4 mar 2010

Regionali: il Governo pensa a un decreto per le liste escluse


IPOTESI D'INTESA: DISCO VERDE PER BOLOGNA E ABROGAZIONE REGOLAMENTO RAI SU PAR CONDICIO
Caos liste, verso una soluzione politica Berlusconi pensa a leggina di rinvio
Bossi: «No al decreto». Per questo si lavora ad una legge, da approvare anche dall'opposizione, che rinvii il voto



MILANO - Per il caos delle liste in Lazio e in Lombardia ci sarà una «soluzione politica». Lo dice pubblicamente il ministro delle Riforme Umberto Bossi in Transatlantico: «È una cosa urgente, ma lasciamo stare il decreto». Gli fa eco il ministro Roberto Calderoli: «Si troverà un soluzione politica. Che sia un decreto lo dite voi». Ma a sostenerlo in privato è anche lo stesso premier Silvio Berlusconi che pensa ad approvare in tempi brevi una legge con il voto anche dell'opposizione per rinviare le elezioni regionali e permettere a tutti di ripresentare le liste.

CONTATTI TRA MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE - Maggioranza e opposizione starebbero lavorando quindi ad una leggina da portare in Parlamento al più presto. Niente decreto, come del resto ha spiegato anche Umberto Bossi. Al momento, ha anticipato La Russa, i contatti sono soltanto informali. Ma la strada della leggina, sempre secondo quanto si apprende, sarebbe considerata percorribile da entrambi gli schieramenti. Mercoledì sera Berlusconi incontrando alcuni senatori a palazzo Grazioli ha spiegato di voler parlare del caso delle liste regionali con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il premier chiede anche un suo intervento: «È necessaria - ha osservato - una collaborazione tra istituzioni perchè la situazione potrebbe sfuggirci di mano». Il Cavaliere dice di temere moti di piazza e per non surriscaldare il clima potrebbe non partecipare alla manifestazione indetta oggi da Renata Polverini. Il presidente del Consiglio sempre nell'incontro con i senatori non ha nascosto di non condividere alcune posizioni del presidente della Camera Fini («Alcune critiche sono incomprensibili», ha detto), ma con il cofondatore del Pdl è in corso un confronto sul partito e un tentativo di serrare i ranghi per vincere le regionali. Elezioni che in ogni caso potrebbero slittare ove arrivasse il "placet" del Pd e delle altre forze dell'opposizione. Del resto mercoledì sera Luciano Violante (Pd) aveva fatto capire di ritenere possibile una via d'uscita bipartisan.
Intanto al termine di un incontro tra Lega e Pdl Calderoli spiega ai cronisti: «Adesso l'importante, come ha sottolineato anche Bossi, è parlare con il presidente Napolitano. «Nell'incontro a Palazzo Grazioli - ha spiegato Calderoli - abbiamo vagliato tutte le possibilità in maniera preliminare. Ma a questo punto ci deve essere un incontro con il Presidente della Repubblica, per parlare sia del merito della vicenda sia degli strumenti, alla luce della straordinarietà di quel che è accaduto».

LA POSSIBILE INTESA - Già girano le prime voci su quali potrebbero essere i punti dell'intesa tra maggioranza e opposizione. «Niente decreto legge, deve essere di iniziativa parlamentare, una leggina firmata dai capigruppo, frutto di un accordo politico, da approvare subito in Parlamento». Così un parlamentare del Pdl sintetizza quanto si sta discutendo in queste ore negli uffici che contano. «Chiaro - sottolinea il parlamentare - che ci deve essere l'accordo con le opposizioni; altrettanto chiaro che dentro ci sarebbe l'anticipo del voto a Bologna e anche l'abolizione del regolamento Rai della "par condicio", non potremmo dire di no. A questo punto, insomma, tutti gli attori si assumono la responsabilità di dire: la partita così non si può giocare, quindi la rinviamo».

DI PIETRO - «Un decreto legge sarebbe un golpe», spiega del resto Antonio Di Pietro. «È democrazia permettere ai cittadini di partecipare alle elezioni, ma la democrazia si esercita nel rispetto delle forme di legge e, secondo le prime decisioni dei magistrati, la legge è stata violata da chi ha presentato alcune liste in modo difforme», ha detto il leader di Italia dei valori, che ha ricordato che anche in un Comune del Napolitano la lista dell'Idv è stata esclusa «perché mancava un timbro tondo tra una pagina e l’altra. Cosa avrebbero detto se l’Idv avesse fatto questo baccano contro i giudici accusandoli di essere cospiratori e comunisti?».

