17 feb 2010

Il Web omaggia la doppietta di Vespa

VESPA CON LA DOPPIETTA IN
SPALLA: FOTO STAR DEL WEB





Un internauta è riuscito a catturare quello che ha poi definito 'lo screenshot del secolo', ovvero Bruno Vespa con in braccio una doppietta. E ora la foto sta facendo il giro del web in tutte le salse, inserita con fotomontaggi e fotoritocchi vari in diverse 'situazioni', dalla locandina dell'ultimo film di Tarantino Bastardi senza gloria al premier Berlusconi aggredito da Massimo Tartaglia. La puntata di Porta a porta sulla caccia, criticatissima dalle associazioni animaliste, si era aperta infatti con il conduttore-giornalista che imbracciava un fucile. Una immagine, complice l'espressione grottesca di Vespa, a dir poco macabra.

POLEMICHE PER LA PUNTATA SULLA CACCIA Piccolo schermo e animali: un connubio che in questi giorni sta facendo scintille. Dopo la vicenda che ha portato alla sospensione dell'enogastronomo Beppe Bigazzi dalla trasmissione di Raiuno, 'La prova del cuocò, per aver consigliato carne di gatto, oggi è toccato a 'Porta a Portà contestata da 7 associazioni animaliste per la puntata del 15 febbraio sulla caccia. La vicenda di Bigazzi intanto è arrivata fino a Sanremo. «Non posso credere che Bigazzi pensi una cosa del genere, ama gli animali. È una battuta per il gusto di dirla, a volte dice delle stupidate». A parlare dalla sala stampa dell'Ariston è Antonella Clerici che aggiunge: «Non conduco più il programma, ero abituata a gestire le intemperanze di Bigazzi. So che ogni tanto dice cose che non stanno nè in cielo nè in terra, non si rende conto...». Riferendosi alla sospensione di Bigazzi, il direttore di Raiuno Mauro Mazza, scherzando, ha chiosato: «Un'altra decisione dolorosa ma inevitabile». Ora, invece, nel mirino ci finisce 'Porta a Portà contestata da sette associazioni animaliste: «In scena nella puntata di ieri - dicono in un comunicato congiunto Ente nazionale protezione animali (Enpa), Lega antivivisezione (Lav), Animalisti Italiani, Oipa, Una, Lida, Associazione Vittime della caccia - alcuni orrori delle doppiette tra richiami vivi, bracconaggio e tentativi di depenalizzare i reati venatori». «Altro che cacciatori in doppiopetto! Nonostante gli sforzi dei rappresentanti venatori, ieri a 'Porta a Portà - scrivono le associazioni - è stata mostrata, anche se solo in parte, la guerra della caccia alla natura con tanto di fucili in studio». Le associazioni chiedono quindi alla Rai «di occuparsi anche degli altri orrori: dell' 'uccidere per divertimentò, a cominciare dai richiami vivi, uccelli catturati e rinchiusi in minuscole gabbiette, di cui esiste un fiorente mercato nero, impossibilitati a muoversi, e che la lobby venatoria estremista vuole addirittura liberalizzare». «Nessuno crede più alla presa in giro con cui si dice che la caccia dovrebbe servire a ristabilire l'equilibrio di alcune popolazioni di animali selvatici, ad esempio gli ungulati, quando - dicono le associazioni - sono proprio i cacciatori che reimmettono continuamente questi animali». E, ancora, «bisogna precisare - sottolineano nella nota Enpa, Lav, Animalisti Italiani, Oipa, Una, Lida Associazione Vittime della caccia - che gli animali impallinati curati dai centri recupero fauna, come quelli mostrati da Porta a Porta, sono solo una piccola parte, perchè molto spesso, per paura di incorrere in sanzioni, il cacciatore/bracconiere li lascia a terra, privandoli delle cure e destinandoli ad una lenta, agonia». Da qui l'appello al Parlamento perchè ripristini l'arco temporale massimo di caccia dal 1/o settembre al 31 gennaio, che, ricordano le associazioni, «nella discussione della Legge Comunitaria 2009 è stato cancellato con un blitz al Senato». E sul tema degli animali e tv nei giorni scorsi Cristina Morelli, responsabile per i Verdi dei diritti animali aveva invitato la Rai ad applicare alcuni principi universalmente riconosciuti «ad esempio eliminando la partecipazione di animali all'interno di programmi di intrattenimento uno tra tutti il gioco dei pacchi Affari Tuoi dove assistiamo all' inutile utilizzo di animali».

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