Lo sfogo: «Ho lavorato per una Libia democratica». Soddisfatto dall'ok francese alla Nato
Il Trattato con la Libia è definito «capolavoro di diplomazia e difesa degli interessi nazionali» Il «cessate il fuoco»
ROMA - A meno di ripensamenti dell'ultima ora («C'è ancora un 5% di possibilità...», azzardano i suoi), e nonostante le richieste pressanti dell'opposizione, Silvio Berlusconi non parlerà oggi al Senato e domani alla Camera sulla crisi libica. Saranno i ministri degli Esteri Frattini e della Difesa La Russa a spiegare contenuti politici e modalità tecniche dell'adesione alla coalizione dei «Volenterosi» impegnati nell'operazione «Alba dell'Odissea», e a chiedere il voto del Parlamento.
«Io mi sono impegnato in quel capolavoro di diplomazia e di difesa degli interessi nazionali che è stato il Trattato di pace con la Libia, ho lavorato con tutte le mie forze anche per favorire un processo di democratizzazione in quel Paese: non posso essere il protagonista di questa fase in cui è in corso un attacco armato a Tripoli», ha ripetuto ai suoi ministri ieri il premier, scorato per una situazione che - ne è convinto - non può portare alcun bene al nostro Paese.
E tanto meno può piacere agli italiani che - ha spiegato nelle sue numerose telefonate Berlusconi - «non vogliono sentir parlare di guerra». Dunque è necessario non farlo, e puntare invece tutte le nostre carte - sia dal punto di vista mediatico che da quello politico - sulla possibilità che «si arrivi al più presto ad un cessate il fuoco e si riaprano i canali della trattativa». Trattative che, nelle speranze del premier, potrebbero passare per un'iniziativa dell'Unione Africana (si riunirà venerdì e potrebbe anche prevedere la partecipazione del nostro ministro degli Esteri) e magari della Lega Araba. Poi, in un secondo momento, il premier non esclude che possa aprirsi uno spiraglio anche per un suo intervento, ad oggi alquanto improbabile.
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Insomma, l'immagine che tenterà di dare il governo è quella di un Paese impegnato a fianco dei tradizionali alleati, ma anche pronto a favorire ogni possibile mediazione, e in fondo «vincente» se la richiesta di affidare il comando delle operazioni alla Nato ieri ha fatto progressi con il sì di Usa, Gran Bretagna e Francia. Un sì definito da La Russa «un grande passo avanti» anche se «probabilmente non sufficiente» perché parlare di un «grande ruolo» della Nato «potrebbe significare che l'Alleanza si appoggerà alle strutture della Nato, avrà le regole d'ingaggio e la linea di comando della Nato, ma non sarà un'operazione completamente della Nato. Ma è comunque molto vicino a quello che abbiamo chiesto».
Positivo alla fine è anche l'accordo sostanzialmente raggiunto con la Lega per una mozione comune della maggioranza sulla quale, dice il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri «ci auguriamo vivamente ci sia la condivisione dell'opposizione». Comando Nato, applicazione testuale della risoluzione Onu, tutela degli interessi dell'Italia in Libia (in particolare su gas ed energia), condivisione da parte dell'Europa degli oneri che deriveranno al nostro Paese dall'emergenza umanitaria (con il «sistema unico di asilo» per i profughi), esigenza di «pattugliamento» delle acque internazionali in funzione di «deterrenza» contro il «traffico di esseri umani»: questi sono i punti principali del documento che comunque andrà ancora limato stamattina soprattutto nella parte in cui si prevedono meccanismi di risarcimento per le imprese colpite. Difficile però un voto comune con l'opposizione, che attacca la «gravissima decisione» di Berlusconi di non parlare in Aula, D'Alema vede il rischio di una mozione «pasticciata» per venire incontro alla Lega. Possibile un voto su mozioni distinte, ma tutte favorevoli all'intervento.
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