Runner sì, ma per passione. Di giorno lavorano, ma appena hanno un minuto libero si mettono a correre. È la storia di tanti e in questa occasione ne abbiamo selezionati tre.
TRA UFFICIO E SCARPETTE
Iscritto all’albo dei commercialisti, Alberto Mosca corre da una vita. «Sono in studio con mio papà e cerco di trovare lo spazio per allenarmi, fuori dall’orario di ufficio - racconta -. A volte vado a correre alle 6,45, più spesso dopo le 20. Posso giostrarmi un po’ il lavoro, però non stacco mai. Capita di correre continuando a pensare ai problemi dell’ufficio. L’allenamento del mattino serve anche a schiarirmi la mente e scaricare le tensioni lavorative». Sposato con Monica dal 2009, ha una bimba di quattro mesi, Cecilia. «Monica mi ha sempre assecondato - conclude -. Adesso cerco di non far mancare la mia presenza in famiglia. Per il 2017 ho scelto le maratone di Roma (aprile) e a novembre New York, dove fui 29
o
nel 2011. Il mio augurio per tutti, non solo i runner, è di avere un po’ di salute». Stefano Velatta lavora in fabbrica e per tanto tempo ha fatto anche i turni di notte. «È dura conciliare tutto - spiega -. Ma ho una grande passione e ora la speranza di poter entrare nella nazionale dei 100 km. Ho avuto dei contatti e gli ultimi risultati, come la vittoria della Torino-Saint Vincent, mi hanno messo in luce. Per questo motivo ho iniziato la preparazione per la 100 km di Seregno prevista il 26 marzo». Una famiglia unita, che comprende la moglie Morena, Noemi e la piccola Sveva. «La primogenita si sta appassionando anche lei per le lunghe distanze - conclude -. Speriamo possa continuare a crescere con l’aiuto di Clelia Zola».
VOLTARE PAGINA
Il 2016 le ha regalato poche soddisfazioni e Lara Giardino è intenzionata a voltare pagina. «La corsa resta un passatempo: quando ci riesco bene, altrimenti pazienza - spiega l’impiegata in Banca Sella -. Non è facile gestirsi: io sono molto legata ai miei genitori e faccio quel che posso. Quest’anno ho vissuto più dolori che gioie, tanto che ho addirittura pensato di smettere. La cosa più importante adesso è rimettermi a posto fisicamente».

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