8 mar 2011

Libia, gli insorti: «Apriamo sito web»

CONSIGLIO NAZIONALE BENGASI APRE SITO WEB «PER INFORMARE IL MONDO»
il consiglio nazionale istituito dagli insorti a bengasi ha aperto un sito web «per restare in contatto con il popolo libico e con il mondo». Una «finestra ufficiale per comunicare all'estero» gli sviluppi delle rivolte antiregime in atto nel territorio libico. «iIn questo momento storico per la Libia ci troviamo davanti a due soluzioni: o raggiungere la libertà o essere ridotti in schiavitù dal tiranno Muammar Gheddafi», si legge nel comunicato di presentazione del portale online rivoluzionario. All'indirizzo www.ntclibya.org i dissidenti propongono una panoramica sullo stato di crisi in Libia e sull'evolversi delle rivolte. Spiegano l'istituzione del consiglio, «composto da 31 membri in rappresentanza delle città libiche e legittimato dal voto dei consigli popolari locali» e rivelano che alcuni membri del consiglio che rappresentano al Buntan, al Gubbah e Bengasi «sono stati nominati, mentre i nomi di coloro che rappresentano Ajdabiya, Zintan, Misratah, Nalut e Ghat non sono stati resi noti per ragioni di sicurezza». In attesa invece la nomina «dei rappresentanti delle regioni centrali e meridionali, nonché di Tripoli». 
Sul sito web dei rivoltosi, inoltre, sono riportate delle «news» in merito alle proteste, gli «annunci» dell'assemblea, le «alleanze» strette dai dissidenti e una «mappa della rivoluzione» delle città liberate e di quelle ancora sotto il controllo dei fedelissimi di Gheddafi. Numerosi scatti che immortalano le proteste e un area «contatti», attraverso la quale è possibile mettersi in contatto direttamente con i membri del consiglio popolare.

INSORTI CONTROLLANO UN'ALTRA CITTÀ A OVEST 
Oltre a Zawiyah, sottoposta al sesto giorno consecutivo di assedio e bombardamenti, gli insorti hanno il controllo di un'altra località strategica nella parte occidentale della Libia: si tratta di az-Zintan, circa 120 chilometri a sud-ovest di Tripoli. Lo ha riferito un documentarista francese, Florent Marcie, raggiunto telefonicamente da Bengasi. Secondo il cineasta, che si trova nella cittadina libica da diversi giorni, i rivoltosi in realtà controllano anche altri centri abitati della zona fino a Nalut, a circa 25 chilometri dalla frontiera con la Tuinisia, ma Zintan è l'avamposto più prossimo alle aree sulle quali il regime mantiene la presa. «Gli abitanti si aspettavano un attacco dei lealisti la notte scorsa, ma non è arrivato», ha spiegato Marcie. «Però tutto intorno alla città ci sono piattaforme mobili per il lancio di missili 'Grad'. Manca tutto. La settimana scorsa non c'era nemmeno acqua, nè elettricità, poi i ribelli le hanno riallacciate». Il documentarista ha anche riferito di aver visto con i suoi occhi cinque-sei oppositori morti, due dei quali legati mani e piedi e giustiziati dai governativi con un proiettile alla testa ciascuno; diversi i feriti, compreso un colonnello dell'Esercito regolare fatto prigioniero.

DUE ESPONENTI CONSIGLIO RIBELLI PARLERANNO A EUROPARLAMENTO
Due esponenti del Consiglio Nazionale Provvisorio, l'organismo istituito dagli insorti per amministrare le zone della 
Libia orientale da essi liberate, hanno accettato l'invito a parlare davanti all'EuroParlamento di Strasburgo: lo ha annunciato il presidente del gruppo liberale europeo, l'ex primo ministro belga Guy Verhofstadt. Si tratta di Mahmoud Jibril, 58 anni, già ministro della Pianificazione per il regime di Muammar Gheddafi, e di Ali al-Isawi, 45enne, fino a poco tempo fa ambasciatore libico in India. Verhofstadt è riuscito a contattare i vertici insurrezionali, a differenza di quanto avvenuto a Catherine Ashton, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell'Unione Europea. Quando gli è stato chiesto come ci sia riuscito, l'ex premier belga ha risposto: «Ho semplicemente attivato la rete di contatti del nostro gruppo». Verhofstadt ha aggiunto di aver offerto a lady Ashton a incontrare Jebril e Isawi.

