19/mar/2012

La tesi del ricercatore Bainbridge: il cervello della mezza età è la macchina pensante più potente e flessibile che ci sia

LA TESI - L'ELOGIO DELLA MEZZA ETÀ IN UN LIBRO INGLESE: PIÙ LUCIDI E SODDISFATTI

Se la felicità arriva dopo i 40


David Bainbridge
Un po' più grigi, un po' più lenti e più rugosi. Ma anche più stabili emotivamente, più felici e più intelligenti che in ogni altro periodo della nostra vita. Questo nuovo glorioso inno alla mezza età viene innalzato da David Bainbridge 42 anni, studioso di veterinaria all'università di Cambridge che con ardito salto di campo si è ora interessato agli umani, e precedendo con tecnica evolutiva ha concluso che il picco di soddisfazione e di capacità di analisi si trova proprio fra i 40 e i 60 anni, lontano dagli alti e bassi della gioventù e dai declini della vecchiaia. Bainbridge nel suo libro Middle Age definisce i protagonisti della mezza età «naturalmente resistenti», presi come sono fra figli teen ager, i genitori che invecchiano e il lavoro, capaci nonostante tutto di rimanere efficienti e pieni di energia, modello le protagoniste di Sex and The City. Insomma, «che bella età la mezza età, tranquillità, serenità» come cantava con spiriti preveggenti, al debutto degli anni Sessanta, Marcello Marchesi, paroliere e umorista di genio: a lui si deve l'immarcescibile «Anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano». E nuova musica per le orecchie di quella generazione di baby boomers che non vuole invecchiare e che ora che si trova proprio in quel passaggio della vita. 

La copertina del libro di Bainbridge
Punto di riferimento per loro potrebbe diventare proprio questo libro dove Bainbridge prende di petto, rincuorando continuamente, la grande questione dell'età (sesso, menopausa, andropausa), ma soprattutto è di conforto quando affronta le nuove scoperte sul cervello e conferma che invecchiando si acquista in visione d'insieme quello che si perde in sveltezza, e si diventa abili a usare entrambi gli emisferi del cervello, destro e sinistro, operazione che ai giovani riesce meno bene. Non solo, anche se le ricerche sono ancora in corso, Bainbridge si dice convinto che il cervello della mezza età stia diventando «la macchina pensante più potente e flessibile dell'universo». Eventualità che aprirebbe grandi possibilità di affermazione in tempi imprevisti, se non tardivi, della vita. Potrebbero così diventare la norma quelli che finora erano stati considerati casi limite.

Non sarebbe più considerato un outsider da zonacesarini lo scrittore Andrea Camilleri che, dopo una vita di fine ma oscuro sceneggiatore, è esploso con il personaggio di Montalbano: nel 2000 un'astrologa, Grazia Bordoni tentò di spiegare le bizzarrie del destino con un «Saturno seduto sull'ascendente» (Camilleri è Vergine ascendente Scorpione) ma lui, nella sua pagina Facebook, accetta con filosofia questo ritardo: «Tutto è arrivato tardi nella mia vita, e questa è una fortuna. Il successo fa venire in prima linea l'imbecillità». Come Camilleri, anche Giorgio Faletti è diventato scrittore da milioni di copie a 50 anni, dopo aver sperimentato mestieri vari. E così è stato per Toni Servillo, Mara Venier, Luciana Littizzetto, Sharon Stone e persino per Hillary Clinton, a lungo dietro le quinte prima di brillare di luce propria fra i 50 e i 60 anni. 
Mentre il premio Nobel Luc Montagnier, è protagonista, in terza età, di un'inedita fuga dei cervelli, dall'Europa a Shanghai, dove ora insegna all'Università Jiao Tong.
Un grande futuro davanti a sé potrebbero averlo anche i Bamboccioni, generazione emersa negli anni Dieci del Duemila e finora sacrificata fra la crisi economica e gli egoismi dei genitori: chissà che non sboccino tardivamente.

