forse di una legislatura, al capolinea.

Borse Europa attese negative, su prezzi metalli pesa import Cina

PARIGI (Reuters) - Si profila un avvio negativo per le borse europee, ritracciando quindi dai massimi due anni rinnovati ieri.

Le perdite dovrebbero essere favorite dalla flessione dei prezzi dei metalli, penalizzati dai deboli dati cinesi sulle importazioni.

Gli scommettitori finanziari prevedono per l'Ftse 100 britannico una partenza di 23-28 punti in calo, lo 0,5% circa, per il Dax tedesco una correzione tra 15 e 30 punti (-0,4%) e per il Cac 40 parigino una discesa tra 31 e 36 punti (-0,9%).

Ieri l'indice FTSEurofirst 300 è migliorato dello 0,58%, raggiungendo i massimi in oltre due anni.

Dalle statistiche cinesi sull'import emerge una flessione in ottobre delle importazioni di rame di circa il 25% rispetto a settembre.

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Tre schiaffi sulla Libia. Il governo è già in minoranza


Il volto terreo di Frattini. L’appello disperato di Mantica. La rabbia di Cicchitto. Gli insulti dei leghisti. Gli improperi da campagna elettorale di La Russa. La mediazione del Senatur morta sul nascere. Roma, ore 17:33. Sotto una prima volta. Poi una seconda. E ancora una terza. Per il Cavaliere è il Giorno della Disfatta. Per la (fu) maggioranza è l’inizio della fine. Una fine ingloriosa, consumata in un’atmosfera torbida, tra minacce e applausi di scherno.

TRIPLICE SCHIAFFO L’inizio della fine: il Governo è battuto nell'Aula della Camera su un emendamento del radicale Matteo Mecacci ad una mozione sulla cooperazione tra Italia e Libia: i sì sono 274 sì, i no 261. L'emendamento si riferisce alla mozione di maggioranza sulle iniziative volte alla revisione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione Italia-Libia, e verte in materia di immigrazione. In base al testo approvato, il Governo viene impegnato «a sollecitare con forza le autorità di Tripoli affinché ratifichino la Convenzione Onu sui rifugiati e riaprano l'ufficio dell'Unhcr a Tripoli quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia».

A favore del testo votano oltre al Pd e all'Idv, l'Udc e Fli, che non cambia idea dopo i ripetuti appelli del sottosegretario Alfredo Mantica e di esponenti del Pdl ad allinearsi con il Governo. Dopo il voto, tutti i deputati del Pdl e della Lega si alzano in piedi tributando un applauso velenosamente ironico ai colleghi di Fli, cui urlano «Bravi, bravi»!. È solo l’inizio. Della fine. «Così apriamo le porte ai clandestini», ripete nella bolgia il ministro degli Esteri, lo sgomento Frattini. «Sono matti, vogliono farci invadere dagli immigrati», sbotta contro i futuristi , il presidente leghista della Commissione Affari esteri, Stefano Stefani. «Chi vota questo testo con l'emendamento approvato vuole che cessi la politica dei respingimenti e che i barconi di immigrati tornino a solcare i nostri mari con il loro carico di dolore», sentenzia il titolare della Difesa, un furioso Ignazio La Russa. «Cosa faremo ora? Semplice, tappezzeremo tutte le città d'Italia con migliaia di manifesti sui quali si vedrà la faccia di Fini accanto ai barconi pieni di immigrati», avvertono minacciosi alcuni parlamentari del Pdl. Ma il Giorno della Disfatta non si è ancora consumato.

DERIVA TOTALE È sera e la pioggia che imperversa su Roma fa da degno sfondo al clima da tregenda politica che si vive a Montecitorio. Il Governo va sotto altre due volte: sulla mozione dell'Udc (281 sì e 270 no) e su quella fatta propria da Fli dopo che il Governo l' aveva ritirata sui rapporti tra Italia e Libia. Al danno, si aggiunge la beffa. L’opposizione esulta. ««Oggi non si registra solo la crisi del centrodestra, ma anche l'affermazione di un importante principio di civiltà giuridica: l'Italia con questo voto riprende un profilo di dignità», annota il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «Non c'è più spazio per i traccheggiamenti: la maggioranza deve rendere formale la crisi. Sono giorni che lo dico, non so più come dirlo, è da giorni che noi l'abbiamo vista giusta», aggiunge Bersani.

