L'ex presidente a processo per abuso di ufficio, appropriazione indebita e sottrazione di fondi. Reati commessi all'epoca in cui era sindaco di Parigi
dal nostro corrispondente GIAMPIERO MARTINOTTIPARIGI - Il nome di Jacques Chirac è risuonato più volte nella "Chambre Dorée", l'aula più famosa del palazzo di Giustizia, dove Maria Antonietta fu condannata a morte. Per la prima volta, un ex capo di Stato della Quinta Repubblica deve rispondere dei reati commessi al di fuori delle sue funzioni e l'agitazione è tanta davanti alla "Chambre Dorée", dove bivaccano fotografi e cameraman, cui la legge francese vieta l'ingresso in aula. Ma il vecchio leader non è apparso sul banco degli imputati, dispensato dal tribunale per la prima giornata del suo processo.Si presenterà, pare, domani, ammesso che il procedimento vada avanti e non s'incagli su un'eccezione di incostituzionalità difesa da alcuni difensori e benedetta dal pubblico ministero.
Protetto dall'immunità prevista dalla Costituzione durante il suo mandato, Chirac è ridiventato un cittadino come gli altri, i tempi della prescrizione sono stati sospesi durante i 12 anni di presidenza. E oggi dovrebbe rispondere, insieme ad altri 9 accusati, di abuso d'ufficio, appropriazione indebita e sottrazione di fondi: quando era sindaco di Parigi avrebbe assunto e remunerato 28 persone che in realtà lavoravano per lui o il suo partito, non per il comune. Il partito e lo stesso Chirac hanno rimborsato 2,2 milioni alla municipalità, che si è così ritirata dal processo. E nonostante la sua contestatissima gestione abbia in passato suscitato critiche e polemiche, adesso nessuno vuole più
prendersela con l'ex presidente, 78 anni e una salute malferma. Politici di destra e di sinistra si mostrano indulgenti e il pubblico ministero è pronto a chiedere l'assoluzione, mentre il 71% dei francesi pensa invece che Chirac vada giudicato come un cittadino qualsiasi.
Non sarà tuttavia un processo come un altro ed è difficile dire quale sarà la linea difensiva dell'ex capo di Stato. Si dice che abbia intenzione di leggere una dichiarazione prima di essere interrogato, ma forse non ne avrà bisogno: il tribunale, infatti, si è ritirato per decidere sull'eccezione di costituzionalità sollevata da un altro imputato in materia di prescrizione. Il pubblico ministero e i difensori di Chirac hanno sostenuto la richiesta. Se il tribunale dovesse accoglierla, il processo sarà sospeso e la richiesta finirà alla Cassazione, prima di un'eventuale trasmissione al Consiglio costituzionale. In questo modo, il processo sarebbe rinviato, probabilmente all'autunno.
Sarebbe già qualcosa: gli amici di Chirac sanno che l'ex presidente non finirà mai in carcere, ma vogliono evitargli una condanna, sia pur simbolica. Prendere tempo è il loro imperativo. Poi si può prevedere di tutto, magari un altro rinvio per motivi di salute, giusto per evitare a Chirac anche il semplice fatto di presentarsi nell'aula dove fu processata la povera Maria Antonietta.
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