Redditi, Berlusconi al top Monti dichiara un milione e mezzo


Il Cavaliere batte tutti i colleghi dichiarando un reddito imponibile di 48.180.792 euro. E salta fuori anche la casa comprata a Lampedusa. Per Monti e la moglie 10 case e 3 auto. Schifani stacca Fini. Tra i segretari di maggioranza il più benestante è Alfano

ROMA - E' ancora Silvio Berlusconi il più ricco del Parlamento. Il premier ha infatti dichiarato lo scorso anno un reddito imponibile di 48.180.792 euro. E' quanto emerge dalle dichiarazioni patrimoniali dei deputati, che oggi sono consultabili a Montecitorio.  Per quanto riguarda beni immobili e mobili l'unica variazione che risulta è l'acquisto di un immobile a Lampedusa il 28 giugno dello scorso anno. Tra le proprietà di berlusconi risultano due appartamenti uso abitazione a Milano e nella stessa città anche altri tre appartamenti e 2 box oltre a una comprorietà al 7,46% parti comuni in Milano. Inoltre un immobile a Lesa, un terreno e un immobile ad Antigua. Ed è proprio sulle proprietà nell'isola tropicale che si nota una variazione, giacché nella dichiarazione precedente i terreni erano due.  Ci sono poi depositi in gestione patrimoniale presso la banca popolare di Sondrio, la banca Mps e la banca Arner italia.

Il premier. Monti, ha dichiarato nel 2011 un reddito imponibile per l'anno precedente di 1.513.030 euro e ha pagato 643.773 euro di imposta lorda. Il presidente del Consiglio ha allegato anche i redditi della moglie, la signora Elsa Antonioli: nel 2010 aveva avuto entrate per 20.894 euro. Lunga la lista dei beni dei coniugi Monti. Il premier ha il 40 per cento di un ufficio, due negozi e un deposito a Milano; il 50 per cento di una abitazione a Bruxelles; il 50 per cento di un'abitazione e due box a Milano; il 50 per cento di un terreno a Varese; il 100% 
di un'abitazione e un box a Milano; il 100% di nove case e sei box a Varese; il 100% di un negozio con deposito a Varese. Monti ha poi comunicato il possesso di due auto, una Lancia Dedra del 1995 e una Lancia K del 1998. A differenza di quanto reso pubblico con la dichiarazione patrimoniale sul sito del governo, nei documenti presentati in Senato non figurano le partecipazioni societarie. La signora Monti è proprietaria al 10 per cento di un ufficio, due negozi e un deposito a Milano; il 50 per cento di quattro case a Milano; il 50 per cento di due villini con terreno a Novara; il 50 per cento di un'abitazione a Bruxelles; e il 100 per cento di un seminterrato a Milano. La moglie del premier possiede una Lancia Musa del 2009.

Schifani e Fini. 
Il presidente del Senato, Renato Schifani, è più ricco del presidente della Camera, Gianfranco Fini. La seconda carica dello stato ha dichiarato un reddito imponibile di 223.939 Euro e ha pagato 89.464 euro di imposte. La terza carica dello Stato, invece, ha dichiarato 201.115 euro pagando 79.541 di imposte.

I partiti. 
Tra i leader della maggioranza il più ricco è il segretario Pdl, Angelino Alfano: il suo reddito imponibile è 169.317 euro. Lo segue il segretario Pd, Pier Luigi Bersani, che dichiara un reddito imponibile di 136.885. Terzo il reddito dichiarato dal centrista Pier Ferdinando Casini, pari a 116.986. Umberto Bossi, invece, dichiara 124.871 euro, inferiore a quello della precedente dichiarazione dei redditi in cui il leader della Lega Nord denunciava 167.957 euro di imponibile. Antonio Di Pietro, lo supera visto che dichiara 182.207 euro di imponibile. Un ammontare lievemente superiore a quello dell'anno scorso, quando il fondatore dell'Italia dei Valori dichiarava un imponibile pari a 176.885 euro. La presidente del Pd Rosi Bindi batte Di Pietro con un reddito dichiarato nel 2011 (per il 2010) di 242.375 euro (183.312 l'anno precedente).  Il reddito imponibile dell'ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, al centro del recente scandalo, è di 304.926 euro (l'anno precedente l'imponibile era stato 320.165).

Senatori a vita. 
Tra i senatori a vita l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi è il più ricco. Il piú povero é invece Emilio Colombo. Giulio Andreotti ha dichiarato 478.458 euro, pagando tasse per 198.907 euro. Ciampi ha invece dichiarato 691.832 euro, pagando 290.658 euro di tasse. Emilio colombo ha invece dichiarato 171.828 euro. Rita Levi Montalcini, invece ha pagato 77.773 euro di tasse, a fronte di un reddito di 196.750 euro. Sergio Pininfarina, infine, ha dichiarato 199.728 euro, con 79.053 euro.

Gli avvocati. Con  1.751.830 Donato Bruno, esponente del Pdl e presidente della commissione Affari Costituzionali, è l'avvocato più ricco della Camera. Bruno batte Giulia Bongiorno di Fli, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio che ha dichiarato 1.720.936 euro. Sul podio anche il penalista Maurizio Paniz del Pdl. Il suo reddito imponibile per il 2011 è di 1.482.270 euro. Decisamente inferiore il reddito dell'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini: 993.901 euro. 

