18 mar 2010

Disoccupazione e precariato ancora in crescita tra i laureati

Sempre meno lavoro per i laureati




Il lavoro non premia chi ha una laurea (Marka)

La crisi non risparmia i colletti bianchi. A un anno dalla conclusione degli studi, appena il 45,5% dei laureati "specialistici" (3+2) risulta occupato. Una percentuale che sale al 62% per i laureati di primo livello e crolla al 37% per chi possiede titoli di studio a ciclo unico, come medici, architetti, ingegneri. Performance da ultimi banchi anche sul fronte delle retribuzioni: l'ingresso a lavoro (peraltro precario in 2 casi su 3) vale per un laureato appena 1.050 euro netti al mese. Parla di «una pericolosa deriva del nostro mercato del lavoro», il direttore di Almalaurea Andrea Cammelli, presentando, a Roma, nella sede della Crui, l'annuale rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati (oltre 210mila interviste a laureati 2008).

Segnali negativi che vengono confermati anche dalle politiche di selezione delle imprese: nei primi 2 mesi del 2010, -31% di curricula richiesti alla banca dati Almalaurea (che ne gestisce oltre un milione e 200mila). Una contrazione "a tutto campo", che coinvolge la quasi totalità dei percorsi di studio, anche quelli solitamente al vertice dell'occupazione (-37% nel gruppo economico-statistico, - 9% in ingegneria). E non risparmia neppure gli stage: è occupato solo il 64% di chi ne ha svolto uno (appena 7 punti percentuali in più rispetto a chi si è fermato alla laurea).

Cammelli ha sottolineato soprattutto gli "scarsi" investimenti pubblici in istruzione universitaria e in ricerca e sviluppo (rispettivamente, nel 2007, lo 0,8% e l'1,2% del Pil), che collocano il Paese agli ultimi posti a livello internazionale. Per rendersi conto delle modeste chance occupazionali che un colletto bianco ha in Italia, ha ricordato, basta guardare alle ultime previsioni Unioncamere - Ministero del Lavoro: «da qui al 2018 - ha detto - su ogni 100 nuove assunzioni solo 12 riguarderanno laureati (in Usa, la percentuale sale al 31,4 per cento)».

La laurea recupera però terreno nel medio-lungo periodo, soprattutto in confronto al diploma. Un laureato, in prospettiva, ha un tasso di occupazione del 78,5% (contro il 67% di un diplomato) e pure una busta paga più pesante: nell'intervallo 25-64 anni, risulta più elevata del 55% rispetto a quella percepita dai diplomati.

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