«C'è una nuova maggioranza in Parlamento sui diritti umani e questa è finalmente una buona notizia per l'Italia», gli fa eco il deputato dell'Udc Pierluigi Mantini. Non nasconde la sua soddisfazione Italo Bocchino. L’esponente di Fli ha esercitato un’opera di «persuasione» sugli indecisi del suo gruppo parlamentare, che non è sfuggita ai deputati del Pdl e della Lega. «Ho sentito quel farabutto dire: dobbiamo far capire a Berlusconi che senza i voti di Fini non va da nessuna parte», ripete invasato un deputato ex An. I più esagitati tempestano Bocchino di fischi e gli urlano «buffone. buffone!» La risposta dell’esponente futurista è affidata ad una nota: ««Sulla vicenda del Trattato con la Libia, il Pdl e la Lega fanno demagogia a buon mercato per ingannare l'opinione pubblica...Il nostro voto non è contro i respingimenti, che sono giusti e utili, ma a favore della tutela dei diritti umani», rimarca Bocchino. È già campagna elettorale.

UNICREDIT: 1, 003 MLD UTILE NETTO 9 MESI, IN CALO DEL 24, 7%

Milano, 10 nov. - Il gruppo Unicredit ha chiuso i primi 9 mesi del 2010 con un utile netto di competenza di 1,003 miliardi di euro, in calo del 24,7% rispetto allo stesso periodo del 2009. Nel solo terzo trimestre l'utile netto e' stato di 334 milioni, contro i 148 milioni del secondo trimestre.
Tra gli altri dati del bilancio, il margine di intermediazione e' pari a 19,793 miliardi (-6,3%), di cui 12,077 miliardi di margine di interesse (-10,6%) e 6,417 miliardi di commissioni nette (+13,3%). Il risultato di gestione e' in calo del 16,1% a 8,065 miliardi di euro.
Ld rettifiche nette su crediti e accantonamenti ammontano a 5,141 miliardi di euro, in riduzione di 6 miliardi sul 2009.
Nel terzo trimestre sono pari a 1,634 miliardi, in calo del 24,5%. Il rapporto di copertura dei crediti deteriorati e' del 45,2%, invariato su giugno.
Il totale dell'attivo aumenta del 4,3% a 968 miliardi, con crediti verso clientela per 558 miliardi (-1,1%) di cui 35,702 miliardi di crediti deteriorati (+15%) e una raccolta diretta di 588 miliardi (-1,3%). Il Core Tier 1 si attesta sull'8,61% in aumento di 20 punti base sul trimestre precedente.
Per quanto riguarda gli indici di redditivita', l'Eps scende da 0,10 a 0,07, il Roe passa dal 4% al 2,7%. (AGI) .

9 nov 2010

Usa: è mistero su un missile balistico lanciato dalle coste della California

Il Pentagono dichiara di non sapere chi ha effettuato

il lancio, immortalato però dalle telecamere della Kcbs

MILANO - Per ora è mistero fitto. Ma c'è chi parla di un messaggio ben chiaro lanciato ad una potenza asiatica, in occasione del viaggio del presidente americano Barack Obama proprio in quella zona del mondo. Un missile è stato infatti lanciato lunedì sera dalle coste della California meridionale ma il Pentagono ne ignora l'origine. Lo riferisce la rete tv Cbs che ha mostrato le immagini della scia lasciata dal missile riprese dalla sua affiliata locale Kcbs.

IL LANCIO - Secondo la Kcbs il missile è stato lanciato da una posizione a 56 km a largo delle coste ad ovest di Los Angeles e a nord dell'isola di Catalina. Fonti della base dell'aeronautica di Vanderberg hanno detto che il loro ultimo lancio risale a venerdì sera quando un razzo Delta III ha portato in orbita il satellite italiano Cosmo-SkyMed. L'altra ipotesi, ma la Marina ha finora negato di saperne qualcosa, potrebbe essere il lancio di un missile Slbm da un sottomarino nucleare per esercitazione. La Cbs ha interrogato in proposito l'ex ambasciatore americano presso la Nato Robert Ellsworth che ha detto: «Potrebbe trattarsi del test di un missile intercontinentale lanciato da un sottomarino, per dimostrare principalmente alle nazioni asiatiche che noi siamo in grado di farlo». Ellsworth ha poi spiegato che all'epoca dell'Unione Sovietica test di questo tipo venivano fatti dagli Usa nell'Oceano Atlantico, ma che forse è la prima volta che questo accade nell'Oceano Pacifico.

