16/mag/2013

Una nuova casa extra lusso per Ilary Blasi e Francesco Totti Il calciatore della Roma e la conduttrice de "Le Iene" si trasferiscono in un appartamento di lusso nel nuovo complesso residenziale Eurosky Tower di Roma. Il prezzo? 9.000 euro al mq! continua su: http://gossip.fanpage.it/una-nuova-casa-extra-lusso-per-ilary-blasi-e-francesco-totti/#ixzz2TSQd7qdK http://gossip.fanpage.it

Un complesso residenziale degno di un pashà. Sarà questa la nuova destinazione della famiglia Totti al completo, con Ilary già pronta a pregustarsi il nuovo appartamento super accessoriato ed extra lusso dell'Eurosky Tower, grattacielo faraonico che sorge a Roma, in zona Eur.  Del resto i rumors c'erano già da tempo ed ora che la costruzione è completata, i tempi sono maturi per trasferirsi. Sono 36 i vani dei quali si compone l'appartamento di Francesco ed Ilary, con servizi collettivi anche all'esterno delle loro mura domestiche. Un esempio? Un servizio esclusivo di raccolta differenziata al piano, completamente automatizzato. E che dire della sala fitness e del centro benessere ubicati tra il ventiduesimo ed il ventiquattresimo piano. Lunga è la lista di vip, imprenditori e politici che si trasferiranno all'Eurosky Tower, un elenco top secret che non verrà mai diramato per preservare la privacy dei diretti interessati. Il prezzo di questa residenza da nababbi? E' una follia: 9.000 euro al mq!



15/mag/2013

Mr. Wahaha, l'uomo più ricco della Cina che ora punta sul «made in Italy»

PECHINO - L'uomo più ricco della Cina, Zong Qinghou, si aggira per
l'Europa a caccia di brand per i suoi mall, i Waow Plaza, destinati ai
cinesi della classe media amanti del lusso accessibile. In Italia,
dopo l'ultimo blitz, qualche settimana fa, Mr. Wahaha ha firmato
impegni di acquisto per cento milioni di euro: olio, vino, scarpe,
vestiti, mobili made in Italy.

Proprio così: lui bussa alle porte di fornitori anche non di prima
marca e se il prodotto è di suo gusto, lo compra e se lo porta in
Cina. C'è stato chi, trovandoselo di fronte, non s'è fidato, salvo poi
andare a digitare il nome su Internet per scoprire che quel cinese di
mezza età dall'aspetto ordinario era proprio il più ricco della Cina e
mangiarsi il cappello dalla rabbia.

Perché Zong è rimasto una persona semplice, che cura di persona i suoi
business. Certo, è stato incoronato da Forbes come il magnate dei
magnati cinesi, per forza, è il gran capo dell'impero Wahaha, il
gigante delle bibite e della distribuzione alimentare in Cina, il logo
è dappertutto.

Ma adesso che s'è imbarcato nell'operazione Waow Plazas Zon Qinghou è
in pista più che mai. Finora Waow Plaza vale 273 milioni di dollari e
Zong non si ferma, ne vuole aprire cento in tutta la Cina. Zon ha
cominciato nel 1987 con quattro yuan, ora ha un impero da 63,6
miliardi di yuan, ed è saldamente al comando della classifica delle
fortune personali. China Daily in questi giorni ha riportato il
bottino del suo viaggio dalla Gran Bretagna dove ha stretto accordi
con Cambridge Stachel Company TM levin e Nicolas Kirkwood,shoe
designer.

Ma in Italia Zong è stato per la prima volta qualche mese fa, in una
delegazione portata in Italia dall'Ice di Pechino. «Cerca
personalmente i prodotti da distribuire nei suoi mall, in mente ha una
sorta di Rinascente che vuol realizzare a casa sua nella nativa
Hangzhou, capitale della provincia dello Zheijiang, con qualità di
tutti i tipi, dai vestiti alla moda ai cibi, ai mobili e complementi
di arredo per la casa».

Instancabile, non si ferma mai. Ha convinto finora almeno 40 marchi
europei ad andare nei suoi mall. In Cina generalmente gli shopping
center sono di proprietà di diversi soggetti, da giugno a oggi ha
messo su una squadra di buyer eccellenti, in grado di gestire i
contratti di fornitura in mezza Europa. Il made in Italy (e non solo)
ringrazia.

Pd più elle: la foto profetica fa impazzire il web

Pd più elle: la foto profetica fa impazzire il webLa foto risale al giugno del 2011, così come il logo dell'evento Pd dedicato al lavoro. Con una grande "L" multicolore utilizzata come segno grafico per l'iniziativa. Solo che messo insieme al simbolo del partito, ciò che ne risulta è inevitabilmente la scritta "PDL". Che a due anni di distanza fa impazzire il web, con migliaia di condivisioni sui social network. "Una profezia", si legge su Facebook, o ancora "Il grafico è un genio", probabilmente in maniera inconsapevole. 

10/mag/2013

Psy, lezione (semiseria) ad Harvard «Il successo di Gangnam? Uno choc»

Il rapper sudcoreano agli studenti: l'exploit mi ha sopraffatto
«La musica unisce. Il pubblico non conosce i testi, ma è felice»

Park Jae-sang (Ap)
«È così strano», lo ha ammesso lui stesso. Psy ad Harvard. Il rapper
sudcoreano del Gangnam Style, e ora della nuovaGentleman, nel
prestigioso ateneo della Ivy League americana. Dalle cavalcate sugli
sfondi più improbabili di un videoclip dei record, visto oltre un
miliardo e mezzo di volte su YouTube, alla più antica istituzione
universitaria d'America, in un'aula che è una chiesa decorata, con
un'aquila dorata come leggio. Gli studenti, un migliaio, hanno accolto
il rapper con applausi e urla, come si addice a una star del pop. E
Psy non ha mancato di accennare ai classici del suo repertorio,
inclusi i passi di Gangnam, con le mani come tenessero briglie. Ma era
lì per tenere una lezione sul successo, su quello della sua canzone in
particolare.

