Ha smesso di allenare 24 anni fa «Non lo farei per altre squadre»
Milano ha scelto di affidarsi a una leggenda per uscire dalla crisi. Eliminata subito dall'Eurolega, già alla rincorsa delle prime in campionato, per la rimonta serviva una scossa ed è arrivata: si chiama Dan Peterson Da ieri Bucchi non è più l'allenatore dell'Armani Jeans. Dopo il ko nel derby con Cantù il presidente Livio Proli ha deciso per la rivoluzione, via il tecnico bolognese e spazio a chi ha fatto al storia del club. L'ultima apparizione di Peterson in panchina risale al lontano 1987, proprio con i colori dell'Olimpia Milano squadra con la quale vinse 4 scudetti, una Coppa Korac, una Eurolega e 2 Coppa Italia. Lì scelse di dire «basta, ho vinto tutto, non ha più senso che io continui a mettermi in gioco». Per questo 24 anni fa aveva mollato l'attività di coach, dedicandosi alla tv, dove ha confermato un' innata capacità di showman.
In questi anni è diventato per tutti l'uomo del basket in Italia, il suo volto unito a quell'accento americano che non ha mai perso, lo ha reso un idolo di ragazzini e semplici appassionati. Quanti non ricordano la storica pubblicità del tè «Per me numero uno»? Oppure ancora chi non ha visto un incontro di wrestling, disciplina alla quale Peterson ha prestato la voce, commentando le gesta di Hulk Hogan o Ultimate Warrios? Da qualche anno era a Sportitalia ad impreziosire il palinsesto cestistico, con i suoi commenti pungenti. Oggi si rivede sul campo con le stimmate di capo allenatore. Era da qualche anno che il vecchio Dan voleva tornare ad allenare, sperava di avere un'altra occasione ed in un certo qual modo si era anche pentito di aver detto basta come confermano le prime frasi dette ieri a Sportitalia dopo aver ricevuto l'incarico: «Pensavo di essere già stato dimenticato, anzi pensavo di essere ritenuto troppo vecchio. Accetto questo lavoro con il cuore, non lo farei per nessun altra squadra».
Dentro di sé da qualche anno covava una voglia di avere un'altra chance. Che l'Armani Milano, sua storica società, ha voluto offrirgli affiancandolo ai due vice di Bucchi, Valli e Fioretti. Un punto interrogativo resta. L'età, 75 primavere il prossimo 9 gennaio, e la lontananza dai campi da oltre 24 anni, due ostacoli certo non sono facilissimi da superare e lo sa anche lui: «Il basket è cambiato e io devo adeguarmi. Non è il basket che deve adeguarsi a me, questo è sicuro. Bisogna andare avanti con i piedi di piombo, ma se si scende in campo con grinta e convinzione di vincere, ci si può riuscire». Se il vecchio Dan ha accettato la sfida dentro di sé avrà la voglia di far bene. Una scelta, quella del club milanese, che non sembra però guardare solo al presente. Già da mesi si parlava di un possibile arrivo a fine stagione di Ettore Messina sulla panchina dell'Armani Jeans.
Ecco, la mossa-Peterson, va a confermare le volontà del presidente Proli di corteggiare il numero uno degli allenatori italiani. Perché seppure carismatico e pieno di esperienza Dan Peterson non può rappresentare il futuro di Milano. Va ricordato però che Messina ha ancora un anno di contratto con gli spagnoli, ma visti anche i risultati e le critiche continue che gli riserva la stampa locale, potrebbe non esser difficile chiedere la rescissione contrattuale. Si vedrà, il presente si chiama ancora Dan Peterson, per una riscossa milanese che tutto il basket italiano si aspetta.
Nessun commento:
Posta un commento