14 dic 2010

Yara, adesso l'indagine punta sui frequentatori della palestra

Proseguono le ricerche. Accertamenti su due imprenditori che si trovano in carcere. Acquisite

anche le immagini delle telecamere sulle strade e dei satelliti in attesa dei dati sulle telefonate


BERGAMO - Ore e ore di immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso della rete autostradale. Perfino il terno al lotto del satellite: con una probabilità assai ridotta che l'occhio spaziale abbia catturato qualcosa (non era puntato su Brembate il 26 novembre). A 17 giorni dalla scomparsa di Yara Gambirasio - tra tante piste ma nessuna certa - il giallo sembra ancora lontano da una svolta. E così, mentre si continua a perlustrare boschi e fiumi alla ricerca della ragazza, e mentre gli investigatori non smettono di passare al setaccio ogni aspetto riguardante la sua vita e quella della famiglia, ci si affida alla tecnologia. Il che, se da una parte può alimentare la speranza che si venga a capo del mistero, dall'altra mette a nudo l'incertezza nella quale sono ancora avvolte le indagini.

Nuovo vertice in Procura tra forze dell'ordine e magistrati, per fare il punto sul caso e per tracciare una road map delle ricerche della tredicenne sparita nel nulla. Nessuna pista è esclusa: ma i pochi indizi raccolti fin qui, per ora, non portano da nessuna parte. C'è cautela anche sull'ipotesi di una ritorsione, maturata nel mondo del lavoro, ai danni di Fulvio Gambirasio, il padre di Yara, geometra in un'impresa attiva del settore dell'edilizia. Nelle ultime ore alcuni accertamenti avevano riguardato i rapporti tra la "Gamba", l'impresa nella quale è impiegato Gambirasio, a la Lopav dei fratelli Locatelli (in carcere), una società finita nella lente della Dda di Napoli per collegamenti con la camorra. Ma le carte richieste al Gico della Guardia di Finanza non hanno dato esiti interessanti. Nulla, per lo meno, che abbia a che fare direttamente con il papà di Yara.

Tra gli investigatori, in attesa dei risultati tecnici sul traffico telefonico rimasto "aggrappato" il 26 novembre alle celle di Brembate, Mapello e Ponte San Pietro, si rafforza la convinzione che il sequestratore di Yara non sia uno sconosciuto ma, piuttosto, qualcuno che la ragazza già conosceva. E che poteva avere già incontrato nei giorni precedenti alla sua scomparsa. Per questo anche ieri polizia e carabinieri hanno lavorato sui frequentatori e i dipendenti della palestra dove Yara si allenava e dove era stata prima di sparire. A proposito: chi sapeva che Yara quel giorno - nel quale non si allenava - doveva comunque andare in palestra per portare uno stereo da utilizzare in una gara? È uno dei dubbi ai quali gli inquirenti stanno cercando di dare una risposta.

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