LA LEZIONE - Un successo inaspettato, che l'ha sopraffatto, uno «choc»
l'ha definito Park Jae-sang, in arte Psy, certo che non ripeterà più
l'exploit. Gentleman, comunque, ora conta oltre 300 milioni di viste
su YouTube. «Ma Gangnam Style non era normale, è stato un caso e i
casi non accadono sempre». Ma di certo è stato un caso internazionale
quello partito da Seul, diffuso in tutto il mondo, ballato
dall'artista dissidente cinese Ai Weiwei, mentre il presidente Usa
Barack Obama pochi giorni fa scherzava con la presidente sudcoreana
Park Geun-hye: «Non sa come sono bravo a ballare il Gangman Style!».
Perché la musica unisce: «Oltre le divisioni linguistiche - spiega Psy
-. Sono così orgoglioso. Nei mie concerti il pubblico non conosce i
testi, ma la folla sembra così felce». E a proposito di spettacoli, ha
raccontato le prove con Madonna: è rimasto sorpreso quando la star
americana gli ha detto che poteva toccare il suo corpo ovunque mentre
erano sul palco.

«MI CHIAMAVANO WWF» - Parlando ai ragazzi, la star di Seul ha
ricordato gli anni in cui studiava economia a Boston, quando guardava
da lontano Harvard, con meraviglia. L'ambiente accademico non gli ha
fatto passare la voglia di scherzare. Sui suoi risultati universitari,
innanzitutto: «Mi chiamavano Wwf: withdrawal, withdrawal, failure»
(ritirata, ritirata, fallimento).

LA COREA - Il professore Alexander Zahlten ha presentato Psy come una
personaggio internazionale che ha saputo mostrare l'abilità delle star
coreane, dei programmatori di videogiochi e altre figure legate al
mondo dell'intrattenimento grazie a Internet: «Profondamente connesso
alla cultura digitale».

09/mag/2013

Tempo di crisi, e i manager vanno a Lourdes a «scuola di miracoli»

In tempi magri di crisi anche i manager vanno alla ricerca della
ricetta miracolistica per motivare le truppe e guidare al meglio le
proprie imprese. E dunque quale modo migliore che rivolgersi
direttamente a chi in fatto di miracoli detiene lo scettro di luogo
più deputato, ovvero Lourdes?

Detto fatto le due scuole di commercio di Bordeaux e Marseille si sono
fuse in un organismo ribattezzato Kedge con il proposito di
organizzare una conferenza internazionale che si terrà la prossima
settimana sul tema "Miracoli e management". Secondo quanto riporta il
quotidiano le Figaro poco meno di 80 ricercatori universitari delle
scuole di commercio di tutto il mondo (ci sono partecipanti
dall'Africa al Canada, dagli Stati Uniti alla Nuova Zelanda) faranno
il punto sulla questione proprio a Lourdes dal 16 al 19 maggio
prossimi.

La presentazione precisa che "il dibattito porterà al miracolo solo in
senso metaforico". Gli stessi organizzatori sono consapevoli che si
tratta di una maniera alquanto insolita per ritrovare fede
nell'avvenire, anche se è chiaro che gli stessi dirigenti sono
chiamati tutti i giorni a dei "miracoli", ovvero rendere possibile
l'impossibile nel mondo del lavoro o ad un percorso lavorativo
quotidiano che può essere visto come "un pellegrinaggio".

Il regista Zhang Yimou ha sette figli e rischia una multa da 18 milioni di euro

Tra i nomi più noti del cinema cinese, finito sotto inchiesta: avrebbe
violato ripetutamente la legge sul figlio unico

Zhang Yimou (Reuters)
Sette figli potrebbero costare 18 milioni di euro al regista
diLanterne rosse, Zhang Yimou, tra i nomi più noti del cinema cinese.
Rischia infatti una multa di 160 milioni di yuan (appunto 18 milioni
di euro) per aver violato ripetutamente la legge sul figlio unico,
avendone avuti sette da tre donne diverse. Le autorità hanno aperto
un'inchiesta per verificare i fatti.

I MATRIMONI - Fonti vicine a Zhang e alla sua attuale moglie,
l'attrice Chen Ting, hanno confermato che i due hanno avuto tre figli,
due maschi e una femmina, prima di sposarsi nel 2011. Precedentemente
il regista era stato sposato con Xiao Hua, dalla quale aveva già avuto
una figlia. Inoltre, sempre stando alle voci che si sono diffuse anche
nella rete, avrebbe avuto poi altri tre figli con due donne diverse.
Regista di numerosi film di successo tra cui Lanterne rosse (ispirato
ad un romanzo del premio nobel Mo Yan), La foresta dei pugnali volanti
e I fiori della guerra, Zhang è noto anche per aver guidato la regia
della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi del 2004 ad Atene (è stato
anche presidente della giuria alla mostra di Venezia nel 2007). Se a
seguito delle indagini dovesse essere confermato che ha sette figli,
secondo un esperto legale, in base alla consistenza del suo patrimonio
potrebbe essere condannato al pagamento di una multa salatissima, di
circa 160 milioni di yuan.

LA LEGGE - In base alle norme sulla pianificazione familiare, infatti,
le coppie in Cina possono avere un secondo bambino solo in determinate
condizioni, come ad esempio se entrambi i coniugi sono figli unici o
se il primo figlio ha una malattia non ereditaria. In alcune province,
nelle zone rurali, è possibile avere un secondo figlio se il primo è
una femmina. Molti i commenti in rete sul caso del regista, che hanno
sottolineato con rabbia come i ricchi possano avere più di un figlio,
semplicemente pagando, mentre i poveri sono costretti ad aborti
forzati.

08/mag/2013

La classifica delle università: prima Harvard, Bocconi al top

Università di Harvard (Corbis)

Le università americane e inglesi restano il top per l'economia e la
finanza, ma la milanese Bocconi si conferma tra i primi atenei del
mondo.

