03 set 2012

Perché funziona male il digitale terrestre


270mila chiamate al numero verde del ministero dello Sviluppo Economico tra settembre 2011 e agosto 2012, un quinto (circa) delle quali per problemi di ricezione: con l'analogico il segnale arrivava, in un modo o nell'altro, con digitale o arriva perfettamente o non arriva affatto. È Repubblica, citando fonti del ministero stesso, a mettere oggi il  dito nella piaga della televisione nostrana. Il disagio corre lungo l'intera Penisola, dove lo spegnimento definitivo del segnale analogico risale allo scorso 4 luglio con l'inclusione della Sicilia nella nuova era. A due mesi dalla rivoluzione, nell'isola all'estremo sud del paese è il 20% delle famiglie a essere rimasto senza collegamento televisivo. Schermo nero nel periodo estivo sulla costa adriatica, dove il cosidetto switch off ha compiuto un anno. Disservizi anche nelle Marche, in BasilicataPuglia e Abruzzo, dove le tv locali sono una chimera, si fa fatica a vedere canali nazionali come La7 e Mtv e c'è chi consiglia di sintonizzarsi sulle più stabili frequenze tedesche e svedesi. 

Il tutto mentre il consiglio Agcom di recente elezione si prepara a mettere mano all'assegnazione delle frequenze in seguito all' annullamento del beauty contest precedentemente previsto. E Mediaset inizia a giocare oggi con l'alta definizione in digitale mediante l' inizio delle trasmissioni di Italia 1 HD. La materia è di delicata e prepotente attualità e si appoggia, insomma, su basi tutt'altro che stabili. Ci siamo chiesti quale sia l' origine, tecnica e non, dei disservizi e abbiamo girato la domanda a Fabio Carera di Aeranti-Corallo. 

"Sono tre", ci ha spiegato, "le ragioni che stanno alla base di questa situazione: le interferenze reciproche fra emittenti di diverse aree, le interferenze con le frequenze dei paesi esteri e i problemi di alcune reti che non sono state ottimizzate a dovere". Il primo punto coinvolge aree adiacenti e sovrapposizioni fra il segnale della tv di Stato e le emittenti locali. Il secondo è relativo a quanto verificatosi nella fascia adriatica: l'assegnazione di tutte le frequenze possibili secondo quanto previsto dal piano internazionale porta a fortissimi problemi, per esempio, "fra Croazia e Marche". Carera cita anche Sicilia e Calabria, oltre alla riviera adriatica, e ricorda come il mare non faccia da schermo e l'estate sia un periodo particolarmente delicato per l'aumento della propagazione del segnale. La scarsa ottimizzazione delle reti si deve invece alla loro natura, composte da vari ripetitori, a differenza dell'analogico. Se una rete è fatta da dieci ripetitori che operano sullo stesso canale il loro orientamento diventa cruciale, in caso contrario vanno a interferire l'uno con l'altro e un decoder posizionato a metà strada non è grado di riconoscere e raccogliere alcuno stimolo. E il disarmante messaggio segnale assente appare sullo schermo. 

Il problema consiste nel numero elevato di soggetti attivi rispetto alle poche frequenze disponibili", prosegue Carera, idealmente " si sarebbe dovuto tagliare almeno la metà delle emittenti. In calendario c'è la dismissione dei canali dal 61 al 69, ma spariranno anche le frequenze" e la proporzione fra spazio disponibile e attori operanti rimarrà la stessa. Parte della responsabilità è del ministero che "ha fatto le assegnazioni senza tenere in considerazione i problemi che si sarebbero potuti verificare". Come se ne esce? "Ottimizzando le reti e i segnali, ma per mettere a posto tutto ci verrà un lavoro lunghissimo".Resta quindi da chiedersi quando

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