Apple: dividendo da 2,65 dollari Buy back da 10 miliardi e investimenti per 45


La società di Cupertino ha annunciato che pagherà una cedola di 2,65 dollari per azione. Il cash flow per quest'anno sarà di 75 miliardi di dollari. Era dal 1995 che non staccava un dividendo. Steve Jobs si era sempre opposto. Buy back da 10 miliardi e investimenti per 45 miliardi

MILANO - Apple ha annunciato un dividendo di 2,65 dollari per azione e cosa farà dei 97,6 miliardi di dollari che ha in cassa. L'amministratore delegato, Tim Cook, e il direttore finanziario, Peter Oppenheimer, in una conference call hanno spiegato che spenderanno 10 miliardi di dollari per ricomprare titoli Apple (buyback), mentre 45 miliardi verranno investiti. Il pagamento dei dividendi è previsto per il quarto trimestre dell'anno fiscale 2012, ovvero a partire da luglio. Mentre il buyback nell'anno fiscale 2013, che inizia il 30 settembre 2012.

La società aveva pagato il suo ultimo dividendo nel 1995, prima del ritorno di Jobs in azienda, rilanciata da lui grazie ai nuovi prodotti. Il dividendo di 12 centesimi per azione era stato sospeso con la perdita di quote nel mercato dei computer. Ora il rilancio della società ha portato l'azienda a diventare la società col maggior valore di Borsa al mondo, superando la compagnia petrolifera Exxon Mobil: 545 miliardi di dollari contro 407 miliardi.

La liquidità in cassa del gruppo è salita grazie al successo dell'iPad, il numero uno dei tablet computer, e dell'iPhone, lo smartphone più venduto. Gli investitori chiedono da tempo di ridistribuire parte degli utili sotto forma di cedole e l'amministratore Cook ha alimentato la speculazione quest'anno quando ha affermato che "la società ha molto più denaro di quello che servirebbe per farla funzionare".

Le stime degli analisti era di un dividendo annuale compreso 
tra il 2 e il 3% del prezzo dell'azione. Significava una cedola compresa tra gli 11,71 e i 17,57 dollari basandosi sul prezzo di chiusura del titolo dello scorso 16 marzo (585,57 dollari), leggermente superiore ai 10,6 dollari annunciati. Per Bloomberg, invece, la stima era di un dividendo trimestrale di 2 dollari (8 dollari l'anno) per azione. La previsione era basata su quanto viene distribuito ai soci dalle altre grandi società di tecnologia di Wall Street da Microsoft a Ibm. Brian Marshal, un analista di Isi Group, prevedeva un dividendo di 14,65 dollari. 

La società di Cupertino insieme con Google era una delle due società che valgono più di 100 miliardi di dollari sul mercato a non distribuire. Nel primo trimestre fiscale del 2012, Apple ha generato un cash flow di 16 miliardi di dollari. Secondo le stime degli analisti, per l'intero anno ne dovrebbe produrre circa 75 miliardi. Il dividendo potrebbe essere un'altra manna per gli azionisti che hanno visto i titoli salire del 45% da inizio anno. Il co-fondatore di Apple, Steve Jobs, scomparso lo scorso ottobre, ha a lungo resistito alle sirene degli azionisti.

«Cari detrattori... né furbo né evasore Voi guardate il dito e non la luna»


Pecoranera, alias Devis Bonanni, il 27enne che ha scelto di vivere immerso nella natura, risponde alle critiche dei lettori

Devis Bonanni (dal web)Devis Bonanni (dal web)
Per due giorni la storia di Devis Bonanni è stata tra le più lette del sito. Sono arrivati tanti commenti, tra cui alcuni fortemente critici. L'autore diPecoranera ha deciso di rispondere. Ecco la lettera integrale. 


MILANO
 - Amici miei finisco ora di leggere i commentiall'articolo uscito sul sito del Corriere, e il cuore mi batte forte mentre scrivo questa risposta. Dai più sono etichettato come un figlio di papà proprio perché ammetto di vivere in una casa di proprietà. Altri mi danno dell'evasore, chi del furbo parassita che succhia i servizi senza pagare le tasse, altri ancora mi mettono in guardia contro gli acciacchi dell'età. Ebbene sì, cari detrattori, tutte le critiche che mi si muovono sono plausibili ma riscontro l'atteggiamento tipico dello stolto che guarda il dito mentre il dito indica la luna. La mia esperienza è parziale proprio perché si tratta della vita di un singolo, di un giovane di ventisette anni che per forza di cose non può aver messo in ordine il mondo né aver dato risposta a tutti i problemi della vita. Ma rifiutare la riflessione che propongo significa precludersi delle possibilità, vivere del motto «tanto il mondo va così, che ci vuoi fare».

