di Maurizio TortorellaCi sono quelli che vendono ghiaccio agli esquimesi, e sono bravi. Quelli che vendono riso ai cinesi, e forse sono ancora più bravi. Ma lui, per più di sei anni, ha venduto gelati in Siberia e ha quintuplicato il business: come minimo, ha del genio. Alberto Morandi, nato a Milano 48 anni fa, dal 1989 vive tra Mosca e San Pietroburgo. A dire il vero, Morandi di professione non fa proprio il gelataio, però ha guidato l'acquisto e il clamoroso sviluppo della Inmarko, azienda russa di gelati e di sorbetti. «Uno dei migliori business della mia vita» ammette. A Mosca, Morandi arriva per puro caso. Dopo la laurea alla Bocconi, per un po' fa l'analista di bilanci: ma è sveglio e la multinazionale americana che l'ha assunto lo spedisce a farsi le ossa sulla piazza Rossa, che in quel momento è anche una delle più dure. «Furono anni difficili» ricorda lui «perché l'impero sovietico era agli sgoccioli e nei negozi la merce scarseggiava».A Mosca, Morandi passa velocemente da un'azienda all'altra. Prima è nel gruppo Acqua, che progetta impianti ecologici; poi entra alla Merloni, che in Urss vende grandi impianti chiavi in mano. E già lì piazza un primo colpo: perché apre una fabbrica di frigoriferi a nord di Mosca (così già si avvicina, concettualmente, all'idea del venditore di ghiaccio agli esquimesi).D'improvviso, però, la situazione politica precipita. Il 30 dicembre 1991 Mikhail Gorbaciov manda in soffitta l'Unione Sovietica e il mercato della nuova Russia frena come una slitta che dalla neve passi sui sassi. Morandi resta a Mosca, ma ancora una volta deve cambiare lavoro: entra alla Sasib di Carlo De Benedetti e fino al 1998 si occupa della vendita di macchine per imbottigliamento. Poi torna a lavorare per gli stranieri alla Norum, una finanziaria scandinava che ha sede a San Pietroburgo.È qui che comincia a operare nelle acquisizioni d'imprese. E nel 2004 scopre l'azienda ideale. È piccolina, si chiama Inmarko e dal 1993 produce gelati in tre stabilimenti: a Omsk, Tula e Novosibirsk. Morandi studia accuratamente la pratica: «A sorpresa» racconta «scoprii che il gelato ai russi piace moltissimo. È un alimento molto calorico ed è quasi un pasto caldo, in posti con temperature inferiori ai 40 gradi sotto lo zero. E poi costa poco».Così la Norum compra la Inmarko per 8 milioni di dollari e investe nel suo sviluppo. A occuparsi dell'affare è Morandi, che subito fa crescere l'azienda in Siberia e negli Urali e poi la lancia verso ovest. Il fatturato sale a 30, 40, 50 milioni di dollari e nel mercato russo dei sorbetti la Inmarko scala posizioni. Presto diventa il terzo produttore del paese, poi il primo. Il motivo del successo è la distribuzione capillare: «Decidiamo di basarci sui chioschi» dice Morandi «affidandoli a dipendenti diretti». Così anche il numero degli addetti aumenta: 1.000, 3 mila, 5 mila.Nel
2008 la Inmarko è un colosso da oltre 400 milioni di fatturato. E appena prima che scoppi la crisi finanziaria mondiale Morandi suggerisce di venderla alla Unilever, realizzando una ricca plusvalenza. «La cifra è segreta » sorride il manager «ma posso dire che, rispetto al nostro investimento, si tratta di un multiplo molte volte superiore a quello segnato nel frattempo dalla crescita del fatturato».Oggi Morandi è ancora a Mosca e ha ancora cambiato lavoro: è partner della Capman, una società finlandese di private equity che amministra 3,6 miliardi di euro. E, freddamente, aspetta il prossimo business.
Nessun commento:
Posta un commento