8 mag 2019

La Marca ha parlato e lascia il carcere, ora Eboli trema

Dopo due mesi e mezzo di detenzione in carcere, l'imprenditore caseario amico di Giovanni Maiale ha vuotato il sacco: centinaia di pagine di verbali. Febbrili riscontri della Procura antimafia: nel mirino gli imprenditori amici e complici del boss

La concessione degli arresti domiciliari (lontano da Eboli) all’imprenditore Gianluca La Marca, dopo circa due e mesi e mezzo di detenzione in carcere, apre scenari che potrebbero riservare nei prossimi giorni clamorosi colpi di scena nella Piana del Sele. L’imprenditore 42enne, difeso dagli avvocati Agostino De Caro e Silverio Sica, ha infatti deciso di collaborare con gli inquirenti e negli interrogatori che hanno preceduto il provvedimento della misura cautelare domiciliare ha riferito fatti e circostanze ritenuti interessantissimi, riempendo centinaia di pagine di verbali. Circostanze sulle quali sono in corso febbrili indagini per riscontri oggettivi, a quanto pare anche su altri personaggi chiamati in causa.
Come si ricorderà, La Marca era stato arrestato per la sua ambizione di monopolizzare il mercato della produzione casearia, che già lo vedeva in posizione leader con il suo caseificio Tre Stelle. Aveva però in programma di acquisire altre aziende in difficoltà, alcune prossime al fallimento, grazie all’investimento di una cifra proveniente da una colossale evasione fiscale. La debitoria con il fisco sarebbe stata avviata a soluzione anche grazie ai buoni uffici del direttore dell’ufficio delle entrate, Emilio Vastarella, finito ai domiciliari nel corso del blitz di febbraio.
Su tutta la vicenda si staglia, però, la figura del boss Giovanni Maiale (nella foto), che era tornato negli ultimi tempi in libertà grazie alla collaborazione resa alla giustizia dopo aver commesso efferati delitti. Del potere del camorrista Gianluca La Marca si sarebbe servito per scoraggiare altri imprenditori dal partecipare alle aste giudiziarie.
La Marca, nella recente collaborazione resa ai pm, potrebbe aver chiamato in causa altri imprenditori vicini a Giovanni Maiale, personaggi ambigui con i quali, nel breve periodo della sua libertà ad Eboli, il boss avrebbe ripreso i vecchi contatti (probabilmente in qualche caso mai interrotti, anche durante la sua detenzione). Imprenditori che avrebbero contribuito, proprio grazie ai rapporti con il temuto camorrista, a comprimere l’economia legale del territorio in una morsa di prevaricazioni e di interessi illegali, facendo lievitare con intimidazioni e rapporti non chiari con i pubblici poteri patrimoni sui quali da anni vi è un’ombra inquietante.

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