01 ott 2012

Il nuovissimo palazzetto e l'amore di Jay-Z : così Brooklyn lancia la sfida a Manhattan


Il rapper-imprenditore tiene a battesimo il Barclay's Center, simbolo della rinascita economica del quartiere

Jay-Z (Ap)Jay-Z (Ap)
NEW YORK - Diciannovemila fan impazziti ogni sera per otto sere: «Jay Z», il grande rapper diventato produttore discografico e poi imprenditore a tutto tondo, paga il suo debito con Brooklyn inaugurando con una raffica di concerti - tutti da tempo «sold out» - il Barclays Center, la nuova arena del quartiere nel quale è nato e cresciuto. Un impianto straordinario e controverso – una specie di astronave di vetro e acciaio atterrata in mezzo a un quartiere residenziale densamente popolato, all'intersezione tra Atlantic Avenue e Flatbush Avenue. Una macchina che produrrà a getto continuo spettacoli sportivi, concerti, convention. Molti residenti la contestano, considerandola un vulcano pronto a esplodere, mentre imprenditori e amministratori locali vedono nell'immenso palasport costato un miliardo di dollari il volano della rinascita economica di Brooklyn.

LA SFIDA - E' la sfida del vecchio quartiere di New York a Manhattan. Una sfida impossibile, ovviamente, anche se negli ultimi anni molte cose sono cambiate: da Williamsburg diventata la nuova mecca di giovani e artisti che lasciano la costosissima Soho, ai grandi musei e al nuovo distretto commerciale di Dumbo, passando per Brooklyn Heights e l'esercito di scrittori (Martin Amis e Paul Auster, Jonathan Safra Foer e Jumpa Lahriri) che hanno scelto di vivere a Park Slope o nei rioni attigui, Brooklyn è diventato per molti il posto in cui bisogna assolutamente essere. Ovviamente non bastano boutique e qualche ristorante alla moda per sfidare la ricchezza, la vita scintillante, il cosmopolitismo di Manhattan. Ma, dopo decenni di ghettizzazione, il quartiere che, quando fu costruito il ponte di Brooklyn, alla fine dell'Ottocento, aveva la stessa dignità di Manhattan, torna a brillare, dopo almeno mezzo secolo vissuto nell'oscurità.

«BROOKLYN PRIDE» - Era dal 1957, quando i proprietari dei Dodgers decisero di trasferire la loro squadra di baseball in California, che Brooklyn non aveva più un «team» di un campionato nazionale. Ora torna in «serie A» almeno col basket. Mettendo già in crisi molti – come il regista Spike Lee – che sono «fan» dei Knicks, la squadra che gioca al Madison Square Garden, ma hanno le loro radici nel quartiere al di là del Ponte. E Jay Z stimola l'orgoglio della sua gente. Nell'arena che ribolle già un'ora prima del concerto, uno «speaker» dà il benvenuto ai «forestieri»: la gente venuta da Manhattan, dal Bronx, o, magari, dal New Jersey. Ma poi si concentra sugli abitati del quartiere: siete di Berdford Stuyvesant? Venite da Bensonhurst? Da Flatbush? E ogni volta è un ruggito. Poi tocca a lui, solo sul palcoscenico nero attraversato da mille raggi laser, mentre la «band» è lontanissima, appollaiata in una serie di nicchie ricavate più in alto, nella parete. Indossa la canottiera nera dei «Nets» col numero 4 e su scritto «CARTER», il suo vero nome. Jay Z trascina tutti in una specie di sagra del «Brooklyn pride» con l'esuberanza di «Brooklyn Go Hard» e i ritmi cupi di «Where I'm from», passando per «Empire State of Mind». Cantate col cuore, ma anche pensando al portafoglio.

SPETTACOLO - Perché il rapper che ha sposato Beyoncè e che a New York è diventato uno dei principali animatori della raccolta di fondi per la campagna di Barack Obama è, ormai, soprattutto un imprenditore. Produttore discografico, industriale dell'abbigliamento sportivo e, poi, la cordata (in posizione di minoranza), col miliardario russo Mikhail Prokhorov e il costruttore di Cleveland Bruce Ratner: è loro il nuovo palasport, ed è loro la squadra dei Nets, acquistata e portata via dalla vecchia sede di Newark, in New Jersey. E l'arena sicuramente sposterà il baricentro della New York dello spettacolo: artisti come Bob Dylan, Rihanna e Johnny Legend hanno già deciso di esibirsi a Brooklyn, anziché al Madison Square Garden. Fuori alcuni centinaia di manifestanti protestano contro l'«uragano Barclays», il mostro costruito senza i parcheggi intorno. Lamentano anche che dei posti di lavoro promessi, delle torri d'uffici che dovevano completare il progetto, per ora non c'è traccia, ma i costruttori rinnovano le loro promesse.

ORDINE - Oggi, però, non è questa protesta che spaventa Jay Z. Lui è attento soprattutto a evitare incidenti che offrirebbero alla stampa conservatrice un'occasione di criticarlo. E quando chiede ai ragazzi che lo osannano di andare via in modo ordinato, anche se toni e linguaggio sono bruschi, la sostanza sembra quella di un nostrano «cerchiamo di non farci riconoscere». Qualunque incidente provocherebbe un danno d'immagine al quartiere, a lui e alle sue attività economiche. Jay Z, che ha già accumulato una ricchezza di oltre mezzo miliardo di dollari, è deciso a far crescere ulteriormente il suo patrimonio. Come ha raccontare lui stesso, «io non sono un "businessman": sono un business, man!».

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