La maratona assembleare della galassia Ligresti, punto di partenza per dare vita all'alleanza con Groupama, sta per iniziare. Già questa settimana i primi tasselli al complesso piano di riorganizzazione del gruppo saranno sistemati. Eppure, sullo sfondo, Salvatore Ligresti e il suo entourage di fedelissimi si starebbero applicando anche a studiare strade alternative. Perché il timore è che i francesi, complice un verdetto Consob ancora tutto da scrivere e potenzialmente favorevole solo a metà, possano in qualsiasi momento compiere un passo indietro compromettendo una situazione già di per sé assai complicata.
Ecco quindi spuntare l'ipotesi di un duplice cambio di veste: quello delle banche di Premafin, da finanziatrici a soci della holding, e quello di Groupama, da azionista a compratore di alcuni asset (da Liguria Sasa fino, azzarda qualcuno, alla vecchia ipotesi di cessione di Milano assicurazioni che nell'ultimo anno sarebbe stata presa in considerazione molto spesso). Una sorta di «piano B» che vedrebbe il rafforzamento patrimoniale del gruppo grazie all'intervento diretto di alcuni istituti vicini alla famiglia attraverso la conversione dei debiti Premafin in capitale.
I due percorsi, da un lato l'analisi di scenari alternativi e dall'altro la fervente attività per concretizzare l'alleanza con i francesi, viaggiano in modo parallelo e hanno sortito già i primi effetti, tanto da attivare quel cambio manageriale, assai voluto dalle banche finanziatrici di Premafin, con l'uscita dell'amministratore delegato di Fondiaria Sai, Fausto Marchionni, e l'ascesa del direttore generale Emanuele Erbetta. Una staffetta, quella al vertice della compagnia assicurativa, che formalmente dovrebbe dare al mercato un segnale di discontinuità, anche se nei fatti il manager individuato gravita nella galassia Ligresti da almeno vent'anni, tanto che per alcuni lo stesso Erbetta, molto vicino alla famiglia, potrebbe essere perfino una soluzione a tempo. Ma idonea a condurre in porto l'intesa con i francesi di Groupama che, almeno per ora, deve servire innanzitutto per tamponare la crisi di liquidità.
Il momento, insomma, è dei più delicati. Non solo perché, contrariamente alle dichiarazioni ufficiali di "compattezza", l'Ingegnere e i suoi tre figli, Jonella, Giulia Maria e Paolo sarebbero molto meno allineati rispetto a qualche mese fa, con il grande vecchio meno propenso a dividere l'impero con i partner francesi. Ma anche e soprattutto per la spada di Damocle dei verdetti autorizzativi che pende sul riassetto, anche se sono in molti a confidare in un giudizio favorevole, visto che già in passato la famiglia ha incassato un difficile benestare dall'Authority (la mancata Opa su Fondiaria). Tuttavia, che cosa succederebbe se Consob dovesse bloccare l'operazione con paletti giudicati dai futuri soci d'Oltralpe "svantaggiosi"? O se l'Authority desse solo un via libera parziale al riassetto, congelando di fatto l'ingresso in FondiariaSai e quindi rendendo «contabilmente» assai onerosa l'operazione? Quale sarebbe la reazione di Groupama? Domande che assumono ancora più significato alla luce dei risultati della compagnia francese del primo semestre 2010 che evidenziano come i futuri soci della famiglia Ligresti dispongano di pochi margini di manovra: il cash flow è passato da 1,178 miliardi di giugno 2009 ai 408 milioni di giugno 2010.
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