Il documentario di MtvVIVERE DA SFIGATI - Nel mio piccolo mondo di figlio di papà appena maggiorenne ho capito qual era il mio percorso e per dieci anni ho proseguito in un'unica direzione, quella di cambiare stile di vita. Ho rinunciato a studiare agraria all'università per lavorare per cinque anni come tecnico informatico (ad oggi ho pagato cinque anni di contributi pieni su nove, a ventisette anni), dunque conosco bene il significato della parola lavoro. È con questi stipendi che mi sono comperato un pezzo di terra, due serre, un motocoltivatore e tutto il necessario per fare il contadino. È con questi stipendi che ho messo da parte una riserva di emergenza per il temuto dentista. Sono anche riuscito a starmene lontano dalla città, a capire che in montagna ci sono molte risorse fisiche e spirituali, la stessa montagna abbandonata dove vivere è da sfigati. Salvo nel mio caso in cui il giudizio vira a privilegio di pochi. A questi sono seguiti i quattro anni da disoccupato dove la mia nuova occupazione è stata il lavoro nei campi che mi ha fatto apprendere il significato della parola fatica ben più che il lavoro d'ufficio. Zappando la terra, non ci crederete, si ottiene del cibo e divengono rade le visite al supermercato. Lavorando a quattro passi da casa ho potuto vendere l'auto e iniziare un'altra attività part-time: pedalare.

PEDALARE - Proprio così, pedalare è un lavoro perché genera mobilità, la stessa mobilità per cui paghiamo profumatamente la benzina, l'autostrada, il bollo, l'assicurazione, l'ammortamento e la manutenzione di carrozze sempre più care. Ecco che le mie gambe sono diventate belle grosse e se prima andavo come una cinquecento ora scatto come una berlina. Da bravo figlio di papà ho una casa bella calda grazie alla fiamma che brucia nella cucina a legna sulla cui piastra cucino di tutto. E da grande privilegiato possiedo anche un boiler per l'acqua calda della doccia, sempre a legna. Il fuoco va acceso e tenuto vivo, non basta girare la manopola del riscaldamento. E non c'è bolletta da pagare, quella di Zar Putin per cui il nostro amato ex-premier faceva tanti viaggi in Russia. Io mi rivolgo ai boschi e vi assicuro che gli alberi non camminano fino a casa mia, né un ciocco si spacca per telecinesi. Ma non leggete queste parole come polemiche, piuttosto cercate di intuire la mia carica di ragazzo che ragiona e s'incazza per le critiche proprio perché comprende che sono plausibili ma anche venate di disfattismo. Nel mio libro, titolato appunto «Pecoranera», ho cercato di raccontare con sincerità la mia esperienza e proporre degli spunti di riflessione anziché dogmi ecologici, sociali o politici. Solo una cosa: non dite mai che io non so cosa significhi la parola fatica perché altrimenti vi invito a passare qualche giorno da me per convincervi del contrario!

Pechino: figlio di un leader si schianta con la sua Ferrari e la parola viene censurata sul web

L RAGAZZO È MORTO E DUE AMICHE CHE ERANO CON LUI SONO RIMASTE FERITE

Pechino: figlio di un leader si schianta con la sua Ferrari e la parola viene censurata sul web

Digitare il termine Ferrari su un motore di ricerca in Cina al momento non produce risultati

MILANO - Un incidente stradale che ha avuto immediate conseguenze politiche. Con risvolti anche paradossali. Tutto ha inizio a Pechino, dove nella notte tra sabato e domenica una Ferrari nera si è schiantata contro il muro di un sottopassaggio del quartiere di Wudaukou, sul quarto anello, una delle arterie della metropoli.

ALLA GUIDA IL FIGLIO DI UN LEADER - Secondo «New Tang Dinasty Tv», un'emittente di Hong Kong, alla guida della Ferrari c'era il figlio ventenne di un leader: il ragazzo è morto, le due ragazze che si trovavano in auto con lui sono rimaste gravemente ferite. Sull'incidente si è abbattuta la scure della censura: al momento la parola «Ferrari» risulta bloccata sul web in Cina. Fonti ufficiali come l'agenzia di stampa ufficiale, Xinhua, e il Quotidiano del Popolo hanno dapprima diffuso la notizia senza fornire particolari e l'hanno successivamente cancellata nel giro di qualche ora. Su «Weibo», il «Twitter» cinese, l'argomento è stato il più cliccato fino all'intervento della propaganda, che ha bloccato i commenti di chi s'interrogava sull'identità del ragazzo.

