L PRESIDENTE DELLA CAMERA AL CENTRO DI UN NUOVO CASO
Esposto contro un sito: attentato a un organismo costituzionale
| Gianfranco Fini (Ap) |
Una denuncia-querela dai toni e contenuti molto forti, che chiede l'identificazione dei responsabili ma anche «degli eventuali mandanti». E che contesta non solo il reato di diffamazione a mezzo stampa, ma anche quelli «assai più gravi di estorsione, attentato a un organo costituzionale e cospirazione politica». Fattispecie di reato, quest'ultima, prevista nelle forme «per accordo» e per «associazione» e raramente perseguita in passato. Nel 1991, fu l'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga ad autodenunciarsi provocatoriamente per cospirazione politica con riferimento a Gladio. Per la stessa ipotesi si procedette nel caso della P2 di Licio Gelli e contro i no global Caruso e Casarini per i fatti di Genova del 2001. Il capo d'imputazione non resistette al giudizio.
Ma l'intento degli avvocati Consolo e Francesco Compagna, legali di Fini, è quello di evidenziare, come è scritto in una nota, «l'esigenza di tutelare, ancor prima dell'onorabilità personale dell'attuale Presidente della Camera, l'organo istituzionale dal medesimo rappresentato».
La vicenda era stata sollevata da un editoriale di Maurizio Belpietro del 27 dicembre, intitolato «Su Gianfranco iniziano a girare strane storie...». Il direttore di Libero, pur cautelandosi più volte e evocando il rischio di «trappole per trarci in inganno», raccontava due episodi: una «soffiata» che lo avvertiva di un attentato in preparazione ad Andria contro Fini, commissionato a un criminale locale per 200 mila euro. Attentato organizzato, così scriveva Belpietro, per far ricadere la colpa su Berlusconi. Sulla questione c'è un'inchiesta in corso a Milano e il direttore di Libero è già stato sentito dal procuratore aggiunto Armando Spataro (al quale ha rifiutato di fornire il nome della fonte, tutelandosi con il segreto professionale). Belpietro è tornato in procura a Milano anche nella giornata di ieri.
Il secondo caso sarebbe stato raccontato a Belpietro dalla stessa ragazza, Lucia Rizzo, in arte Rachele, una escort di Reggio Emilia, nipote di un gerarca fascista, che ha detto di avere avuto incontri sessuali con Fini per tre volte, ricevendo mille euro in contanti. Racconto confermato da «Rachele» in un'intervista al sito «4minuti.it», al quale spiega di aver parlato per vendetta, dopo la promessa non mantenuta di un aiuto per la partecipazione al Grande Fratello.
L'avvocato e senatore Consolo spiega: «È una vicenda assurda, sembra di stare a "Scherzi a Parte". Ma la faccenda è grave e intollerabile. Immaginiamo cosa succederebbe se Nancy Pelosi fosse accusata di uscire con un gigolò. Sarebbe uno scandalo enorme». L'accusa di cospirazione è grave: «È un reato ipotizzato, saranno i magistrati a verificare. Certo, vogliamo capire chi c'è dietro. Quanto a Belpietro, arriverà una querela anche a lui, anche se probabilmente il capo d'accusa non sarà la cospirazione, ma la diffamazione aggravata a mezzo stampa».
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