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21 nov 2010

Hollywood, torna Kevin Spacey Lobbysta cinico in "Casino Jack"


L'attore americano protagonista del film su Abramoff, in carcere da 6 anni. Politica, potere e corruzione in un'allegoria dell'America pre-crisi: "Abbiamo perso il senso dell'umanità e anche l'anima". Commosso tributo al regista Hickenlooper, morto due settimane fa


LOS ANGELES - Il camaleontico Kevin Spacey, che si era divertito a giocare al cattivo in "Superman Returns" (2006) e al giocatore d'azzardo  in "21" (2008), torna dopo due anni al cinema di nuovo dei panni di un giocatore, ma di ben altro tipo, con "Casino Jack". E' la storia del famigerato lobbysta Jack Abramoff, in galera da sei anni,  astuto "giocatore" politico che muoveva le sue pedine  dietro le quinte dell'amministrazione George W. Bush.  Una pungente satira politica sulla "cultura dell'avarizia", come aveva detto il regista del film, George Hickenlooper.  La premiere del film, da dicembre nelle sale Usa, si è svolta sabato scorso al Chinese Theatre di Hollywood, alla presenza di Spacey e degli attori del folto cast, tra cui Barry Pepper, Jon Lovitz, Rachelle Lefevre, Spencer Garrett e John David Whalen. Quella che doveva un'occasione festosa si è invece trasformata in un nostalgico e commovente  tributo alla memoria di  Hickenlooper, deceduto all'improvviso due settimane fa, a 48 anni. "Questa première del tuo splendido film è tutta per te, caro George," ha detto Spacey trattenendo a stento le lacrime, al momento di introdurre il film al pubblico del Chinese. "George era un regista e autore straordinario,  dotato di un talento ed entusiasmo unici. Era affamato di politica e  voleva mostrarlo al  pubblico nei suoi film. Voleva provocare, far pensare, e spiegare  cosa succede quando denaro e potere cospirano

anneggiando il processo politico," ha continuato Spacey, facendo notare che la figura di Abramoff simbolizza perfettamente questa aberrazione in corso. "Spero anche che il film vi faccia ridere, in quanto il suo racconto sugli eccessi e le ipocrisie di Washington  assume  spesso un tono  comico. Non abbiate timore di ridere su questa tragedia contemporanea: George lo avrebbe apprezzato molto."


Spacey è perfetto nel ruolo di  "Casino Jack" Abramoff, come era stato soprannominato nell'ambiente. La svolta aggressiva e reazionaria del governo Bush in seguito all'11 settembre fornì un terreno fertile a chi intendeva manovrare la politica Usa con la manipolazione, la spinta di interessi, l'influenza sulle correnti e la corruzione dispegata. Onore, integrità, principi: tutto è negoziabile! E' su questo terreno di gioco che Casino Jack fa il bello e il cattivo tempo, diventando il lobbysta più celebrato nella storia di Washington, poi travolto da una serie di scandali, infine processato per reati di  concussione e corruzione, e condannato a sei anni di prigione.

Ne abbiamo parlato con Spacey dopo la prima del film. 51 anni, nativo del New Jersey, premio Oscar per "I soliti sospetti" (1995), Spacey è dal 2003 direttore della compagnia teatrale Old Vic di Londra, dove si è trasferito a vivere.

Kevin, nel suo ritratto,  Casino Jack è  il volto picassiano  del cinismo, della seduzione e degli imbrogli della politica americana. E' cosi'?
"Di sicuro Abramoff era tante cose. Ma la rampante corruzione che lui incarna denuda e sfotte lo spirito libertario e individualista su cui è costruito il nostro paese. Da Washington a Wall Street, l'ingordigia di potere e denaro, l'avidità e la corruzione sono diventate un modo di vivere per molti. Attraverso questa storia riflettiamo su come l'America abbia perso la bussola. Abbiamo perduto il senso dell'umanità e anche l'anima".

Ha cercato di imitare Abramoff, lo ha  studiato, decostruito?
"Il mio lavoro di ricerca su come recitarlo è iniziato con le  mie conversazioni con George, il regista del film, che era venuto due anni fa a Londra proprio per incontrarmi e discutere del progetto. George aveva letto su Facebook che molti dicevano che sarei stato perfetto per quel ruolo. Il mio casting è nato proprio da Facebook. Comunque, conoscevo la storia di Abramoff,  perché  anch'io sono un maniaco della politica. Dopo aver accettato la proposta di  George, mi sono recato alla  prigione del  Maryland per incontrare di persona Casino Jack: abbiamo parlato per  6 ore e mezzo filate. Abramoff era contrario al film,  ma io l'ho convinto ad aiutarci, tanto lo avremmo girato lo stesso".  