TESTIMONIANZA - Un sito di informazioni di Taiwan, www.cnyes.com, riporta le dichiarazioni di Shen, un testimone presente all'incidente: la Ferrari procedeva a velocità elevatissima e dopo lo schianto il conducente è stato sbalzato fuori dalla vettura. L'identità della vittima è ancora sconosciuta, la censura sembra essersi mossa con tale rapidità per evitare nuovi attacchi ai figli dei leader del Partito, da tempo sotto i riflettori per il loro stile di vita lussuoso e dissoluto. Un incidente di circa un anno fa aveva infatti già provocato numerose polemiche. Nel dicembre 2010 Wang Ke e Wang Shuo, rispettivamente figlio di un potente uomo della finanza e di un ricchissimo imprenditore immobiliare, avevano ingaggiato un duello automobilistico su un rettilineo pedonale di Pechino. Le due auto, entrambe con targa governativa, si erano scontrate e incendiate. Uno dei rampolli aveva dapprima minacciato il rivale con una pistola, e aveva poi ordinato al servizio di sicurezza dell'azienda del padre di distruggere le telecamere di sorveglianza della zona. Anche Bo Guagua, figlio di Bo Xilai, l'ex leader di Chongqing sospeso dalla sua carica giovedì scorso, è stato al centro di voci e accuse. L'opinione pubblica cinese - che cerca spesso di manifestare la sua insoddisfazione attraverso il web - lo accusa di frequentare costosi college all'estero come Harvard e Oxford, e di frequentare i locali più esclusivi della capitale al volante di una Ferrari.

Il super sconto di Bolzano contro il caro benzina

LE MISURE - AIUTI A CHI VIVE VICINO AL CONFINE PER SCORAGGIARE I RIFORNIMENTI ALL'ESTERO

Meno 27 centesimi contro i 18 della Lombardia. L'Unione Europea minaccia sanzioni per concorrenza sleale

(Ansa)(Ansa)
MILANO - Gli automobilisti dell'Alto Adige brindano con un pieno di benzina: per combattere l'impennata dei prezzi la Provincia autonoma di Bolzano ha introdotto per i residenti uno sconto sulla «verde» fino a 27 centesimi al litro: vuole scoraggiare in tale maniera il pendolarismo di chi va a fare il pieno in Austria, dove i carburanti sono meno cari. Anche in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia esiste lo stesso fenomeno ma in questi casi le agevolazioni sono meno generose: a Como e Varese si riducono alla metà di Bolzano e rischiano essere vanificate se il governo non rinnoverà alcuni finanziamenti ad hoc ; la giunta regionale di Trieste è invece nel mirino della Ue che considera quegli sconti un indebito aiuto di Stato.
Riecco l'Italia dei cento campanili e dei mille oboli; figurarsi quando c'è in ballo un bene di consumo come la benzina, che ormai sfiora i 2 euro al litro, un prezzo ben più salato di quello praticato nei distributori elvetici, austriaci, sloveni. E proprio questo differenziale ha innescato la «guerra degli sconti» sulla benzina nelle fasce di confine. Cominciamo da Bolzano: qui ci si è resi conto che, se gli automobilisti italiani vanno al di là della frontiera a rifornirsi, l'erario non incassa una bella fetta di Iva e accise sui carburanti. Tra gli enti danneggiati c'è anche la Provincia autonoma di Bolzano che, godendo di una accisa ad hoc , rischia di veder sfumare 20 milioni di euro l'anno. Da qui l'idea di concedere uno sconto sulla benzina ai residenti: 27 centesimi al litro per chi abita entro 10 chilometri dal confine, 20 centesimi per le distanze fino a 20 chilometri. In questo modo, niente fughe all'estero per il pieno e le tasse continua a incassarle Bolzano.

