Intesa bipartisan per il congelamento dell'intesa sulle forniture militari. La Fanesina: "Rompere con il Brasile non aiuta né a riavere Battisti, né a difendere gli interessi dell'Italia e degli italiani". E la Ue insiste: "Vicenda bilaterale, non ci riguarda". Carla Bruni smentisce le indiscrezioni sul suo conto: "Mai intervenuta in favore di Battisti, condanno ogni forma di terrorismo"
ROMA - Il clima non è propopizio, meglio rinviare la ratifica parlamentare. Ma senza mettere minimamente in discussione gli accordi presi. Il caso Battisti 1 continua a creare tensioni anche all'interno della maggioranza. Se da una parte aumenta la pressione sul Brasile perché conceda l'estradizione all'ex terrorista rosso, dall'altra il governo italiano si affretta a sgombrare il campo dalla possibilità che la vicenda possa incidere negativamente sull'accordo economico sulle forniture militari firmato in aprile tra Brasile e Italia.Si arricchisce intanto di una nuova dichiarazione l'indiscrezione, circolata fin dallo scorso anno e rilanciata ieri dal presidente dell'Associazione vittime del terrorismo Bruno Berardi, sul presunto intervento personale, pro-Battisti, di Carla Bruni Sarkozy sulle autorità brasiliane. Già ieri il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si era mostrato cauto al riguardo ("quel che io so, è che Bruni ha sempre negato"), e oggi è la stessa premiére dame a ribadire: "Non sono mai intervenuta in favore di Cesare Battisti, e mi dissocio nel modo più assoluto da tutte le dichiarazioni che mi riguardano in questo senso". E aggiunge: "L'ondata di violenza che ha scosso l'Italia durante la mia infanzia mi ha molto colpito, ne ho un ricordo molto preciso e condanno ogni forma di terrorismo".
Tornando all'Italia, è lo stesso ministro degli Esteri Franco Frattini 2a chiarire che il governo non intende usare il trattato come ritorsione e arma di ricatto. "Rompere quegli accordi non aiuta né a riavere Battisti, né a difendere gli interessi dell'Italia e degli italiani" chiarisce il titolare della Farnesina. Meglio prendere tempo, allora. E puntare sui due strumenti a disposizione: il ricorso al Tribunale supremo brasiliano e quello alla Corte internazionale dell'Aja.
Ma in Italia i problemi restano. Soprattutto all'interno della maggioranza. Mentre infatti il Senato ha già ratificato l'accordo, alla Camera sta maturando un'intesa bipartisan di fatto per rinviare l'approvazione dell'accordo militare visto il clima di tensione innescato dalla mancata estradizione. ''Chiederemo che il ddl riguardante l'accordo militare con il Brasile torni in Commissione esteri, a prescindere dalla decisione autonoma della conferenza dei capigruppo di Montecitorio'' annuncia Stefano Stefani, deputato della Lega Nord e presidente della commissione Esteri della Camera.
Intanto da Bruxelles il portavoce della Commissione, Michael Mann, ha ribadito nuovamente che la questione della mancata estradizione di Battisti è "puramente bilaterale". "Niente è cambiato rispetto a quello che ho detto ieri - ha spiegato Mann - non è prevista la competenza della commissione Ue sulle questioni di estradizione, e non c'è accordo di estradizione fra Ue e Brasile". La stessa dichiarazione, da parte dello stesso Mann, aveva provocato ieri la reazione irritata di Frattini 3 che l'aveva liquidata come la "valutazione superficiale" di un "portavoce, evidentemente di turno nel periodo festivo".
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