| Sta facendo il giro del Web il film muto di Charlie Chaplin "Il circo", datato 1928, che mostra una distinta signora che passeggiando parla con in mano quello che per alcuni sembra essere un telefono cellulare. Tenendo presente che il cellulare è stato inventato soltanto nel 1983, e addirittura il walkie-talkie non è entrato in commercio prima del 1951qualcuno parla giù di viaggio nel futuro. |
1 nov 2010
Un cellulare ai tempi di Chaplin giallo su Internet
31 ott 2010
Dall'Italia a Shanghai senza guidatore Il team italiano vince la sfida
I quattro camioncini, alimentati ad energia solare, hanno percorso 15mila km con un sistema di visione artificiale
| Uno dei camioncini alimentati a energia solare |
VISIONE ARTIFICIALE - Tutto era nelle "mani" di GOLD (Generic Obstacle and Lane Detector), il sistema computerizzato di visione artificiale messo a punto da VisLab. Un viaggio sulle orme di Marco Polo, attraverso l'Europa Orientale, la Russia, il Kazakhstan e il deserto dei Gobi, con l'intento di sottoporre i veicoli a quante più sollecitazioni esterne possibili dal punto di vista del clima, del traffico, del manto stradale. Missione compiuta, dunque, anche se qualche intoppo c'è stato. Alle frontiere, ad esempio, dove l'aspetto "misterioso" dei veicoli ha creato non pochi problemi, facendo accumulare ritardi smaltiti con qualche ora di guida manuale. Oppure sulla tangenziale di Mosca, dove il traffico si dispone su tre corsie, nonostante la carreggiata sia composta solo da due. Anche in quel caso è dovuta subentrare la guida umana. Il computer guidava secondo le regole, i moscoviti no. E si rischiavano incidenti. Sempre a Mosca, i van arancioni sono sconfinati in un area pedonale, rischiando di diventare i primi veicoli senza guidatore a ricevere una multa. Il momento più difficile è stato quando uno dei veicoli ha perso il controllo, andando a sbattere contro un ostacolo ai lati della strada. Salvo poi scoprire che la "colpa" era stata di un giornalista, che salito a bordo, aveva inavvertitamente disattivato il pilota automatico.
IMPATTO ZERO - Accolti come delle star all'arrivo a Shanghai, gli ingegneri italiani ha ricevuto manifestazioni di affetto e di curiosità durante tutto il percorso. Ora torneranno in Italia, con un enorme mole di dati da analizzare, che serviranno per rendere il trasporto automatico e a impatto zero una realtà quotidiana nelle città. Forse, a fronte del grande interesse suscitato a livello mondiale per la loro impresa, è proprio dall'Italia che l'impresa di VisLab, il cui sito internet è riuscito a movimentare lo 0,04‰ del traffico globale di internet nel momento di lancio dell’iniziativa, ha ricevuto meno attenzione, anche dal punto di vista mediatico. Del resto è un fatto che la maggior parte dei finanziamenti con cui il gruppo parmense porta avanti le proprie ricerche arrivano dall'estero. Le partnership con aziende italiane impegnate nel settore dell'automotive non mancano, ma il contributo più consistente arriva da imprese straniere. Mentre le istituzioni italiane non hanno investito un euro in VisLab. E anche se il team di Broggi rimarrà nel nostro Paese, il rischio è che il frutto del loro lavoro finisca in mani straniere. «Nessuno si accorge che quando i finanziamenti arrivano dall'estero, i risultati se ne vanno all'estero. I nostri brevetti e i nostri risultati vengono utilizzati da industrie straniere che chiaramente non aiutano certo a migliorare la competitività italiana» è l'amara conclusione del professor Broggi. Far sì che questo non accada sembra essere più complicato di un viaggio di 15mila chilometri senza conducente.
17 ott 2010
Gli smartphone ci rendono più stupidi?
Un mattino di pochi giorni fa Fabrizio Capecelatro ha preso posto a lezione, cercando di concentrarsi. Ma con la coda dell'occhio non riusciva a fare a meno di osservare un nuovo compagno. Fabrizio, vent'anni, ha appena iniziato Scienze Politiche alla Statale di Milano e sta ancora incontrando molti personaggi mai visti prima. Questo in particolare aveva estratto un iPad da una busta, lo aveva sistemato su un treppiede e, facendo scivolare fuori una tastiera, aveva iniziato a scrivere mentre il professore parlava. Usava l'eBook come quaderno di scuola. Tutto qua? «No. Nel frattempo cercava anche delle foto su Facebook».