Il re del poker

Il re del poker - Il canadese Jonathan Duhamel esulta dopo aver vinto le World Series of Poker 2010: ha incassato quasi nove milioni di dollari. Esulta anche l'italiano Filippo Candio, che sempre a Las Vegas si è piazzato quarto vincendo tre milioni di dollari. Il suo segreto? «Ho cercato di far credere ai miei avversari di essere un italiano incapace di giocare, sfruttando segnali del corpo, mostrando le mie carte. Ha funzionato, ma non nella mano decisiva contro Cheong».

Il re del poker - Il canadese Jonathan Duhamel esulta dopo aver vinto le World Series of Poker 2010: ha incassato quasi nove milioni di dollari. Esulta anche l'italiano Filippo Candio, che sempre a Las Vegas si è piazzato quarto vincendo tre milioni di dollari. Il suo segreto? «Ho cercato di far credere ai miei avversari di essere un italiano incapace di giocare, sfruttando segnali del corpo, mostrando le mie carte. Ha funzionato, ma non nella mano decisiva contro Cheong».

Ecco il teorema-Saviano: il Giornale come la mafia

Fabio Fazio, l’intervista tore più morbido di Gigi Mar zullo, ha trovato un nuovo mestiere: il barman. Il suo Vieni via con me , program ma costosissimo e strombaz zato come la grande novità della tv italiana, è un gigante sco e cos tosissimo shaker do ve viene frullato di tutto, dal la suora- banchiera favorevo le alla nuova moschea di To rino al cantante che riesuma i pezzi di Giorgio Gaber, dal le lettere dei telespettatori al nuovo guru della politica ita liana, Roberto Saviano. Un cocktail agitato, non mesco lato, e scodellato in prima se rata con un solo obiettivo: screditare Berlusconi e il Giornale.

Saviano è un Celentano meno sconclusionato e più ideologizzato, un telepredi catore più lungo e infinita mente più monotono, ma più feroce. Fazio vuol fare il brillante, con il solito sorrisi no sfottente cita un vasto campionario di luoghi co muni sull’Italia, definizioni di Churchill, Prezzolini, Mussolini. Ma subito dopo fa l’elenco delle prostitute che esercitavano a Pompei prima dell’eruzione, dalle «tope» di bettola fino a quel le «colte, più raffinate, che si prostituivano per influenza re la politica. Poi Pompei crollò e il crollo continua an cora oggi». È l’aperitivo di benvenuto del più ricco bari­sta Rai. L’«elenco»dovrebbe essere uno degli elementi ca ratterizzanti il programma, tra i cui autori ci sono Miche le Serra (firma di Repubbli ca ) e Francesco Piccolo (del l’ Unità ). Ma è soltanto una noia. Compreso il catalogo delle definizioni di omoses­suale letto dal governatore pugliese Nichi Vendola, gay dichiarato ma non proprio un fine dicitore cui è stata re galata la passerella.

Il pezzo forte è lo show di Saviano. Lo scrittore di Go morra entra sulla scena tri colore, ma in realtà domina ta dal rosso, alle 21.17 e parla per oltre mezz’ora. Come ha ampiamente spiegato su Re­pubblica , si dedica a smonta re la «macchina del fango», la sua «ossessione». «Sento che la democrazia è letteral mente in pericolo, se ti poni contro questo governo ti aspetta l’attacco della mac china del fango», sentenzia come un oracolo. Riconosce che «non siamo né in Cina né in una dittatura fascista», bontà sua. Spiega che «una cosa è fare un errore, un’al tra farsi corrompere»: viva la banalità. «La privacy è sacra, un pilastro della democra zia: nessuno ha il diritto di fo tografarti in bagno perché perdi credibilità»: sembra di sentire Berlusconi. Invece no: «Un conto è la riservatezza, un conto è sce gliere le amiche da candida re ». Ed ecco che nel frullato re finisce anche il Giornale, le cui prime pagine su Mon tecarlo e Boffo giganteggia no sullo sfondo ( come aveva mo rivelato giorni fa). Così il fango ha nome e cognome, senza possibilità di contrad­dittorio, senza difesa, senza appello.

