07 nov 2011

Berlusconi: «Porrò fiducia su lettera Ue Voglio vedere in faccia chi mi tradisce»


Governo in bilico. «Berlusconi sta per lasciare». Ma il premier smentisce. Ferrara: «Questione di ore»

Silvio Berlusconi (Reuters)
Silvio Berlusconi (Reuters)
MILANO - Silvio Berlusconi non si dimette: «Domani si vota il rendiconto alla Camera, quindi porrò la fiducia sulla lettera presentata a Ue e Bce. Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi». Il presidente del Consiglio affida a una telefonata al quotidiano Libero, la parola fine alla girandola di voci su un suo possibile passo indietro. Stop alle voci, alle illazioni, al «De profundis» intonato al governo per tutta la mattina.

«DIMISSIONI» - «Che Silvio Berlusconi stia per cedere il passo è cosa acclarata, è questione di ore. Alcuni dicono di minuti». Anzi, no: «Berlusconi si presenta alle Camere, chiede la fiducia per varare la legge di stabilità e il maxiemendamento, annuncia che si dimetterà un minuto dopo e che chiede le elezioni a gennaio. Di questo si discute». A dare il via alla ridda di ipotesi sulla prossima - o ultima - tappa del governo, è stato il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara. In un primo messaggio video, pubblicato questa mattina sull'edizione online del quotidiano, Ferrara dava per certe le dimissioni, parlando anche del dopo, dicendo che «qualunque soluzione mascherata di emergenza che non siano le elezioni subito è inutile».

LE SMENTITE - Poi sono piovute le smentite. In primis quella del diretto interessato, che da Arcore - dove ha incontrato i figli Pier Silvio e Marina e il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri - ha eliminato ogni dubbio, affidandosi alla sua pagina Facebook: «Le voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento e non capisco come siano circolate». Lo stop alle illazioni arriva anche da Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che in una nota ufficiale riporta le paroledel premier: «Ho parlato poco fa con il presidente Berlusconi che mi ha detto che le voci sulle sue dimissioni sono destituite di fondamento». Ed ecco anche Ferarra correggere il tiro: «La via d'uscita c'è. Invece di prolungare l'agonia, Berlusconi si presenta alle Camere, chiede la fiducia per varare la legge di stabilità e il maxiemendamento, annuncia che si dimetterà un minuto dopo e che chiede le elezioni a gennaio. Di questo si discute».
La notizia delle dimissioni era stata accreditata anche dal vice direttore di Libero, Franco Bechis, che su Twitter, poco prima di Ferrara, annunciava che il vertice Pdl di domenica sera «si è chiuso con l'intesa che entro domani» Berlusconi «annuncerà» le dimissioni e proporrà un «governo Letta». Salvo poi fare marcia indietro: dopo aver parlato con la famiglia, Berlusconi avrebbe deciso di «sfidare anche i suoi chiedendo la fiducia sul testo della lettera della Bce», «cinguetta» Bechis, sul social media. E ancora, in una manciata di minuti: «Nuova linea Pdl. Governo forza subito fiducia in Senato su maxi-emendamento. Se lì ha i numeri e Camera no, elezioni inevitabili». Insomma, solo voci, quelle delle dimissioni del premier, iniziate a circolare da ieri sera, e rafforzate da due direttori a lui vicini, stamani: Bechis e Ferrara, appunto.

IL PREMIER - D'altronde, già ieri, per tutto il giorno, Berlusconi aveva smentito l'ipotesi di un passo indietro. Dal suo staff la conferma che il Cavaliere non avrebbe alcuna intenzione di mollare, nonostante le pressioni provenienti dallo stesso Pdl: la linea emersa, consigliata al premier nel corso del vertice notturno di palazzo Grazioli, è stata quella di lasciare per «favorire un governo Letta».

LETTA: «GLI IMPEGNI NON CAMBIANO» - Un'ipotesi cui sembra guardare anche Gianni Letta, quando in conferenza stampa a Palazzo Chigi - si parla dell'accordo con la Commissione Europea sui fondi per il Sud - anche in caso di caduta del governo dice che «nel passaggio da un governo ad un altro, non è che lo stia auspicando, gli impegni assunti non si rinnovano e non cadono, ma continuano. Si chiama principio della continuità amministrativa». Voci che rimbalzano in Borsa a Milano, che partita in negativo arriva a guadagnare il 3% (con lo spread che scende a quota 473 punti base dal record di stamani, 491). Salvo invertire bruscamente la tendenza, dopo le smentite.

I FEDELISSIMI - La settimana politica si era aperta con forti pressioni sul governo e con la conta dei deputati con il pallottoliere. Dopo l'umiliazione subita al G20 di Cannes, durante il quale ha dovuto chiedere il monitoraggio del Fondo monetario internazionale sull'attuazione delle misure urgenti, per colmare la crisi di credibilità di cui soffre, Berlusconi ha visto crescere il numero delle defezioni nel suo partito. Il tutto mentre dalla Lega il ministro Maroni osservava che «la maggioranza sembra non esserci più» e che «è inutile accanirsi». Sul campo, c'è ancora l'ipotesi che Berlusconi tenti oggi in extremis di «riacciuffare» qualcuno dei dispersi e, qualora non ce la facesse, si dimetta tra stasera - quando tornerà a Roma - e domani. Magari dopo il passaggio del voto sul Rendiconto previsto a Montecitorio, che anche senza maggioranza passerebbe grazie all'astensione delle opposizioni.

IN AULA - Il primo test ufficiale attende Berlusconi alla Camera domani, in occasione della votazione del Rendiconto generale dello Stato per il 2010, legge sulla quale il governo è già andato sotto una volta e senza la quale si paralizza l'attività pubblica. Dopo il rendiconto ci sarà l'esame del ddl di assestamento. Diversi ribelli del Pdl hanno detto che voteranno il Rendiconto poiché si tratta di un atto dovuto. Le opposizioni invece potrebbero astenersi con l'intento di far emergere i numeri della maggioranza. Se questi fossero inferiori alla maggioranza assoluta di 316, Berlusconi non sarebbe forzato a dimettersi ma potrebbe prendere atto di un indebolimento tale della maggioranza da non consentire lo svolgimento di un'efficace azione di governo. L'ostacolo successivo si porrebbe per Berlusconi al Senato, dove verrà presentato, a partire da mercoledì, il maxi emendamento alla legge di Stabilità con le misure anti crisi promesse all'Europa. Berlusconi ha annunciato a Cannes che chiederà la fiducia di palazzo Madama in modo che nel giro di 10-15 giorni gli interventi chiesti dall'Unione europea siano approvati. Finora il governo ha goduto al Senato di una maggioranza più solida rispetto a quella della Camera, ma un drammatico peggioramento della situazione sui mercati internazionali potrebbe far precipitare i numeri della coalizione anche a palazzo Madama.

LA MISSIONE UE - I lavori parlamentari avverranno sotto gli occhi dei rappresentanti della Commissione europea che insieme a quelli del Fondo sono stati incaricati di seguire le mosse dell'Italia e certificarne i passi avanti sulla strada del risanamento e del rilancio economico. Mentre i rappresentanti della Commissione Ue arriveranno a Roma questa settimana, quelli del Fondo sono attesi attorno al 15 novembre. La missione Ue di monitoraggio in Italia sarà effettuata anche se il premier, Silvio Berlusconi, decidesse di dimettersi. Lo ha assicurato il portavoce del commissario agli Affari economici, Olli Rehn, rispondendo ai giornalisti a Bruxelles

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