In base alle classifiche sulle singole discipline diffuse oggi da Qs,
indiscussa autorità del ranking universitario, Harvard è la numero uno
planetaria per l'economia e
l'econometria, davanti al Mit e alla London School of Economics. La
Bocconi è17esima come lo scorso anno e assieme a Singapore (14esima)
interrompe il monopolio
statunitense e britannico in materia. Per la finanza e l'accounting
l'università di Via Sarfatti é 21esima, contro la 19esima posizione
dello scorso anno.

In Europa la Bocconi è quinta per economia, dietro alle britanniche
Lse, Cambridge, Oxford e Ucl e quarta per la finanza dietro a Lse
(seconda assoluta dietro alla solita Harvard), Oxford e Cambridge.

In entrambe la categorie la Bocconi é dunque la prima università
dell'Europa continentale e tra i suoi punti di forza c'é la
reputazione presso le aziende.

Per l'economia in classifica ci sono anche Bologna (tra il 51 e il
100esimo posto), la Sapienza (101-150) e Cà Foscari, la Cattolica, le
Università di Milano, Padova, Siena, Roma-Tor Vergata e Trento (tutte
tra 151-200).

Per la finanza nella graduatoria c'é anche l'ateneo di Bologna, tra il
51esimo e il 100esimo posto.

«Il ranking QS conferma la posizione di rilievo raggiunta dalla
Bocconi e dimostra che la forte crescita registrata lo scorso anno non
é stata un fatto episodico, ma il risultato di uno sforzo collettivo
costante e determinato nella direzione di una continua crescita degli
standard di qualità nella ricerca e nella didattica», spiega Stefano
Caselli, prorettore per l'Internazionalizzazione della Bocconi, molto
soddisfatto della posizione ottenuta dall'ateneo anche tenuto conto
del fatto che sono state esaminate complessivamente 678 università.

Caselli tiene a sottolineare un altro degli aspetti salienti del
ranking, ovvero la posizione relativa all'indicatore employer
reputation che vede la Bocconi al 12esimo posto mondiale, con un
punteggio di 90,8 su 100.

La palma in questo caso va a Cambridge, ma l'università milanese
supera Yale, Princeton e Berkeley. «È un chiaro riconoscimento delle
qualità degli studenti, dei programmi e dell'intera struttura della
Bocconi», evidenzia Caselli.

L'elaborazione delle classifiche di Qs si basa su quattro criteri: la
reputazione accademica basata sull'opinione di accademici in tutto il
mondo, la reputazione degli atenei tra le aziende (basata
sull'opinione di recruiter in tutto il mondo), le citazioni per paper
e, novità di quest'anno, l'utilizzo dell'H-Index sulla prolificità e
l'impatto delle
pubblicazioni accademiche.

Niente sesso per il coach della Sharapova

LA CLAUSOLA CHE «IMPEGNA» IL NUOVO SPARRING PARTNER TEDESCO

Dieter Kindlmann non deve «distrarre» la giocatrice durante gli allenamenti. Lui assicura: «Maria è fidanzata ed è fedele»

Essere il compagno di allenamenti di Maria Sharapova è il sogno di tanti uomini che giocano a tennis. La bellissima sportiva russa, attualmente numero due del mondo, da febbraio scorso ha come sparring partner Dieter Kindlmann, ex giocatore professionista tedesco che per ottenere l'invidiato lavoro ha dovuto firmare una singolare clausola contrattuale: il trentenne ha accettato il divieto di avere rapporti sessuali durante il periodo in cui si allena con la tennista ventiseienne.

Maria SharapovaMaria Sharapova
CLAUSOLA CONTRATTUALE - Come racconta il sito del settimanale tedesco Bild(http://www.bild.de/sport/mehr-sport/maria-scharapowa/deutscher-trainings-partner-hat-eine-anti-sex-klausel-30269130.bild.html) lo scopo della clausola contrattuale è chiaro: Kindlmann deve resistere all'indiscutibile fascino della campionessa russa e non deve «distrarre» la compagna di allenamenti durante le tante ore che passano assieme in giro per il mondo.

Il nuovo sparring partner Dieter KindlmannIl nuovo sparring partner Dieter Kindlmann
LA CLAUSOLA - Il tennista tedesco dichiara di aver accettato con filosofia la clausola contrattuale e ammette di essere felice di allenarsi con la campionessa: «Il mio non è un lavoro semplice - ha dichiarato al settimanale tedesco - ma Maria è tutto tranne che una diva. Cerca di proteggersi dal mondo esterno, ma con i suoi collaboratori è estremamente amabile».

Sharapova, grinta e fascino in campoSharapova, grinta e fascino in campo    Sharapova, grinta e fascino in campo    Sharapova, grinta e fascino in campo    Sharapova, grinta e fascino in campo    Sharapova, grinta e fascino in campo

FIDANZATA FEDELE - Kindlmann ammette che la Sharapova non solo è una campionessa indiscutibile, ma è anche una persona molto fedele. Dall'anno scorso è legata sentimentalmente al giovane e talentuoso tennista bulgaro Grigor Dimitrov e i due si amano molto: «Non importa dove Maria sia, ma ovunque tutti gli occhi sono per lei - spiega il trentenne -. Tuttavia Maria è molto felice con il suo fidanzato e fino ad adesso la mia presenza non ha mai causato scontri di gelosia tra i due».

Il Papa alle suore: «Siate madri e non zitelle»

VATICANO| IN PIAZZA SAN PIETRO L'UDIENZA GENERALE DI FRANCESCO: MARINO IN PRIMA FILA


Incontro con 800 religiose: «La castità deve essere feconda e generare figli spirituali»

Il Papa in piazza San Pietro (foto Reuterers)Il Papa in piazza San Pietro (foto Reuterers)
ROMA - «Che cosa sarebbe la Chiesa senza di voi? Le mancherebbe maternità, affetto, tenerezza! Grazie!». Prima dell'udienza generale in piazza San Pietro (100 mila fedeli presenti), Papa Francesco incontra nell'Aula Nervi più di 800 suore che partecipano a Roma all'Assemblea dell'Unione delle Superiori Generali. «La consacrata - ha affermato il Pontefice - è madre, deve essere madre e non zitella! Scusatemi, parlo un po' così...» ha detto suscitando l'applauso delle suore presenti.

