
I nuovi colori di Benetton
Milano. Tutto partì nei lontani anni Sessanta, quando Giuliana, unica figlia femmina di papà Leone, inizio à sferruzzare maglioni colorati che Luciano, il più grande e intraprendente dei suoi tre fratelli, andava a vendere in bicicletta nei paesini della campagna trevigiana. Da lì, grazie a idee rivoluzionarie e intuizioni geniali, i quattro fratelli Benetton hanno creato dal nulla un piccolo impero da 11 miliardi di euro che li ha resi famosi in tutto il mondo. Da lì è nata una delle famiglie più importanti del capitalismo italiano. E forse anche quella più coraggiosa, moderna e indipendente.
Oggi dici Benetton e il pensiero corre alle magliette colorate con la scritta United Coloros. Ma dentro il nome Benetton c’è molto altro. A un certo punto i maglioni andavano stretti agli intraprendenti fratelli di Ponzano Veneto. Hanno allora deciso di investire i dividendi dell’abbigliamento e di diversificare in altri settori. Approfittando delle privatizzazioni degli anni Ottanta, hanno iniziato ad allargare i confini del loro impero, che ora spazia dagli Autogrill alle Autostrade, dai telefoni agli aeroporti.
Dietro al loro successo c’è la capacità di stare uniti e allo stesso tempo di dividersi le competenze: Giuliana la creativa, Luciano il comunicatore, Gilberto il finanziere e Carlo, il più giovane, alla produzione. Come i quattro moschettieri, il loro motto è stato, per una vita, “tutti per uno, uno per tutti”. Sono stati bravi a cogliere opportunità che altri non hanno visto. E sono stati bravissimi a fare dell’innovazione il loro cavallo di battaglia. Per primi hanno capito le potenzialità del franchising nella distribuzione. Sono stati molto originali nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione e le provocatorie campagne pubblicitarie di Oliviero Toscani hanno certamente contribuito al loro successo. E sono stati abili anche nel portare novità tecnologiche nella produzione. Ma, soprattutto, hanno sempre vigilato con occhio attento sui loro affari e sui managers chiamati di volta in volta a dirigere le loro società.
I primi 40 anni di Benetton – festeggiati in grande stile esattamente un anno fa a Parigi - sono stati a colori molto intensi. Ormai il più è fatto. Da Villa Minelli, un complesso di edifici seicenteschi situato a Ponzano Veneto che da metà degli anni Ottanta è diventata la sede vitale del gruppo, i Benetton controllano una multinazionale con attività in tutto il mondo. La moda è diventata solo una parte, anche se resta quella più importante. Definirlo il core business è però riduttivo. E’ il filo trasparente che tiene insieme l’impero Benetton, è l’anima stessa della famiglia.
E che famiglia! Mettendoli tutti insieme, dai nonni ai nipotini, se ne ricavano almeno tre squadre di calcio. Solo i figli di Giuliana, Luciano, Gilberto e Carlo sono 14. E quanto a prolificità, non scherza nemmeno la terza generazione. Insomma, un vero e proprio clan, per giunta in continua espansione. Un clan oggi più unito e più forte che mai, specie ora che si trova davanti è a un duplice punto di svolta. Da un lato c’è il passaggio generazionale, con i quattro fratelli decisi a fare un passo indietro dalla guida dell’azienda, e dall’altro il progetto di riorganizzare il gruppo e accelerare l’espansione all’estero nel settore dei servizi, cioè in quell’impero parallelo e alternativo alla moda che hanno pazientemente e sapientemente costruito negli anni per svincolarsi dalla ciclicità dell’abbigliamento.
Ora, dunque, il gruppo è pronto ad aprire un nuovo capitolo.
Articolo tratto da Uomini&Business (novembre 2007)
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