La chiamano l'Emilia del Sud per quella capacità di gestire e mantenere il consenso elettorale nel centrosinistra, nonostante Berlusconi ora, nonostante tangentopoli e la fine dei vecchi partiti prima. Con una differenza sostanziale: in Emilia, quella raccolta dal Pd è stata l'eredità del Pci, in Basilicata della Dc. I risultati, 16 anni dopo la fine della Prima Repubblica, sono sotto gli occhi di tutti: in Lucania i democratici governano ovunque, in Regione, nelle due province, nei due comuni capoluogo. E il governatore Vito De Filippo si vanta di essere stato alle ultime elezioni il presidente di regione più votato d'Italia, in termini percentuali naturalmente, con il 60,81% dei consensi, più di Vasco Errani (52,1%) e più di Luca Zaia (60,15%). Quella che la Basilicata ha saputo preservare è la tradizione del cattolicesimo democratico.
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Le ragioni del successo del modello lucano si snodano tutte attorno a un nome, quello di Emilio Colombo, più volte ministro, presidente del consiglio (tra il '70 e il '72), esponente di spicco della Democrazia cristiana, a capo di una delle delle componenti centriste, certo non di sinistra. Eppure Colombo, come molti altri della sua area, scelse il centrosinistra quando Berlusconi scese in campo, convinto che i principi del cattolicesimo democratico in quella coalizione sarebbero stati meglio rappresentati, critico soprattutto verso gli accenti populisti del leader del centrodestra. Fu anche un soprassalto etico che lo spinse verso questa scelta, perché a suo modo di vedere Rocco Buttiglione quando siglò l'accordo dell'8 marzo di Via dell'Anima con Berlusconi tradì gli impegni presi.
Fu così che in Basilicata avvenne l'opposto di quanto accade nel resto d'Italia. E i colombiani, la più potente corrente democristiana lucana, si allearono con il centrosinistra. Il loro consenso in regione era molto alto tra gli elettori. L'area di sinistra della Dc (la corrente Base), guidata da Angelo Sanza, anche in seguito a divisioni con i colombiani, nella spaccatura del Ppi andò con Rocco Buttiglione e il centrodestra, ma sul territorio lucano era minoritaria. Di fatto in Basilicata si è realizzata una vera fusione tra i due partiti (ex Dc e ex Pci) molto prima della nascita del Pd. «Era il 1995», ricorda Antonio Boccia (presidente della Regione dal '90 al '95 e poi parlamentare) e «nelle elezioni per il rinnovo dell'assemblea regionale ci fu l'accordo tra i due segretari (di Ppi e Pds) per affrontare la campagna sotto il segno dell'Ulivo». Insomma il modello lucano nasce da lontano. «Eravamo realmente servitori del popolo», dice Boccia «a disposizione delle persone 24 ore su 24. E non abbiamo mai avuto scandali, ruberie, anche se le inchieste di tangentopoli riguardarono pure noi».
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