ICONE DELLA CHIESA - Il Papa ricorda alle religiose che la castità deve essere «feconda» per «generare figli spirituali». «Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza. Siate madri - ha aggiunto - come figure della chiesa madre, non si può capire Maria e la Chiesa senza la maternità, e voi siete icona di Maria e della Chiesa».

Una religiosa fotografa il Papa (Ansa)Una religiosa fotografa il Papa (Ansa)
LA CASTITA' - Il Pontefice ha parlato alle religiose della castità «come carisma prezioso, che allarga la libertà del dono a Dio e agli altri, con la tenerezza, la misericordia, la vicinanza di Cristo». «La castità per il Regno dei Cieli - ha spiegato - mostra come l'affettività ha il suo posto nella libertà matura e diventa un segno del mondo futuro, per far risplendere sempre il primato di Dio». Ecco dunque la necessità di «una castità feconda che genera figli spirituali nella Chiesa!».

Il saluto ai bambini (Ap)Il saluto ai bambini (Ap)
COPPIE NON SPOSATE - E prima delle parole accorate alle suore, nell'omelia della messa alla Domus Santa Marta diffusa da Radio Vaticana, Papa Francesco ha affrontato un argomento di grande attualità: la convivenza. «Ricordo quando da bambino si sentiva dire nelle famiglie cattoliche, e anche nella mia: 'No, a casa loro non possiamo andare, perchè non sono sposati per la Chiesa, o perchè sono socialisti o atei!'. Era come una esclusione. No, non potevi andare!» ha detto il Pontefice. «Adesso, grazie a Dio - ha aggiunto- non si dice quello, no? Non si dice! C'era come una difesa della fede, ma con i muri: il Signore ha fatto dei ponti». «Il cristiano che vuol portare il Vangelo deve andare - ha sottolineato - per questa strada: sentire tutti! Ma adesso è un buon tempo nella vita della Chiesa: questi ultimi 50 anni, 60 anni sono un bel tempo, perchè non si dice più quello».

Il saluto ai 100 mila fedeli (foto Afp)Il saluto ai 100 mila fedeli (foto Afp)
UDIENZA GENERALE - Circa 100mila fedeli partecipano in piazza San Pietro all'Udienza Generale del mercoledì . In prima fila c'è anche Ignazio Marino, candidato a sindaco di Roma per il Pd, che è stato salutato da Papa Francesco che compiva il consueto giro in jeep scoperta di piazza San Pietro, prima dell'Udienza. Il candidato ha così consegnato al Pontefice un pacchetto bianco.

Amato: la mia storia calpestata I politici? Ora si formano su Twitter


«Dal governo dei professori al Parlamento dei fuoricorso». 
Il prelievo del '92: «Fu Goria a propormi questa soluzione»

Nelle settimane in cui il suo nome è stato fatto - e bruciato - prima per il Quirinale poi per Palazzo Chigi, Giuliano Amato ha taciuto. Ora ha qualcosa da dire. «Sono giorni di grande amarezza per me e credo non solo per me. Ho visto il mio curriculum, lo specchio di una vita in cui io ho manifestato capacità, competenze e nulla altro, addotto a esempio di ciò che dobbiamo distruggere. E l'amarezza è anche stata nel constatare quanto questo vento pesante abbia impaurito, in nome del consenso, anche coloro che avrebbero dovuto reagire e dire: "Ciò è inammissibile". Purtroppo su questo pesa anche l'attuale condizione di un ceto politico le cui letture non vanno molto oltre Twitter, e se su Twitter legge 50 commenti negativi su di lei ne desume che il popolo la vede male».

Giuliano Amato, foto d'archivio (Andrea Ninni/Image)Giuliano Amato, foto d'archivio (Andrea Ninni/Image)
Un simile clima, dice l'ex premier, «è un frutto avvelenato di stagione molto difficile, nella quale la dinamica essenziale di una società democratica, quella che chiamiamo scala sociale e deve permettere a chiunque di salire ai gradi più alti, si è in realtà fermata per molti. Quando un quarantenne non ha un lavoro stabile, e forse non ha ancora un lavoro, allora ne viene fuori un bisogno di eguaglianza nel pauperismo: se a tanti di noi non è consentito salire la scala sociale, allora l'uguaglianza va realizzata sul gradino più basso. Ma questa è la rinuncia di una società a crescere. Accadde in Cina con la banda dei Quattro. È noto che Pol Pot aveva ordinato di sparare a chiunque, dagli occhiali che portava, si capisse che era un laureato. In Cina l''esplosione dei giovani più preparati davanti a questa costrizione coincise poi con l'arrivo del presidente Deng».

«Noi abbiamo Enrico Letta - sorride Amato, non con ironia ma con affetto -. Un giovane pieno di qualità. Che somigli o no al pediatra che viene a tranquillizzarti sui tuoi figli, io lo vedo di più come il papà che si tranquillizza all'arrivo del pediatra, è uno molto attento agli altri. Mi piacciono le persone che ascoltano tanto e poi si assumono le responsabilità. Io ho sempre fatto così, e vedo in lui la stessa attitudine. Letta dispone di una qualità che l'Italia sta rovinando tra rabbia informatica e ostilità reciproca: ha la dote dell'equilibrio».

