Vinta la battaglia legale con cui hanno impedito che i loro album fossero venduti in digitale traccia per traccia, Waters, Gilmour e Mason trovano l'accordo con la loro storica etichetta. Scongiurato il pericolo di non trovare più i loro dischi nei negozi. E in rete si potranno scaricare solo gli album nella loro interezza
Sin dalla loro opera prima, The Piper At The Gates Of Dawn (1967), fino all'ultimo album in studio pubblicato come Pink Floyd, The Division Bell (1994), passando per capolavori come Atom Heart Mother(1970), The Dark Side Of The Moon (1973) e Wish You Were Here (1975), la band composta dal bassista e paroliere principe Roger Waters, dal chitarrista David Gilmour, subentrato al "diamante pazzo" Syd Barrett prima della fine degli anni Sessanta, deceduto nel 2006 dopo essersi eclissato nell'oblìo della follia, dal batterista Nick Mason e dal tastierista Richard Wright, scomparso nel 2008, irruppero nell'età d'oro del rock con una musica cerebrale e onirica strutturata non tanto su canzoni quanto su suite dai molteplici movimenti.
La chiamarono psichedelia britannica, ma rispetto alle lunghe improvvisazioni dei maestri americani Grateful Dead i Pink Floyd svilupparono un approccio quasi classico, raffinato album dopo album, andando a costituire una serie di opere monolitiche, focalizzate su un concetto e in cui i brani erano allineati in una sequenza narrativa o espressiva priva della soluzione di continuità offerta nei tradizionali Lp dalla pausa di qualche secondo tra un pezzo e il successivo. Opere che il pubblico del vinile amò incondizionatamente: 200 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, con il record di Dark Side Of The Moon presenza fissa nella classifica Usa per dieci anni consecutivi.
Allettata dal fatturato titanico che un nome come i Pink Floyd avrebbe garantito nel nuovo mercato del download, la Emi ha provato a demolire le opere della band, a sezionarle in brani da vendere in rete singolarmente. A ignorare l'intenzione originaria che aveva guidato la band alla realizzazione di un'opera rock della potenza di The Wall, che Roger Waters proporrà dal vivo a Milano la prossima estate in una lunga sequenza di repliche. Divisi negli anni Ottanta da un'altra contesa, su chi avesse diritto a detenere il marchio di fabbrica "Pink Floyd", Waters da un lato e Gilmour e Mason dall'altro si sono ritrovati stavolta uniti nel difendere la dignità artistica del loro lavoro contro la "macelleria" mercantilistica approntata dalla major. E nel marzo scorso l'alta corte di giustizia inglese ha dato loro ragione: non sarà possibile vendere i dischi dei Pink Floyd in versione digitale se non nella loro interezza.
Chiarito il punto, i superstiti di una delle storie più affascinanti e amate che il rock abbia mai prodotto non hanno avuto più problemi a sedersi attorno a un tavolo con chi aveva attentato alla loro integrità e a trovare un nuovo accordo. "I Pink Floyd - dichiara in una nota l'amministratore delegato Emi, Roger Faxon - sono una delle band più importanti e influenti di ogni tempo e so di parlare a nome di tutti alla Emi quando dico che è un privilegio avere l'opportunità di lavorare con loro". Comunicato professionale e sintetico, anche un po' british se vogliamo. Ma che dice tanto della soddisfazione in Emi per aver conservato sotto il proprio marchio uno dei nomi che fanno la differenza, sempre e comunque.
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