Fabrizio è un tipo più tranquillo, dice. Anche lui prende appunti direttamente su un computer
portatile, ma niente navigazione simultanea sui social network. «Mai, in linea di massima». Questa disciplina dura soprattutto durante la prima ora (Storia contemporanea) mentre nella seconda, Diritto pubblico, «il professore a volte fa delle digressioni inutili». In quei momenti Fabrizio dà un'occhiata alla sua pagina di Facebook («solo per vedere se ci sono inviti»). Dunque niente email? «Be', quella la devo tenere aperta: lavoro, controllo se ci sono messaggi dall'ufficio». Peraltro il cellulare in aula va silenziato, dunque se Fabrizio si limita a scambiare sms è «solo per fissare appuntamenti a pranzo». Per il resto nient'altro: a lezione rimbalza fra non più di tre flussi di comunicazione diversi, mentre segue diritto pubblico e prende appunti.
Gli esperti la chiamano multifunzionalità e nessuno sa bene che effetto faccia al nostro cervello. Un'amica di Fabrizio, Francesca Tosarini, anche lei di vent'anni, studia psicologia al San Raffaele e inizia ad avere dei dubbi. Vede compagni che aggiungono al loro menu di attività simultanee anche YouTube, blog, videogiochi e servizi di chat o instant messaging come Skype o altri. Studiare su un libro, per chi è abituato così, può diventare delicato. «Io personalmente mi trovo bene - dice Francesca -. Ma per molti avere tante possibilità distrae dal perseguirne bene una sola: chi si abitua ad avere un'attenzione ampia, poi fatica ad averne una selettiva».
Secondo uno studio di Microsoft, nove ragazzi europei su dieci, fra i 16 e i 24 anni, tendono a guardare la tivù e navigare su Internet allo stesso tempo. Fra i più maturi succede molto meno, ma Fabrizio e Francesca hanno un messaggio anche per chi ha superato da un pezzo l'età degli studi. Siamo tutti convinti di poter gestire i mille spifferi di comunicazione che puntano su di noi, anzi spesso ne siamo divertiti e vi troviamo un sollievo dalla routine. Tutti però sospettiamo che quello stesso bombardamento inizi a sfibrare la mente di chi vive intorno a noi. Il romanziere Jonathan Franzen, almeno lui, non si è sopravvalutato: per scrivere «Freedom», il suo ultimo romanzo, ha riempito di colla l'accesso del cavo Internet del suo laptop.
Che sia per motivi sociali, affettivi o di lavoro, molti di noi invece non possono permettersi scelte così radicali, benché recenti ricerche indichino che la multifunzionalità cambia il modo in cui pensiamo. Le tecnologie evolvono probabilmente più in fretta di quanto i nostri cervelli riescano ad adattarsi. Mica saremo attratti da fasci di informazione che superano le nostre risorse mentali? Uno dei primi atti d'accusa è arrivato nel 2008 con un saggio di Nicholas Carr in The Atlantic (dal titolo «Google ci rende stupidi?»). Di recente però anche alcune ricerche sperimentali confermano i sospetti. A Stanford per esempio c'è un laboratorio dedicato alla comunicazione «fra gli umani e i media interattivi», che ha condotto un test su cento studenti divisi in due gruppi: i multifunzionali e i non-multifunzionali.
Nel primo esperimento, ai due gruppi sono stati mostrati per due istanti consecutivi due rettangoli rossi circondati da due, quattro o sei rettangoli blu. A tutti è stato chiesto di ignorare le figure blu e indicare se le figure rosse avessero cambiato posizione. I non-multifunzionali hanno risposto correttamente, i multifunzionali sono naufragati. Non riuscivano a disinteressarsi di ciò che sapevano essere irrilevante. Il problema è che in test successivi si sono dimostrati meno bravi anche in attività alle quali in teoria uno smartphone dovrebbe addestrare: ricordare sequenze di lettere, o far passare l'attenzione da una cosa all'altra. Quando ai multifunzionali sono stati mostrate insieme cifre e lettere, non sono riusciti a ricordare se avessero visto vocali o consonanti, numeri pari o dispari (i non-multifunzionali invece sì). I neurologi francesi Sylvain Charron e Etienne Koechlin hanno rilevato con la risonanza magnetica che chi svolge due attività simultanee le distribuisce nei due lobi della corteccia frontale. Ma dalla terza in poi la performance crolla, perché lo spazio cerebrale sembra esaurito. E uno studio dell'Università della California, a San Francisco, mostra come l'uso eccessivo degli smartphone privi la mente delle micro-fasi di riposo necessarie alla memoria e alla creatività.