Il problema, sostiene Amato, non riguarda le persone: «Dobbiamo aspettare un presidente Deng? O dobbiamo adoprarci perché si torni a dare credibilità alla scala sociale? Io l'ho vissuto con la mia esperienza. Ero entrato in quel collegio pisano in un tempo nel quale diversi di noi erano figli di famiglie modeste e tuttavia riuscimmo ad arrivare. Era l'Italia di oltre 50 anni fa. Di recente l'abbiamo rievocata in un libro, in cui uno di noi, Alberto De Maio, racconta la sua amicizia con Tiziano Terzani, che diventò il suo angelo custode. Tiziano era figlio di un operaio di Firenze, abituato a dormire su un divano: l'unico letto l'avevano i genitori. Alberto era figlio di una famiglia calabrese altrettanto povera, che arrivò a Pisa con la classica valigia di carta, con mutandoni e cappottone addosso, a settembre, perché "là al Nord è freddo". Tiziano, sfottendolo come solo un fiorentino sa fare, gli prese la valigia e lo aiutò ad arrivare in collegio. In nome di questo ricordo, ho verificato che oggi ci sono molti più studenti figli di laureati di quanto il segmento di quelle famiglie pesi sulla struttura socio-demografica italiana; e ci sono troppo pochi studenti di famiglie meno abbienti. Mi chiedo: dobbiamo allargare a chi non riesce ad arrivare, o dobbiamo chiudere l'alta formazione? La Costituzione scriveva allora e scrive ancora oggi che i capaci e i meritevoli devono accedere ai gradi più alti dell'istruzione. Io continuo a pensare che ci debba essere uno sventagliamento non inquinato da nepotismi, familismi o massonerie, e però tale da consentire al figlio del tassista che si sacrifica per far studiare il figlio di guadagnare più di suo padre, e di non essere trattato come un reprobo se riesce a farlo».

«Considero che quel che mi è accaduto abbia anche profili di immoralità. In particolare da parte dei diffamatori di professione, che hanno contribuito ad alimentare con ripetute falsità il clima che c'è stato in alcuni ambiti nei miei confronti. Siccome sono abituato a vedere le cose in termini che vanno al di là di me, mi rendo conto che se non viene ricostruita la prospettiva di un futuro sarà giocoforza che questa torva eguaglianza, che si deve consumare con gli occhi bassi su questo presente senza prospettive, sarà vincente. Una democrazia vive se apre prospettive, non se le nega; e noi oggi abbiamo grosse difficoltà ad aprirle. Rischiamo di avvitarci in questa forma di purificazione attraverso lo zainetto sulle spalle, appagandoci di portare davvero la cuoca di Lenin in Parlamento: citazione troppo dotta per i tempi che corrono. Mettiamola così: siamo passati dal governo dei professori al Parlamento dei fuoricorso; troppa grazia. E affidiamo il governo del Paese a qualcuno che deve essere "uno di noi" allo stesso modo in cui potremmo pretendere che la guida dell'aereo sia affidata a "uno di noi"».

Chi sono i diffamatori? «Non voglio fare nomi, perché tanto ci pensa mia figlia, che fa l'avvocato di suo padre, a fare i nomi. L'unica ragione per cui sono contento della loro esistenza è che, in un periodo di magra professionale, il reddito di mia figlia già ha cominciato a trarre profitto da questi incorreggibili propalatori di falsi. Sono pochi, ma in rete una menzogna si propala facilmente grazie alla voglia di esprimere dissenso e ostilità nei confronti di chi viene visto come casta. E allora tante cose non vere appaiono verosimili, compreso il fatto che se io ho avuto tanti incarichi sono come minimo massone. Se lei va su Google e digita Giuliano Amato, tra i titoli della prima schermata compare "Amato massone". Sono andato ad aprirlo: era un altro Amato; ma era sotto il mio nome. Mia figlia si lamenta, dice che sono diventato un lavoro pesante per lei, ma è soddisfatta, perché le vince tutte».

Proviamo a enumerare le cause di impopolarità che le sono state rinfacciate. La pensione da 31 mila euro. «Un falso clamoroso. È una cifra lorda comprensiva del vitalizio, che verso in beneficenza. Sono forse l'unico ex parlamentare che non lo incassa». Il prelievo forzoso dai conti bancari nel '92. «Sembra che io una bella notte, per provare il gusto del potere, lo volli esercitare sottraendo agli italiani una parte dei loro risparmi. Io mi trovai nella necessità di raccogliere in 48 ore 30 mila miliardi di lire. Il governatore Ciampi mi avvertì che era essenziale, perché i titoli pubblici continuassero a essere comprati, ridurre la falla emorragica che c'era nei nostri conti. Passai un'intera notte a cercare alternative, e tutto l'apparato dei ministeri non riusciva ad andare oltre la proposta di aumentare l'Irpef, naturalmente ai ceti meno abbienti, oppure l'Iva sui prodotti popolari. Ricordo che dissi: "Queste cose le potete chiedere alla Thatcher, non a me". Fu a quel punto che Goria, allora ministro delle Finanze, mi fece quella proposta. Risposi: "Gianni, lavoraci e dimmi domattina cosa ne pensa Ciampi". Il mattino dopo ci fu un equivoco: capii che Goria con la testa mi dicesse di sì quando chiesi se Ciampi era d'accordo; in realtà Ciampi non l'aveva neanche sentito, e la misura passò. In ogni caso continuo a pensare che aveva un elemento molto sgradevole ma fu socialmente più giusta che non aumentare l'Irpef o l'Iva. E io non avevo alternative».

C'è poi il caso Craxi. «Io ero stato contro di lui. Lo accettai quando il Psi si ridusse nella condizione in cui è oggi il Pd: tot capita tot sententiae ; su mille questioni si hanno opinioni divergenti tra premier, sottosegretario e magari vicesegretario del partito. Ritenni che, in quel discredito in cui era caduto il Psi, Craxi fosse ciò di cui avevamo bisogno per l'autorevolezza che sapeva esprimere. Ho sempre collaborato con lui in termini politici. Il signor Grillo, che mi definisce sul suo blog "tesoriere di Craxi", mente sapendo di mentire: usa il termine che possa farmi apparire il più spregevole possibile. Io non ho mai avuto a che fare con le finanze del Psi. Ho collaborato con una stagione di riformismo, caduta progressivamente in un'alleanza divenuta di pura sopravvivenza. Rimane il fatto che Craxi ha finito per rappresentare il male di una stagione politica che, come lui stesso disse, aveva infettato molto più largamente che non lui, ma non necessariamente il suo intero partito. C'è infatti chi dice Craxi, c'è chi dice socialista. Ancora oggi, rievocando uomini e donne che hanno rappresentato qualcosa di positivo per l'Italia, si sente dire: "Era una persona di qualità, nonostante fosse socialista". Non lo possiamo più fare, ma andrebbe chiesto a un uomo del rigore di Luciano Cafagna i prezzi che ha pagato negli ultimi anni della sua vita al suo essere e non aver mai cessato di definirsi socialista».