Per tenere fede alla sua fama di bastonatore del la malavita organizzata, Sa viano rispolvera farraginosa mente la tragedia di Giovan ni Falcone. Come dire: que sto è il destino di chi è bersa gliato dalle macchine del fango. E l’equazione del teo rema- Saviano è facile da fa re: il governo Berlusconi è co me la mafia. Ecco dunque il program ma partorito da Rai3 dopo il lungo braccio di ferro con i vertici aziendali che stenta vano a firmare i contratti. Avevano ragione, non foss’altro che per la quantità di sbadigli. Trasmissione an nunciata da Fazio, cancella t a da Masi perché troppo co stosa, poi tornata in auge con partecipazioni gratis, in fine riammessa perché ­sembrava- i problemi di sol di erano spariti.

Miniaeroporti a rischio chiusura

Scali a rischio in Italia
Lampedusa, pur appartenendo geograficamente all’Africa, è il punto più a sud dello Stato italiano. È un minuscolo paradiso naturale con scogliere spettacolari e un clima da sogno. L’isoletta non ha voluto farsi mancare il suo aeroporto, con una pista larga 45 metri e lunga 1.800, cioè un sesto della lunghezza totale di Lampedusa, pari a 12 chilometri (3 chilometri invece la larghezza). D’inverno i 6.166 residenti dell’isola sono serviti da 34 voli di linea a settimana: quattro voli al giorno (due atterraggi e due decolli) che la collegano con Palermo e sei a settimana con Catania.

IL CROLLO DEI PASSEGGERI - Più intenso il traffico estivo, grazie soprattutto all’arrivo di turisti per le vacanze. Con un totale di 3.651 aerei che transitano dallo scalo isolano nell’arco di 12 mesi. Ma un numero di passeggeri che, secondo i dati Enac aggiornati al 31 maggio 2010, nel tempo sono diminuiti scendendo dai 205.903 del 2005 ai 196.604 del 2006 e ai 188.708 del 2007, tutti partiti o decollati dall’unica pista dell’aeroporto.

24 AEROPORTI DI TROPPO - Non a caso le società Nomisma, One Works e Kpmg, su commissione dell’Enac, hanno messo a punto un documento per la riorganizzazione del sistema aereo nazionale. Che dopo avere studiato il problema sotto tutti i punti di vista, giunge a una conclusione: in Italia ci sono 24 aeroporti di troppo. Cioè, per l’esattezza Aosta, Cuneo, Albenga, Bolzano, Brescia, Parma, Forlì, Rimini, Ancona, Siena, Elba, Grosseto, Perugia, Pescara, Roma Ciampino, Foggia, Salerno, Taranto, Crotone, Reggio Calabria, Comiso, Pantelleria e Tortoli. Piste senza passeggeri - a Siena ne transitano non più di mille l'anno - o con scarse potenzialità di crescita come Ciampino. Che riceve ogni anno dallo Stato circa 2,5 milioni di euro di sovvenzioni, senza di cui non potrebbe sopravvivere. Secondo la ricerca voluta dall’Enac, ciascun aeroporto necessiterebbe di un traffico minimo di 500mila persone l'anno per sperare di arrivare all'equilibrio economico.

CONFRONTO CON L’EUROPA – Mentre secondo una ricerca dell’università Bocconi, che ha messo a confronto Italia, Spagna, Germania, Francia e Inghilterra, il nostro è il Paese con il sistema aeroportuale più frammentato. L’Italia è ultima per quanto riguarda le quote di mercato del suo aeroporto più grande (Fiumicino), ma prima per quanto riguarda la quota di quelli secondari, da cui parte il 50% dei voli, contro il 32% dell’Inghilterra.

Berlusconi in Veneto con Bossi Fischi e applausi. E una richiesta: «Soldi» proteste Dimmettiti!