«Chi fa molto multitasking tende a distrarsi, la sola cosa che sa fare meglio è guidare mentre parla al telefono» nota Eyal Ophir, il ricercatore che nel 2009 ha guidato i test di Stanford (ora lavora a RockMelt, una start up che sviluppa un browser). Pietro Scott Jovane di Microsoft Italia, non concorda: «Se davvero fosse così, i risultati scolastici dei giovani d'oggi dovrebbero essere peggiori che nelle generazioni precedenti. E non mi risulta»
"Taglia la corda", record da un milione di download
Una nuova cifra record va ad aggiungersi alle molte che danno il polso del modello vincente inventato da Apple con l'AppStore, il negozio digitale di applicazioni per iPhone e iPad. Un milione di download in appena dieci giorni è stato fatto segnare dal gioco «Cut the Rope», in cima alle app acquistate per i dispositivi mobili di Cupertino. Disponibile in due versioni, una gratuita e una a pagamento a 0,99 dollari (0,79 euro), «Taglia la corda» ha spodestato il precedente numero uno in classifica, «Angry Birds», un altro videogame di genere casual prodotto dalla Chilingo. Sicuramente per una frazione minima del milione di dollari che ha incassato in poco più di una settimana.
«Cut The Rope» è un gioco molto semplice, ma geniale nella sua meccanica in stile puzzle: con un movimento del dito, bisogna tagliare le corde che sostengono una caramella da far recapitare in bocca a un animaletto simil-rana. Livello dopo livello, con la difficoltà che aumenta, risulta difficile non cliccare la schermo per proseguire nello schema successivo.
Kristina, la sexy pirata che rubava milioni in Rete
LA STORIA ARRESTATA DALL'FBI. RICERCATA UNA COMPLICE. OTTANTA NELLA BANDA
Studentessa a New York, apriva conti e dirottava soldi La copertura Arrivate negli Usa per studiare, alcune lo facevano davvero, per altre era solo una copertura
WASHINGTON - Alcune delle «cavalline» erano scialbe. Altre sexy. Comunque furbe. E abbastanza sveglie da aiutare una banda di pirati informatici capaci di sottrarre a ignari americani tre milioni di dollari. Diverse «cavalline» sono state arrestate dall'Fbi. Come Kristina Svechinskaya, 21 anni, finita poi sui giornali non solo per le sue imprese criminali ma anche per l'aspetto. La foto di Kristina Izvekova, 22 anni, è invece comparsa nel poster «Wanted» dei federali. La cercano insieme ad un bel gruppo di complici, tutti membri della stessa gang. Quasi 80 persone sparse tra Stati Uniti e Ucraina, Russia, Moldavia, Bielorussia e Kazakhstan.
I «cervelli», inviando email innocenti, hanno infilato virus nei computer di dozzine di persone. «Bachi» in grado di carpire informazioni cruciali. Tenendo d'occhio l'attività delle vittime, gli hacker si sono impossessati di Pin, codici d'accesso alle banche online e tutto quello che poteva servire per la stangata. Poi, una volta ottenuti i dati, i banditi hanno iniziato a dirottare somme di denaro su una rete di conti. Ad aprirli le «cavalline».
Le due Kristina, così come Katalina, Yulia, Marina, Almira, sono arrivate negli Stati Uniti «per studiare». Alcune lo facevano davvero. Per altre si trattava di una semplice copertura. I capi della banda le hanno agganciate perché le conoscevano da prima oppure attraverso ricerche su Facebook e annunci sui giornali.
I ragazzi terribili sono passati rapidamente all'azione. Invece che perdere tempo sui libri, si sono dedicati all'apertura di piccoli conti negli Stati Uniti, dove far confluire il denaro. Per non destare sospetti, hanno mostrato documenti falsi, quasi sempre passaporti greci. A questo punto è scattata la seconda terza fase. Le «studentesse» hanno spostato il denaro dai conti americani a quelli disseminati in Europa.
Stroncare la gang non è stato facile. L'Fbi, in collaborazione con il Dipartimento di polizia di New York, ha indagato per ben 18 mesi cercando di ricomporre i vari segmenti del network. E solo pochi giorni fa ha potuto lanciare la retata che ha portato in prigione 39 elementi, in gran parte «cavalline» e «cavalli» presenti sul territorio americano. La Svechinskaya è diventata una dei trofei mentre l'altra Kristina si è tramutata nel simbolo dei latitanti. Per l'Fbi avrebbe lasciato l'America nel mese di settembre.
La storia non si è però chiusa con il clic delle manette. Come per un'altra russa celebre, la spia Anna Chapman, il caso ha avuto una coda per le foto delle protagoniste. I tabloid si sono lanciati sulle immagini - alcune lasciate su Facebook - dalle protagoniste. E Kristina Svechinskaya è stata ribattezzata la «hacker più sexy del mondo». Giocando su aspetto ed età dei protagonisti, i legali hanno cercato di sminuirne il ruolo: «Sono solo degli ingenui coinvolti in un gioco più grande di loro». Sarà. Ma le immagini con volti sorridenti e pose ammiccanti sui social network sono state sostituite dalle quelle segnaletiche dell'Fbi.