Sicuro che al Pd serva un Craxi? «Al Pd, come all'Italia, servirebbe moltissimo un presidente Deng. Lo dico per scherzo; ma se il Pd non riesce finalmente a identificare se stesso con la costruzione di un futuro credibile per l'Italia, è evidente che la sua ragione sociale ha cessato di essere perseguibile, e diventa preda di lotte intestine che lo distruggono. Le lotte intestine possono distruggere anche un partito che ha ancora una ragione sociale; figuriamoci un partito che la perde». Il governo con il Pdl durerà? «Per necessità, non per amore. È reso necessario da un risultato elettorale non nitido. Colpisce la difficoltà a prendere atto di questo, la debolezza identitaria di coloro che, timorosi di perdere se stessi, sembrano non capire che possono determinarsi circostanze in cui l'interesse del Paese impone di sacrificare l'interesse di partito. Togliatti non avrebbe avuto difficoltà né a capirlo, né a farlo capire. Un po' più di togliattismo sarebbe stato bene rimanesse pure nei suoi eredi. Ma sono bisnipoti dimentichi della vera grande lezione del partito comunista: cercare di interpretare i bisogni della nazione. Il Pci era prigioniero di una ideologia sbagliata, ma si collocava all'altezza della nazione. Ora siamo collocati all'altezza di "dì qualcosa di sinistra" o "famolo strano perché così è più di sinistra"». La bocciatura di Prodi? «Raccapricciante. Era in Mali come rappresentante Onu, torna in Italia abbandonando la sua missione perché lo stanno eleggendo capo dello Stato; e invece no». E se le offrissero di guidare la Convenzione per le riforme? «Mi auguro che nessuno me lo chieda, perché non vorrei condividere il titolo che all'argomento dedicò il Giornale : "Amato è infinito"».

02/mag/2013

Curve mozzafiato all' "FHM Sexiest Women Awards"

Curve mozzafiato all' "FHM Sexiest Women Awards"

Curve mozzafiato e sensualità all' "FHM Sexiest Women Awards" a Londra. Nella foto Helen Flanagan (Olycom)

Una papera a Hong Kong

Un'anatra gonfiabile, alta 16 metri, ormeggiata nel porto di Hong Kong, dopo essere passata da Osaka, Sidney, San Paolo e Amsterdam. L'opera dell'artista concettuale olandese Florentijn Hofman, ha portato una nota di colore nelle acque e nello skyline dell'ex colonia britannica. Il curioso ospite rimarrà «ornmeggiato» nel porto fino al nove giugno (Ap/Vincent Yu)


30/apr/2013

Beatrice Lorenzin, il Ministro più criticato del governo Letta

Piovono accuse sul neonato governo: Beatrice Lorenzin, Ministro della
Sanità, viene tacciata di incompetenza dal web e non solo

Si occuperà di uno dei ministeri più importanti e delicati, eppure
Beatrice Lorenzin possiede un curriculum abbastanza insolito: dopo
essersi diplomata al liceo classico, si iscrive alla facoltà di
Giurisprudenza senza mai portare a termine la laurea. In compenso sin
da giovanissima si dedica alla politica: prima vine eletta nel
consiglio comunale di Ostia e poi il gran salto in Campidoglio. Dopo
l'iscrizione a Forza Italia diventa coordinatore regionale del
movimento giovanile e capo della segreteria di Paolo Bonaiuti, più
altri incarichi di coordinazione. Insomma, un curriculum di tutto
rispetto in fatto di politica, peccato che di sanità non se ne sia mai
occupata.

La Lorenzin dovrà gestire un apparato di 110 miliardi di euro e
cercare di sciogliere i nodi che al giorno d'oggi risultano
strettissimi: mancanza di posti letto negli ospedali, corruzione,
malasanità, chiusura di svariate aziende ospedaliere ed annessi
scioperi. Per non parlare della questione sulle cellule staminali che
necessita di una risposta urgente, così come quella sulla carne equina
non tracciabile. Una situazione che precipita vorticosamente e a cui
fino ad ora non si è riusciti a trovare una soluzione accettabile.

Tutti noi dipendiamo da questo ministero, che si tratti di una visita
di routine o di un'operazione chirurgica delicatissima. Eppure, se
proprio volessimo applicare il principio meritocratico, proprio nella
rosa dei ministri di Letta ci sarebbe Cécile Kyenge, Ministro
dell'Integrazione ma anche laureata in Medicina e medico oculista.
Mentre molti nutrono seri dubbi sulle reali competenze della Lorenzin.
"Berlusconi mi ha perdonato per non essere laureata", ha affermato la
pupilla di Berlusconi, che ha sempre difeso il premier dal presunto
accanimento dei giudici nei suoi confronti.

La sua "fedeltà" non è bastata per sedare gli animi del popolo del
web, che sui vari social network non risparmia critiche al neo
Ministro. Qualcuno afferma: "Beatrice Lorenzin è il peggiore Ministro
del governo Letta. Di medico o sanitario ha avuto l'apparecchio dei
denti. E basta", mentre altri la buttano sul ridere: "Beatrice se lo
sentiva ripetere sempre, ad ogni compleanno, come una profezia:
Lorenzin, alla salute!".

Melissa SATTA in bikini a Miami Very Hot!




