13 mar 2010

Diritti umani, Pechino presenta contro-rapporto su Stati Uniti Critiche anche all'Italia



La Cina ha risposto al rapporto annuale sui diritti umani nel mondo del Dipartimento di Stato Usa, che ha denunciato un "peggioramento" della situazione nel Paese asiatico e in Iran con una sua denuncia. Washington è accusata restrizioni alla libertà di stampa e di espressione. L'Italia bacchettata per la scarsa tutela delle minoranze rom e gay


Washington, 12 marzo 2010 - Nuovo scontro tra Washington e Pechino dopo il rapporto annuale sui diritti umani nel mondo del Dipartimento di Stato Usa, che ha denunciato un "peggioramento" della situazione in Cina e Iran. In particolare Pechino è stata messa sul banco degli imputati per gli abusi sulle minoranze tibetana e musulmana e per i suoi tentativi di controllare l’uso di Internet e di restringere la libertà di informazione. Il governo "impiega migliaia di persone a tutti i livelli (nazionale, provinciale e locale) per sorvegliare le comunicazioni elettroniche", si legge nel rapporto.

La Cina ha reagito accusando a sua volta gli Stati Uniti di usare i diritti umani come "strumento politico per interferire negli affari interni di altri Paesi, diffamare le altre nazioni e perseguire i propri interessi strategici".

Il Consiglio di Stato ha diffuso l’undicesimo contro-rapporto sulle violazioni dei diritti umani negli Usa in cui denuncia le restrizioni alla libertà di stampa e di espressione, le intercettazioni telefoniche a tappeto e il monitoraggio di Internet avviati dopo l’11 settembre. Inoltre, viene spiegato, sono in aumento gli abusi di poetre e i crimini violenti. "Ma gli Usa sorvolano o addirittura copre le lampanti violazioni sul loro territorio", si legge nella nota d’accompagnamento del Consiglio di Stato.

Quanto alla censura su Internet, al centro di uno scontro con Google, è arrivata l’apertura del ministro dell’Industria e dell’Informazione tecnologica, Li Yizhong, che ha assicurato che il gigante di Mountain View è il benvenuto se vorrà espandere la sua quota di mercato in Cina. A conferma della schiarita preannunciata dal direttore esecutivo di Google, Eric Schmidt, Li ha affermato che spetta solo al più grande motore di ricerca della rete decidere se restare in Cina o meno.

Nel rapporto del Dipartimento di Stato sui diritti umani in 194 Paesi (quello sugli Usa è a parte e verrà diffuso nei prossimi mesi), si osserva che In Iran la situazione dei diritti umani è "degenerata" nel 2009 "particolarmente dopo le controverse elezioni presidenziali di giugno". La libertà di espressione e di manifestazione continuano ad essere un problema al pari di un sistema giudiziario inaffidabile.

Critiche vengono mosse anche a Birmania, Corea del nord, Cuba e Russia. Per l’Europa viene espressa "crescente preoccupazione" per "l’aumento delle discriminazioni" contro i musulmani e c’è anche un paragrafo dedicato all’Italia, bacchettata per la scarsa tutela delle minoranze rom e gay.

"Il governo italiano rispetta in generale i diritti umani dei suoi cittadini anche se vi sono problemi con la lunghezza della custodia cautelare e dei processi, la violenza contro le donne, il traffico di persone, gli abusi nei confronti di omosessuali, zingari e altre minoranze", sostiene il rapporto.

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