06 set 2012

PastBook, l'app italiana che va alla conquista della Silicon Valley


Stefano e Giuseppe, da Milano all'Olanda per trovare i fondi per il software che rintraccia le proprie memorie digitali

Stefano Cutello e Giuseppe PriorielloStefano Cutello e Giuseppe Prioriello
Stanno per partire alla conquista della Silicon Valley con 250mila dollari di fondi in saccoccia e sono italiani. Ma vivono ad Amsterdam. L'idea alla base di PastBook, il progetto che è valso a Stefano Cutello e Giuseppe Prioriello la fiducia degli investitori, è relativa alla conservazione dei ricordi nell'era digitale. Se fino a qualche anno fa bastavano un paio di album di fotografie e qualche videocassetta per raccontare gli anni verdi della propria esistenza, oggi ci si deve destreggiare fra numerosi profili di social network e altrettanti hard disk. Senza contare tutto il materiale pubblicato da altri e in cui si fa capolino in maniera più o meno consapevole. Cutello, classe 1984, ci ha raccontato la (sua) soluzione per ovviare al problema.

Come nasce PastBook? 
«L'idea è venuta a me e a Davide Ardore mente lavoravamo in eBay Italia. Lui poi si è trasferito in Australia e io sono rimasto con un progetto in cui credevo molto e che si è anche aggiudicato uno dei premi di Wind Business Factor. Giuseppe (Prioriello, ndr) era uno dei nostri fornitori e fondatore di una tipografia di Campobasso, quando l'ho coinvolto ha ceduto l'azienda al fratello e siamo diventati soci. Tutto nasce dell'esigenza di riscoprire quello che pubblico ogni giorno sui social network: la mia vita è interamente online e non solo non ho più niente di stampato, ma manca anche un luogo digitale dove posso accedere alla totalità dei contenuti. La timeline di Facebook è molto utile, ma è limitata entro i suoi confini e, soprattutto, adesso il ricordo non consiste più solo nella foto scattata con il cellulare ma anche nelle interazioni che si sviluppano quando la pubblico».

Come funziona?
«L'utente dovrà semplicemente collegare i propri profili social a Pastbook e scegliere un luogo e un lasso di tempo dai quali estrarre i ricordi con cui creare un libro. Si potrà anche creare il libro di Facebook, quello di Instagram e quello dell'intera vita su tutti i social. E invitare gli amici a contribuire all'opera condividendo il materiale in comune».

I dati chi ve li dà? 
«Ogni social network offre delle api, servizi in cui si possono integrare applicazioni di terze parti e offrire un valore aggiunto sui dati dell'utente racchiusi nel portale. Si può dare qualcosa che il social network non concede o aggregare i dati di realtà diverse, cosa che noi facciamo».

Il proprietario del dato rimane l'utente? 
«Per noi la privacy è fondamentale. Permettiamo all'utente di riappropriarsi e avere il controllo dei propri dati. Noi li manipoliamo on demand: prendiamo su richiesta il dato vergine dal social network e creiamo un pdf o lo esponiamo sul sito per far navigare il libro ma non ne teniamo una copia sul nostro server».

Cosa ci guadagnate? 
«Per ora abbiamo integrato solo Instagram, arriveranno Facebook e altri. Il modello di business è legato ai micropagamenti che permetteranno di scaricare i beni digitali, si parla di transazioni da uno o due euro, come il pdf del libro di ricordi, e agli introiti legati alla stampa dei volumi. Quando siamo partiti facevamo magliette e tazze, ma erano solo dei test».

Cosa ci fate ad Amsterdam? 
«Le cose adesso stanno iniziando a muoversi attorno alla community delle startup e in direzione di agevolazioni per la creazione delle nuove imprese, ma noi in Italia abbiamo passato mesi e mesi a parlare con gli investitori senza ottenere niente, e il prodotto rimaneva fermo. Mi sono quindi rivolto a qualsiasi acceleratore o incubatore presente nel mondo e l'olandese RockStart ci ha preso. Due settimane fa ho portato qui la mia ragazza e Giuseppe si è trasferito con moglie e due figli. Abbiamo lavorato sul prodotto e sul modello di business e il 15 giugno abbiamo avuto 7 minuti per raccontare il progetto ed è andata molto bene (questa l'occasione in cui hanno raccolto i 250mila dollari, ndr). Per ora siamo in sei, due soci, due sviluppatori, un grafico e una community manager, e a ottobre contiamo di far entrare in squadra un altro sviluppatore».

Adesso c'è il viaggio negli States…
«Stanotte partiamo per San Francisco e stiamo lì fino alla fine del mese. Abbiamo appuntamenti in Google, Dropbox e Mozilla e siamo iscritti alla Startup Alley di TechCrunch Disrupt, uno dei principali eventi del settore. Non cerco direttamente soldi, voglio conoscere più persone possibile».

Di tornare in Italia, immagino, non se ne parla... 
«Con Pastbook sicuramente no, se ci sposteremo sarà verso gli Stati Uniti. Quello che voglio fare è aiutare, nel mio piccolo, l'ecosistema italiano che è composto da un sacco di ottime iniziative come Indigeni digitali Mind the bridge».

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