«Bisogna regolamentare il fenomeno con le armi che abbiamo», spiega il presidente del consiglio, Marco Lupi (Lega). E con l'obbligo di realizzare un posto macchina riservato ai clienti ogni 15 metri di superficie del locale, «sarà più difficile costruire qui che altrove», assicura la vice sindaco Claudia Lolli. Con buona pace dei consiglieri preoccupati (forse) dei risvolti sociali del fenomeno. Perché nella capitale del gioco d'azzardo il pensiero di Lupi corre a quando si è scoperto che molte famiglie sanremesi in stato di indigenza scommettevano sui tavoli verdi il contributo sociale. D'altra parte «le sale giochi prendono soldi alle casalinghe e ai pensionati» (Leandro Faraldi, Pd) «e agli studenti visto che le sale di Sanremo aprono alle 9» (Daniela Cassini, Uniti per Sanremo). Una condanna bipartisan al quale si unisce l'azzurro Giuseppe Leuzzi che ha presentato un emendamento per ripristinare le distanze minime di 300 metri da ospedali, luoghi di culto, cimiteri e scuole «per difendere la vita dei concittadini visto che questi giochi d'azzardo non favoriscono l'economia della città ma ingrossano i gestori e lo Stato». Ecco il punto: «dobbiamo combattere le sale giochi non solo per motivi etico-sociali, ma perché siamo in concorrenza», spiega Paolo Pippione (Pdl) che, più realista del re, lancia la sua proposta: «tutelare gli interessi del Comune aprendo noi delle sale da gioco». Perché in fondo «se si volevano difendere i pensionati e le casalinghe dal gioco d'azzardo – sottolinea Francesco Prevosto del Pd - si decideva di far aprire i locali solo alla sera. Invece è stata scelta la fascia dalle 9 alle 20». Per il dopocena, tutti al casinò.
2 nov 2010
Sanremo vuol sbancare le (altre) slot machine
«Bisogna regolamentare il fenomeno con le armi che abbiamo», spiega il presidente del consiglio, Marco Lupi (Lega). E con l'obbligo di realizzare un posto macchina riservato ai clienti ogni 15 metri di superficie del locale, «sarà più difficile costruire qui che altrove», assicura la vice sindaco Claudia Lolli. Con buona pace dei consiglieri preoccupati (forse) dei risvolti sociali del fenomeno. Perché nella capitale del gioco d'azzardo il pensiero di Lupi corre a quando si è scoperto che molte famiglie sanremesi in stato di indigenza scommettevano sui tavoli verdi il contributo sociale. D'altra parte «le sale giochi prendono soldi alle casalinghe e ai pensionati» (Leandro Faraldi, Pd) «e agli studenti visto che le sale di Sanremo aprono alle 9» (Daniela Cassini, Uniti per Sanremo). Una condanna bipartisan al quale si unisce l'azzurro Giuseppe Leuzzi che ha presentato un emendamento per ripristinare le distanze minime di 300 metri da ospedali, luoghi di culto, cimiteri e scuole «per difendere la vita dei concittadini visto che questi giochi d'azzardo non favoriscono l'economia della città ma ingrossano i gestori e lo Stato». Ecco il punto: «dobbiamo combattere le sale giochi non solo per motivi etico-sociali, ma perché siamo in concorrenza», spiega Paolo Pippione (Pdl) che, più realista del re, lancia la sua proposta: «tutelare gli interessi del Comune aprendo noi delle sale da gioco». Perché in fondo «se si volevano difendere i pensionati e le casalinghe dal gioco d'azzardo – sottolinea Francesco Prevosto del Pd - si decideva di far aprire i locali solo alla sera. Invece è stata scelta la fascia dalle 9 alle 20». Per il dopocena, tutti al casinò.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento