21 gen 2011

Villa Ada, sequestrata la villa dell'ex parlamentare Luisa Todini

Sigilli al cantiere a ridosso del parco: lavori irregolari. Opere diverse dalla concessione, manca ok paesaggistico


Luisa Todini (Jpeg)
Luisa Todini (Jpeg)
ROMA - Lavori di costruzione diversi da quelli indicati nella concessione edilizia rilasciata, variazioni del progetto non compatibili con la domanda di condono edilizio presentata e, soprattutto, nessuna autorizzazione paesaggistica della Regione Lazio, cui è sottoposto l'immobile, per costruire. A Roma gli agenti della Polizia municipale dell'Ufficio antiabusivismo edilizio del Campidoglio, coordinati dal comandante Antonio Di Maggio, hanno sequestrato oggi il cantiere della villa dell'imprenditrice ed ex parlamentare europea di Forza Italia Luisa Todini, una costruzione nel parco Rabin di Via Panama, a pochi metri dalle mura di Villa Ada.

I lavori nella villa contestati dai vigili (foto dal blog  insiemearoma)
I lavori nella villa contestati dai vigili (foto dal blog insiemearoma)
DENUNCE AMBIENTALISTE - Nei mesi scorsi diverse associazioni ambientaliste avevano denunciato la situazione, chiedendo un intervento per bloccare il cantiere, da sempre nascosto da alti bandoni di lamiere e da inferriate coperte da teloni. La casa, composta dal fabbricato principale con piano terra e primo piano con fabbricato accessorio attiguo, era stata dismessa dal patrimonio del Comune di Roma nel 2006 ed era diventata proprietà di un noto costruttore romano, che poi l'aveva rivenduta a febbraio 2010 alla Todini. Giovedì mattina gli agenti della Municipale hanno eseguito un sopralluogo trovando il cantiere deserto. Questa mattina hanno messo i sigilli, dopo aver controllato le documentazioni fornite dai legali della proprietaria che comprendono le richieste di condono, le dichiarazioni di inizio attività e i disegni catastali.

VINCOLO ANTI CEMENTO - La concessione edilizia rilasciata è risultata difforme dalle opere che si stavano effettivamente realizzando, in particolare il fabbricato del box auto era stato unito all'abitazione, trasformando l'originaria tettoia di eternit in una vera e propria area abitativa. Le variazioni effettuate per la chiusura della veranda e del cambio di destinazione d'uso dell'autorimessa a civile abitazione non erano compatibili con la domanda di condono edilizio presentata. 
Ma la cosa più grave, riferisce la Municipale, era la mancanza dell'autorizzazione paesaggistica della Regione Lazio a cui è sottoposto l'immobile. Tutta l'area verde di Villa Ada e Monte Antenne rientra infatti nei vincoli di tutela paesaggistica ed è proprio da una comunicazione della Regione Lazio che si sono avviate le indagini culminate questa mattina con il sequestro edilizio.

LA REPLICA - Luisa Todini precisa che l'atto di sequestro è avvenuto solo formalmente nei suoi confronti, ma riguarda attività poste in essere prima dell'acquisto da parte sua della casa in questione dalla società Pasquino di Salini Aldo e C. snc, precedente proprietaria dell'immobile. «La Pasquino Snc, a sua volta, aveva acquistato l'immobile nel 2006 dalla Campidoglio Finance S.r.l., società operante per conto del Comune di Roma nell'ambito di un'operazione di cartolarizzazione. Luisa Todini, in seguito all'acquisto avvenuto nel febbraio 2010, aveva proseguito i lavori, già iniziati dal precedente proprietario a seguito di regolari autorizzazioni ottenute dagli enti competenti, anche in funzione di quanto dichiarato dalla Campidoglio Finance Srl nell'atto di vendita ossia della insussistenza di vincoli. Dopo l'inizio dei lavori, avvenuto il 30 aprile 2010, essendo sorte problematiche relative al cantiere, la proprietà ha deciso a metà giugno spontaneamente, e si sottolinea spontaneamente, di bloccare totalmente i lavori a tempo indeterminato in attesa di chiarire il tutto con gli enti competenti. La stessa proprietaria sottolinea che ha subito presentato istanza finalizzata proprio a conoscere quale fosse la reale situazione urbanistica dell'immobile, alla quale non ha avuto alcun riscontro diretto. Si precisa inoltre che i lavori non sono stati mai più ripresi. Luisa Todini, quindi, nella vicenda in questione è coinvolta solo formalmente, non avendo posto in essere, né chiesto che venisse posta in essere, alcuna attività nel cantiere in violazione delle norme di legge che combattono l'abusivismo edilizio»
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