NELLA TRAMA DECLINATA LA TENTAZIONE DELL'UOMO DI GARANTIRSI UN'ETERNITÀ ARTIFICIALE
Un libro analizza sotto il profilo bioetico uno dei temi
che fanno da sfondo alla vicenda di «Twilight»
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| Carlisle Cullen, il medico della saga di "Twilight" |
"Twilight" non è solo una storia d'amore, è una storia "medica": oltre a Carlisle, anche Edward si è laureato (due volte) in medicina e tutti i personaggi vampirizzati sono il prodotto di un atto medico. Ma che professionista è Carlisle e che medicina è quella dei nuovi vampiri? E perché sono attratti da questi racconti anche gli studenti universitari? Se lo sono chiesto alcuni docenti dell'Università Campus Bio-Medico di Roma che hanno riportato le loro riflessioni in un libro, "La medicina dei nuovi vampiri" (sottotitolo: "Il sogno dell'eterna giovinezza da Twilight a Eclipse", edito da Academia Universa Press), curato da Vittoradolfo Tambone e Luca Borghi. «Carlisle è un bravo medico - commenta Tambone, professore di Bioetica -. È competente, ha spirito di sacrificio e prova compassione per gli altri». Compassione, cioè partecipazione alla sofferenza, e non soltanto empatia che presuppone un certo distacco forse utile di fronte al paziente? «L'empatia - aggiunge Tambone - permette sì di capire l'altro, ma può essere usata anche per fini ostili, come fa Aro, il capo dei Volturi (i vampiri italiani di "New Moon" che abitano a Volterra, ndr)».
Qualche "difetto" del dottor Cullen? «È forse un po' troppo paternalista - aggiunge Tambone - quando agisce senza il consenso degli altri, e Rosalie glielo rinfaccia. Non a caso alcuni suoi pazienti vampirizzati-eternalizzati diventano poi suoi figli». La medicina vampiresca è una medicina che vuole sfuggire alla sindrome di Titone, un bel giovane innamorato di Eos, cui Zeus concede sì l'immortalità, ma quando è già diventato anziano, condannandolo così all'eterna, insopportabile, vecchiezza. È la patologia che sta creando la medicina moderna: fa vivere più a lungo, almeno in termini quantitativi, ma spesso non fa vivere meglio perché non ha ancora trovato soluzioni alle malattie create dal passare degli anni, come demenze senili, scompensi, postumi di ictus, soltanto per fare qualche esempio. Ma anche la medicina dei nuovi vampiri crea una "sindrome di Cullen", con un corteo di sintomi che affliggono i vampiri-eterni-giovani della saga americana. «La pulsione suicida, quella che a volte prova Edward - spiega Tambone - è una di questi. Le donne sono sterili ed è la fecondazione artificiale che crea i neonati, sottoposti, poi, a selezione eugenetica perché al mondo non c'è spazio per troppi "eterni". Così si blocca anche il processo evolutivo dell'uomo. C'è poi l'insoddisfazione alimentare cronica (i Cullen sono vampiri "vegetariani", dal momento che non bevono sangue umano, ma animale, ndr) e l'insonnia cronica. I vampiri non hanno nemmeno sogni e non hanno sogni perché non hanno futuro».
D'altra parte, però, i protagonisti-vampiri hanno capacità super-naturali, come quella di leggere nel pensiero o la grande forza fisica, che indicano come la storia della Meyer non sia soltanto frutto di pura fantasia e nemmeno fantascienza, ma abbia colto situazioni che fanno già parte del panorama scientifico dei nostri giorni: le Het, cioè le human enhancement technologies, i sistemi per potenziare le capacità umane, fisiche, psichiche o cognitive, ci sono già. «La caratteristica che identifica lo stile del vampiro - commenta Marta Bertolaso, biologa - è che loro sanno quello di cui sono capaci, cioè sono consapevoli del loro potere. Si misurano non tanto sulle loro identità quanto su queste loro capacità». Ma quando Edward si innamora di Bella (un'"umana" che alla fine verrà "trasformata") si renderà conto dei "limiti" della sua condizione. Niente di positivo, dunque, da questa medicina vampiresca che sembra nascere dall'esasperazione della nostra medicina moderna? «Non è così - conclude Tambone -. Il dottor Cullen ci suggerisce, alla fine, una nuova geriatria non anti-aging, ma pro-aging, che insegni la prevenzione e le regole per invecchiare bene e che rispetti l'ecologia umana».
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