Alla riunione serale di Farefuturo alla fine ci sono quasi tutti, anche Silvano Moffa, colomba finiana per antonomasia. Un risultato che a inizio giornata non era affatto scontato. L'irritazione dell'ala moderata per la linea dura imboccata da Gianfranco Fini che in tv aveva respinto il tentativo di conciliazione portato avanti dallo stesso Moffa assieme al senatore del Pdl Andrea Augello aveva determinato una pericolosa frattura all'interno dei futuristi. Fini si è dovuto impegnare in prima persona per ricompattare il gruppo. A tarda sera l'unica ancora data per incerta è Maria Grazia Siliquini. Ma andiamo per ordine.
Finito di ascoltare l'intervento di Silvio Berlusconi al Senato, il presidente della Camera va da Moffa. Un primo confronto che non scioglie però i reciproci dubbi. Intervengono anche Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Alessandro Ruben e alla fine Moffa scrive una nuova ipotesi di mediazione che l'intero gruppo, assicura Fini, è pronto a sostenere. Il presidente della Camera la porta a conoscenza anche di Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli. In sostanza si offre al premier l'astensione di Fli al Senato (che vale però come voto contrario) assieme alla garanzia che mai verrà avallato alcun progetto ribaltonista. In sostanza è il via libera al Berlusconi bis. In cambio però il Cavaliere, una volta ottenuta la fiducia al Senato e prima del voto della Camera, dovrebbe salire al Colle e dimettersi per aprire alla nuova fase. Per Fini è una conditio sine qua non, l'unico modo – come spiegherà poi Casini – perché la proposta di patto di legislatura presentata dal premier nel suo intervento possa risultare credibile.
«Da stasera la linea è quella di questo documento, che deve essere chiave di lettura per tutti», ha detto Fini ai suoi. All'appello, oltre alla Siliquini manca il senatore Pontone, che però viene dato per assente giustificato. Anche al Senato, in mattinata, c'era stata infatti un po' di maretta. Il capogruppo Pasquale Viespoli ha continuato a insistere per portare avanti la trattativa con il premier perorando l'ipotesi dell'astensione a Palazzo Madama. E alla fine la mediazione è stata raggiunta. «I gruppi parlamentari di Futuro e libertà - si legge nel documento finale - nella convinzione che l'imminente voto di fiducia, a prescindere dall'esito, rischia di far precipitare il Paese in un clima di instabilità con la conseguente difficoltà di realizzare i provvedimenti economici e sociali indispensabili per superare la crisi e innescare la crescita, sollecitano il presidente del Consiglio ad aprire subito la nuova fase politica evocata nel suo discorso in Parlamento». Al presidente del Consiglio Fli chiede però di «rimettere il mandato al Quirinale» senza aspettare la conta della Camera. Solo in questo modo si potrebbe dar vita ad un nuovo esecutivo, ad un nuovo patto di legislatura garantito da «un'ampia maggioranza di centrodestra», ovvero l'ingresso dei centristi, impegnadosi contemporaneamente e pubblicamente in Parlamento a manifestare la propria disponibilità «di attivare la nuova fase senza porre pregiudiziali sul reincarico». Se Berlusconi rifiuterà quest'ultima mediazione, «voteremo compatti la sfiducia» è la conclusione di Fini. Il premier però non sembra intenzionato ad accettare. La richiesta di dimissioni per il Cavaliere è irricevibile.
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