23 mag 2012

Facebook senza pace: -18% dal debutto Aperta un'inchiesta su Morgan Stanley


Un investitore fa causa al Nasdaq con l'accusa di aver mal gestito il debutto del più grande social network del mondo. Accuse alla banca d'affari per aver disseminato informazioni in maniera selettiva e al Cfo del social network per aver aumentato l'offerta di titoli

MILANO - Un investitore che fa causa al Nasdaq. Autorità finanziare che citano in giudizio Morgan Stanley1 per il suo comportamento durante il collocamento. E, intanto, il titolo Facebook che nelle prime tre sedute a Wall Street ha perso il 18% scendendo da 38 a 31 dollari per azione: bruciando quasi 20 miliardi di capitalizzazione. Più dei 16 miliardi raccolti in sede di Ipo. 

Il grande accusato del fallimento dell'Ipo è proprio Morgan Stanley la banca d'affari che da un lato presentava agli investitori una società solida e in crescita e dall'altro abbassava le proprie stime sui ricavi di Facebook (da oltre 5 milardi di dollari a 4,85 miliardi per l'intero 2012). E così la Financial Industry Regulatory Authority ha deciso di avviare un accertamento per verificare se la banca d'affari abbia informato selettivamente i clienti su un rapporto negativo redatto da un analista prima dell'avvio delle contrattazioni. Tradotto: la Fira vuole sapere se le informazioni di Morgan Stanley fossero di dominio pubblico o destinate solo a una clientela vip. I funzionari dell'authority, ente di sorveglianza per l'industria borsistica, sostengono adesso che la questione sia materia di interesse sia per loro sia per la Sec, la Consob americana. E, nel frattempo, il capo del Commonwealth Secretariat, William Galvin, ha già reso noto di avere emesso un mandato di comparizioneper Morgan Stanley, proprio per il sospetto che abbia informato solo alcuni clienti del fatto che un suo analista avesse tagliato le stime di entrata per Facebook prima del suo ingresso in Borsa. 

La banca americana, però si difende dalla citazione da parte delle autorità del Massachusetts e in una nota afferma che "Morgan Stanley per Facebook ha seguito le stesse procedure usate per tutte le altre Ipo. Procedure che sono in linea con le norme". Ma che probabilmente, visto il risultato dei primi giorni 2, non hanno fatto gli interessi degli investitori. Così come la decisione assunta dal chief financial officer di Facebook, David Ebersman, insieme a Morgan Stanley, di aumentare del 25% il numero delle azioni da emettere tre giorni prima dell'Ipo: una decisione che ha pesato gravemente sul titolo. Insieme all'aumento del prezzo. 

Cifre che hanno valorizzato la società 104 miliardi (oggi scesi già a 84) senza tenere conti dei rischi 3e della difficoltà a raccogliere pubblicità 4che hanno spinto gli analisti a tagliare le stime di crescita del gruppo di Mark Zuckerberg. 

Nell'occhio del ciclone è finito anche il Nasdad accusato da un investitori di aver "mal gestito" il debutto in Borsa di Facebook. E così Philip Goldberg, investitore del Maryland ha denunciato presso un tribunale di Manhattan il Nasdaq: Goldberg avrebbe provato diverse volte a comprare e vendere il titolo, ma senza successo perché gli ordini non sarebbero stati propriamente eseguiti. Il Nasdaq, d'altra parte, ha avuto diversi problemi tecnici nel giorno del debutto: la società si è scusata degli errori spiegando anche di avere incontrato difficoltà nel comunicare ai trader l'esecuzione degli ordini.

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