| Il leader della Lega Umberto Bossi e Gianfranco Fini |
L'apertura del leader «futurista»
per un governo Berlusconi bis
per un governo Berlusconi bis
ROMA
Un'ora di vertice senza accordo, ma che lascia la porta aperta ad un nuovo governo guidato da Berlusconi. E' questo, in sintesi, il risultato del summit tra Bossi e Fini, ultimo tentativo di mediazione per evitare la crisi. Il presidente della Camera sarebbe «abbastanza d'accordo» sull'ipotesi di una crisi pilotata cui seguirà un reincarico a Silvio Berlusconi, dice Umberto Bossi. E il Cavaliere accetterebbe di dimettersi? «Le altre volte è successo - ha detto Bossi -Berlusconi è andato al Quirinale per riavere il reincarico. Molto meglio una crisi pilotata che una crisi al buio». Sull'apertura a Casini, però, il Senatùr è categorico: «L'Udc se ne può andare al mare...».
Il faccia a faccia
L'incontro, presenti Maroni e Calderoli, è durato un'ora. Al termine i due leader hanno riunito rispettivamente gli stati maggiori di Futuro e libertà e del Carroccio. Lapidario il vicecapogruppo di Fli, Giorgio Conte: «Non si è risolto nulla». E se il Cavaliere dall'Estremo oriente dice: «In my country I have some difficulties in this moment...», il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, derubrica a semplice «battuta» la sua farse sulle «prospettive limitate» del governo: «Si parlava delle prospettive di un'azienda da qui al 2020 e ho solo detto che sono prospettive più ampie di quelle del governo».
Il Pd: esecutivo tecnico
Dall'opposizione il segretario Pd, Per Pier Luigi Bersani, commenta: l'incontro tra Bossi e Fini «sposta ben di poco la situazione». Ormai «c'è una crisi conclamata» e «tutti quelli che lo negano o traccheggiano fanno un danno a questo Paese. Al ritorno da Seul il presidente del Consiglio dovrebbe prendere qualche decisione. Chi si auto proclama statista e si è paragonato anche a De Gasperi, dovrebbe rendersi conto della situazione e non tenere il Paese in questa immobilità». Quanto alle «difficoltà» ammesse da Silvio Berlusconi, è un giudizio «largamente arrotondato per difetto», ha rilevato Bersani, «ma da chi promette un miracolo al giorno è già uno sforzo che va riconosciuto».
Un'ora di vertice senza accordo, ma che lascia la porta aperta ad un nuovo governo guidato da Berlusconi. E' questo, in sintesi, il risultato del summit tra Bossi e Fini, ultimo tentativo di mediazione per evitare la crisi. Il presidente della Camera sarebbe «abbastanza d'accordo» sull'ipotesi di una crisi pilotata cui seguirà un reincarico a Silvio Berlusconi, dice Umberto Bossi. E il Cavaliere accetterebbe di dimettersi? «Le altre volte è successo - ha detto Bossi -Berlusconi è andato al Quirinale per riavere il reincarico. Molto meglio una crisi pilotata che una crisi al buio». Sull'apertura a Casini, però, il Senatùr è categorico: «L'Udc se ne può andare al mare...».
Il faccia a faccia
L'incontro, presenti Maroni e Calderoli, è durato un'ora. Al termine i due leader hanno riunito rispettivamente gli stati maggiori di Futuro e libertà e del Carroccio. Lapidario il vicecapogruppo di Fli, Giorgio Conte: «Non si è risolto nulla». E se il Cavaliere dall'Estremo oriente dice: «In my country I have some difficulties in this moment...», il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, derubrica a semplice «battuta» la sua farse sulle «prospettive limitate» del governo: «Si parlava delle prospettive di un'azienda da qui al 2020 e ho solo detto che sono prospettive più ampie di quelle del governo».
Il Pd: esecutivo tecnico
Dall'opposizione il segretario Pd, Per Pier Luigi Bersani, commenta: l'incontro tra Bossi e Fini «sposta ben di poco la situazione». Ormai «c'è una crisi conclamata» e «tutti quelli che lo negano o traccheggiano fanno un danno a questo Paese. Al ritorno da Seul il presidente del Consiglio dovrebbe prendere qualche decisione. Chi si auto proclama statista e si è paragonato anche a De Gasperi, dovrebbe rendersi conto della situazione e non tenere il Paese in questa immobilità». Quanto alle «difficoltà» ammesse da Silvio Berlusconi, è un giudizio «largamente arrotondato per difetto», ha rilevato Bersani, «ma da chi promette un miracolo al giorno è già uno sforzo che va riconosciuto».
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