Il premier: «Aiuto sostanzioso e immediato». Il Pd: serve più di una passerella. Contestazioni a Padova e Vicenza


Berlusconi, Bossi e Zaia a Monteforte d'Alpone (Sartori) MILANO - Qualche fischio accompagnato dalla richiesta di «soldi», urlata a gran voce. Ma anche applausi, strette di mano e l'esortazione a «resistere». E' iniziato da Monteforte d'Alpone, nel Veronese, uno dei paesi colpiti dall'alluvione, il sopralluogo congiunto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del ministro delle Riforme, Umberto Bossi. Con loro ci sono anche il capo della protezione civile, Guido Bertolaso, e il governatore del Piemonte, Roberto Cota, che ha portato la solidarietà del Nord Ovest, colpito alcuni anni fa da un evento analogo. Il premier ha replicato che l'aiuto dello Stato sarà «sostanzioso e immediato» e che gli stanziamenti saranno inseriti nella prossima finanziaria. E quanto alla proposta del governatore veneto Zaia di trattenere l'Irpef regionale, il premier ha detto che «ha fatto bene a farla, anche io avrei ragionato nel suo modo» tuttavia, ha aggiunto, «non ce ne sarà bisogno». Lo stesso Zaia, parlando all'uscita dalla prefettura di Vicenza, ha fatto notare che «alzare la voce è funzionale, i soldi pare che ci siano» ma ha anche ammonito che «la protesta dell'Irpef resta valida, qualora i fondi non arriveranno». E al termine della giornata di sopralluoghi ha chiosato: «Sono soddisfatto sia della quantità delle risorse sia della rapidità con cui verranno messe a disposizione». Il governatore non ha voluto esplicitare l'entità delle cifre in campo, ma ha spiegato che già mercoledì a Roma avrà un incontro operativo per ragionare sugli stanziamenti.

Berlusconi: «Aiuti subito»
TAFFERUGLI A PADOVA E VICENZA - La visita di Bossi e Berlusconi è stata accompagnata anche da alcuni tafferugli all'esterno della prefettura di Padova, tanto che per diversi minuti è stato in forse l'arrivo del premier, che nel frattempo concludeva la visita a Vicenza. Berlusconi ha però deciso di rispettare comunque l'agenda che si era prefissato ed è giunto nella città del Santo accolto da fischi e insulti da parte di un gruppo di circa 400 contestatori che si erano radunati per l'occasione. All'indirizzo del premier sono state urlate frasi ingiuriose («mafioso, dimettiti») ed è stato anche lanciato un fumogeno. Proprio per evitare di inasprire le tensioni, al termine dell'incontro il Cavaliere ha lasciato la prefettura da un ingresso laterale. Altre contestazioni si erano registrate in precedenza all'esterno della prefettura di Vicenza da parte del comitato No Dal Molin, anche se in quel caso senza scontri fisici tra manifestanti e forze dell'ordine.


LE PREVISIONI METEO - L'ondata di maltempo, intanto, si sposta verso il centro e il sud Italia, dove sono attese precipitazioni particolarmente forti, con rischi di violenti rovesci in particolare nel Lazio e in Campania. Al nord la situazione tende invece a migliorare e nonostante nella giornata siano state ancora registrate piogge, seppure in attenuazione. In Veneto e in Friuli le previsioni parlano di spiccata variabilità che potrebbe essere associata a fenomeni sparsi che non dovrebbero tuttavia destare preoccupazione. Ed è in questo scenario che sono arrivati Berlusconi e Bossi. Mercoledì e giovedì sarà invece il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ad incontrare i sindaci dei comuni devastati dalle esondazioni. E venerdì sarà la volta di Antonio Tajiani, vicepresidente della Commissione Ue, il quale ha già fatto sapere che Bruxelles è pronto a stanziare «risorse importanti, alcune decine di milioni di euro (il 2,5% del danno totale)». I danni sono ingenti - si parla di oltre un miliardo - e servono stanziamenti immediati. Anche il Corriere della Sera, il Corriere Veneto e La7 hanno attivato un canale di solidarietà per la raccolta di fondi da destinare alle popolazioni alluvionate.

MISSIONE CONGIUNTA - La missione congiunta del premier e del leader leghista è stata messa a punto nel corso del vertice di lunedì pomeriggio ad Arcore. Un vertice convocato per affrontare la situazione politica all'interno della maggioranza, dopo l'aut aut al Cavaliere lanciato da Gianfranco Fini dal palco di Bastia Umbra. Ma che ha individuato nell'emergenza in Veneto la priorità per lanciare un segnale politico forte che contrapponga il fare al parlare. E che ad accompagnare Berlusconi ci fosse proprio Bossi non è un caso, visti i malumori emersi nel territorio e la minaccia di obiezione fiscale come risposta a quella che nel Nord Est viene giudicata una vera e propria assenza delle istituzioni, soprattutto per la sproporzione di attenzioni - e le immediate promesse di opportuni stanziamenti - riservata invece al crollo dell'Armeria dei Gladiatori nel parco archeologico di Pompei.