6 giu 2010
Battuta la Torre di Pisa: è più storto il Capital Gate
Battuta la Torre di Pisa: il Capital Gate
di Abu Dhabi è il più storto del mondo
Il verdetto dei giudici del Guinness World Record è arrivato dopo sei mesi di attesa ed è inesorabile

Il Capital Gate Building di Abu Dhabi
MILANO - La torre più pendente al mondo? E' ad Abu Dhabi. Da oggi il Capital Gate Building, grattacielo che dallo scorso gennaio svetta nell'emirato arabo, strappa ufficialmente il primato alla Torre di Pisa. Il verdetto dei giudici del Guinness World Record è arrivato dopo sei mesi di attesa ed è inesorabile: il Capital Gate Building è in assoluto la costruzione umana più «storta» della Terra. Secondo quanto rilevato dai commissari, il grattacielo pende quasi cinque volte di più rispetto al campanile di Piazza dei Miracoli. A differenza della Torre di Pisa, il Capital Gate Building è stato costruito volutamente inclinato ed è di proprietà dell' Abu Dhabi National Exhibition Company, che dal suo sito ufficiale annuncia orgogliosamente il primato.

La torre di Pisa in piazza dei Miracoli
Secondo il presidente dell' Adnec, il sultano Bin Tahnonn Al Nahyan, il Capital Gate trasmette tutta la capacità degli Emirati di guardare al futuro. Alto 160 metri, si sviluppa su 35 piani ed ha una pendenza verso ovest di circa 18 gradi. Fino al dodicesimo piano la torre si innalza in verticale, per poi piegarsi, con uno sfalsamento progressivo. L'equilibrio del grattacielo è assicurato da uno scheletro interno costituito da 15 mila metri cubi di cemento rinforzato con oltre diecimila tonnellate di acciaio e inclinato in direzione opposta rispetto alla costruzione, a cui in questo modo è garantita la stabilità.
Uno speciale rivestimento esterno a nido d'ape, chiamato diagrid, è in grado di assorbire e canalizzare le sollecitazioni provenienti dagli agenti atmosferici e dai movimenti sismici, nonché di sopportare i carichi gravitazionali. Il palazzo è rivestito con vetro a basse emissioni, che consente di mantenere gli interni freschi e di eliminare il riverbero del sole, salvaguardando la trasparenza. L'onda di acciaio che sembra abbattersi sull'edificio dal diciannovesimo piano in giù, oltre ad essere un elemento di design, riduce del 30% il calore dei raggi solari che raggiungono il complesso, costruito secondo i criteri dell'efficienza energetica. L'interno del Capital Gate Building verrà completato entro la fine di quest'anno, quando ospiterà un albergo a cinque stelle.
di Abu Dhabi è il più storto del mondo
| Il Capital Gate Building di Abu Dhabi |
| La torre di Pisa in piazza dei Miracoli |
2 giu 2010
Jobs difende la Foxconn "Non è fabbrica di schiavi"
Il caso Foxconn. Jobs ha difeso le condizioni di lavoro nella Foxconn. "Non è un negozio di dolciumi - ha spiegato - è una fabbrica ma, perdiana, ha ristoranti, cinema, ospedali e piscine. Per essere una fabbrica è molto carina". La Foxconn è un'enorme azienda che produce componenti elettronici e rifornisce giganti come Apple, Dell e Nokia. Dall'inizio dell'anno almeno 10 operai si sono tolti la vita. L'azienda ha chiesto un impegno scritto a non suicidarsi ai suoi dipendenti e poi ha concesso un aumento di stipendio del 30 per cento, sempre per fermare i suicidi. Nella fabbrica gli operai si lamentano delle condizioni di lavoro: "Siamo costretti a lavorare per 12 ore al giorno, sei giorni a settimana, assemblando prodotti che non potremo mai comprare", dicono gli operai. La Apple ha inviato sul luogo alcuni suoi rappresentanti per cercare di capire i motivi di questa ondata di suicidi. Per Jobs il problema potrebbe dipendere dal fatto che dei giovani, che lasciano le loro comunitá agricole per recarsi in cittá a lavorare alla Foxconn, potrebbero essere sopraffatti dal nuovo ambiente in cui si ritrovano a vivere, lontani dai parenti e dagli amici. "Ci sono problemi reali in questi posti - ha detto Jobs - e intendiamo capire, prima di dare soluzioni".
La vicenda si svolge mentre agitazioni per aumenti salariali sono in corso in tutto il sud industrializzato della Cina. Ieri l'impresa automobilistica giapponese Honda, in uno dei cui stabilimenti gli operai sono in sciopero dalla scorsa settimana, ha offerto un aumento dei salari del 24 per cento. Gli operai della Foxconn guadagnano oggi 900 yuan (circa 108 euro). Secondo Geoffrey Crothall, uno dei curatori del China Labour Bulletin di Hong Kong, "a Shenzhen (dove si trova la fabbrica della Foxconn) un salario minimo di duemila yuan è assolutamente necessario".
