NEL SITO ARCHEOLOGICO A NORD DI ROMA
Il caso Capena: reperti del V sec. nascosti ai visitatori
A Lucus Feroniae, meraviglie abbandonate dopo
il salvataggio della Guardia di Finanza nel 2007
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Particolare del basso rilievo dei gladiatori a Lucus Feroniae |
Quel luogo sulla via Tiberina a pochi chilometri a nord di Roma è il posto giusto per rendersi conto della considerazione riservata al nostro patrimonio archeologico. Ti spezza il cuore, oggi, visitare ciò che resta del bosco sacro (questo significa Lucus) di Feronia, la dea alla quale era dedicato l'antico santuario celebre per le sue ricchezze e saccheggiato da Annibale nel 211 a.C., protettrice degli schiavi liberati e depositaria (secondo i suoi devoti) di grandi capacità taumaturgiche per lenire i dolori del corpo e dell'anima.
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Il cartello rovinato che indica il sito archeologico (foto Brambilla) |
Un tempo era una cittadina romana che aveva un foro, la basilica, un anfiteatro, templi, botteghe, negozi e un complesso dell'età imperiale di terme che venivano riscaldate con il passaggio di vapori bollenti nelle intercapedini sotto il pavimento e dietro le pareti... Oggi la trovi solo se sai che esiste e hai la pazienza cocciuta di cercare lo sgarrupato cartello segnaletico difficile da individuare.
Il comune di Capena, certo, si vanta di ospitare quelle testimonianze antiche. E apre la sua home page ricordando quanto scrisse Cicerone nelle sue Epistulae ad Familiares: «Si vis pingues agros et vineas perge Capenam». Traduzione: Se desideri fertili campi e vigneti dirigiti verso Capena. Della storia del sito archeologico, però, c'è poco o niente. Per capirci: 3 foto di Lucus Feroniae, 3 dell'apertura di un parcheggio, 3 dell'inaugurazione di una nuova aula magna, 6 della nuova mensa scolastica, 12 del nuovo campo sportivo...
Lucus Feroniae |
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I risultati si vedono: l'ingresso al sito archeologico e al museo è gratis, ma ciò evidentemente non basta a ingolosire gli sparuti turisti. Il massimo storico è stato toccato nel 2001, quando a Lucus Feroniae arrivarono addirittura in 3.934. Poi, inarrestabile, il declino. Fino ai 1.337 ospiti dell'anno scorso: una media di 3,6 visitatori al giorno. Umiliante. Tanto più dopo la scoperta nel 2007 del bellissimo monumento funerario decorato con bassorilievi di fattura incredibilmente accurata che raffigurano combattimenti fra gladiatori.
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I pezzi recuperati nel 2007 dalla Guardia di Finanza |
Come li avevano visti, quei bassorilievi, i finanzieri si erano resi conto di essere davanti a uno dei salvataggi più importanti degli ultimi anni. Per la qualità, per lo stato di conservazione e soprattutto per la particolarità del soggetto. Ma anche per le dimensioni e la completezza del reperto. Era stato trovato per caso da tombaroli improvvisati durante lo scasso del terreno per la costruzione di una villetta.
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Un basamento marmoreo nel sito di Capena (Brambilla) |
Non avrebbero prezzo, quei grandi pannelli, sul mercato internazionale delle antichità. Qualunque grande museo del mondo, orgogliosamente, li metterebbe in una posizione d'onore per esaltarne al massimo la bellezza. Non per nulla, quando i pezzi del monumento vennero trovati ci fu chi propose di portarli a Roma. Magari al museo nazionale romano di palazzo Massimo alle Terme.
Venne fatta invece, in ossequio alla logica secondo la quale i beni archeologici devono restare nel luogo originario, una scelta diversa. E la Soprintendenza decise che quel tesoro venisse collocato al piccolo museo di Lucus Feroniae. Dove però potevano montare ed esporre al pubblico soltanto sei di quei blocchi: gli altri sette furono appunto appoggiati sotto un portico. Una beffa: tirati fuori dalla terra dove i tombaroli li avevano nascosti per finire sotto un telone. Era il gennaio 2007. Da allora non li hanno più mossi.
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I bassorilievi nascosti sotto teloni nel sito di Lucus Feroniae |
Esattamente come per le grandi e bellissime statue senza testa né mani che fanno compagnia ai gladiatori. Reperti straordinari, rarissimi se non unici. La testa era intercambiabile: via via avvitavano sul tronco quella di chi in quel momento comandava a Roma.
Una vergogna. Quelle statue rappresentano del resto la metafora della situazione in cui versa il patrimonio archeologico italiano. Un tesoro immenso. Senza una testa che a Roma se ne occupi davvero.
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