Le contestazioni a Vicenza
«NON BASTA UNA PASSERELLA» - Zaia, come ricordato, aveva avanzato l'ipotesi di una trattenuta dell'Irpef a livello regionale, così da utilizzare i fondi per la ricostruzione e i risarcimenti ai privati e alle imprese. Le associazioni di categoria chiedono che venga valutato lo slittamento delle scadenze fiscali e fanno appello agli istituti di credito affinché concedano maggiore elasticità alle imprese che sono alle prese con il rimborso di prestiti. Anche le associazioni imprenditoriali sembrano favorevoli alla proposta di Zaia, che suona di fatto come un anticipo di federalismo. Forti critiche arrivano però dal Pd. Debora Serracchiani, europarlamentare e punto di riferimento del partito di Bersani nel Nord Est, fa notare che «il Veneto sommerso dall'acqua merita qualcosa di più delle chiacchiere e delle passerelle, a cui ci ha ormai abituato questo governo. Nonostante i ripetuti allarmi lanciati dalle imprese, una delle aree più produttive del Paese risulta letteralmente abbandonata dall'esecutivo, mentre la Lega alla guida della Regione Veneto balbetta, incapace di dare risposte concrete».



I DANNI ALL'AGRICOLTURA - Tra i danni più significativi ci sono quelli all'agricoltura. Molte le cantine allagate e ingenti danni si registrano nei vigneti. Ma a rischio sono anche gli oliveti, i frutteti e i campi seminati a frumento, devastati da acqua e fango. Le zone vicino Padova, Vicenza e Verona le più colpite con case rurali, strade, cantine, stalle, serre, magazzini, capannoni distrutti, i campi allagati e gli allevamenti sott'acqua con migliaia di animali affogati. «Si tratta di una vera e propria carneficina che - sottolinea la Coldiretti - ha colpito principalmente il triangolo di terra compreso nelle province di Padova, Vicenza e Verona dove forte è la concentrazione di allevamenti, che si trovano ora in ginocchio». E se la Confederazione italiana agricoltori, Cia, parla di danni per almeno 250 milioni di euro, la Confagricoltura stima un miliardo di euro solo per il Veneto.

«LinkedIn» va sul territorio Sindacato individuale

Così nascono i circoli e le nuove forme di tutela basate sul conto dei clic

Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn (Archivio Corsera)
Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn (Archivio Corsera)
L'individuo frequenta la rete, accumula amicizie e poi gli viene voglia di riportare tutto sul territorio. Semmai qualcuno dovesse pensare che i social network hanno ammazzato l'associazionismo, almeno in un caso, si deve ricredere. E prestare un po' di attenzione alla straordinaria storia di LinkedIn, il sito di social business lanciato nel maggio del 2003 a Mountain View in California. Ora ha raggiunto settanta milioni di utenti in 200 Paesi, 11 milioni in Europa e ben un milione in Italia (di cui il 36% di sesso femminile, un record europeo). I professional italiani lo amano, pubblicano scrupolosamente il loro curriculum, aggiornano la scheda e chiedono continuamente amicizia agli altri per aumentare il loro capitale di relazioni sociali e migliorare la posizione nel mercato del lavoro. Ma sviluppano anche forum professionali che interessano le singole tribù: i dirigenti d'azienda, i designer, i pierre, gli informatici, i consulenti. A dimostrazione, però, che questa dovizia di relazioni comunque non basta, LinkedIn ha sprigionato in Italia un'ulteriore carica di socialità: sono già nati otto club in altrettante regioni italiane (Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli, Toscana, Emilia, Marche, Sardegna) e ne sono in gestazione almeno un'altra quindicina. Già dal nome (MilanIn, TurinIn, LiguriaIn, ToscanaIn, eccetera) i circoli conservano gelosamente il cordone ombelicale che li lega al sito-padre e non c'è nuova iniziativa che deroghi. E ci si iscrive solo dopo essersi fatti le ossa su LinkedIn. Ma qual è la molla che spinge a tanto attivismo? In tempo di Grande Crisi e di ristrutturazione continua delle aziende non può che essere la percezione della propria debolezza sul mercato. Costruendosi un piccolo network l'individuo si sente meno solo, meno in balia delle decisioni prese dalle grandi organizzazioni. Per estensione potremmo dire che è un moderno modo per «farsi sindacato di se stessi», privilegiando il rafforzamento delle proprie chance individuali e non i riti della rappresentanza collettiva. Che questo sia l'approccio psicologico lo dimostra un piccolo episodio: LiguriaIn organizza un seminario chiamato «Kill the boss» dove si apprende non certo a uccidere il Capo, ma come raccontano i soci, «a rapportarti con chi può fare del male alla tua carriera».