"Apple crede nelle notizie online". Capitolo media. Steve Jobs è convinto che la gente arriverá pagare per avere le notizie online. "Non voglio che ci trasformiamo in una nazione di blogger", ha detto. "Una delle mie convinzioni più profonde è che la democrazia dipenda da una stampa libera e forte". Aggiungendo che la Apple è "assolutamente" per aiutare quelle organizzazioni che stanno cercando nuovi modi di diffondere le notizie, pagandole, in modo che possano mantenere intatta la loro organizzazione. La 'vision' di Apple prevede che sull'iPad ci siano applicazioni come le piattaforme Digital Age in cui giornali e settimanali possano costruire nuovi modelli di business. "Sappiamo - ha osservato Jobs riferendosi ai media tradizionali - cosa sta accadendo in questi settori e sappiamo che molti di loro sono in grossi guai". "Questa - ha aggiunto riferendosi all'iPad - è un'opportunitá potenziale per fornire più valore di una semplice pagina web e ritengo che si possa cominciare a chiedere dei piccoli ricarichi su tutto ció. Penso che la gente voglia pagare per avere contenuti.
Credo nei media e nei contenuti delle notizie".
5 mag 2010
Swype, il nuovo sistema di scrittura veloce

I creatori del T9 hanno sviluppato un nuovo modo di scrivere messaggi. Si chiama Swype il sistema che velocizza la scrittura usando una logica vettoriale. L'evoluzione del T9 è già nel Guiness dei Primati per l'sms più veloce, scritto utilizzando il nuovo Samsung Omnia, che uscirà con il nuovo sistema incorporato. Il sistema è già presente su alcuni modelli Motorola ed è compatibile con tutti i touchscreen Android. Secondo i creatori, entro fine 2010, sarà presente su 10
26 apr 2010
Youtube compie cinque anni

Youtube compie cinque anni: il 23 aprile del 2005 veniva postato il primo video, "Me at the zoo", che mostra uno dei fondatori del sito mentre visita lo Zoo di San Diego. Un filmato breve, 19 secondi, che ha innescato una rivoluzione: in poco più di un anno più di 65.000 video venivano caricati online ogni giorno. Youtube oggi è il terzo sito più visitato al mondo, dopo Google e Facebook: a gennaio i video visti erano più di 13 miliardi. La registrazione del dominio "YouTube.com" risale al 14 febbraio del 2005, idea di tre ragazzi statunitensi, Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim, per condividere in modo semplice i video attraverso Internet. Nell'ottobre del 2006 il sito è stato acquistato da Google per 1,65 miliardi di dollari.
Nonostante sia piattaforma video più famosa e utilizzata al mondo, YouTube - il terzo sito più visitato al mondo dopo Google e Facebook - rappresenta ancora un progetto da sostenere finanziariamente i cui ricavi non sono in grado di pareggiare i costi. Me at the zoo è stato il primo video caricato e mostra uno dei fondatori del sito mentre visita lo Zoo di San Diego.
25 apr 2010
Ratzinger: "Bene Internet ma rischi se manca la centralità della persona"

Papa Benedetto XVI è intervenuto nel convegno "Testimoni digitali"
La «barca della Chiesa» è pronta a «prendere il largo nel mare digitale», nuovo confine del mondo conosciuto, ma senza alcuna «fiducia acritica» nei nuovi media, e stando ben attenta a contrastare i rischi che può comportare un mezzo «senza volto», in cui la dignità della persona può essere facilmente dimenticata e calpestata. Benedetto XVI, 83 anni da poco compiuti, non ha mai nascosto di preferire al computer carta e penna, ma ha sempre prestato attenzione alle nuove frontiere dell’evangelizzazione, accogliendo con entusiasmo anche l’ultima iniziativa sul tema promossa dai vescovi italiani.
Il Pontefice ha chiuso questa mattina in Vaticano un convegno di tre giorni intitolato "Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale", che ha visto l’intervento dei massimi vertici della Cei e delle competenti autorità vaticane. Organizzato da tempo, l’appuntamento è caduto nel mezzo degli scandali di pedofilia nella Chiesa e di una attenzione mediatica senza precedenti, alla quale l’informazione digitale ha impresso una velocità e un’ampiezza eccezionali. Caratteristiche che la Chiesa intende, da parte sua, sfruttare - ha spiegato il presidente della Cei, card.Angelo Bagnasco - soprattutto per raggiungere «le tante persone che oggi vivono nei deserti del mondo», reali o solo immaginari, e «mostrare agli uomini del nostro tempo, e all’umanità smarrita di oggi - ha aggiunto citando parole del Papa - che Dio è vicino, e che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda».