Che impressione ha tratto dell'uomo?
"Mi è sembrato spiritoso e non privo di charme. Mi era facile immaginare che con doppiopetto e cravatta  conquistasse qualsiasi stanza in cui metteva piede. Poi ho svolto ricerche più approfondite. E'  stato un enorme scandalo  a Washington D. C., e quindi ho tentato  di riconciliare la persona con quello che dicevano di lui e poi con i fatti. Non cioè  la mitologia sul suo conto,  ma i semplici  fatti, soprattutto cosa ha  fatto con i soldi. E' stato definito come il lobbysta più avido e ambizioso, come un diavolo  incarnato. Ma allora se Casino jack è come  un Berny Medhoff , dove sono finiti tutti quei soldi? Ci sono più aree grigie che nero su bianco. E se tra le sue motivazioni, oltre al denaro,  ci fosse stata   purela vogia di influire a suo modo sul  sistema politico? Ho cercato insomma  di umanizzarlo, e renderlo pluridimensionale, non solo un mostro".  

Lei sente dentro di sé un bisogno di potere?
"Riconosco il privilegio di far accadere certe cose, come sto facendo con l'Old Vic. Ma non ho mai avuto pretese di potere sui set dei film, ad esempio, il "power trip", come diciamo qui, mi è estraneo. Col teatro a Londra svolgo un servizio per la comunità, con bambini o anziani, donne e non attori di ogni provenienza. E non lo faccio per i  soldi. Ma per amore dell'arte e dell'educazione.  Per quanto riguarda il cinema cerco sempre di incoraggiare i giovani cineasti e raccogliere finanziamenti per i loro progetti. Una lezione che per me va indietro a quando conobbi Jack Lemmon. Avevo 13 anni, frequentavo i teatri off-Broadway a New York, e lui mi diede il senso dell'autostima e la convinzione che avrei potuto  fare attore. In seguito lavorai con lui a Broadway. Jack è diventato una straordinaria figura paterna per me. La sua  filosofia era che se riesci bene in questo business,  è   tuo obbligo  dare  opportunità a registi e scrittori  emergenti".

Sembra che politica e corruzione vadano sempre a braccetto. Ne conviene?
"Le recenti elezioni presidenziali americane hanno evidenziato il ruolo del denaro in qualsiasi corsa a una carica politica. Ho visto candidati parlare della Costituzione degli Stati Uniti in un modo che faceva capire che  ovviamente non l'hanno mai  letta. Non c'è integrità morale e  chiarezza di visione tra i politici di oggi, come avevano invece gente come i Kennedy o Martin Luther King. Di cui sento la mancanza. La politica dovrebbe essere un servizio pubblico. Non lo è più".

Il film non insiste troppo sull'attività di lobby. Perche'?
"George voleva raccontare una storia sull'ipocrisia di quell'ambiente. Non voleva realizzare un film politico didattico e  noioso , ma un film divertente, di intrattenimento. In "Casino Jack" vediamo cose di una tale assurdità che sembra una fiction. George pensava a una commedia, tipo "Goodfellas" a  D. C.".

Ci parla del suo impegno teatrale a Londra?
"Ho un contratto di 10 anni e rimarrò anche oltre oltre, credo  fino al 2014. I miei primi anni alla  direzione dell'Old Vic sono stati emozionanti ma duri, cercavo di non farmi travolgere dalla quantità di lavoro e possibilità creative. Ma in dieci anni hai tempo di sviluppare le idee giuste. Il teatro aveva bisogno di  nuovo sangue.  Adesso  potrò usare i prossimi quattro anni come periodo di transizione per concentrarmi anche sulla raccolta di fondi. Non voglio che un teatro come il Vic sia sovvenzionato dallo stato. da buon pragmatista americano, preferisco che sia finanziato privatamente".
 
Tornando a "Casino Jack": perché insomma il cinismo si è impossessato dei leader politici?
"E' difficile far votare il popolo americano, tanto meno cambiare qualcosa. Si è provato ad attuare delle riforme per le  campagne politiche per 20 anni. I  soldi e le influenze sono troppo forti e potenti. Alla fine l'unica cosa che cambia in questo paese sono  i cittadini. Ci vuole uno che crede fino in fondo in una causa e non venga massacrato dalla lotta sanguinaria della corsa all'incarico".

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