21 gen 2011

Giallo sulla sorte del nipote di Ben Ali «Accoltellato al cuore da un poliziotto»

LA MOGLIE DI IMED TRABELSI IN UN SMS: «SEPPELLITO NEL CIMITERO DELL'OSPEDALE MILITARE»

La versione di un testimone italiano: «Ero al telefono con lui poco prima che fosse ucciso»

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L'sms spedito dalla moglie di Imed Trabelsi all'amico italiano
MILANO - «Imed Trabelsi è stato assassinato da un poliziotto». Un sms svelerebbe la fine del nipote dell'ex presidente tunisino Ben Ali. A inviarlo ad un amico italiano, da Dubai dove è fuggita con la bimba di 15 mesi, sarebbe stata la moglie di Imed, Sarah. «L'ho ricevuto giovedì - racconta l'amico italiano della famiglia - e c'era scritto che Imed "è stato accoltellato al cuore da un poliziotto o da un militare. Lei l'ha saputo da un amico medico che lavora nell'ospedale militare e che ha visto il cadavere. Il corpo è stato seppellito nel cimitero dell'ospedale". Quindi altro che fuggito in Italia. Si uccide così un uomo? Può anche essere il mio peggior nemico ma la vita umana ha un valore». E ci inoltra come prova l'sms (scritto in francese, ndr) che ha ricevuto dalla donna. Questa dunque la versione del testimone italiano. Una fonte che però vuole restare anonima per paura di ritorsioni ma che si dice pronta a testimoniare se qualche giudice volesse vederci chiaro.

Imed Trabelsi nel video incriminato
IL VIDEO - S'infittisce così il giallo sulle sorti del nipote della first lady Leyla Ben Ali, moglie dell'ex presidente
tunisino, dopo che alcuni blogger hanno scritto che Imed Trabelsi sarebbe vivo e in Italia. Lo dimostrerebbe un video pubblicato su Youtube nel quale appare Imed seduto a un tavolo assieme ad alcuni agenti di polizia mentre prepara la sua fuga dal Paese. Nel video si sente Trabelsi parlare al telefono in italiano: «No, no, dammi il piano di volo, mi lasceranno andare. Subito, per favore, perché la situazione è veramente critica». Per questa frase, secondo alcuni blogger, Trabelsi sarebbe riuscito a fuggire in Italia. Secondo Needhal Jerby, blogger tunisino, il video è stato girato il 14 gennaio, nel giorno della fuga del presidente Ben Ali, all'interno della stazione di polizia di Bourj Louzir, a poche centinaia di metri dall'aeroporto di Tunisi e poco lontano dalla città costiera di La Goulette, un comune a nord di Tunisi, del quale Imed era sindaco dallo scorso maggio. Secondo altri invece Imed si trovava in quel momento nella caserma di l'Aouina, sempre a Tunisi e sempre nei dintorni dell'aeroporto, con la minaccia di un imminente arresto da parte dell'esercito».

IL TESTIMONE - «Sono io quello con cui Imed parla al telefono», svela l'amico italiano che ha delle attività in nordafrica. «Imed era in aeroporto. Erano le 21,15. Gli stavo procurando un aereo. L'ho sentito di nuovo verso mezzanotte. Mi chiedeva di mandargli il piano di volo perché i soldati lo avrebbero fatto partire. Poi quando l'ho richiamato più tardi non mi ha più avuto notizie fino all'sms di giovedì della moglie».

Imed Trabelsi (Epa)
CHI È - Imed Trabelsi, nipote di Leyla Ben Ali, così come tutto il clan Trabelsi, era considerato da una parte della popolazione locale come il simbolo della corruzione diffusa nel paese. Imed, prima della morte, dirigeva la catena Bricorama in Tunisia ed era sindaco di La Goulette. Imed, come hanno affermato all'Ansa Catherine Graciet, autrice insieme a Nicolas Beau, del libro «La reggente di Cartagine», sarebbe stato uno dei figli segreti (e non un nipote) della signora Ben Ali. Imed Trabelsi era rimasto coinvolto, insieme ad un altro nipote, Moez, in un traffico di auto di lusso e anche in una famosa vicenda di yacht rubati in Francia. «Per me era un bravo ragazzo - racconta l'amico italiano-. Comunque non si uccide così un uomo. Soprattutto da parte di chi si appella ai diritti civili».

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