Un progetto che non può non coinvolgere una Chiesa messa a dura prova - ha ricordato ancora Bagnasco - dalla «oscurità di Dio» e dallo «svuotamento delle anime». Ma come? «La rete - ha spiegato papa Ratzinger - manifesta una vocazione aperta, tendenzialmente egualitaria e pluralista, ma nel contempo segna un nuovo fossato». Il ’digital dividè, il problema cioè dell’accesso ai nuovi media, «separa gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno. Aumentano pure - ha aggiunto - i pericoli di omologazione e di controllo, di relativismo intellettuale e morale, già ben riconoscibili nella flessione dello spirito critico, nella verità ridotta al gioco delle opinioni, nelle molteplici forme di degrado e di umiliazione dell’intimità della persona». Ci sono «dinamiche collettive - avverte il pontefice - che possono farci smarrire la percezione della profondità delle persone e appiattirci sulla loro superficie; quando ciò accade, esse restano corpi senz’anima, oggetti di scambio e di consumo». Miliardi di adolescenti e adulti persi tra siti e social network, di cui la Chiesa è invitata a «riconoscere i volti» e il linguaggio, ma senza riporre «acriticamente» la sua «fiducia» in un mero «strumento della tecnica».
«Senza timori» dunque - ha concluso il Papa - «vogliamo prendere il largo nel mare digitale» ma per abitarlo con «cuore credente», tentando di «dare un’anima» al flusso incessante della rete. Per questo Benedetto XVI raccomanda ai «professionisti della comunicazione» non tanto studi di semiotica e informatica, ma «una solida preparazione teologica e soprattutto una profonda e gioiosa passione per Dio».
24 apr 2010
Trimestre con utili record per Apple
| Apple, ancora fatturato record | |
| Vendite iPhone più che raddoppiate rispetto allo scorso anno | |
Apple ha annunciato oggi i risultati del secondo trimestre fiscale 2010, conclusosi il 27 marzo 2010. L’Azienda ha realizzato un fatturato di 13,50 miliardi di dollari e un utile netto trimestrale di 3,07 miliardi di dollari, pari a 3,33 dollari per azione diluita. Lo stesso trimestre dello scorso anno, Apple aveva registrato un fatturato di 9,08 miliardi di dollari e un utile netto trimestrale di 1,62 miliardi di dollari, pari a 1,79 dollari per azione diluita. Il margine lordo è stato del 41,7%, in crescita rispetto al 39,9% registrato nello stesso trimestre di un anno fa. Le vendite internazionali hanno rappresentato il 58% del fatturato trimestrale. Apple ha venduto 2,94 milioni di computer Macintosh durante il trimestre, dato che rappresenta una crescita in unità del 33% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. L’Azienda ha inoltre venduto 8,75 milioni di iPhone durante il trimestre, dato che rappresenta una crescita in unità del 131% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. Apple ha venduto 10,89 milioni di iPod in questo trimestre, dato che rappresenta una diminuzione in unità del 1% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa. “Siamo entusiasti di annunciare il nostro migliore trimestre non festivo di sempre, con un utile cresciuto del 49% e profitti cresciuti del 90%,” ha dichiarato Steve Jobs, CEO di Apple. “Abbiamo lanciato il nostro rivoluzionario iPad e gli utenti lo amano, e abbiamo numerosi altri straordinari prodotti in programma per quest’anno” “Guardando avanti al terzo trimestre fiscale del 2010, ci aspettiamo un fatturato compreso tra i 13 miliardi e i 13,4 miliardi di dollari e ci aspettiamo un utile per azione diluita compreso tra 2,28 e 2,39 dollari circa", ha affermato Peter Oppenheimer, CFO di Apple. | |
23 apr 2010
Pd, la paura del voto anticipato
Siamo alla paralisi e, per un partito ridotto così, tre anni sono lunghi. E comunque sia questo spettacolo indecoroso dimostra che non sono abituati a discutere, passano dal silenzio alla rissa». Pierluigi Bersani è consapevole che la situazione ormai può precipitare da un momento all’altro, ma il leader del Pd ieri sera ha subito diffuso un ordine di scuderia preciso a tutti i più alti in grado: «Non dobbiamo farci prendere dall’ansia perché l’errore più grande che potremmo fare ora è abboccare all’amo che si vada subito alle urne. Ci farebbe precipitare in un clima da campagna elettorale, mentre dobbiamo sbrigarci a costruire un’alternativa, incalzando il governo con quattro o cinque proposte chiave». Il tutto nella certezza che ormai «le riforme non si faranno più» e che comunque bisogna parlare con chi nell’opposizione raccoglie la sfida per il governo per mettere a punto un canovaccio di programma condiviso.
