Nella truffa finanziaria ai vip da 300 milioni, ora spunta la P3. Un migliaio le vittime.Tra le proprietà anche appartamenti nella capitale inglese: le minacce della ‘ndrangheta
Multiproprietà a Cortina, appartamenti nel quartiere londinese Mayfair, una barca di 18 metri, almeno una decina di case di lusso nel quartiere Parioli a Roma. È solo una parte del tesoro di Gianfranco Lande, il finto broker, mente del raggiro da 300 milioni di euro in cui sono finiti oltre mille persone tra attori, calciatori, politici e imprenditori. Un tesoro costruito usando proprio i soldi che gli investitori credevano al sicuro in banche alle Bahamas, Belgio e Inghilterra.
Il denaro avrebbe dovuto lievitare grazie a interessi fino al 20 per cento: in realtà è stato utilizzato per acquistare appartamenti di lusso, barche e multiproprietà in cui Lande&c. (in carcere sono finiti altri suoi quattro soci: Roberto Torregiani, Giampiero Castellacci di Villanova, Andrea e Raffaella Raspi), in questi venti anni, hanno abitato e grazie ai quali si sono arricchiti.
Ma c'è di più. Gianfranco Lande non si è preso gioco solo di artisti come Sabrina Guzzanti, Claudio Sorrentino e David Riondino, calciatori come Stefano Desideri e Giovanni Stroppa, ma anche dei fratelli Vanzina e del cantante Massimo Ranieri, o di Francesca De Cecco, sorella del "re della pasta". Il Madoff dei Parioli ha alzato il tiro e, dopo i legami con clan della 'ndrangheta Piromalli, ora nell'inchiesta portata avanti dagli uomini del nucleo valutario della Finanza romana spunta anche la P3. Un intreccio di personaggi emerso grazie al sequestro di un carteggio segreto consegnato nelle mani della procura da un collaboratore di Lande. Tra questi personaggi c'è Matteo Cosmi, commercialista di Forlì, che il 21 ottobre del 2009 venne intercettato mentre conversava con Flavio Carboni per un investimento di 4 milioni di euro poi transitati sulla banca di Denis Verdini. Da quell'inchiesta emerse che i tre erano preoccupati dell'affare e temevano di essere in pericolo per le indagini della procura di Roma sulla P3.
P3 a parte, sono molti i capitoli di questa storia ancora tutta da scrivere. Un anno fa alcune persone del clan Piromalli si sono rivolte ai mediatori d'affari di Carboni, Matteo Cosmi e a Giuseppe Giuliani Ricci, broker anche lui di Forlì, consegnando loro 14 milioni di euro per un buon investimento. I due hanno consegnato quei soldi a Lande che ha commesso l'errore di trattare quell'investimento come tutti gli altri. Ovvero promesse di facili guadagni e poi soldi inghiottiti e spariti chissà dove. Ma truffare le cosche è stato il primo passo falso di Lande. Due affiliati del clan si sono presentati a reclamare quel denaro nel quartier generale della società Egp - un palazzone della centralissima via Bocca di Leone - e una volta nell'ufficio di Lande, in cui era presente anche Sandro Balducci, cugino dell'onorevole Guzzanti, pure lui vittima del raggiro, non sono andati tanto per il sottile. "O ci ridai subito i nostri soldi oppure ammazziamo prima te, poi tuo figlio e tua moglie". Messaggio ricevuto. Tanto che Lande riconsegnò subito parte del denaro (circa otto milioni di euro) e per tutelarsi sporse denuncia per estorsione nei confronti dei Piromalli. Un autogol che, se da una parte lo salvò da una minaccia di morte, dall'altra insospettì gli investigatori che su quell'estorsione cominciarono a indagare e a scavare negli affari del finto broker.
Per i cinque indagati all'accusa di truffa per cui sono ora in carcere si potrebbe quindi aggiungere, alla luce delle nuove carte sequestrate, il riciclaggio di denaro di provenienza illecita. La procura di Roma è pronta a chiedere le rogatorie all'estero per capire che fine ha fatto il denaro.
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