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28 gen 2017

Atletica, Mo Farah: “Bello far parte della storia. Maratona a Tokyo2020? Mai dire mai”

ROMA - Da Londra a Montecarlo, passando per Rio. Mo Farah è tra i candidati del Laureus World Sports Awards. Il mezzofondista britannico ha fatto la storia dell'atletica ottenendo la doppietta sui 5.000 e 10.000m in due edizioni delle Olimpiadi. Per questo motivo è in lizza - insieme ai più grandi interpreti dello sport mondiale, come Bolt, Ronaldo, Murray e James - per vincere questo prestigioso 'Oscar' degli atleti. La cerimonia si terrà a Montecarlo, il 14 di febbraio, nella sede in cui si è tenuta la prima edizione, durante la quale Nelson Mandela tenne uno dei suoi grandi discorsi. Farah, nativo di Mogadiscio, ripercorre i più bei momenti della sua carriera, tra i successi del passato e uno sguardo agli obiettivi futuri. Il tutto, accompagno da un motto che ben esemplifica la sua determinazione: "Mai dire mai".

Sono passati sei mesi da Rio, quali pensieri le tornano alla mente?
"Rio è stata incredibile per me. Vedere che tutto il duro lavoro svolto ha pagato nel momento più importante è stato gratificante. Fa capire che è valsa pena affrontare tutti quei chilometri di allenamento che mi hanno tenuto lontano dalla famiglia per mesi. Guardandomi indietro, l'atmosfera di Rio è stata intensa, e ha reso i Giochi sportivamente drammatici. Ma ho apprezzato ogni singolo minuto. Una clima completamente diverso da quello di Londra, ma comunque fantastico".
C'è un momento in particolare di Rio che le rimarrà impresso per sempre?
"Direi quando ho tagliato il traguardo dei 10.000m. A essere onesti è stata una delle gare più dure della mia vita. Quando sono caduto ho pensato di aver buttato il duro lavoro e i sacrifici fatti. Tutto è successo così rapidamente, ma sono stato fortunato che sia accaduto a inizio gara, in modo da poter rialzarmi e rimettermi in carreggiata. A fine gara ero a pezzi. Fisicamente ed emozionalmente esausto. La cosa più bella è stata quella di avere mia moglie Tania e mia figlia Rhianna tra il pubblico, e poter festeggiare con loro".
 Pensava di poter vincere sia 5000 che 10000 a Rio?
"Mi sentivo fiducioso perché non avevo avuto infortuni e i miei allenamenti erano andati bene. Ma quattro anni sono tanti nell'atletica. Sono più vecchio ed è più dura recuperare dopo gli sforzi, quindi non davo per scontato di difendere la doppietta di Londra. Però avevo promesso ai miei figli Hussein e Rhianna che avrei vinto una medaglia d'oro per uno, quindi non avrei potuto deluderli!"
 Qual è il suo stato d'animo quando affronta le gare?
 "Mi sento fiducioso. Sapeve che c'erano grandi aspettative su di me, che ero visto come l'uomo da battere, e la cosa crea pressioni. C'erano anche i media che parlavano di un complotto tra gli altri atleti per sconfiggermi, ed era una che dovevo considerare. Ma mi sono allenato duramente, credendo in me stesso. Il punto più duro è stato dopo la gara dei 10000. Ero stanchissimo e ho dovuto dare tutto nelle batterie dei 5000, sennò non sarei arrivato in finale. In finale ho raccolto le forze residue, perché sapevo che sarebbe stata la mia ultima gara olimpica".
Cosa significa essere nominato tra gli sportivi dell'anno per il Laureus?
"E' un premio fantastico, ed essere incluso tra i migliori atleti del mondo è un grande onore. Tutti quelli nella mia categoria - Bolt, Murray, LeBron James - sono al massimo della loro carriera e sono tra i migliori di sempre nelle rispettive discipline. Vedere il mio nome accanto al loro è speciale".
Perché I Laureus sono così prestigiosi?
"Per le persone speciali che sono coinvolte. Ci sono i più grandi nomi dello sport, e in più la Fondazione legata al Laureus supporta atleti e comunità. Un grande lavoro dietro le quinte".
Chi è stato il suo modello?
"Da ragazzo il mio ero era Muhammad Ali. Avevo i suoi poster in camera da letto. Il più grande! Ha lottato per quello in cui credeva, ed era orgoglioso di chi fosse. Nessun compromesso, nessun passo indietro. E' stato un'icona".
A Rio sapeva di poter eguagliare i successi di altri mezzofondisti? Pensiamo a Lasse Viren.
"Certo. Sapevo di essere vicino ai record di Viren. E' incredibile pensare che solo due persone abbiano fatto la 'doppia doppia', trionfando in entrambe le distanze in due edizioni dei Giochi. Conoscere lo sport è importante. Le storie di alcuni atleti possono insegnare molto. Conosco Haile Gebrselassie da anni, e lui è un punto di riferimento, e fonte d'ispirazione".
Molti la descrivono come il miglior mezzofondista di sempre.
"Il sogno di ogni atleta è di comparire nei libri di storia. All'inizio non avrei mai pensato di potermi sedere accanto a fenomeni come Viren o Gebrselassie. Speravo di vincere una medaglia, ma quattro ori olimpici e cinque medagli mondiali sono un vero e proprio sogno. Lascerò agli altri giudicare chi è stato il migliore, già il fatto di essere comparato a certe leggende è grandioso".
 Diventare baronetto - Sir Mo Farah - cosa significa per lei?
"Sono stato letteralmente spazzato via dall'emozione quando mi è stato detto. Ricevere un onore del genere da un paese che ho chiamato casa da quando ho otto anni è speciale. E' stata una storia incredibile, e sarà sempre orgoglioso di aver vinto le medaglie per i britannici. Con il supporto e l'amore che ho ricevuto da loro, dalla mia famiglia, e dalla mia squadra, non avrei potuto ottenere nessun risultato".
 Dopo Rio quali sono I suoi obiettivi?
"Sarà una stagione impegnativa, che toccherà il suo culmine nel Mondiale di Londra, quest'estate. Sarebbe bello chiudere la mia carriera su pista vincendo l'oro nello stadio Olimpico, rivivendo i grandi momenti del 2012. Poi ho intenzione di cimentarmi su strada, concentrandomi sulla maratona. E' una disciplina completamente differente, e servirà del tempo per capire cosa serve per correrla al meglio. Ma è una sfida molto eccitante. Sono competitivo di natura, e non lascio mai le cose a metà".
Potrebbe correre la maratona a Tokyo 2020.
"Mai dire mai".

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