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4 gen 2011

Marchionne: "Possiamo produrre automobili con la Fiom o senza"

Se al referendum su Mirafiori vince il no, niente investimento"

«Se al referendum di Mirafiori vince il no con il 51%, la Fiat non farà l’investimento». Mette le mani avanti Sergio Marchionne e, tanto per smentire chi se lo aspettava un po’ più conciliante dopo le feste di Natale, sfida il sindacato guidato da Maurizio Landini: «La Fiat è capace di produrre vetture con o senza la Fiom». Al debutto in Borsa di Fiat Industrial («Abbiamo il dovere di stare al passo coi tempi e di valorizzare tutte le nostre attività: di fronte alle grandi trasformazioni in atto nel mercato, non potevamo più continuare a tenere insieme settori che non hanno nessuna caratteristica economica e industriale in comune»), l’amministratore delegato del Lingotto non si risparmia nel menare pesanti fendenti contro il sindacato dei metalmeccanici Cgil e, più in generale, contro coloro che mettono in discussione il suo piano di rilancio dell’azienda torinese basato su 20 miliardi di investimenti in Italia e l’alleanza con Chrysler.

È visibilmente soddisfatto Marchionne per l’andamento delle due Fiat in Piazza Affari (Industrial, al debutto, farà a fine giornata +3%, la Spa addirittura +4,9%), ma prima di lasciare palazzo Mezzanotte a Milano per una “puntata” in Svizzera dove risiede la famiglia, non si tira indietro di fronte alle domande di chi gli chiede conto dell’esclusione della Fiom dalla rappresentanza a Mirafiori e Pomigliano.

«Fiat non ha lasciato fuori nessuno - dice ai cronisti -. Se qualcuno ha deciso di non firmare non significa che io abbia lasciato fuori qualcuno. La Fiat ha bisogno di libertà gestionale. Non può continuare a essere condizionata da accordi che non hanno più senso».

Al contrario, però, Marchionne spiega di non temere la gestione di un accordo che non ricevesse un consenso larghissimo. «Se il referendum di Mirafiori raggiungerà il 51% dei sì andremo avanti con il nostro progetto. La gente si deve impegnare a fare le cose». Questo significa anche l’uscita della Fiat da Confindustria? «La vedo possibile, ma non probabile», taglia corto il leader del Lingotto.

Respinte al mittente le domande di dettagli su Fabbrica Italia. Per l’Ad del Lingotto sono richieste «ridicole e offensive». Tanto da spingerlo a redarguire a muso duro i cronisti. «Non ho chiesto io allo Stato o ai sindacati di finanziare niente, è la Fiat che sta andando in giro per il mondo a raccogliere finanziamenti. Siete bravi a sindacare... Andate in giro voi e i sindacati a prendere i soldi». E ancora, in un crescendo: «Vogliono vedere il resto degli investimenti? Ma che scherziamo? Sono appena tornato dal Brasile, dove ho inaugurato con l'ex presidente Lula una fabbrica a Pernambuco: nessuno si sarebbe mai permesso lì di farsi dare i dettagli dell’investimento. Non lo fa nessun altro Paese del mondo. Smettiamola di comportarci da provinciali: quando serviranno gli altri 18 miliardi li metteremo». Positivo, questa volta, il giudizio sul governo: «Ho trovato molto incoraggiante il suo atteggiamento. Ci ha dato tutto l’appoggio necessario per portare avanti il discorso, riconoscendo in quello che sta facendo Fiat una cosa buona per il Paese».

Marchionne spiega che «questo è un momento molto importante per la Fiat, perché rappresenta allo stesso tempo un punto di arrivo e un punto di partenza» e che Fiat potrebbe salire al 51% di Chrysler già nel 2011, qualora la quotazione in Borsa del gruppo americano avvenisse nel corso dell'anno. Lo stesso Marchionne raffredda però i facili entusiasmi: «È possibile, ma non probabile». Oggi Fiat ha il 20% di Chrysler e potrà salire senza pagamento di alcun corrispettivo sino al 35% centrando tre obiettivi produttivi. Il Lingotto ha un ulteriore diritto call per acquistare il 16% del capitale fra il gennaio 2013 e il giugno 2016, fermo restando che non potrà possedere più del 49% del capitale Chrysler prima che sia effettuato il rimborso integrale dei finanziamenti concessi dai governi degli Usa e del Canada.

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