26 feb 2010

Il Congresso contro la pena di morte


Pena di morte, moratoria globale entro il 2015
Si riaccendono i riflettori sulla pena di morte. E la notizia arriva da Ginevra: una Commissione Internazionale per sostenere una moratoria universale entro il 2015. Ad annunciarla è il premier spagnolo, Jose Luis Rodriguez Zapatero, presidente di turno dell’Unione europea. E lo fa in occasione del IV Congresso Mondiale contro la pena di morte.


Una commissione, spiega Zapatero, che partirà già nella seconda metà di quest’anno, e che riunirà “personaggi di alta autorità morale e di prestigio riconosciuti a livello internazionale, provenienti da tutte le regioni del mondo”. Il Congresso ha visto l’adesione di rappresentanti di molti paesi. Tra gli altri, il viceministro norvegese, Gry Larsen, il sottosegretario di Stato agli Affari Esteri argentino, Victorio Taccetti, il ministro della Giustizia libanese, Ibrahim Najjar, il vicepremier belga, Laurette Onkelinx.

Un’occasione che delinea lo scenario internazionale sulla pena di morte, ufficialmente ancora in vigore in ben 58 Stati. Ma la concentrazione delle esecuzioni capitali (il 90% del totale) si è registrata nel 2008 in 5 paesi. La “black list” vede in testa la Cina, con 1.700 esecuzioni, seguita dall’Iran (346), dall’Arabia Saudita (102), dagli Stati Uniti (37) e dal Pakistan (36).

Proprio in questi giorni arriva dall’Iran la notizia che tre uomini sono stati impiccati in due diverse città, dopo essere stati riconosciuti colpevoli di traffico di droga. E in Yemen la Corte d’Appello di Taiz ha confermato la condanna a morte di un uomo riconosciuto colpevole dello stupro e omicidio di una bambina.

A Ginevra anche il sottosegretario agli Esteri, Vincenzo Scotti, che ha annunciato che l’Italia presenterà ad autunno una nuova risoluzione contro la pena di morte, per abolirla in tutto il mondo, all’assemblea generale dell'Onu. Scotti spiega: “Abbiamo deciso di fare una pausa di due anni dopo l’approvazione della risoluzione del 2008, per dare tempo agli Stati di adottare i cambiamenti necessari nelle proprie legislazioni ed ai promotori di implementare la risoluzione e valutare gli effetti di quanto fatto sinora”.

L’Italia, insomma, vuole ancora ricoprire un ruolo di primo piano nella battaglia, continuando a lavorare “in stretta collaborazione con tutti gli Stati che hanno supportato la campagna per la moratoria, ma anche con quelli che non la condividono e sono pronti a discutere”. Con un avvertimento: per arrivare ad abolire la pena di morte nel mondo, dice il sottosegretario, è necessario che la spinta sia “inscritta nei cuori e nella mente della gente”. La pena capitale “diventa terribile quando viene applicata nei confronti di soggetti vulnerabili come i minori, i disabili, le donne incinta”.

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