19 gen 2011

Dollaro, diritti umani, pirateria Tra Obama e Hu i nodi al vertice

Il presidente cinese è sbarcato a Washington preceduto da un grande battage e ricevuto con i massimi onori. Cena di lavoro, conferenza stampa e gala per pochi vip alla Casa Bianca. Ma l'incontro tra i due giganti è denso di questioni critiche


NEW YORK - Lo ha preceduto l'invasione pubblicitaria cinese che ha tinto di rosso Times Square, con 300 messaggi pubblicitari al giorno acquistati dalla Repubblica Popolare in una delle celeberrime "pareti luminose" della piazza newyorchese. E dopo quel preludio spettacolare ieri sera è arrivato lui, Hu Jintao, "l'altro padrone del mondo", il leader della superpotenza destinata a contendere il primato all'America nel XXI secolo. Scendendo dalla passerella del suo jet all'aeroporto di Washington, Hu Jintao ha già incassato un risultato: ad attenderlo c'era il vicepresidente Joe Biden, come richiede il protocollo di una "visita di Stato". Attenti in modo maniacale a questi formalismi del cerimoniale, i cinesi ricordano che gli incontri precedenti tra Barack Obama e Hu Jintao in America furono dei "semplici" colloqui a margine di summit affollati (G20, disarmo nucleare), e l'ultima volta che Hu venne ricevuto alla Casa Bianca, da George Bush nel 2006, il padrone di casa non volle elevare l'incontro al rango di "visita di Stato". Per trovare una precedente cerimonia di questo livello bisogna quindi risalire al 1997, con Bill Clinton a ricevere Jiang Zemin. Ma la Cina di oggi è infinitamente più potente, indispensabile, e di conseguenza anche inquietante per gli americani.

Ieri sera il primo appuntamento è stato una cena di lavoro tra Obama e Hu, stamane si apre il vertice vero e proprio, seguito dalla conferenza stampa alle ore 13 (le 19 italiane). Fin da ieri sera Obama ha fatto capire all'illustre visitatore che questo non sarà un vertice soft. Deluso dalle prime "prove di G2", irritato dai troppi no cinesi (sull'ambiente, sulla moneta), il presidente americano ha adottato un linguaggio più grintoso. Alla consueta richiesta di una rivalutazione del renminbi, ne ha aggiunto altre che acquistano perfino maggiore importanza. Raccogliendo le sollecitazioni del grande capitalismo americano, la Casa Bianca passa all'attacco sulla pirateria: Obama chiede conti del continuo saccheggio di proprietà intellettuale, a cominciare dal software informatico made in Usa. Sotto accusa anche le generose politiche di sussidi fiscali e credito agevolato all'export cinese, che aggiungono un'altra distorsione nel commercio internazionale dove già Pechino fa la parte del leone. 

Non solo economia: anche sui diritti umani Obama ha deciso di alzare il tono. D'altronde è la prima volta nella storia che un presidente americano riceve alla Casa Bianca con tutti gli onori un leader straniero che tiene in carcere un premio Nobel della pace (il dissidente Liu Xiaobo non fu nemmeno autorizzato a viaggiare a Oslo per ritirare il riconoscimento). 
Tra gli altri dossier evocati già a partire dalla cena di ieri sera: la necessità di una cooperazione nella lotta al cambiamento climatico; l'urgenza di contrastare la proliferazione nucleare a cominciare da Iran e Corea del Nord; i "misteri" del riarmo cinese (da ultimo il cacciabombardiere "invisibile" J-20 collaudato una settimana fa a Chengdu); le contese sulle acque territoriali che preoccupano storici alleati di Washington come Corea del Sud e Giappone. 

Anche Hu Jintao ha sfoderato subito le sue rivendicazioni. A cominciare dalla questione del dollaro. Il presidente cinese considera pericolosa la strategia dello "stampar moneta" applicata dalla Federal Reserve per rilanciare la crescita: nell'immediato infatti l'espansione della liquidità si riversa dal mercato americano sui paesi emergenti che offrono rendimenti migliori, e contribuisce a esportare inflazione in Cina. A più lungo termine, Hu chiede rassicurazioni sul risanamento delle finanze pubbliche americane. In quanto principale detentore estero di titoli del Tesoro Usa, i cinesi non hanno preso alla leggera il recente allarme del segretario al Tesoro Tim Geithner che ha evocato la minaccia (sia pure remota) di un "default". Di questo tema Hu Jintao parlerà anche domani, nella terza giornata dedicata alla capitale federale: incontrerà le delegazioni democratica e repubblicana al Congresso, in cerca di alleati. Paradossalmente è proprio la destra, con la sua ideologia anti-Stato e un'agenda di drastici tagli alla spesa pubblica, la migliore alleata di Hu. 

Ma prima di quell'incontro, stasera ci sarà il ricevimento alla Casa Bianca. Grande occasione mondana, dove tutti i Vip di Wall Street hanno voluto essere invitati alla cena per poter omaggiare il leader comunista. In quanto alla lista d'invitati che competono a Hu, lui ci ha messo per primi i due sindaci di San Francisco e Oakland, tutti e due sino-americani. 

Di certo al gran ricevimento di stasera non si ripeteranno le leggendarie gaffe di Bush, che nel 2006 scambiò l'inno della Cina con quello di Taiwan, e subì l'intrusione imbarazzante di una dissidente di Falun Gong in piena conferenza stampa.

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