Evviva, se abiti a Vipiteno o Bressanone. In Lombardia da anni hanno provato ad adottare lo stesso meccanismo, ma qui sono stati di manica più stretta: il taglio è di appena 18 centesimi nella prima fascia (fino a 10 chilometri dal confine) e di 10 nella seconda. Non solo: proprio in questi giorni ci si sta rendendo conto che con la fiammata dei prezzi dei carburanti l'escamotage non regge perché la differenza con i prezzi al di là del confine (in questo caso la Svizzera) è tale che quello sconto non conviene più; e infatti sono riprese le code verso i distributori del Canton Ticino. «Lo Stato aveva stanziato 20 milioni di euro per tenere in piedi il meccanismo e rimborsare i benzinai per i mancati guadagni - spiega Nicola Molteni, deputato comasco della Lega Nord - ma alla luce degli ultimi rincari di milioni ne servirebbero 60. Ci era stato promesso che la norma sarebbe stata inserita nel decreto fiscale e invece in quello partorito dal governo la norma non c'è. Ma senza quello stanziamento l'Italia si priverebbe di un gettito fiscale di circa 250 milioni di euro».

C'è poi il caso del Friuli Venezia Giulia; qui le condizioni di favore sono estese a tuti i residenti, da Latisana a Tarvisio: 15 centesimi per i più lontani, 21 per i comuni di confine (ma il cadeau è stato di recente - e temporaneamente - innalzato a 28). Ma anche in questo caso la festa rischia di essere pagata a caro prezzo: l'Unione Europea ha infatti già avvertito due volte la giunta regionale che la riduzione dei prezzi e i rimborsi ai benzinai si configurano come un indebito aiuto di Stato e come un episodio di concorrenza sleale verso la Slovenia, che è Paese membro dell'Unione Europea. Se il provvedimento non verrà ritirato la Regione rischia un procedimento di infrazione da parte di Bruxelles. 

L COMUNE DI OLBIA: STALLA TRASFORMATA IN RESIDENZA DI LUSSO CON PISCINA. «Giù la villa milionaria di don Verzé»




I periti del San Raffaele: sanatoria per venderla. Lunedì al Tribunale fallimentare la proposta per saldare i debiti ai fornitori

Don Verzé
Sulla collina di Spiritu Santu ora sono in molti a scommettere sull'arrivo delle ruspe. In quest'angolo della Gallura, a due passi da Olbia, sorge la Casa Rossa , tutto meno che una delle vecchie case cantoniere dell'Anas. La definizione esatta è nelle carte di lavoro della Fondazione Monte Tabor, alla guida dell'ospedale San Raffaele: «Villa con piscina ad uso abitativo del Presidente, costruita in adiacenza del costruendo ospedale di Olbia». Il Presidente era il prete-manager don Luigi Verzé, scomparso lo scorso 31 dicembre, ma la cui storia continua ad essere costellata di scandali e miracoli. Li ripercorrono, in chiave giuridico-finanziaria, le perizie stilate dagli advisor e depositate al Tribunale fallimentare, che oggi riceverà i 3.395 creditori chiamati a esprimersi sul concordato preventivo davanti a un crac di 1,5 miliardi. Da qui emerge, tra le fazendas di Pernambuco e i vigneti di Illasi da vendere per saldare i mega-debiti, anche il destino incerto della Casa Rossa , finita nel mirino del Comune di Olbia che ha avviato un procedimento di demolizione, contestando un abuso edilizio e accendendo di fatto i motori alle ruspe. È solo la punta dell'iceberg di un impero che va a sgretolarsi.

La vicenda, infatti, s'intreccia all'unico miracolo di cui forse don Verzé non aveva mai pensato di avere bisogno: il salvataggio del San Raffaele di Milano, 3.200 lavoratori e 4.625 punti di impact factor che segnano i successi della ricerca scientifica. A partire da oggi il suo futuro è nelle mani dei creditori che, dando il via libera entro 20 giorni alla proposta di concordato preventivo, permetteranno l'ingresso nelle attività sanitarie di un nuovo imprenditore, Giuseppe Rotelli. Il saldo dei crediti, che avverrà sotto la vigilanza del Tribunale fallimentare, è previsto tra il 65 e il 72% del dovuto, in un periodo di tempo di tre anni (ossia da qui al 2015). I soldi saranno presi sia dai 405 milioni di euro messi sul piatto da Rotelli sia da quelli recuperati dalla vendita degli altri asset. Nel caso in cui la procedura concordataria non dovesse andare in porto, si aprirebbe la strada al vero e proprio fallimento. Ma è un'ipotesi a cui nessuno crede.