BOMBARDAMENTO AEREO A RAS LANUF, CENTRATE UNA CASA
Per la prima volta un caccia-bombardiere dell'aeronautica libica ha centrato una casa nella periferia orientale di Ras Lanuf, il centro petrolifero conteso da giorni tra i i ribelli e le truppe fedeli a Muammar Gheddafi. Si temono vittime tra le macerie della palazzina di appartamenti alta due piani distrutta dall'esplosione. Alcune abitazioni di Ras Lanuf sarebbero state colpite durante i raid dell'aviazione libica di questa mattina. Un immobile di due piani ha riportato danni alla facciata.

REGIME NEGA CONTATTI CON RIBELLI, «SOLO IMMONDIZIA» 
Il regime libico ha smentito categoricamente di aver avuto contatti di qualsivoglia natura con gli insorti, che poco prima avevano invece affermato di averne respinto una proposta, presentata attraverso intermediari, e ne avevano formulato una propria, assai più limitata. «Non è altro che immondizia. È molto noioso essere costretti a commentare simili fandonie», ha tagliato corto da Tripoli un funzionario governativo citato dall'emittente satellitare 'al-Arabiyà di Dubai.

AL JAZIRA, NUOVO ATTACCO A ZAWIYA
Le forze pro-gheddafi sono tornate ad attaccare oggi la città di Zawiya, a 40 km da Tripoli, verso il confine occidentale con la Tunisia, con colpi di artiglieria. Lo riferisce al Jazira, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli.

JALIL, SE GHEDDAFI LASCIA NON SARÀ PROCESSATO
Il leader libico Muammar Gheddafi non sarà processato e ogni accusa contro di lui cadrà se rinuncerà al potere: lo ha detto alla tv panaraba al Jazira Mustafa Abd al Jalil, presidente del consiglio nazionale libico, neonato organo politico dei ribelli.

CAPO OPPOSIZIONE: SÌ A IMMUNITÀ A GHEDDAFI, SE LASCIA 
L'opposizione è pronta a garantire l'immunità al leader libico Muammar Gheddafi se il colonnello si dimette e lascia il paese. Lo ha detto alla France presse l'ex ministro della Giustizia, Mustafa Abdel Jalil, oggi a capo del Consiglio nazionale creato a Bengasi dai rivoltosi. «Siamo ovviamente favorevoli a porre fine al bagno di sangue, ma deve prima dimettersi, quindi deve andarsene e noi non avvieremo alcuna causa penale contro lui», ha detto l'ex ministro.

CAPO OPPOSIZIONE: GHEDDAFI NON HA INVIATO ALCUN DELEGATO
Il leader libico Muammar Gheddafi non ha inviato alcun suo delegato a Bengasi per trattare con l'opposizione del Consiglio nazionale, ma alcuni avvocati di Tripoli si sono proposti come intermediari. È quanto ha dichiarato il leader del Consiglio nazionale, l'ex ministro della Giustizia Mustafa Abdel Jalil. «Non ha inviato nessuno», ha detto l'ex ministro, rispondendo a una domanda sull'offerta di negoziato arrivata da Tripoli diffusa dai media arabi. «Alcune persone si sono offerte di fare da intermediari per far cessare il bagno di sangue e porre fine a quanto stanno patendo gli abitanti di Misurata», ha aggiunto, facendo riferimento ai pesanti bombardamenti lanciati dal regime sulla terza città del paese, situata a 150 chilometri da Tripoli. «Si tratta di avvocati militanti di Tripoli», ha poi precisato.

LIBIA: ZINTAN IN MANO AGLI INSORTI MA CIRCONDATA DA LANCIARAZZI LEALISTI 
Continuano gli scontri tra i fedelissimi di Gheddafi e i ribelli antiregime: gli insorti tengono sotto controllo Zintan, a 120 km di Tripoli, anche se i lealisti circondano la città «con alcuni lanciarazzi». Lo riferisce un documentarista, precisando che, in queste ore, i dissidenti «si aspettano un nuovo attacco» da parte delle forze filogovernative.


SE GHEDDAFI LASCIA NON SARÀ PROCESSATO
Il leader libico Muammar Gheddafi non sarà processato e ogni accusa contro di lui cadrà se rinuncerà al potere: lo ha detto alla tv panaraba al Jazira Mustafa Abd al Jalil, presidente del consiglio nazionale libico, neonato organo politico dei ribelli. 

