La donna condannata a morte per adulterio e per l'omicidio del marito parla alla stampa dal carcere di Tabriz: "Hanno disonorato me e il Paese. Non sono mai stata torturata". Prima, Sajjad aveva dichiarato in un'altra conferenza stampa organizzata dalle autorità: "Mia madre è colpevole ma chiedo che la pena sia commutata". Nei giorni scorsi voci secondo cui verrà giustiziata nella prima settimana del 2011
TABRIZ - Sakineh Ashtiani, la donna condannata alla lapidazione per adulterio e per l'omicidio del marito, chiede al figlio di citare in giudizio i due giornalisti tedeschi della Bild am Sonntag che lo hanno intervistato. E con loro il suo ex avvocato, Mohammad Mostafai, la responsabile della Ong tedesca che si batte contro la sua lapidazione, Mina Ahadi e il presunto killer del marito, Issa Taheri.Il colpo di scena arriva dal carcere di Tabriz, dove la donna è detenuta dal 2006. Qui, sotto l'occhio vigile dei secondini, Sakineh ha parlato ai giornalisti stranieri in una conferenza stampa organizzata dalle autorità del penitenziario. Smentendo di essere stata torturata: "E' una bugia", ha detto, con un lieve accento azero, la sua lingua natale. "Lasciatemi in pace. Volete disonorarmi?", ha poi chiesto ai reporter stranieri, cui non è stato permesso di fare domande. Ha detto anche di essere venuta a parlare "spontaneamente" per rivolgersi al mondo. E non ha chiesto alcuna grazia. Ha anche avuto un breve permesso durante il quale è uscita dal carcere per cenare, in una località autorizzata dai suoi carcerieri, con i figli.
Prima, in giornata, anche il figlio Sajjad, al suo fianco durante la breve apparizione dal carcere davanti ai giornalisti, aveva parlato alla stampa internazionale. Ha detto che la madre è colpevole dell'assassinio del padre, ma ha chiesto che non venga giustiziata.
"Mia madre è stata condannata alla lapidazione, ma ciò non deve avvenire. Chiedo che la pena sia commutata, questa è la mia richiesta", ha detto il giovane. "Considero mia madre e Issa Taheri (il suo presunto complice e amante) come gli assassini di mio padre e i due sono colpevoli. Ho creduto che sarebbe stata rilasciata se ci fossero state polemiche sul suo caso, ma ciò non è avvenuto", ha aggiunto Sajjad.
Sakineh, 43 anni, è stata condannata a morte nel 2006 per coinvolgimento nell'omicidio del marito e alla lapidazione per adulterio. La prima pena è stata ridotta a dieci anni di reclusione in appello nel 2007, ma la seconda è stata confermata lo stesso anno da un'altra corte d'appello. Nel luglio scorso la giustizia hasospeso la condanna 1 alla lapidazione in attesa di un nuovo esame del fascicolo. A suo favore si è mobilitata la comunità internazionale.
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Da luglio, Sakineh ha fatto tre apparizioni in televisione 3: la più recente, all'inizio di dicembre, era una "ricostruzione" dell'assassinio fatta dalla televisione iraniana in lingua inglese Press-Tv.
Sajjad Ghaderzadeh e l'avvocato di Sakineh, Hutan Kian, sono stati arrestati 4 il 10 ottobre assieme a due giornalisti tedeschi che si erano recati a Tabriz, nell'Iran nord-occidentale, all'insaputa delle autorità, per intervistarli. Il figlio di Sakineh ha detto oggi di essere stato rilasciato su cauzione il 12 ottobre. Il suo appello è giunto mentre circolano voci secondo cui la Guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, avrebbe dato il 'nulla osta' all'impiccagione della donna e avrebbe "consigliato" di eseguirla nella prima settimana del 2011.
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