1 mar 2010

Elezioni regionali, tensioni al Tribunale di Roma


DIETRO LE QUINTE - ANCHE FINI NON SI CAPACITA DEGLI ERRORI. CRITICHE NELLO STAFF DI PALAZZO CHIGI SULL’APPELLO AL COLLE
Lo sconcerto del premier: la burocrazia non prevalga


ROMA— Silvio Berlusconi è sconcertato. Al telefono con la Polverini si informa, non ci può credere. Per Gianfranco Fini è lo stesso: è da fessi, da deficienti, da imbecilli, e chi più ne ha più ne metta, non presentarsi alle nove di mattina per consegnare le firme necessarie alle liste. La pensano allo stesso modo. Dalle parti del presidente della Camera, che la Polverini ha voluto più del Cavaliere, la preoccupazione, in apparenza, è più grande. Si avverte, in apparenza, il senso di una responsabilità, un nervosismo maggiore.

È comunque un brutto pasticcio per il Pdl. Ingigantisce sospetti reciproci, amplifica problemi che esistono, ma non alla luce del sole. Il pasticcio è la spia che qualcosa non gira per il verso giusto nel partito: lo denunciano da una parte e dall’altra, fra chi militava in Alleanza nazionale e chi in Forza Italia. Si pensa al ricorso da presentare al Tar, al tribunale amministrativo regionale, ma allo stesso tempo si scambiano accuse reciproche: il Pdl nel Lazio è guidato da un uomo che proveniva dalle file della destra, chi ha commesso materialmente l’errore in Tribunale proveniva da Forza Italia.

Il clima diventa incandescente per il rischio serio che si corre, l’esclusione a Roma dalla competizione elettorale, ma anche per il non detto che ci sta dietro. Ieri mattina Il Giornale di Feltri titolava in prima pagina: «Così Fini vuole rubare il partito al Cavaliere».
Nel calderone finisce anche la campagna elettorale della ex sindacalista ugl. Troppo distante dai canoni berlusconiani, troppo rossa nei colori dei manifesti, troppo autonoma dai consigli che dal Cavaliere avrebbe ricevuto, persino troppo sensibile, in alcune scelte, a forme di consulenza elettorale in cui un ruolo centrale ha Claudio Velardi, che fu nella squadra di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi.

Non c’entra nulla con il pasticcio delle liste, con un ritardo sui tempi di una procedura, eppure la cornice, anche quest’atmosfera, dilatano il caso legale della mancata consegna dei documenti, autorizzano a sussurrare che il partito è ormai allo sbando, permettono a un ministro come Gianfranco Rotondi, che ha motivi suoi di acrimonia, di cavalcare la vicenda con una virulenza inedita: «L’onorevole De Luca da solo in Piemonte ha presentato in tre giorni una lista della Dc per Cota, letteralmente pensata e realizzata in una settimana. I maestri del Pdl hanno fatto perdere la Polverini a tavolino. Io ne ho piene le tasche di fare il parente povero in questa banda di incapaci. Nemmeno la campagna elettorale mi induce a misericordia». Rotondi conclude così: ne ho parlato con Berlusconi, con la solita correttezza, ma dopo il voto bisogna riorganizzare tutto. Sull’appello fatto a Giorgio Napolitano dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno e da Renata Polverini si dice che il via libera sia arrivato dallo stesso presidente del Consiglio. Forse è vero, come lasciano intendere gli interessati, ma non sembra altrettanto vero che il Cavaliere confidi nel Colle per sbrogliare la matassa. «Cosa c’entra il presidente della Repubblica in questa vicenda, esiste il Tar e non ci sembra che esistano altre strade», si riassume nello staff del capo del governo in serata, giudicando sbilenchi gli appelli alla prima carica della Repubblica.

Del resto, ancorché preoccupato, sembra che il Cavaliere sia convinto che alla fine si troverà una soluzione: non è possibile— ritiene— che nella regione della Capitale il primo partito del Paese, accreditato del 40% dei consensi, venga escluso dalla tornata elettorale, che «la burocrazia prevalga anche in un caso del genere, così importante». Fra le ragioni del pasticcio circola nel pomeriggio una voce: che sia stato causato dal tentativo di inserire, all’ultimo minuto, Berlusconi come capolista. Ma il capo del governo non è capolista in alcuna Regione e l’indiscrezione è giudicata a Palazzo Chigi risibile.


Ieri sera Berlusconi ha tenuto un ricevimento nella nuova dimora di villa Gernetto, poco distante da Arcore, futura sede di un’università libera cui lavora da anni. Ad attendere il suo arrivo, poco dopo le nove, c’erano una serie di imprenditori e fra gli altri i ministri del Welfare, Maurizio Sacconi, della Salute, Ferruccio Fazio e dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini. Secondo alcune indiscrezioni avrebbe trascorso parte della domenica, in forma strettamente privata, a Napoli.

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