Primato poco invidiabile per i nostri atenei. La media Ocse è il 10%, nel Regno Unito i ragazzi che arrivano per studiare sono quasi il 18%. La denuncia dell'organizzazione: "Poche residenze, pochissime borse di studio"
"Residenze poche, borse pochissime". La bassa mobilità studentesca "in entrata" dipende in larga parte da ragioni di ordine pratico, come sottolinea il direttore generale della Fondazione Migrantes monsignor Giancarlo Perego: "In primo luogo le poche residenze universitarie presenti, a disposizione soltanto del 2% degli studenti stranieri, contro il 17% della Svezia, il 10% della Germania e il 7% della Francia; poi le pochissime borse di studio erogate quasi esclusivamente da enti privati". Da non sottovalutare, infine, la barriera linguistica: i corsi in lingua inglese, fondamentali per l'internazionalizzazione degli studi, sono ancora pochi e presenti a macchia di leopardo solo in alcuni atenei.
Meno di 55mila iscritti. Nell'anno accademico 2008/2009 il totale degli iscritti
Geografia delle presenze. Le facoltà più "gettonate" tra gli studenti stranieri sono quattro: Economia (17,6%), Medicina e Chirurgia (14,7%), Ingegneria (13,2%) e Lettere e Filosofia (10,4%). La maggior concentrazione di iscritti stranieri si registra negli atenei del Centro Italia - che ospitano il 34% degli studenti - grazie alla presenza di numerose città universitarie come Roma, Perugia, Firenze e Pisa. Nel Nord Ovest (30,3%) gli atenei più "internazionali" si trovano a Milano e Genova. Nel Nord Est (26,6%) le città con una significativa presenza di studenti stranieri sono Padova, Trieste e Bologna. Infine al Sud (7,2%) i due principali poli d'attrazione sono rappresentati da Napoli e Bari. La più alta percentuale di iscritti stranieri sul totale degli studenti a livello nazionale si registra alla Bocconi di Milano (1.000 studenti, pari al 15,9%).
Il biglietto da visita del Miur. In questo panorama non esaltante, in cui l'Italia rappresenta il "fanalino di coda" della mobilità studentesca internazionale, il nostro Ministero dell'istruzione, dell'Università e della Ricerca ha un apposito portale dedicato agli studenti stranieri che vogliono venire a studiare qui (www. studiare-in-italia. it). Il sito - realizzato in collaborazione con il Cimea e potenziato dal Cineca - è naturalmente multilingue (inglese, tedesco, spagnolo e francese) ma manca il cinese. I contenuti specifici rivolti agli studenti stranieri "incoming" sono piuttosto scarni e poco interattivi, anche per questo stupisce l'ampiezza della sottosezione "Vivere in Italia" infarcita di luoghi comuni che riporta la ricetta della pizza napoletana e suggerisce la migliore strategia per difendersi dai borseggiatori sui mezzi pubblici. Peraltro il dato sulla presenza dei (già) pochissimi corsi in lingua inglese nei nostri atenei è fermo al 2007. Insomma: un pessimo biglietto da visita.
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