RIBELLI CONFERMANO,GHEDDAFI PRONTO A TRATTATIVA 
Mustafa Gheriani, uno dei portavoce del Consiglio nazionale libico, ha confermato di aver «ricevuto un contatto da un rappresentante di Gheddafi per una trattativa» sulla sua uscita di scena, offerta che è stata rifiutata. «Noi abbiano respinto l'offerta» di una trattativa, ha detto il portavoce degli insorti libici da Bengasi Mustafa Gheriani, parlando con l'agenzia Reuters - Non negoziamo con qualcuno che ha versato il sangue libico e continua a farlo. Perchè noi dovremmo avere fiducia oggi?«. Ieri al Jazira aveva anticipato che Gheddafi aveva offerto agli insorti di convocare una sessione del Congresso del Popolo libico per preparare la strada a un suo ritiro indolore. 

ORGANIZZAZIONE CONFERENZA ISLAMICA CHIEDE NO-FLY ZONE A ONU
Il segretario generale dell'Organizzazione della Conferenza Islamica, Ekmeleddin Ihsanoglu, ha chiesto alle Nazioni Unite di imporre una 'no-fly zone' è sul territorio libico, con l'obiettivo di proteggere la popolazione civile dagli attacchi aerei del regime attraverso il divieto di sorvolo. «Uniamo la nostra voce a quelle che reclamano una 'no-fly zonè in Libia, e ci appelliamo al Consiglio di Sicurezza affinchè adempia il proprio dovere al riguardo», ha dichiarato il diplomatico turco aprendo nella sede centrale della stessa Conferenza, nella città santa saudita di Gedda, una seduta di emergenza dedicata alla crisi nel Paese nord-africano. L'entità pan-islamica, la più grande a carattere sovranazionale dopo la stessa Onu, ha una propria rappresentanza permanente presso il Palazzo di Vetro.
Ihsanoglu ha puntualizzato tuttavia che la Conferenza Islamica, della quale è membro la stessa Libia insieme ad altri 55 Paesi musulmani di due continenti, si oppone a «qualsiasi interferenza militare sul terreno». Il pronunciamento dell'organismo con sede a Gedda è il secondo a favore della 'no-fly zonè dopo quello formulato ieri dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, che raggruppa i ricchi emirati della Penisola Arabica. Francia e Gran Bretagna stanno lavorando per presentare in tempi brevissimi al Consiglio di Sicurezza una bozza di risoluzione che preveda appunto l'imposizione del divieto di sorvolo. Il segretario generale dell'Organizzazione ha quindi sollecitato le autorità libiche a «consentire immediatamente l'ingresso di aiuti umanitari» nel loro Paese.

NUOVI RAID A RAS LANUF; INSORTI IN DIFFICOLTÀ 
Anche questa mattina si combatte in Libia. L'aviazione di Gheddafi è tornata a colpire l'hub petrolifero di Ras Lanuf e i ribelli, già respinti a est dalla controffensiva delle forze lealiste, si trovano in difficoltà (e rischiano di trovarsi a breve a corto di carburante). La Tv di stato, intanto, smentisce qualsiasi trattativa con i ribelli e in particolare l'ipotesi che Gheddafi possa 'lasciarè in cambio dell'impunità. L'aviazione libica stamane ha colpito la zona orientale di Ras lanuf e testimoni sul posto riferiscono di alte colonne di fumo alzate dai proiettili scagliati dagli aerei. Un problema ulteriore per gli insorti che sempre oggi hanno palesato il timore di rimanere senza combustibile nel giro di una settimana, a causa della cessazione delle attività nelle raffinerie della regione. Un ufficiale dello stesso governo, Tarek Bu Zaqiya, ha ammesso che ci sono scorte solo per una settimana, precisando che «c'è un piano per far fronte al problema», senza però volerne precisare i dettagli. Secondo Gulf News, alcune fonti del governo di Bengasi hanno ipotizzato l'invio in Libia di combustibile dall'Italia. Muammar Gheddafi smentisce di star preparando la sua uscita di scena. Almeno formalmente, nessuna trattativa e nessuno 'scambiò: la televisione di stato ha smentito quanto riferito ieri da al Jazeera e da altri due giornali arabi e cioè che il colonnello avrebbe proposto al Consiglio Nazionale ribelle il suo esilio in cambio delle garanzie di immunità per il rais e per la sua famiglia, inviando un proprio negoziatore a Bengasi e ponendo come condizione il trasferimento dei poteri al Parlamento libico. Sul fronte diplomatico, intanto, Francia e Gran Bretagna hanno premuto sull'acceleratore per preparare una bozza di risoluzione da presentare «entro breve tempo» in Consiglio di Sicurezza, con l'obiettivo di creare una no-fly zone sul paese Nordafricano. «La Nato sta considerando diverse opzioni, compresa la possibilità di operazioni militari» in Libia, ha confermato il presidente americano Barack Obama, che deve far fronte però alle resistenze della Russia. Dopo la Lega Araba, questa mattina anche l'Organizzazione della conferenza islamica ha dato il suo assenso alla imposizione di una no fly zone. Sul terreno, la giornata di ieri non aveva fatto registrare svolte: le forze ribelli hanno perso il controllo di Ben Jawad ma resistono a Misurata e Zawiyah, nonostante i rinnovati attacchi delle truppe governative; Ras Lanuf è stata colpita da un raid aereo che avrebbe causato diverse vittime civili.