Intanto quello che fu il buen ritiro sardo del sacerdote e delle sue fedelissime, le Sigille, rischia di essere abbattuto sotto il peso di una stalla trasformata in una residenza da 3 milioni di euro edificata senza i nullaosta necessari, una piscina costruita senza permessi e imponenti cubature tirate su alla faccia delle autorizzazioni di prassi. Funzionava così ai bei tempi di don Luigi Verzé: accanto agli ospedali, diventati il simbolo di un impero sanitario in espansione in ogni dove (Milano, Sardegna, Brasile), spuntavano le ville del Presidente, mai particolarmente sobrie. Nel bilancio al 10 ottobre 2011 la Casa Rossa di Olbia è valutata 3,28 milioni di euro. Ma era una valutazione piuttosto pompata per spingere il valore degli attivi. Tant'è che l'estate scorsa una società specializzata, la Cbre, ha depositato una perizia sulla villa sarda e sul terreno di Olbia e i valori risultano nettamente inferiori: 7,9 milioni contro 11,3. C'erano almeno 3,4 milioni in più. Fino a due settimane fa i consulenti della Fondazione, che dovrà procedere entro il 2015 alla dismissione di tutti gli immobili e le attività che non c'entrano con le cure mediche e la ricerca scientifica, erano abbastanza ottimisti. Scrivevano infatti che «ad oggi la struttura non risulta accatastata presso i registri comunali di Olbia. Tuttavia la situazione verrà sanata all'atto della firma della nuova convenzione urbanistica allegata al nuovo piano di lottizzazione già approvato dal consiglio comunale di Olbia».

A dicembre il Comune di Olbia ha avviato un procedimento contestando un abuso edilizio «a seguito del quale - scrivono i tecnici della Fondazione - dopo un accertamento in loco, è stata emessa un'ordinanza di demolizione della Casa Rossa». Gli uomini alla guida del San Raffaele ne sono al corrente da alcune settimane e ritengono che l'abuso «possa essere declassato a livello amministrativo», infatti hanno già proceduto con la richiesta di concessione in sanatoria che contempla una sanzione pari al doppio degli oneri previsti. Ma per questo obiettivo è «indispensabile - scrivono i tecnici della Vitale & Associati - la firma della convenzione con il Comune». C'è fiducia che non si arrivi alla demolizione, al punto che non è stato decurtato il valore di realizzo per la cessione della villa. I tempi? Entro il secondo semestre del 2014, prevede il piano di dismissioni. Ma la partita è aperta.

Mario Gerevini e Simona Ravizza

Il pacco milionario, vincita record ad Affari tuoi

"Chiedo scusa a tutti gli italiani, ma rinuncio a 300mila euro e vado avanti". Si è portato a casa un milione di euro, Gabriele Calvello, 34 anni di Trinitapoli, in provincia di Foggia, dirigente di una multinazionale di supermercati, che è riuscito ad aggiudicarsi il maxi bottino di Affari tuoi, il montepremi più alto messo in palio dal game show di Rai1. Sposato, con una figlia, Gabriele ha perso il padre per un tumore e per questo ha spiegato di voler devolvere parte della vincita in beneficenza, per la ricerca sul cancro. Tra i suoi sogni nel cassetto, ha raccontato, anche quello "di andare in giro per gli ospedali pediatrici e fare attività ricreativa". E' la seconda volta, nella storia del programma che un concorrente riesce ad aggiudicarsi un milione di euro. L'ultima nel 2006. Carichi di suspense i minuti finali, quando il fortunato concorrente si è trovato davanti alla prospettiva di incassare in alternativa i soli 20 centesimi dell'ultimo pacco. "Conduco Affari tuoi da 4 anni - ha detto Max Giusti - e un finale così non l'ho mai vissuto"

Finanza e Mercati > In primo piano «Cliente a rischio». JPMorgan chiude il conto dello Ior di Donatella Stasio

Ior. La sede della banca vaticana 

JP Morgan Chase Bank Na, filiale di Milano, chiude i rapporti con lo Ior, la Banca vaticana da tempo nel mirino della Procura di Roma per presunta violazione della normativa antiriciclaggio. La rottura è stata comunicata con una lettera del 15 febbraio scorso, in cui si legge che il conto dello Ior «verrà chiuso il giorno 30 marzo 2012» ma che già dal 16 marzo non saranno più eseguiti bonifici «di importo non rilevante, ricevuti via swiftnet file act».

La ragione della rottura è spiegata nella stessa missiva, in cui JP Morgan prende atto che lo Ior è «impossibilitato a rispondere» alle richieste di ulteriori informazioni riguardanti alcuni pagamenti trasmessi dal conto presso la filiale di Milano, ma al tempo stesso ricorda che le attività bancarie della filiale sono regolate «sia dalle leggi dello Stato italiano che dalle Policy interne» per cui, confrontando le motivazioni dello Ior con le direttive di entrambi gli istituti, JP Morgan ritiene di «non avere sufficienti informazioni per poter continuare a fornire il servizio di pagamenti e incassi dal conto n. 1365».

