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11 gen 2011

Legittimo impedimento, verdetto giovedì

L'AVVOCATO DI PALAZZO CHIGI: NON POSSONO ESSERE I GIUDICI A STABILIRE I TEMPI DEL GOVERNO

Alla Consulta l'udienza sulla legge che sospende i processi a carico del premier e dei ministri. La parola ai difensori

Ugo De Siervo, presidente della Corte
Ugo De Siervo, presidente della Corte
ROMA - Le carte ora sono sul tavolo. Gli avvocati di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini e Pietro Longo, hanno spiegato perché, a loro parere, la legge sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio e dei ministri non debba essere dichiarata incostituzionale. I quindici giudici della Consulta hanno preso atto delle memorie difensive e giovedì prenderanno la loro decisione. A sollecitare il loro intervento sono stati i giudici milanesi che hanno presentato tre ricorsi di illegittimità dopo che lo «scudo» è stato fatto valere dal premier nei processi che lo riguardano. La camera di consiglio inizierà alle 9,30.

IN DIFESA DELLO «SCUDO» - L'avvocato Ghedini, in particolare, ha spiegato che restano intatte le possibilità di valutazione da parte dei giudici e che le tempistiche processuali in Italia sono già oggi opinabili, con rinvii di udienze che sono fisiologici in pressoché tutti i procedimenti. Anche Michele Dipace, avvocato dello Stato intervenuto per conto di Palazzo Chigi, ha difeso la legge spiegando che la stessa non crea una «immunità» e, soprattutto, quando l'impedimento è «coessenziale all'espletamento di un dovere istituzionale concomitante» di premier e ministri «il giudice non può fare apprezzamenti di merito e ha il dovere di rinviare la causa programmando un calendario diverso». E questo perché se il giudice sindacasse il fatto che una riunione dell'esecutivo sia convocata proprio nel giorno dell'udienza di un processo, gli si darebbe il potere di «valutare le ragioni politiche sottese così invadendo la sfera dell'attività governativa».

VERSO LA MEDIAZIONE - Non si sa ancora con certezza quale sarà la linea prevalente. I dietro-le-quinte parlano di un plenum spaccato in due, con una maggioranza di giudici orientata a bocciare lo «scudo» utilizzato dal premier per rimandare i processi in cui è imputato. Tuttavia non piace a nessuno dei quindici la prospettiva di una sentenza pronunciata a maggioranza che darebbe della Corte spaccata in due un'immagine poco edificante. Di qui l'ipotesi di una bocciatura parziale che permetterebbe di attenuare gli effetti del provvedimento salvaguardando le prerogative dei magistrati.


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