Insomma, il tam tam è mettersi al lavoro e accelerare i tempi su un orizzonte di medio periodo, senza inseguire un voto anticipato, ma anche senza dare l’impressione di temerlo, pur sapendo che una delle lezioni tratte dalle regionali, ribadita in più occasioni, è che «ancora gli italiani non ci percepiscono come un’alternativa». Ma se il motto di Bersani è «calma e gesso», per il suo alleato scomodo, Antonio Di Pietro, il tempo stringe e per questo è bene trovare subito un leader che possa sfidare il centrodestra alle urne. Un tema che i due ieri hanno solo sfiorato, in un incontro a porte chiuse mirato più che altro a sciogliere i nodi per la composizione di diverse giunte regionali che si stanno formando in questi giorni. «Bisogna seminare oggi se si vuole raccogliere domani - sostiene però Di Pietro - e dobbiamo individuare già quest’anno il candidato leader».
Ma al di là della prudenza del segretario, la preoccupazione tra le file del Pd è subito risalita. E non è un caso che ieri sera Bersani abbia fatto sapere di aver apprezzato gli argomenti usati da Fini su «democrazia, immigrazione, giustizia, valori, unità del Paese». Come a ribadire che, con il presidente della Camera, sui contenuti si può dialogare, eccome. Senza mettersi a scrutare la palla di vetro per capire quel che avverrà, anche se non sono pochi i dirigenti democrats che si spingono nel formulare diverse profezie. Ancora una volta è l’ex Udc Marco Follini a dire in chiaro quello che molti pensano: «Non escludo affatto - spiega intervistato dall’Espresso - che Fini, suo malgrado, possa rimettere in discussione il dogma del bipolarismo. Anzi, scommetto sul rimescolamento di carte. Ma la cerimonia degli addii non sarà così semplice né rapida».
Il responsabile riforme del partito, Luciano Violante, scende in Transatlantico reduce dallo spettacolo in tv del duello rusticano tra i co-fondatori del Pdl e allarga le braccia: «Questo sistema così non regge». E il rombo sinistro del maremoto scoppiato all’ombra del Cupolone alla direzione del Pdl risuona anche in casa Pd, dove il timoniere dei cattolici di «Quarta fase», Beppe Fioroni, da giorni alle prese in una guerra di trincea per la formazione delle giunte, non si tiene più: «A destra scoppia lo tsunami ed è bene che da noi non lo interpretino come un venticello. Questa Camera si trasformerà in un Vietnam, ma non vorrei che in mezzo ai vietcong noi ci mettessimo a giocare la parte della forza di pace, perché siamo pure capaci di questo». Per finire con un affondo che, inseguendo scenari futuribili di nuove aggregazioni al centro, suona come una concreta minaccia: «Siccome nel Pd si segue la logica che se uno esce poi diventa alleato, allora dico che questa gestione plurale è una farsa e se non cambia chiederò al convegno di Area Democratica che la minoranza esca da tutti gli organismi dirigenti».
Poco più in là, Pierluigi Castagnetti, che da buon ex dc come Fioroni, ne ha visti di scontri all’arma bianca, ragiona a voce alta. «Una Kadima all’italiana non si farà, ci sono troppi galli nel pollaio, tutti cinquantenni consumati». Ma quelli come Rutelli che hanno scommesso tutto su un tale scenario, oggi brindano e mandano avanti i loro pretoriani: «Quello di oggi - obietta Gianni Vernetti dell’Api - non è stato uno spettacolo indecoroso, bensì un momento importante della vita politica italiana» che dimostra come siano maturi i tempi «per costruire un nuovo Centro democratico, liberale e riformatore. E per questo progetto il contributo di Fini sarà di grande importanza».
22 apr 2010
La Guardia di finanza chiude il sito Linkstreaming
Dopo i siti con link torrent, è la volta dei portali con link diretti a contenuti protetti dal diritto d'autore e presenti direttamente sulla rete: Linkstreaming.com, uno dei principali siti di questo tipo sullo scenario italiano viene così messo offline. Questo l'obbiettivo dichiarato di "Little Angel", l'operazione portata avanti da Guardia di Finanza insieme alla FPM (Federazione contro la pirateria musicale) e la FAPAV (Federazione anti pirateria audiovisiva).
Il portale in questione, a differenza di quanto abbiamo avuto modo di raccontare nel caso relativo a The pirate bay, offriva link a contenuti audiovisivi fruibili direttamente della rete o scaricabili, attraverso popolari siti di hosting file. La chiusura del portale da parte delle forze dell'ordine ha portato in un primo tempo alla comparsa della nota immagine di "sito sottoposto a sequestro per violazione degli articoli 110,81 cpv, 61 n.7 CP e 171 ter co. 2 lett. a bis della legge 633 del 1941" mentre in un secondo momento il sito è invece risultato semplicemente irrangiubile.