Per Melissa Satta è già estate


(Splash News)

Melissa SATTA in bikini a Miami Very Hot!

Per Melissa Satta è già estate

29/apr/2013

La rivoluzione di Xi e signora Il lusso in Cina non tira più

Le griffe europee accusano un forte calo di profitti

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PECHINO - «I giorni del miracolo cinese? Sono finiti». L'allarme suona
tra i grandi marchi internazionali del lusso, che in questi anni di
crisi in Occidente hanno resistito bene grazie al mercato della
Repubblica Popolare diventata seconda economia del mondo. Da giugno
dell'anno scorso è stata registrata una frenata che in alcuni settori
ha toccato il 30-40 per cento. I motivi sono complessi: vanno dal
rallentamento fisiologico nella crescita della Cina, fino alla nuova
situazione politica, con «l'effetto Xi e signora».

Il primo segnale è venuto l'anno scorso a giugno: le vendite nell'alta
moda e luxury goods hanno cominciato a declinare. Perché? «Erano i
giorni in cui la leadership di Pechino preparava il grande ricambio al
vertice, con l'elezione del nuovo politburo e del segretario generale
del partito comunista», dice Lelio Gavazza, esperto del settore e
membro di Osservatorio Asia. «In pratica, c'era incertezza su quali
funzionari fossero destinati a salire e quali a scendere, quindi i
cinesi non sapevano chi dovessero ingraziarsi facendo regali costosi».

Poi è cominciata l'era di Xi Jin- ping e come primo atto il nuovo
segretario generale, nonché capo dello Stato, ha lanciato una campagna
anti-corruzione e contro le «spese stravaganti» dell'enorme apparato
burocratico del Paese. E la frenata si è consolidata. Nel primo
trimestre del 2013 la crescita del Prodotto interno lordo si è fermata
al 7,7%. Era stata del 7,9% nel trimestre precedente. La flessione
dello 0,2% ha mandato in fibrillazione gli uffici studi. Secondo il
dottor Lu Ting della Bank of America Merril Lynch «il fattore che più
ha inciso sulla flessione» sarebbe proprio la nuova moderazione dei
funzionari di partito e pubblici: «10 milioni di loro hanno carte di
credito governative con le quali in media spendevano 5.800 dollari
l'anno. Il totale fa 58 miliardi di dollari».

Possibile che sia bastato il richiamo all'ordine del presidente, per
quanto carismatico possa essere, a tagliare gli acquisti nella gran
palude della burocrazia? Il monito di Xi Jinping ha scatenato i
cittadini comuni, soprattutto quelli della classe media, che si sono
messi a caccia di corrotti e spendaccioni. Due casi di questi giorni:
il segretario del partito in una zona terremotata del Sichuan è stato
fotografato nelle zone del disastro, non aveva l'orologio, ma sul
polso c'era un'impronta chiara. I bloggers hanno fatto ricerche e
hanno rilanciato immagini in cui il compagno Fang Jiyue sfoggiava
(pare) un Vacheron Constantin da 20 mila euro. Un altro episodio da
caccia alle streghe anti-corruzione, che ricorda anche la Rivoluzione
Culturale: il boss del partito in una città del Jiangsu sorpreso
mentre faceva baldoria in un locale notturno, che ha preso un
megafono, si è inginocchiato e ha invocato pietà. Lo hanno rimosso
comunque.

Ma il malcostume occupa solo una frazione del mercato. Un altro
problema è che ai cinesi cominciano a piacere nuovi marchi del lusso
oltre a quelli europei, sta emergendo il created in China da stilisti
locali. E qui entra in gioco la moglie del presidente Xi,
l'affascinante signora Peng Liyuan, che sta facendo da traino
mostrandosi in pubblico con i suoi vestiti disegnati a Shanghai.

Daniel Jeffreys, direttore di Quintessentially Magazine , bibbia del
fashion per milionari, racconta di aver fatto un sondaggio: oltre il
70% dei loro clienti pensa che entro cinque anni il created in China
sfiderà le griffe straniere. Ma i cinesi hanno il know how , la
conoscenza per produrre in proprio in questo campo? «Presto - prevede
Jeffreys - Pechino dovrà giocare secondo le regole, mettendo fine
all'industria del falso: a quel punto milioni di lavoratori e
artigiani che ora replicano Gucci, Dior, Louis Vuitton, dovranno
essere riciclati e produrranno oggetti e abiti di qualità pensati
qui».

Ultimo problema: i cinesi sanno che molti gadgetoccidentali vengono
venduti sul loro mercato a prezzi gonfiati. Il Wall Street Journal
accusa Mercedes, Bmw e Audi di far pagare in Cina le loro berline di
alta gamma il 64% in più rispetto agli Usa. Auto che pure sono
prodotte da operai cinesi, in fabbriche cinesi. Giocano sui prezzi
anche le griffe: per esempio la borsetta Joy Boston di Gucci qui costa
881 euro, in Europa 545 (+62%); la Speedy di Louis Vuitton a Pechino
viene 746 euro, nella Ue 540 (+34%).

Addio vecchia Europa? «No, i cinesi hanno cominciato a viaggiare, 100
milioni di turisti quest'anno: con le nostre capacità e i prezzi che
nelle nostre boutiques sono più competitivi, possiamo convincerli a
comprare da noi quegli orologi, scarpe, borse, vestiti che fino ad ora
hanno trovato solo in Cina», prevede Osservatorio Asia.

27/apr/2013

«Sognate cose grandi!», il tweet del Papa Messaggio di Francesco ai giovani su @Pontifex: «Non sotterrate i talenti che Dio vi ha dato»


CITTÀ DEL VATICANO — «Cari giovani, non sotterrate i talenti, i doni che Dio vi ha dato!». Papa Francesco ha inviato un «tweet» con una frase efficace come uno slogan, e chissà che non possa tornare utile nella prossima Giornata mondiale della Gioventù, dal 23 al 28 luglio a Rio de Janeiro: «Non abbiate paura di sognare cose grandi!».