Il conto 1365 era stato acceso nel 2009, quando la filiale di Milano JP Morgan - emanazione del gruppo bancario americano - acquisisce come cliente lo Ior, titolare di conti presso la stessa banca sia a New York che a Francoforte. Il conto viene monitorato dalla struttura di controllo antiriciclaggio di JP Morgan (operante nel Regno unito, con raggio d'azione su Europa, Medio Oriente e Africa) perché risultano accrediti non attribuiti agli effettivi beneficiari ma allo stesso Ior.

Nel 2010, dopo le note iniziative della Procura di Roma nei confronti della Banca vaticana, JP Morgan qualifica lo Ior come cliente ad alto rischio e stipula un accordo con la Banca vaticana sugli obblighi di informazione, ai fini della verifica rafforzata prevista dall'articolo 28, comma 4, del decreto 231 del 2007.

Il conto 1365 presso la filiale di Milano ha una particolare caratteristica: in forza di una clausola contrattuale (sweeping facility), il saldo di fine giornata viene portato a zero e il suo contenuto refluisce sul conto Ior a Francoforte. I movimenti sono elevati, certamente superiori al miliardo di euro nell'arco di tempo di un anno e mezzo. Nell'ottobre 2011, il Procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi e il sostituto pm Stefano Fava, titolari dei procedimenti in corso nei confronti dello Ior, chiedono lumi all'Uif - l'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia - sul modo di operare del conto. Le ispezioni di Bankitalia portano a formulare specifiche richieste a JP Morgan Chase Bank NA, filiale di Milano, su specifici movimenti di danaro e, a sua volta, JP Morgan si rivolge allo Ior per ottenere tali informazioni, ricevendo però un rifiuto. Di qui la lettera del 15 febbraio per comunicare la chiusura definitiva del conto a far data dal 30 marzo 2012.

18/mar/2012

Morto a 89 anni l'inventore della Red Bull La bevanda cenergetica gli aveva reso una fortuna con un patrimonio di 5 miliardi di dollari



MILANO - Aveva 89 anni ed è morto per cause naturali l'inventore di Red Bull, la bevanda che promette prestazioni straordinarie. Il miliardario thailandese Chaleo Yoovidhya, che negli anni Settanta creò la versione originale del drink energetico si è spento a Bangkok. La rivista Forbes lo aveva indicato come il secondo uomo più ricco in Thailandia e il 205esimo al mondo.

L'INTUIZIONE - La fortuna di Chaleo nasce grazie all'intuizione di marketing avuta negli anni Settanta, quando dirigeva la casa farmaceutica da lui fondata dopo una gavetta fatta di mille lavori per aiutare la sua umile famiglia di immigrati cinesi. Gli ingredienti erano semplici: acqua, zucchero di canna, caffeina, taurina, vitamine aggiunte. Ma lui solo, prima di tutti, aveva capito che quella bomba d'energia, dal sapore dolciastro, poteva avere un mercato enorme. In Thailandia, il suo «Krating Daeng» spopolò presto tra le categorie professionali più sotto pressione, come i camionisti o i lavoratori edili.

L'INCONTRO CON MATESCHITZ - L'espansione all'estero arrivò negli anni Ottanta grazie all'incontro con l'imprenditore austriaco Dietrich Mateschitz, allora capo del marketing di una azienda tedesca di dentifrici. Mateschitz provò per curiosità una bottiglietta di «Krating Daeng» e sorpreso dagli effetti positivi, nel 1984 propose a Chaleo una partnership per lanciare il prodotto nel mondo. Con un lieve cambiamento nella miscela (nella versione internazionale meno densa, con caffeina, e con le bollicine), la nuova Red Bull venne gradualmente introdotta in un numero sempre maggiore di Paesi, fino ai 160 dove è in vendita oggi.

PATRIMONIO DA 5 MILARDI - Chaleo divenne presto uno degli uomini più ricchi del Paese. Nell'ultimo rilevamento,Forbes gli attribuiva un patrimonio di 5 miliardi di dollari. Il suo impero commerciale comprende anche una catena ospedaliera e un'azienda di vini. Dopo due matrimoni e 11 figli, Chaleo ha sempre mantenuto un profilo riservato, senza mai ostentare la sua enorme ricchezza.

Redazione Online17 marzo 2012 | 19:16© RIPRODUZIONE RISERVATA

16/mar/2012

2010 List of Top Earning Traders

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