Il capo della Mobile: «Il lunedì partono, stanno a Milano due o tre giorni a far scippi e rapine, poi tornano»
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| Vittorio Pisani |
«Tanto. Tantissimo» .
Conosce il numero di armi illegali che circolano in città?
«È impossibile fare una stima approssimativa degna di questo nome» .
Be', voi sareste la polizia.
«Il mercato delle armi a Napoli è un affare particolare» .
Ce lo vuole spiegare?
«Il problema è che in questo settore non esiste un monopolio. Non c'è un trafficante di armi con il suo carico. No, qui le pistole vengono immesse sul mercato in maniera spicciola» .
E chi è che le vende?
«La criminalità straniera, soprattutto» .
Dove?
«Basta andare in un campo zingari. A Scampia, Caivano, Ponticelli. O, chessò, alla Doganella».
Conoscete le zone dove si vendono le pistole e non riuscite a intervenire?
«E come si fa? Come scopri rom o l'albanese che arriva con cinque, dieci pistole? Lo può fare chiunque» .
Magari ci saranno carichi più grandi...
«Macché. Ognuno al suo paese acquista una pistola per cento euro, e la rivende a Napoli a mille. Gli conviene portarne poche alla volta, tanto il guadagno è enorme» .
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| Pisani al momento dell'arresto del boss casalese Iovine |
«No, questa si chiama criminalità diffusa. E, al cittadino comune, fa più paura della camorra».
Pisani, dice che ci dobbiamo rassegnare a un futuro di rapine con pistole puntate alla tempia?
«I reati sono diminuiti» .
Sarà che non denunciano più...
«Denunciano, denunciano. La verità è che c'è una maggior azione di contrasto sia in termini di personale impiegato che di controllo del territorio coordinato. E, soprattutto, sono aumentate le misure di sicurezza passiva» .
Cioè?
«Oggi c'è una presa di coscienza da parte delle potenziali vittime. Chi ha l'auto nuova installa l'antifurto satellitare, chi teme furti mette le finestre blindate, chi esce la sera non indossa né gioielli né Rolex» .
E la chiama vita questa?
«Non lo so. Io preferisco passeggiare sul lungomare Napoli senza Rolex piuttosto che camminare a Milano con l'orologio al polso» .
Se è così non ci dovrebbe essere problema. Meno reati, meno criminalità...
«No, i rapinatori sono in costante aumento» .
Scusi, ma com'è questa storia. I reati calano e i delinquenti aumentano? E che fine fanno?
«Li esportiamo. Oggi commettere un reato a Napoli, tra strade videosorvegliate e cittadini attenti, è più difficile. Così il lunedì partono, vanno Milano, stanno lì due o tre giorni a far scippi e rapine, poi tornano. O magari vanno Roma per una sera» .
Bella cartolina...
«La mia sezione antirapine riceve richieste di aiuto investigativo dalle questure di tutt'Italia. Ormai sono collegati via computer con il nostro portale fotografico dei rapinatori» .
Non è che vuol far passare la tesi che mal comune è mezzo gaudio?
«No, però vorrei che una volta tanto si capisse che quello dello scippo è un fenomeno incontrollabile».
È una resa?
«No, è onestà. È un reato che non è facile prevedere. Cito sempre un episodio...» .
Quale? «
Una domenica ero sull'aliscafo di ritorno da Ischia. Ho incontrato, a bordo, tre affiliati a un clan, tutti con le rispettive mogli. E tutti con un Rolex d'oro massiccio al polso. Quando sono scesi dall'aliscafo, li ho seguiti con lo sguardo mentre andavano a prendere le moto. E sa cosa hanno fatto?» .
Scommetto che lo sa lei...
«Si sono tolti i Rolex e li hanno messi in tasca. Ecco cosa intendo quando parlo di imprevedibilità: può capitare chiunque di essere scippato, pure ai camorristi. E non ci si deve scandalizzare, accade in tutte le grandi città» .
Storia vecchia.
«Basta parlare con i poliziotti americani. Il centro di Washington è sicurissimo, ma i dintorni della città sono pericolosissimi» .
A Napoli non è sicuro neppure il centro, per la verità. E a Palermo e Bari gli scippi li hanno praticamente eliminati. Cos'è che non va qui?
«I paragoni sono improponibili. Napoli è la città con la più alta densità criminale d'Italia, qui il trenta per cento dei soggetti che controlliamo ha precedenti penali. E poi c'è una questione di fondo demografica» .
La butterà mica in sociologia adesso?
«No, ma la città illegale cresce più velocemente della città perbene» .
Come lo sa?
«Basta fare due conti. Lì, nei quartieri dell'illegalità, ci si sposa a vent'anni e si fanno quattro figli. Nelle famiglie perbene, invece, ci si sposa a 35 anni e si fanno al massimo due figli. Ecco perché la Napoli malavitosa sta prendendo il sopravvento» .
Condanna i figli dei rapinatori a fare i rapinatori?
«Le prospettive legali che offre Napoli sono insufficienti. E andare a fare rapine purtroppo frutta più dello stipendio di un operaio. Queste persone, che non hanno alcuna voglia di fare lavori umili, cosa faranno?» .
E voi invece che fate? Sicuro che fili tutto liscio nella lotta alla criminalità?
«Bisogna essere sinceri, e dire che da un punto di vista investigativo è più facile indagare su un clan che non su un delinquente occasionale. E così è andata a finire che la concentrazione delle risorse sulla lotta alla camorra ha oggettivamente penalizzato quella contro la criminalità diffusa, che invece...» .
Invece?
«È quella che colpisce di più la popolazione. Il cittadino medio, a meno che non sia un imprenditore vittima di estorsioni, non subisce danni diretti dalla camorra. Subisce, invece, rapine, furti, illegalità diffuse. Ecco, penso ci sia una sproporzione nella distribuzione delle risorse investigative e giudiziarie a favore della lotta ai clan» .
Dice che per indagare sui boss si sono trascurati rapinatori e scippatori?
«Dico che la camorra spesso è diventata un alibi» .
Addirittura?
«Sì, per molto tempo a qualcuno ha fatto comodo dichiarare che l'origine di tutti i mali di Napoli era la camorra. Quel che accade oggi, invece, non è colpa della camorra, tutt'altro. Il problema è che questa lettura errata ha portato a concentrare tutti gli sforzi nella lotta alla criminalità organizzata. C'è stato uno sbilanciamento di risorse impressionante. È venuta l'ora di riequilibrarle» .
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