Il tweet sul profilo di Papa FrancescoIl tweet sul profilo di Papa Francesco
SU @PONTIFEX - La frase apparsa sul profilo @Pontifex, che su Twitter sta raggiungendo i sei milioni di followers, riprende l'appello che Francesco ha rivolto nell'udienza di mercoledì, quando ha spiegato che «in questo tempo di crisi, oggi, è importante non chiudersi in se stessi, sotterrando il proprio talento, le proprie ricchezze spirituali, intellettuali, materiali, tutto quello che il Signore ci ha dato, ma aprirsi, essere solidali, essere attenti all'altro».

AI GIOVANI - Il Papa ha parlato in particolare ai ragazzi (con tanto di invito a farsi sentire: «Ho visto che ci sono molti giovani: è vero? Ci sono molti giovani? Dove sono?») dicendo loro: «A voi, che siete all'inizio del cammino della vita, chiedo: Avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato a come potete metterli a servizio degli altri? Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti». Ecco il punto, ha scandito Francesco: «La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma ci è data perché la doniamo. Cari giovani, abbiate un animo grande! Non abbiate paura di sognare cose grandi!».


26/apr/2013

La villa di Ricucci va a un magnate russo

Si è aggiudicato per 18 milioni la splendida dimora dei Feltrinelli
all'Argentario: al faccendiere romano era costata quasi il doppio. Nel
2005 vi sposò Anna Falchi. La residenza ha 34 stanze, un eliporto, una
torre saracena e affaccia su una vista mozzafiato



PORTO SANTO STEFANO. Stefano Ricucci la trasformò nel suo nido d'amore
dopo il matrimonio con Anna Falchi, celebrato nel maggio del 2005
all'Argentario con guardie del corpo al cancello, fuochi d'artificio e
giochi d'acqua. Ma qui si sono consumate anche le storie meno note
della famiglia degli editori Feltrinelli, che ne sono stati
proprietari per molti anni e che vi fecero costruire anche un rifugio
sotterraneo.

Adesso la splendida villa Cacciarella, quasi 1900 metri quadri su più
livelli, aggrappata alla scogliera fra punta Lividonia e Cala Grande
sul lato dell'Argentario che guarda il Giglio (e da qui si vede bene
anche il relitto della Concordia), più volte andata all'asta dopo che
Ricucci è stato travolto dall'inchiesta sui "furbetti del
quartierino", ha trovato finalmente un compratore. E non un compratore
qualsiasi, ma uno degli uomini più ricchi del mondo, 105° (e 15° in
Russia) nella classifica di Forbes, con un patrimonio stimato in 8,5
miliardi di dollari.

A mettere oggi la firma sul contratto, nello studio romano del notaio
Silvia Teodora Masucci, incaricata dai liquidatori del concordato
preventivo della Magiste Real Estate Spa, sarà German Khan, 50 anni,
origini ebraiche, amico di Putin, cofondatore dell'Alpa-Group (grande
società con interessi in finanza e industria) e nel consiglio di
amministrazione della compagnia petrolifera Tnk-Bp e di Alpha Bank, la
più grande banca privata in Russia. La villa sarà poi intestata a una
società delle Isole Vergini, di proprietà del miliardario russo.

Così dopo vari ribassi per le varie aste andate deserte, l'intero
complesso diventerà la villa delle vacanze italiane di German Khan
(nella foto a sinistra) per qualche spicciolo in più di 18 milioni di
euro. Un bel risparmio rispetto ai 27 chiesti al primo incanto,
divenuti poi 24 e 21,6. E quasi la metà dei 34 milioni di euro che la
pagò Stefano Ricucci pregustando di impalmarci la bella Anna Falchi.

L'operazione è andata in porto grazie alla mediazione di un
professionista di Grosseto, contattato da un'agenzia immobiliare di
Forte dei Marmi che, per il magnate russo, stava cercando una villa
con queste caratteristiche in Toscana. Così, prima dell'asta decisiva,
in maggio, German Khan con la moglie e alcuni dei cinque figli, ha
fatto un blitz in Maremma per vedere in prima persona la villa e ne è
rimasto entusiasta: «La voglio» ha detto e all'incanto al primo
rilancio l'ha fatta sua, beffando un altro russo, appena un po' meno
ricco di lui.

Del resto il complesso è meraviglioso. Sono 34 stanze a strapiombo sul
mare con annessi 26 ettari di terreno, eliporto e torre saracena del
'400, accesso privato al mare, vari rustici, rifugio antiaereo e casa
del guardiano. Una villa che ha anche una storia: all'Argentario la
chiamano ancora con il nome di chi la volle su quel tratto di
promontorio, quel Carlo Feltrinelli che la fece costruire nel 1940 e
morì poco dopo. Nel 1943 quelle stanze furono abitate dalla vedova
Giannalisa e dal marito Luigi Barzini junior. Il fascismo era caduto,
Mussolini arrestato. E Barzini, che era al confino ad Amalfi, fece i
bagagli e arrivò all'Argentario. Con loro c'erano i figli di Carlo
Feltrinelli, Giangiacomo, allora diciassettenne e Antonella, insieme
alla figlia della coppia, Ludina. Vissero per due anni a villa
Cacciarella. E lì nacque Benedetta, secondogenita della coppia. Nel
1945 caddero le bombe su Santo Stefano, mentre tra gli ospiti c'era
Dino Buzzati, ex compagno di liceo della vedova Feltrinelli.
Scapparono dalla villa, abbandonando Giangiacomo che era andato a
Porto Ercole con alcuni amici e chiudendo l'esperienza degli editori
in zona. Da allora la villa rimase vuota per lunghi decenni, finché
non fu acquistata da un imprenditore romano nel 2000 per 6 miliardi e
poi rivenduta a Ricucci, con un discreto guadagno. Ora è la volta del
magnate russo del gas e del petrolio: e l'impressione è che di aste
non ce ne saranno più.

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