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Mentre gli Stati Uniti e i loro alleati intensificano le pressioni per cercare di scongiurare lo spettro di una lunga guerra civile, e la Nato non esclude un intervento militare su mandato onu o in accordo con la Lega Araba e l'unione Africana, Muammar Gheddafi smentisce di star preparando la sua uscita di scena. Almeno formalmente, nessuna trattativa e nessuno 'scambio': la televisione di stato ha smentito quanto riferito ieri da al Jazeera e da altri due giornali arabi e cioè che il colonnello avrebbe proposto al Consiglio Nazionale ribelle il suo esilio in cambio delle garanzie di immunità per il rais e per la sua famiglia, inviando un proprio negoziatore a Bengasi e ponendo come condizione il trasferimento dei poteri al Parlamento libico. 

Sul fronte diplomatico, intanto, Francia e Gran Bretagna hanno premuto sull'acceleratore per preparare una bozza di risoluzione da presentare «entro breve tempo» in Consiglio di Sicurezza, con l'obiettivo di creare una no-fly zone sul paese Nordafricano. «La Nato sta considerando diverse opzioni, compresa la possibilità di operazioni militari» in Libia, ha confermato il presidente americano Barack Obama, che deve far fronte però alle resistenze della Russia. 

Il presidente, in ogni caso, non vuole fare della Libia un nuovo Iraq e non intende dare l'impressione al mondo intero di volere una guerra 'occidentalè per il petrolio. E infatti, l'inquilino della Casa Bianca starebbe premendo per un coinvolgimento della Lega Araba e dell'Unione africana. 

Dalla Lega Araba sarebbe già arrivato il consenso per l'imposizione di una no fly zone. Il suo segretario generale Amr Moussa si è detto favorevole durante un incontro con il ministro degli Esteri francese Alain Juppé. E anche i paesi arabi del Golfo si sono dichiarati favorevoli all'applicazione di una zona di interdizione al volo dell'Onu sulla Libia. «I Paesi del Consiglio per la Cooperazione del Golfo chiedono al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di adottare le misure necessarie per proteggere i civili in Libia, ivi compresa la creazione di una zona di interdizione al volo», si legge in un comunicato dell'organizzazione, che comprende Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Qatar, Oman e Bahrein. 

Ieri, intanto, il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon ha nominato l'ex-ministro degli esteri giordano Abdelilah Al-Khatib suo inviato speciale per la Libia ed è arrivata a Tripoli la prima missione Ue, guidata dall'italiano Agostino Miozzo, ufficialmente per verificare la situazione dei cittadini dell'Unione. Anche l'inviato speciale del ministro degli Esteri, Margherita Boniver, nel quadro della missione al campo profughi di Shousha allestito al confine tra Tunisia e Libia, avrà una serie di incontri bilaterali con le principali istituzioni internazionali e governative coinvolte. 

La settimana prossima dovrebbe arrivare una delegazione dell'Alba, il gruppo di paesi che fanno capo a Hugo Chavez, per vedere se la proposta del presidente venezuelano di formare una commissione internazionale di mediazione (forse guidata dall'ex presidente brasiliano Lula da Silva) ha qualche chance o se è velleitarismo puro. Sul terreno, la giornata di ieri non ha fatto registrare svolte: le forze ribelli hanno perso il controllo di Ben Jawad ma resistono a Misurata e Zawiyah, nonostante i rinnovati attacchi delle truppe governative; Ras Lanuf è stata colpita da un raid aereo che avrebbe causato diverse vittime civili.

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