LA RUSSA - Dal canto suo il ministro della Difesa Ignazio La Russa ribadisce che sull'esclusione delle liste Pdl «nulla resterà intentato». E aggiunge: «Ovviamente faremo tutto ciò che è lecito, così non fraintendete». Ai cronisti, che a Montecitorio gli chiedono se è in campo anche l'ipotesi di un decreto legge, La Russa risponde: «Stiamo valutando tutto senza protervia, con serenità e con il massimo del buon senso e della moderazione. L'unica certezza - conclude - è che non consentiremo che venga eliminato il diritto di milioni di italiani di poter esprimere il loro voto, la loro preferenza». Dell'ipotesi decreto discuterà l'ufficio di presidenza del Pdl, che si riunisce alle 15.30. La Russa spiega che sono in corso anche contatti con l'opposizione, «ma solo informali, non c'è niente di ufficiale».

BERSANI - Il centrodestra chiede una soluzione politica per risolvere lo stallo sulle liste? «Io non nemmeno cosa intendono - replica il leader del Pd Pier Luigi Bersani -. Dico solo che per prima cosa devono riconoscere che si tratta di un pasticcio tutto loro, di un turbamento della campagna elettorale di cui loro portano la responsabilità per intero». «In ogni caso - aggiunge Bersani - mi pare che tutte queste elucubrazioni abbiano poco fondamento. Si tratta di capire di cosa si sta parlando - ragiona Bersani, a Napoli, a margine della manifestazione elettorale per i candidati meridionali del centrosinistra - sono in corso procedure di legge, bisogna seguirle». E a chi gli domanda come si supera questo apparente impasse, Bersani risponde: «Ascoltando quello che avranno da dire tutti gli organi preposti e ribadendo un punto di principio. Certamente noi siamo preoccupati da questo turbamento che le elezioni hanno avuto, ma di questo turbamento è totalmente responsabile il centrodestra che non può certo scaricare adesso su qualche altro la responsabilità».

NAPOLITANO - Il presidente Napolitano, da Bruxelles, ha detto di seguire la situazione passo passo: «Sono preoccupato. Preoccupazione è una parola pesante e importante, però rimane. Seguo gli sviluppi della situazione e mi pongo i problemi che potranno sorgere» ha detto lasciando il Parlamento europeo. Il capo dello Stato ha aggiunto che attende le decisioni della magistratura sulle liste del Lazio per esaminare la situazione.

FORMIGONI - Il capo dello Stato viene tirato in ballo anche da Roberto Formigoni. «Chiediamo che intervenga il presidente della Repubblica che deve essere garante della libertà di voto dei cittadini», ha detto il governatore della Lombardia. «Sul ricorso al Tar siamo ottimisti, ma c'è bisogno che le nostre ragioni siano riconosciute. Tentano di buttarci fuori dalle elezioni e impedire a 10 milioni di lombardi di trovare il candidato presidente di riferimento e le liste di partiti a cui hanno sempre dato il 60% del consenso».

RICORSI, SIPARIETTO ANCHE AL TAR - Intato i legali di Formigoni e della lista del Pdl hanno depositato al Tar della Lombardia due ricorsi contro l'esclusione del listino dalle regionali. «I miei rappresentanti da giovedì mattina stanno controllando una per una tutte le firme a sostegno delle altre liste. Quando avremo i risultati li renderemo pubblici», ha detto il governatore lombardo. Anche qui c'è però stato un piccolo siparietto. Beniamino Caravita di Torritto, l'avvocato del presidente Formigoni, che ha deciso di presentare un ricorso a titolo personale è arrivato poco prima dell'una. L'avvocato della lista, Luca Giuliante, è invece arrivato quando ormai il portone del Tar era chiuso. All'interno, da circa mezz'ora, erano però presenti due avvocati che lavorano con lui, Santamaria e Staiano, come ha sottolineato lui stesso all'uscita. Gli avvocati hanno parlato con il presidente della quarta sezione del Tar che si occupa della vicenda. Giuliante ha spiegato che al presidente è stato esposto il caso con le varie richieste e «ci faranno - ha spiegato - sapere». Il Tar ha comunque già dato l'autorizzazione «alla notifica - ha concluso il legale - a mezzo fax ai controinteressati» cioè alle liste candidate alle prossime regionali.

LAZIO - Intanto l'Ufficio centrale regionale della Corte d'appello di Roma ha pubblicato online le motivazioni alla base del ricorso del Pdl respinto mercoledì: «Alle ore 12 del 27 febbraio all'interno dell'area delimitata ove sostavano coloro che potevano ancora presentare le liste, si trovavano in attesa quattro delegati e fra questi non vi erano quelli del Pdl», scrivono. Pertanto «è inammissibile l'istanza per il "completamento" di una procedura per la presentazione della lista, procedura che mai ha avuto inizio».

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