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| Curve e luce: l'interno del Maxxi (foto Eidon) |
ROMA - Trentasei ore a Roma. Un weekend breve. Quanto basta per scoprire il meglio della città, a patto di avere una buona guida. E' la filosofia della rubrica domenicale del New York Times che in una delle sue ultime puntate ha voluto dedicare l'ambito spazio a Roma. E «36 Hours in Rome» è il titolo dell'articolo anche sul sito del quotidiano (
www.nytimes.com) che ha sorpreso e fatto felici alcuni operatori turistici della Capitale.
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| Rachel Donadio (destra), del New York Times, in una trattoria a Monteverde (dal blog eternally.cool) |
POLEMICHE E AUTOREVOLEZZA - «Le solite baggianate da americani», sminuiscono ora gli esclusi, lasciando intendere che l'itinerario proposto dalla giornalista e scrittrice Rachel Donadio sia scontato. Ma è davvero così? Al contrario: a differenza di altri reportage sulla Città Eterna, quello pubblicato sul NYT ha l'autorevolezza di un vademecum provato e aggiornato in prima persona. Perché soltanto uno straniero che sia frequentatore assiduo della Capitale potrebbe conoscere e descrivere nei particolari i cambiamenti (continui a Roma) che modificano la mappa della Roma più cool.
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| Marco Ledda (destra) nel suo «Settembrini» (Jpeg) |
L'ASTRO DI SETTEMBRINI - E infatti, se in una precedente guida del 2006 (pubblicata sempre nella sezione «36 Hours in...»), il NYT suggeriva una cena di sabato sera a Casa Bleve, oggi il giornale americano punta sul più gettonato dei locali di alta ristorazione: Heinz Beck alla Pergola? Macché, si tratta di «Settembrini», a Prati, dove lo chef Luigi Nastri firma una cucina intrigante, che porta solide tracce dei suoi maestri Fulvio Pierangelini e Gennarino Esposito: la sua minestra ai 5 formati di pasta con ceci e gamberi promette di far sognare un americano a Roma. E' una di quelle «nuove scintille» di cui parla Donadio nel suo reportage.
Non scrive nulla di scontato anche sullo skyline storico-artistico dell'Urbe, il New York Times: se pure dedica una tappa da Guida Rossa del Touring alla Galleria Borghese e si concede il classico tour alla chiesa dei Cavalieri di Malta per guardare dal foro nel portone che inquadra la cupola di San Pietro, 36 Hours in Rome non manca di fotografare la Roma delle avanguardie architettoniche.
Le 36h del New York Times
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| La folla all'inaugurazione del Maxxi (Jpeg) |
AVANGUARDIE ARCHITETTONICHE - «C'è un museo futuristico che nel centro storico ha aggiunto colore alla scena architettonica romana», nota Donadio. E suggerisce di recarsi, il venerdì pomeriggio, 4 pm, al Maxxi in via Guido Reni: aperto in aprile è il luogo che Zaha Hadid ha fatto divenire il progetto più ambizioso della città. «Angoli nascosti, rampe dagli angoli assurdi, finestre oblique... e, sebbene recente, la sua nuova collezione permanente vanta lavori di un consistente nucleo di artisti contemporanei fra i quali Francesco Clemente, Gerhard Richter, William Kentridge».
Ma l'autrice non dimentica l'Auditorium di Piano. Sul fronte opposto - temporale - il giornale segnala l'appena inaugurato (a metà settembre) Palazzo Barberini, con una sosta davanti a «Giuditta e Oloferne» del Caravaggio.
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| La tomba di Gramsci al cimitero acattolico |
GITA AL CIMITERO CON GRAMSCI - Sabato mattina, l'itinerario per turisti americani (ma anche i romani dovrebbero provarne alcune tappe) guida i visitatori ad un singolare «luogo di riposo»: il Cimitero Protestante di Roma - dietro la piramide Cestia - dov'è sepolto tra gli altri John Keats (ma Donadio cita anche Gramsci). Una scelta forse influenzata dal fatto che poche settimane fa una classifica di Tripadvisor (il sito che conta 25 milioni di utenti viaggiatori) ha inserito l'ameno giardino ai primi posti nelle mete europee del turismo cimiteriale. Al quarto le catacombe cristiane.
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| Le borse in pelle di Spanò a San Lorenzo |
SHOPPING A SAN LORENZO - Sul fronte degli acquisti, lo shopping suggerito dal quotidiano statunitense mescola il già visto all'inconsueto, realizzando una mappa dei
souvenirs de Rome comunque interessante. C'è una boutique a San Lorenzo - Made in San Lorenzo -, con il vicino il laboratorio di pelletteria di Claudio Sanò; c'è il negozio di candele a via dei Campani, ma anche la nuova Enoteca della Provincia di Roma, che affaccia sulla Colonna di Traiano ai Fori, dove acquistare delicatessen prodotte nell'Agro Romano o ai Castelli, dalle conserve di verdure alle marmellate.
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| L'interno di Freni e Frizioni (Jpeg) |
APERITIVI SUPERATI - Tornando ai luoghi gourmand, il New York Times si sposta dalle tavole di Settembrini a quelle del Pastificio San Lorenzo, dove la cucina creativa dello chef Stefano Preli è divenuta polo d'attrazione intorno al quale ruota la movida del quartiere: artisti e mecenati che frequentano le mostre dell'ex Pastificio Cerere. E anche in questo caso, l'articolo centra l'obiettivo di far vivere ai suoi lettori la vera Roma «up to date». Soltanto sul fronte degli aperitivi i suggerimenti sono, di poco, superati: Freni e Frizioni, a Trastevere, non è più tra le mete preferite dai giovani dell'«happy hour». Meglio il TreeBar di via Flaminia, dicono i più informati, o il Sofia, a Ponte Milvio e Salotto Gianicolo sull'omonimo colle, con un affollato lounge bar, 8 privé, banco bar (con vista dall'alto sulla città) per finger food e cocktail tra dj set e street art.
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| I «trapizzini» di 00100 (foto da 3.bp.blogspot) |
PECCATO VENIALE - Non resiste, poi, la Donadio, al fascino della pizza romana, ma anziché citare un classico come Ai Marmi, il gettonatissimo Da Baffetto o l'incredibile La Fucina (al Portuense), si sofferma sui «trapizzini» di 00100 a Testaccio. Un peccato veniale che si può perdonare ad un'americana a Roma
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