Berlusconi: vinco anche senza Fini. I Radicali la speranza per la Camera, ma Bossi è ostile. Fli, Udc e Pd: se ne deve andare. Marcegaglia: se l'esecutivo non ce la fa, meglio le elezioni
dal nostro inviato FRANCESCO BEI LISBONA - Fiducia piena o elezioni. Magari a maggio, abbinandole alle amministrative in un Election Day. Silvio Berlusconi dal Portogallo torna a fare la voce grossa anche contro il Quirinale e giura che "nulla" lo fermerà: se Camera e Senato non gli confermeranno "un pieno mandato a governare", ci sarà solo il voto. Per vincere anche al Senato il premio di maggioranza "con un'alleanza di vero centrodestra". Ovvero senza Gianfranco Fini. Ma intanto, proprio mentre il Cavaliere si avvia verso l'aeroporto al termine del vertice Nato, il governo è scosso dall'annuncio della Carfagna: "Mi dimetto da ministro e da deputato dopo la fiducia". Il premier era stato gelido: "La signora Carfagna non mi ha fatto tribolare, è una cosa a cui non annetto particolare difficoltà".
Per il resto "i numeri stanno crescendo di giorno in giorno, la maggioranza sarà solida". Chissà se Berlusconi ci crede veramente oppure lo ripete solo per convincersene. Sta di fatto che anche durante il vertice Nato, nei brevi ritagli di tempo tra un bilaterale con il turco Gul e l'albanese Berisha, il Cavaliere trova il modo di puntellare la sua maggioranza in vista del 14 dicembre. E' una lotta contro il tempo. L'ultima speranza sono i radicali, che alla Camera dispongono di sei preziosissimi voti. Berlusconi sa che Bossi non accetterebbe mai un'apertura a Pannella, soprattutto dopo la lotta che i radicali hanno fatto a Cota in Piemonte. Ma il premier ha dato mandato di intavolare
Ma l'emergenza è ancora Futuro e libertà. "Puntiamo a una maggioranza non di quantità ma di qualità", dice sibillino il ministro Ignazio La Russa, facendo intendere che Fli (in quanto tale) ne sarà escluso. Se in pubblico Berlusconi ostenta sicurezza, nei colloqui privati prevale la rabbia contro le mosse dell'avversario: "Con questa storia delle dimissioni della Carfagna hanno studiato un bel trappolone. Vogliono di nuovo cavalcare la questione della legalità, provano a metterci in difficoltà tirando ancora fuori la vecchia storia di Mangano".
Berlusconi se l'è presa anche con la sua ex pupilla, che non avrebbe tenuto conto del momento grave che sta passando la maggioranza e si sarebbe fatta "manovrare" da Italo Bocchino. "E' chiaro che se ne vuole andare via, ma il problema della "signora" lo risolvo in cinque minuti", è sbottato a Lisbona appena appresa la notizia delle dimissioni (per ora solo annunciate) della Carfagna. E a chi gli chiedeva conto del perché di quel gelido "signora" usato per la sua preferita, Berlusconi ha risposto alzando le spalle: "Perché? Mi par di capire che non voglia più fare il ministro". A Lisbona il ministro Franco Frattini ha dovuto faticare sette camicie per placare l'ira del Cavaliere contro "Mara". "Contro di lei - gli ha detto - hanno scatenato una caccia alle streghe, ma non è una che tradisce. Vuole solo poter dire la sua". Certo è che, nel Pdl, a parte i ministri di Liberamente, Carfagna si trova contro un muro di ostilità. Persino le annunciate dimissioni da deputato a via dell'Umiltà non vengono prese seriamente. Il sospetto è che ci sia già un accordo con Fli per farsele respingere dall'aula della Camera, dando così la prova plastica dell'esistenza di un'altra maggioranza.
Insomma le colombe del Pdl, quelli che ancora cercano un accordo con Fli, vivono giorni difficili. "Ora che Napolitano ha fatto capire a tutti che il governo tecnico non è all'orizzonte - spiega Frattini lontano dalle telecamere - bisognerebbe trovare una via d'uscita onorevole per far rientrare Fini in maggioranza senza che perda la faccia. Io so per certo che la richiesta di dimissioni di Berlusconi, la sera prima di Perugia, nel discorso di Fini non c'era. Poi c'è stata messa su suggerimento di qualche falco irresponsabile, forzando la mano al presidente della Camera". Il "retroscena" di Frattini non sembra comunque aver smosso Berlusconi dalla convinzione di voler portare una guerra senza quartiere a Fini. Come conferma l'annuncio di ieri di un'alleanza elettorale con la Lega che escluda Fli. Berlusconi ai suoi ha confidato anche di voler cambiare nome al suo partito prima di andare al voto: "Ormai il Pdl sapete che vuol dire? Partito delle liti!". Ma non potrà, anche volendo, chiamarlo "il Vero Centrodestra" come ha svelato ieri a Lisbona. L'odiato Bocchino l'ha bruciato sul tempo, depositando quel marchio lo scorso 17 maggio.
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