Il codice etico
I rappresentanti dei club guidati dal coordinatore federale Stefano Tazzi si sono riuniti lo scorso week-end a Genova per la seconda assemblea nazionale e per elaborare addirittura un codice etico. «Abbiamo pensato che fosse necessario - racconta Alessandro Apollaro che ne ha curato la stesura - perché vogliamo che i rapporti di business che si intrecciano nei club siano pienamente trasparenti e orientati alla responsabilità sociale». Apollaro fa l'arredatore e presiede il LiguriaIn, a Milano il presidente è un dirigente della Confcommercio (Pier Carlo Pozzati), a Firenze una manager privata (Laura Di Benedetto) e a Modena Anna Piacentini, la titolare di una società di comunicazione e organizzazione eventi. Ogni club in qualche modo si rapporta strettamente alla cultura del territorio, a volte per analogia altre per differenza: a Brescia zona a grande tradizione manifatturiera il club dei linkediniani punta sul terziario avanzato e la modernizzazione, i cagliaritani invece curano molto i rapporti tra l'isola e il resto del Paese. Il club milanese è il più grande, ha più di 5 mila iscritti e tutti i lunedì organizza una riunione in un caffè della zona Loreto, il Pacino. Uno dei soci a turno racconta il suo caso professionale e le alternative che ha davanti, gli altri discutono e vagliano le soluzioni in campo. Il format si chiama «Presenta te stesso» e dopo Milano anche TurinIn lo ha adottato. Capita che frequentando i club si facciano affari. Si stipula qualche contratto di consulenza, si trova un socio, si assume la persona giusta.


L'individuo-rete
Il fenomeno dei club italiani nati da LinkedIn è così interessante che una sociologa dell'università di Brescia, Ivana Pais, lo sta studiando da due anni. E del resto c'è ormai tutto un filone della sociologia economica che analizza come gli individui usino le reti per conseguire specifici obiettivi. «Il singolo si trasforma in un medium e così incrementa il proprio capitale sociale. Facilita il proprio flusso di informazioni, certifica le sue credenziali e rafforza comunque la sua identità. Coltiva, infine, l'idea di poter influenzare per questa via i decisori. Mettendo insieme tanti legami deboli costruisce una piccola forza» dice Pais. Gli iscritti ai club hanno per lo più tra i 35 e i 44 anni, per tre quarti sono laureati e si dividono tra lavoro dipendente (dirigente, quadri o impiegati) e lavoratori autonomi (imprenditori e partite Iva). La percentuale di chi si iscrive a LinkedIn per cercare direttamente lavoro è minima ma il 41% ha già cambiato posto almeno una volta nella vita. E in fondo frequenta social network e associazioni perché si vuole tenere aperte tutte le strade e sa che in quella tipologia di professioni si può essere (o dover essere) nomadi più che altrove.
Per questo all'incirca un quarto di loro controlla LinkedIn tutti i giorni e altrettanti lo fanno per 2/3 volte la settimana. I più pigri (14%) lo consultano comunque almeno una volta al mese. Si comportano come gestissero un'agenda elettronica interattiva, registrano le nuove amicizie, si danno strategie per allacciarne in una direzione più favorevole al proprio business o solo per conoscere e dialogare con altre esperienze aziendali. Navigare dentro LinkedIn assomiglia a un gioco di società allargato a un'infinità di persone, non sviluppa l'aggressività del Risiko e anzi fa premio la capacità di tessere alleanze. La Pais racconta un caso di simulazione molto interessante. Un tecnico che lavora in una fabbrica di occhiali perde il posto di lavoro. Su LinkedIn si mette alla ricerca dei suoi ex compagni dell'istituto professionale per ottici e vede dove sono finiti, in quali aziende e che posizioni di lavoro occupano. Queste informazioni gli servono in primo luogo per avere termini di paragone tra la sua storia professionale e le altre, capire quanti hanno avuto successo e quanti invece sono rimasti al palo. Poi seleziona quelli con cui era in migliori rapporti e si muove per ristabilire relazioni con loro. Cerca poi di incrociare questa mappa di contatti con le informazioni che ha sulle aziende che producono lenti nella zona dove abita. Alla fine riesce a trovare la persona giusta che occupa la postazione strategica e che può aiutarlo a collocare con chance di successo un curriculum, ad ottenere un colloquio per essere assunto e così via. Sarà un caso che pare costruito a tavolino ma vale la pena di dire che questa simulazione è pienamente riuscita e il tecnico attraverso l'utilizzo creativo di LinkedIn ha trovato un nuovo posto e un nuovo stipendio.


