16 gen 2011

Le Pen lascia a Marine

Il vecchio leone ha smesso di ruggire. Davanti ai 2mila delegati e ai 340 giornalisti venuti ad ascoltare il discorso d'addio dell'uomo che per 40 anni ha incarnato l'estrema destra europea, anticipando e per certi versi ispirando l'ondata di xenofobia nazional-populista che si è riversata su mezza Europa, l'ottantaduenne Jean-Marie Le Pen ha rispolverato tutto il suo armamentario.
Dalla colonizzazione, «che non è oppressione ma civilizzazione», all'islamismo, «favorito e alimentato da intellettuali di sinistra che in questo modo hanno distrutto la laicità nel nostro paese». Dal mondialismo, «nuova ideologia totalitaria che ci ha fatto perdere due milioni di posti di lavoro nell'industria con le delocalizzazioni», all'immigrazione, «con 10 milioni di extracomunitari che in 35 anni hanno trasformato le nostre città e i nostri villaggi». Bolero e Nabucco all'inizio, Marsigliese alla fine, urla e applausi hanno rispettato la scenografia programmata. Ma è stato un discorso vecchio, stanco, in qualche passaggio persino patetico. Come la testimonianza da un altro mondo.
D'altronde se la giornata inaugurale di questo 14° congresso era riservata a lui, alla sua uscita di scena, tra lo sventolio dei tricolori e le lacrime dei militanti più anziani, la vera star è già lei, Marine, che ha ottenuto due terzi dei voti degli iscritti e che oggi verrà formalmente designata nuovo presidente del Front National. Per l'occasione la figlia ed erede designata del fondatore del partito ha smesso la classica tenuta un po' mascolina, maglietta e jeans, optando per un négligé grigio che mette in mostra tutta la sua femminilità.
Perché già questa è una rivoluzione: una donna (per di più single e con tre figli) alla guida di un movimento politico di maschi duri e puri, che ha sempre fatto della virilità un valore di riferimento. Spetterà a lei guidare il Fronte nella seconda parte del suo cammino, quello che nelle intenzioni di Marine dovrà portarlo dalla posizione di ospite scomodo ma inamovibile della scena politica francese al ruolo di legittimo aspirante al governo.
Il lavoro non sarà semplice, perché il nuovo presidente dovrà cercare un difficile equilibrio tra la necessità di conservare l'elettorato tradizionale e allargare la base del consenso. Il padre ha già fatto molto, prendendo in mano un movimento di nostalgici e cattolici ultraconservatori e trasformandolo in un partito realmente popolare, sottraendo alla sinistra una quota importante di elettorato operaio. A lei il compito di aumentare la presa sulle donne e sui giovani. Lo farà impegnandosi su due fronti: all'interno professionalizzando il Front National, cercando di trasformare il partito in una vera macchina da guerra politica ed elettorale; all'esterno con programma e discorsi sempre più incentrati sui temi economici e sociali. Gli effetti devastanti della crisi da cui stiamo faticosamente uscendo sono una materia prima straordinaria per alimentare la sua visione antieuropeista e anticapitalistica, con slogan semplicistici ma efficaci sul protezionismo, l'uscita dall'euro, il recupero di sovranità nazionale.

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