Nel corso della mattinata Linkstreaming.com è stato modificato come redirect al sito www.nata100.net, blog personale che riporta questo testo, che copiamo per dovere di cronaca edulcorando le parole troppo forti impiegate:
"Ciao a tutti
voglio ricordare che il sito linkstreaming.com ha server esteri , in svezia precisamente . Un grande ******** ha dato le password del sito alla finanza quindi il problema mi sembra visibile a tutti. Il sito ritornera presto online per tutti i film o seritv se posso aggiorno questo blog. Voglio precisare ancora una volta che io non mollo, possono mollare le persone che mi aiutano ma io nata100 non mollo /////// quindi essendo in italia paese di ***** ,puo anche essere che tra un po finisca in carcere , ma come ben sanno mi fanno solo un favore appena esco saro piu forte di prima. Ricordade LinkStreaming.com /// stop gli altri sanno solo copiare i link
by nata100"
Nonostante manchi la conferma ufficiale, nata 100, così si firma l'autore del post del blog, sembra essere uno degli amministratori originiali di linkstreaming. Secondo quanto riportato nel corso della conferenza stampa tenuta dalla Guardia di Finanza sono 6 le persone indagate, ovviamente per aver divulgato al pubblico attraverso internet opere dell'ingegno protette dal diritto d'autore.
I dettagli dell'operazione parlano inoltre di sei perquisizioni: nonostante il server sia ubicato fisicamente in Svezia, irraggiungibile quindi dalla giurisdizione italiana, la Guardia di Finanza ha comunque lavorato per rendere impossibile il perpetrarsi dell'attività. A questo si va inoltre ad aggiungere il decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. di Cagliari del sito www.linkstreaming.com a tutti gli ISP (Internet Service Provider) italiani.
Che linkstreaming fosse molto noto e conosciuto da buona parte dell'utenza italiana lo dimostra la pagina dedicata su Facebook che conta a oggi oltre 16.000 iscritti, consultabile a questo indirizzo. L'operazione compiuta da parte della Guardia di Finanza si presenta come un pesante colpo per la pirateria online, ciò non toglie che, se un problema esiste, va affrontato alla radice: i file "incriminati" non sono stati eliminati ma sono tutt'ora presenti in rete, rintracciabili attraverso una semplice ricerca con Google.
20 apr 2010
Gizmodo svela l'iPhone 4G: il video e il dibattito
16 apr 2010
Gmail ora supporta gli allegati drag & drop
Compatibile solo con Firefox 3.6 e Chrome 4 e superiori, la nuova funzionalità è intuitiva e comoda: una volta scelto il file che si vuole allegare basta portarlo nella finestra dove Gmail è aperto.
Iphone 4G
L'iPhone 4g potrebbe uscire il 22 giugno
La Apple avrebbe scelto il 22 giugno come giorno di presentazione della prossima generazione di iPhone, il cosiddetto iPhone 4G o HD. L’azienda avrebbe deciso lo Yerba Buena Center for the Arts come sede. Pubblicamente l’azienda di Cupertino aveva promesso di lanciare iPhone 4.0 nell’estate.
La nuova strategia spaziale di Obama
IL PRESIDENTE USA PRONTO A STANZIARE 6 MILIARDI DI DOLLARI PER I PROSSIMI 5 ANNI
«Mi aspetto di vedere i nostri su Marte»
Obama: «La Nasa deve puntare a nuove sfide, qualcosa di nuovo che va al di là di portare l'uomo sulla Luna»
| Barack Obama (Afp) |
INVESTIMENTO DI 6 MILIARDI - «La Nasa - ha detto - ha contribuito al nostro progresso tecnologico in modo inimmaginabile. Ma ciò che ha avuto valore nei decenni passati deve puntare a nuove sfide nei decenni a venire, qualcosa di nuovo che va al di là della semplice sfida di portare l'uomo sulla Luna». Obama ha spostato l’orizzonte della Nasa, giustificando la decisione di cancellare il programma che avrebbe riportato un nuovo equipaggio sulla Luna. Ve lo dico chiaramente - ha detto, parlando a Cape Canaveral - ci siamo già stati. C’è altro da esplorare e altro da fare. Credo che dobbiamo spostare il nostro obiettivo più lontano». Obama ha illustrato il suo piano per il rilancio della Nasa, con un investimento di 6 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni. Tra gli obiettivi nel lungo termine, ha aggiunto il presidente, «c’è quello di arrivare su Marte». «Entro il 2025 ci aspettiamo che una nuova sonda spaziale progettata per lunghi viaggi ci permetta di mandare il primo equipaggio oltre la Luna, nello spazio più profondo». «Cominceremo mandando astronauti su un asteroide per la prima volta nella storia. Entro la metà del decennio del 2030, credo che potremo mandare esseri umani nell'orbita di Marte e farli ritornare sani e salvi sulla terra; a seguire l'approdo su Marte». Obama ha anche detto che «entro il 2015» la Nasa completerà il progetto per un nuovo veicolo spaziale, cominciando a costruirlo subito dopo.
