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11 gen 2017

"Due ore", la sfida alla nuova frontiera della maratona -libro Ed Caesar -

Nel suo libro Ed Caesar racconta, attraverso la vita del campione keniano Geoffrey Mutai, l'utopia dei 42,195 chilometri sotto le due ore. Uno straordinario spaccato del mondo dei runner più veloci di sempre

ROMA - Ci sono alcuni attimi, prima della partenza di una grande maratona, nei quali il campione vive come sospeso in un'estasi irraggiungibile per ogni altro atleta. "In quegli ultimi istanti di immobilità scacciò dalla mente i pensieri impuri e la ridda di voci interiori. Cercò di concentrarsi. Gli psicologi parlano di uno stato psicofisico quasi zen di azione istintiva, in cui vengono realizzate le più grandi imprese sportive. Lo chiamano flow".

A parlare, anzi a scrivere, è il giornalista Ed Caesar che racconta la partenza di Geoffrey Kiprono Mutai alla maratona di Berlino del 2012. Il top runner keniano ha una parola sua per definire quello stato di grazia: "Lo Spirito". Per come la vedeva lui, scrive ancora Caesar in "Due ore. Alla ricerca della maratona perfetta" (Einaudi), se sopportava la brutalità del suo regime di allenamento - 200 inesorabili chilometri a settimana - era proprio per raggiungere quella sensazione. "Migliaia di ore di sofferenza per la soavità di quei pochi minuti: velocità e scioltezza, forza e grazia. Più duramente ti alleni, usava dire, più possiedi lo Spirito...più lui ti raggiunge".

Il libro prende le mosse da quella gara del 2012, con Mutai che mancò di poco l'obiettivo del nuovo primato mondiale, per raccontare la nuova frontiera della maratona, l'utopia dei 42,195 chilometri in meno di due ore che atleti come Mutai e come gli altri figli di un dio maggiore keniani ed etiopi stanno provando ad avvicinare alla realtà. Una sfida che, peraltro, ha visto scendere in campo Nike e Adidas con l'ingaggio dei migliori runner in circolazione e la promessa, francamente azzardata, al limite della provocazione, di centrare l'obiettivo già nel 2017. In barba ai limiti dell'anatomia umana e delle statistiche (il record mondiale attuale, del keniano Dennis Kimetto, è fissato a 2:02:57 e quasi tre minuti in maratona sono una vita intera). E senza particolare trasparenza sul fronte del doping. Ma quella del duello tra multinazionali è un'altra storia che nel libro di Caesar non ha fatto in tempo ad entrare.

Il filo conduttore di "Due ore" è la vita di Mutai, vale a dire l'esistenza "tipo" dei campioni della Rift Valley, tra infanzie sofferte, povertà e guerre tribali, adolescenze difficili, altrettanto complicate gestioni (soprattutto economiche) del successo e della notorietà. Ma anche straordinarie attitudini fisiche e mentali alla corsa di lunga distanza. Un crogiuolo di tesori che ha rivoluzionato negli ultimi anni l'essenza della maratona, diventata di un genere diverso, e ha reso plausibile, appunto, la "moonshot", la "corsa alla Luna" delle due ore: "Gli atleti di spicco - scrive Caesar - non considerano più la maratona una gara di pura resistenza. Adesso è una gara di resistenza alla velocità. Per spiegare la differenza, molti allenatori del settore fanno ricorso all'analogia motoristica. Una volta ai maratoneti serviva un diesel. Adesso i più forti sono passati al turbo diesel. Sono capaci di strenua resistenza e di ritmi devastanti".

Una rivoluzione, d'accordo. Ma con radici ben salde. Perchè la maratona è una corsa che ricollega ogni corridore alla sua storia personale: "Come dice Haile Gebrselassie (etiope, uno dei più grandi runner di sempre, ndr) è una prova che dipende da come cresci. Il giorno
della gara - con un equipaggiamento minimo, nessun compagno di squadra e quasi nessuna protezione dagli elementi - sei praticamente nudo. Sarà solo il corpo a sostenerti; tutto quello che hai fatto in vita tua fino al momento in cui tagli il traguardo è connesso al risultato".

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