Il 15% in più
L'orario dei nostri internauti del mercato del lavoro è molto flessibile e la disponibilità ad allungarlo è congenita: due terzi lavorano fino a 60 ore e il 15% anche di più. La frequentazione del social network è finalizzata a mantenere i contatti con i colleghi, trovare lavoro, confrontarsi. E anche trovarsi in associazione obbedisce agli stessi obiettivi. Si fa networking che è il modo più trendy per riproporre uno stile di vita che Nanni Moretti in una delle gag più riuscite di Ecce Bombo sintetizzava con il famoso «faccio cose, vedo gente».
I LinkedIn boys sono dei centauri, ad animarli è quasi sempre uno spirito di mobilitazione individuale e anche nell'approccio con la professione prevale una visione monistica, ma per cercare di governare la loro presenza sul mercato (del lavoro) sanno che altra strada non c'è che tener d'occhio il capitale sociale. Conoscere, aver informazioni sulle mosse delle grandi organizzazioni, essere al corrente delle mode manageriali del momento, sono tutte necessità che giudicano imprescindibili. A volte, infatti, partecipano ai dibattiti organizzati dai club anche solo per avere un'infarinatura sul tema in discussione. Ne ricavano un piccolo manuale di conversazione, una mini-rassegna dei libri da leggere e dei siti da consultare. Una sorta di Bignami per sopravvivere nella società dell'informazione e ottimizzare il tempo di apprendimento. Però se a chiamarli a uscire dalla rete e a frequentare il territorio è il confronto con la politica rifuggono. Il club MilanIn per le regionali 2010 ha organizzato un confronto con i candidati dei due principali schieramenti ma la serata non ha avuto il successo che gli organizzatori si aspettavano.

L'arcivescovo mette all'asta libri e icone per aiutare chi ha perso il lavoro

Il cardinale Tettamanzi cede per il Fondo Famiglia-Lavoro i regali ricevuti in questi anni. Catalogo online

Una delle icone messe all'asta (dal sito www.chiesadimilano.it)
Una delle icone messe all'asta (dal sito www.chiesadimilano.it)
MILANO - Icone e libri antichi in dono per chi ha perso il lavoro: l'originale iniziativa è «firmata» dall'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, che ha deciso di mettere all'asta (con tanto di catalogo consultabile sul web) una sessantina di oggetti di pregio che ha ricevuto in regalo nel corso degli anni. Un gesto che ha anche un valore simbolico: la Chiesa di Milano si spoglia dei suoi preziosi per rimpinguare la «cassa» destinata ai poveri. «La vera solidarietà non è una concessione a chi è nel bisogno bensì la realizzazione più piena e umanizzante della giustizia», scrive l'arcivescovo nell'introduzione al catalogo. Tettamanzi vuole anche dare il buon esempio: invita infatti le aziende a devolvere allo stesso scopo il valore dei «pacchi dono» che usualmente vengono inviati a dipendenti e collaboratori per le feste natalizie. I fondi andranno al Fondo Famiglia-Lavoro, attivato dalla Diocesi circa due anni fa proprio a favore di chi ha perso l'occupazione.